La crisi dell'Italtennis

Confessioni di un (ex) italianista

Per il nostro tennis maschile, quest'inizio di 2010 riesce ad essere peggiore di quello del 2009. Non era semplice. Ricordi e considerazioni di un appassionato deluso. Massimo Garlando

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In vent'anni Fantozzi ha veduto e riveduto: "Dies irae" di Carlo Teodoro Dreyer, 6 ore; "L'uomo di Aran" di Flaherty, 9 tempi; ma soprattutto il più classico dei classici, "La Corazzata Potemkin", 18 bobine, di cui il professor Riccardelli possedeva una rarissima copia personale.

Questa la leggendaria introduzione de "Il secondo, tragico, Fantozzi", in cui viene raccontata la triste condizione dell'impiegato, vittima con i suoi colleghi degli abusi feroci di un Megadirettore Clamoroso con la fissa del cinema colto.
Io, modestamente, in più di venti ho assistito, tra l'altro a:
Corea-Italia, primo singolare, Song batte Cané (mi ricordo un long-primo set), Panattino salva la baracca portando la patria sull'1-1 al quinto set.
Italia-Danimarca, primo singolare, Fetterlein sorprende Camporese (tu quoque), si vince 4-1 ma che figura.
La prima, storica, retrocessione con il Belgio, i fratelli Rochus e Dewulf.
Tiilikainen batte al quinto Sanguinetti, reduce da una trionfale primavera in cui aveva vinto i suoi due unici tornei in carriera, battendo in finale niente meno che Federer e Roddick.
I due giochi (in tre set) conquistati da Diego Nargiso (il cui nome ha, per me, un'associazione mentale immediata con il titolo della breve del Guerin Sportivo dedicata alla sua vittoria nel torneo junior londinese: "E sull'erba di Wimbledon è sbocciato un Nargiso", frase che conservo tra i ricordi più cari), con l'austriaco Skoff (pace all´anima sua).
La retrocessione in C, 0-3 secco in due giorni (e 1 set a 9) contro lo Zimbabwe dei doppisti improvvisati singolaristi.
Il 60 60 di Jarryd a Cané al Foro Italico (quel giorno i fiori si salvarono, qualche anno dopo no).
L´occasione della vita sprecata da Bracciali a Wimbledon contro Bjorkman, alla presenza di tutti i santi del paradiso evocati dall´aretino in mondovisione.
Ma soprattutto il più classico dei classici, il povero Pescosolido portato fuori a braccia nel carnaio di Maceiò, una scena che ha turbato i miei neuroni di adolescente anche più della serie tv sulla Valentina di Crepax.

Sono di stomaco buono, quindi, il martirio è il mio mestiere, la mia vanità (Fabrizio De André), ma un inizio stagione così deprimente come in questo 2010 fatico seriamente a ricordarmelo.
Credevo che il fondo si fosse toccato l´anno scorso, quando per la prima volta dai tempi delle guerre puniche nessun italiano aveva raggiunto almeno un quarto di finale in un Atp disputato nei primi due mesi dell´anno (e non è che, dopo, sia andata in maniera molto diversa). Non era impresa semplice, ma in un certo senso quest´anno si è fatto di peggio, visto che nel 2009 per lo meno 3 italiani avevano passato un turno a Melbourne e uno di questi, Cipolla, era decisamente meritevole di lode, avendo superato le qualificazioni e battuto contro pronostico in 4 set il russo Tursunov, che sarà pure esperto di strategia come il sergente delle Sturmtruppen, ma (quando non è rotto) è sempre un osso duro.

Quest´anno, invece, oltre alla triste realtà delle aride cifre, che vediamo nel dettaglio:
Seppi: 2 vittorie (Hernandez, noto per la sua abilità sul cemento, a Doha e il bambino locale Matosevic a Sydney)e 3 sconfitte (Gulbis, Hewitt, Isner);
Fognini: 0 vittorie e 3 sconfitte (Karlovic, Melzer, Dent);
Starace: 3 vittorie (il portoghese Gil per due settimane consecutive e Gimeno-Traver per ritiro a Sydney, dove ha raggiunto i quarti di finale) e 4 sconfitte (Nadal, Gasquet, Robert, Luczak);
Lorenzi (o, come dicevan tutti, Renzi): 0 vittorie e 4 sconfitte (Chiudinelli, Greul, Baghdatis, Schwank), pare abbastanza evidente che, con tutti i doverosi applausi che merita, sta a un livello che non è il suo;
Bolelli: 0-3 (Nadal, Gicquel, Marchenko), nebbia (fitta) in bassa Padana e uscita ingloriosa dai top100, dove invece è entrato con agio il tedesco Berrer, nuovo pupillo del suo ex coach Claudio Pistolesi.
C´è anche una, ulteriore, desolante considerazione da fare: le 5 vittorie (su 22 partite) ottenute dai nostri eroi sono arrivate tutte contro avversari piazzati peggio in classifica; il "top" (se così vogliamo dire, riuscendo a non metterci a ridere) lo ha raggiunto Starace - che ha battuto per due settimane di fila il n. 69 del mondo, il portoghese Gil - in volata su Seppi (Hernandez ha iniziato il 2010 da 70 del mondo).
0-8 negli ultimi due tornei, se proprio vogliamo infierire, con il pesantissimo 0-5 dello Slam australiano, condito da un avvilente 2 set contro 15, in due sport diversi (3 set su 5 e 2 su 3) e su due superfici diverse (cemento e terra, tre se vogliamo, come credo corretto, concedere cittadinanza specifica all´indoor), Rino Tommasi parlerebbe di rottura prolungata, il chirurgo in sala operatoria dichiarerebbe l´ora del decesso, gli ultimi viandanti dopo una mezz´oretta inviterebbero a prendere la direzione del bagno e un comunicato della Federtennis annuncerebbe che "IL MOVIMENTO E´ IN SALUTE" (chissà mai che, a furia di sentirlo ripetere, qualcuno non finisca per crederci sul serio).

Si dirà: abbiamo vissuto negli anni momenti simili, se non peggiori; aspettiamo - almeno - la fine della tournèe sudamericana (sul cemento facciamo schifo, è ora di farsene una ragione), per trarre conclusioni affrettate, vedrete che una zampata prima o poi, per la legge dei grandi numeri, finirà per saltare fuori.
Si dica un po' quel che si vuole, ammesso e non concesso che la zampata arrivi sul serio, visto che la stiamo aspettando da 3 anni (o da 30?); però, per cortesia, evitando di aggrapparsi con le unghie al vetro della buona situazione generale di classifica (per motivi che anche alla Nasa stanno provando, senza successo, ad analizzare, Seppi nell'ultimo ranking Atp è ancora nei top 50 e Fognini, Starace e Lorenzi navigano abbastanza tranquillamente nei 100 - Lorenzi, che in carriera ha vinto un solo match a livello maggiore, curiosamente battendo un altro italiano, Galvani) o, peggio ancora, tirando fuori il deus ex machina delle ragazze, che maquantosonbraveleragazze, hanno vinto la Fed Cup, arrivano sempre alla seconda settimana negli Slam, la Pennetta è stata top10 e via così, tirate per la giacchetta (o per il gonnellino?) per coprire le magagne altrui, ruolo ingrato che ne svilisce le indubbie qualità e che, sinceramente, non meritano.

Il movimento è in crisi, poche storie, altro che in salute; i nostri 5 migliori elementi danno la netta impressione di essere in parabola discendente e dietro di loro non si vede all'orizzonte nemmeno un ricambio discreto (o, almeno, non lo vedono i miei inaccettabili occhi di disfattista: l'italianista medio, perso per strada il diciottenne e messe fortemente a rischio le prospettive del sedicenne, non si perde d'animo e si butta sul dodicenne). Sarà la sfortuna, sarà la sfavorevole congiunzione economica planetaria, sarà la nostalgia, sarà perché ti amo, sarà quel che sarà, sarà svegliatì è primaverà (è orrenda, lo so, abbiate pietà di me, quando sarete nel Vostro Regno), ma la situazione è più o meno questa.
Io, purtroppo, non ho più l'età per credere a Babbo Natale o al topino dei denti: una soluzione non ce l´ho, non vendo sogni né tantomeno solide realtà, come invece fa il celebre immobiliarista, ho smesso da tempo di credere che Bolelli entrerà nei top5, Seppi nei 10, Volandri tornerà nei 50 e Giraudo farà capolino nei 100; qualche anno fa la sconfitta di un italiano in un future (seguivo anche quelli, lo confesso, è una fase della vita, sono esperienze catartiche che vanno fatte, per trovare un equilibrio interiore) mi metteva malinconia, ora invece prendo semplicemente atto della situazione e - visto che c´è tutto un mondo intorno e che ho nel DNA una certa qual vocazione masochistica al fastidio nei confronti dei "vincenti" (ma fino a un certo punto, c'è un limite fisiologico anche al masochismo) - vado a seguire in streaming il match di qualche figlio di dio minore semisconosciuto, che non sarà nato a Carmagnola o a Lagonegro, ma magari gioca un tennis divertente (e quando entrerà, se mai lo farà, nei primi 100 giocatori del mondo, mi concederà il diritto impagabile di bullarmi con gli amici al bar e dire: "io lo avevo detto").


 

Massimo Garlando

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