L'Australian Open è di fronte ad una nuova svolta importante per mantenere il torneo nel suo sito attuale. I lavori di riqualificazione costati 336 milioni dollari dovrebbero essere ultimati per il 2015. Giacomo Fazio
Il torneo non è di certo nuovo ai cambiamenti, ne ha subiti tanti nel corso degli anni ed ha saputo soprattutto adattarsi ai tempi che cambiavano, per risolvere da un lato il problema della lontananza dall’altra quello delle superfici e del gran caldo.
L'Australasian Tennis Championship si svolse la prima volta nel 1905 presso il Warehouseman’s Cricket Ground a St Kilda Road (Melbourne). Il singolare femminile fu aggiunto nel 1922 e la competizione fu nominata Australian Championships nel 1927. Per la prima metà del secolo il campionato si disputò anche in Nuova Zelanda. Nel 1969 quando nacque l'era Open, l'evento fu ribattezzato Australian Open. Nel 1972 la competizione si trasferì al Kooyong Lawn Tennis Club, dove rimase per 16 anni fino al 1987.
Nel 1988, dopo 82 anni, il torneo abbandonò l'erba nel passaggio a Flinders Park, utilizzando una nuova superficie il rebound ace e introducendo per la prima volta una copertura retrattile in un torneo dello Slam. Nel 2000 fu inaugurato un nuovo stadio sempre con tetto mobile, l’Hisense Arena. Nel 2008 l’introduzione del plexicushion prestige che sostituiva il gommoso rebound ace.
Grande organizzazione, sfruttamento degli spazi, investimenti onerosi sono da sempre stati la base per sovvertire quella tendenza che vedeva questo torneo come il meno nobile degli Slam. Ancora una volta un cambio decisivo che trasformerà la conformazione attuale del sito in una struttura all’avanguardia attraverso l’utilizzo di un’architettura organica e lo sfruttamento dei nuovi materiali.
I piani includono l'aumento della capacità di posti a sedere sui campi laterali, la costruzione di un tetto sopra la Margaret Court Arena con sedute supplementari (1.500) che renderebbero l'Australian Open il primo Grand Slam ad avere tre campi coperti. Le modifiche principali al Melbourne Park prevedono anche una piazza coperta per gli spettatori e un miglioramento degli spazi per i giocatori e i media.
I due campi principali degli Australian Open (Rod Laver Arena e Hisense Arena) sono già dotati di tetto retrattile, ma l'aggiunta di una copertura sulla Margaret Court Arena è stata pensata per porre fine ai dibattiti continui circa la collocazione del torneo all’interno del calendario. In più di un’occasione si era manifestata l’idea di spostare l’evento più avanti nella stagione per consentire ai giocatori sia di preparare al meglio lo Slam sia di consentire ai tennisti di media-bassa classifica, programmati sui campi laterali, di giocare in condizioni climatiche meno problematiche.
La programmazione del primo Slam dell’anno è stata spesso una questione delicata, perché gli organizzatori locali hanno sempre preferito il mese di gennaio: periodo di vacanze scolastiche e meta attrattiva per le grandi folle. Ma i giocatori hanno chiesto per l'evento uno spostamento a febbraio o marzo per evitare le temperature roventi dell’estate australiana.
"L'Australian Open è uno dei nostri grandi eventi e la sua popolarità continua a crescere, con folle annue di oltre un milione di persone previste nei prossimi 20 anni, impossibile pensare ad una data differente”. Queste le parole di James Merlino, ministro dello sport nello stato di Victoria.
Il Grand Slam of Asia/Pacific è stato anche al centro di un braccio di ferro tra i due stati più abitati dell’Australia. Infatti il Nuovo Galles del Sud aveva annunciato l'intenzione di portar via l'evento da Victoria. Anche se il torneo dalla sua creazione nel 1905 è stato condiviso tra Melbourne, Sydney, Adelaide, Brisbane, Perth e anche la Nuova Zelanda, si è giocato sempre a Melbourne Park dal 1988.
Come parte del nuovo accordo per riqualificare il sito, Melbourne Park ospiterà l’evento almeno fino al 2036: "Questa è una giornata storica per il tennis e il culmine di un duro lavoro di migliaia di persone. Pieno credito va al Governo di Victoria per il suo costante sostegno e la sua lungimiranza nel riconoscere la futura crescita del tennis e degli Australian Open." Geoff Pollard, presidente di Tennis Australia.
Il secondo aspetto importante della fase di riqualificazione vedrà una nuova Piazza orientale che comprenderà otto nuovi campi coperti per l’allenamento e 13 nuovi campi all'aperto. Ristrutturazioni anche per la Rod Laver Arena e Hisense Arena, un parcheggio supplementare e una passerella di collegamento con il Melbourne Park Stadium.
Il premier Brumby ha parlato di modifiche come chiave per assicurarsi che il torneo rimanga a Melbourne: "abbiamo iniziato questa discussione un paio di anni fa, perché ogni evento di questo tipo è sempre molto competitivo e necessita di cambiamenti per rimanere sempre tra i migliori. Più di 600.000 persone hanno partecipato all’edizione del 2009 e più di 650.000 nel 2010, generando un guadagno di più di 300 milioni dollari nel biennio per l'economia vittoriana."
Melbourne Park subirà questa riqualificazione multimilionaria per contrastare sia l'offerta da parte di Sydney per strappare il torneo del Grand Slam allo stato di Victoria sia per difendersi da Shanghai, Madrid e Dubai che avevano manifestato vivo interesse.
La proroga del contratto in corso - che scadeva nel 2016 – consentirà a Melbourne il mantenimento della manifestazione fino al 2036: "l'Open è il più grande evento sportivo del pianeta nel mese di gennaio ed è il più grande evento annuale in tutto il sud del mondo. Ecco perché il governo di Victoria sta facendo questo significativo investimento per mantenere questo prestigioso torneo." Ha sottolineato il premier Brumby. La ristrutturazione dovrebbe includere anche un museo, impianti di nuova amministrazione, un centro multimediale e sostanziali miglioramenti alle strutture per i giocatori.
Un limite nella configurazione attuale è l’area tra i due stadi principali, inutilizzata e che tende ad isolare l’Hisense dal resto dell’impianto. Quindi i nuovi interventi sono rivolti:
- alla definizione di percorsi di collegamento chiari
- alla creazione di nuove vie di accesso
- all’attivazione dello spazio tra le arene.
Potenziare il sistema del verde consentirebbe all’impianto attuale, dominato dal cemento, di diventare il naturale collegamento tra i Giardini Fitzroy da una parte e i Queen Victoria, Alexandra e Royal Botanic Gardens dall’altra. Un grande polmone verde per migliorare la vita dei residenti nelle vicinanze.
Giacomo Fazio