Rassegna Stampa del 4 Febbraio 2010

Serena Williams «Vinco per poter aiutare i deboli» (Martucci), Che noia senza Rafa (Rossi)

...........

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Rubrica a cura di Daniele Flavi

Serena Williams «Vinco per poter aiutare i deboli»

Vincenzo Martuci, la Gazzetta dello Sport del 04.02.10

L'elettricità di New York è lontana anni luce dalla quiete di Melbourne. Serena Williams cancella lo scatto d'ira contro la giudice di linea degli Us Open (a settembre) e rilancia l'immagine della campionessa, regina di 5 Australian Open e 12 Slam. Come la sua mentore, Billie Jean King, protagonista, fuori campo della battaglia per la libertà delle donne. «E' proprio figo eguagliare BJK. Ma il mio vero obiettivo è imitarla anche fuori del campo. Quando penso a lei, penso ma a tutte le cose straordinarie che ha fatto ». La prima che le viene in mente «Opere di carità: a marzo apro la seconda scuola in Kenya, sono eccitatissima. Perché quando hai il talento che ho avuto io, ci si aspetta che tu restituì- ha detto LA CARRIERA Non è un momento, una vittoria, a creare una carriera, ma il saper mettere insieme tutto, sfruttare i canali come lo sport e l'educazione per costruirsi una vita diventa Serena Williams. «Dietro le vittorie ci sono tanti sacrifici. Vengo dal niente. So che non è un momento, una vittoria, a creare una carriera. Bisogna mettere tutto assieme, sfruttare i canali, come lo sporte l'educazione, per costruirsi una vita». Serena è un esempio. «Ogni qual volta vinco, aiuto nuova gente. E' straordinario. Perché fra 30 anni nessuno si ricorderà chi ha vinto gli Australian Open, ma chi è stato capace di aiutare altra gente. Serena Williams allora avrà fatto qualcosa per gli altri». Lei ha vinto singolare e doppio in uno Slam, eppure era tutta piena di bende. «La chiave è stato pensare spesso: "Se devo perdere, voglio farlo alla mia maniera, da dura". E sapere che nei momenti che contano io ci sono». Il gioco mentale di cui parlava la Henin prima della finale. « Papa ha sempre detto che il 70% del tennis è mentale. E io credo di essere una delle più forti del Tour». Con la mente ha stoppato gli infortuni. «Il ginocchio, è... il ginocchio. Ma agli adduttori mi sono fatta male a Sydney, prima di Melbourne. Mi sono detta: "O mio Dio, non posso credere che mi è successo". Ho dormito anche, fasciata. Ma non ho mai pensato di non poter giocare gli Open. Eppure, a Sydney, ho rimediato due diversi problemi muscolari alla gamba, a Melbourne, al terzo turno, una storta alla caviglia e un dolore al polso nei quarti. E devo fare un controllino alla circolazione». A maggio il Roland Garros, l'ha vinto una volta sola, 9 anni fa. «E' il mio obiettivo. E' l'unico Slam che non ho replicato 2/3 non è così forte". Gli ho mandato uno sguardo che parlava: "Tu non sai chi sono io". E da quel momento ho vinto non so quanti games di fila. Fa parte di me: sento una cosa così e reagisco. Sento di avere qualcosa da dimostrare. Succede agli ultimi figli: io ero la più piccola di tante sorelle, tutte erano più esperte, più sveglie, più grandi, migliori. Mi sono sentita così per tutta la vita». Ora è più piccola di «appena» 6 Slam di Manina Navratilova. «Non ho mai pensato di poterla prendere. Lei ne ha 18? Pazzesco». Magari prende Roger Federer, che è a 16. «Cerco sempre di catturarlo. Ma contìnua a vincere. E' frustrante ». Jntanto salta ancora la Fed Cup del week-end in Francia. «Vorrei tanto esserci, ma da quando possediamo una squadra di football (i Miami Dolphins), Venus ed io dobbiamo onorare certi impegni al SuperBowl in Florida. All'ultima partita che ho visto, mi sono caricata al punto da voler andare in campo: "Posso prenderla quella palla, posso davvero". E' l'atmosfera che c'è in tribuna. Puoi fare quello che vuoi e ti sentì il migliore». volte». A Parigi vince il fisico. «E' vero devo migliorare la condizione atletica. Anche là vorrei giocare singolare e doppio». Il sogno Grande Slam passa per Parigi. «Ogni volta che ci penso perdo nei quarti. L'occasione di vincere è stata l'anno scorso, ero avanti 5-3 al terzo. E mi sono persa», (contro Kuznetsova) Ritroverà una Henin ancor più forte. «Kim (Clijsters), Justine (Henin)? Non mi meravigherei che giocassero la finale di Parigi, soprattutto pensando ai miei risultati sulla terra rossa. Ma forse a arrivo io. E la folla tiferà per me, perché sono praticamente francese». A Melbourne il pubblico era tutto per Justine. «Proprio così. Ma uno del pubblico mi ha detto: "Puoi batterla, ha detto IL SOGNO DI PARIGI Per vincere ancora al Roland Garros devo migliorare la condizione atletica, ma non devo pensarci troppo perché ogni volta che lo faccio mi eliminano nei quarti 25 I tornei di Slam vinti da Serena: 12 in singolare, 11 in doppio (tutti con la sorella Venus) e 2 nel doppio misto 30 i milioni e 491 mila dollari è l'ammontare del montepremi ufficiale conquistato in carriera da Serena Williams I NUMERI 12 gli Slam vinti da Serena Williams: il primo l'Operi degli Stati Uniti del 1999, l'ultimo L'Australian Open 2010 5 le tenniste che hanno vinto più Slam di Serena: Margaret Smith (24), Steffi Graf (22), Helen Willis (19), Everte Navratilova (18).
KIM CLIJSTERS ORA È UNA BARBIE INSIEME ALLA SUA PICCOLA JADA La belga Kim Clijsters è stata onorata di un privilegio che sino ad ora è toccato a personaggi come Oprah Winfrey o il cancelliere tedesco Angela Merkel. La Barbie international le ha infatti dedicato un'edizione della sua bambola che la raffigura insieme alla figlia Jada. Vestita da tennis con un completino rosso e nero, la campionessa belga tiene nella mano destra una coppa e nella sinistra la piccola Jada che invece impugna una racchetta.

Che noia senza Rafa

Massimo Rossi, Libero del 04.02.10

Guardavo in tv la finale di Melbourne in compagnia della mia nipotina Margherita, tennista in erba ma grande appassionata e mi sono sentito apostrofare così: “Dici sempre che Rafa è il n° 1 ma mi sa che dovrai rassegnarti ancora un bel po' a tenerti Roger”. In effetti Federer si avviava a fare polpette del povero Murray, ridotto all'esaurimento dalla evidente impossibilità di vincere contro ü re dei fenomeni. Si compiva così, con le lacrime sul podio del giovane britannico, la nemesi riparatrice del clamoroso evento di un anno prima, e cioè il pianto irrefrenabile di Roger sconfitto e detronizzato da Nadal. Di certo Rafa non ha colpe se solo un anno dopo lo svizzero tutto casa, lavoro e talento si è ripreso il mondo scherzando gli avversari, compreso il giovane scozzese che in finale ha sbagliato tutto rinunciando a quanto di buono aveva fatto vedere nel torneo, e cioè un tennis finalmente d'attacco, tornando a uno sparagnino gioco di rimessa. E allora ancora una volta viva Nadal, perché il tennis dell'ultimo lustro si divide in due periodi precisi, prima di Rafa e dopo Rafa. Prima di lui Federer imperversava, adesso che lo spagnolo è fuori gioco lo svizzero imperversa di nuovo. Ma è il periodo di mezzo quello che conta, quando Nadal c'era e inventava un modo nuovo di giocare, arrivando addirittura sopra a Federer. Rafael in cima ci è arrivato stremato e rotto, però ci è arrivato, soprattutto con cuore, nervi, gambe e testa, mentre al suo avversario bastava il talento. E solo quando qualcuno lo ha costretto a metterci anche nervi e cuore si è scoperto che persino Roger poteva perdere. Oggi, senza Io spagnolo sulla sua strada, Io svizzero è tornato a giocare il suo tennis normale, più che sufficiente con ragazzini viziati come Murray, Del Potrò, DjokovicoTsonga. Non è un caso che l'unico a metterlo in difficoltà sia stato il solido Davydenko, cosa che non è successa a Murray che rischia di non vincere mai uno slam. Almeno sino a quando non capirà che non bastano staffe preparazione, perché ci vuole il fuoco dentro per diventare il n° 1. A meno che non ci si chiami Roger Federer.
 

Cerca nel Web

Fotogallery

Finale Fed Cup Italia - USA
Reggio Calabria
foto di Monique Filippella

Fotogallery

Fed Cup Italia - Russia
Castellaneta Marina
foto di Monique Filippella