Dieci anni dopo il grande Kuerten, Bellucci è il primo brasiliano a vincere l’Open di Santiago ed entra per la prima volta nei 30. Un discreto potenziale, un eredità pesante e i risultati da migliorare fuori dalla terra rossa. Roberto Paterlini
I sostenitori della Cabala, o quanto meno delle coincidenze, hanno avuto di che essere soddisfatti: il Movistar Open - più comunemente l’Open del Cile, - non si giocava a Santiago da ben 10 anni (il torneo è stato disputato sino alla scorsa edizione a Viña Del Mar, che ne prendeva ufficiosamente il nome), e altrettanti ne erano passati dall’ultima volta che a vincerlo era stato un giocatore brasiliano: allora Gustavo Kuerten, oggi Thomaz Bellucci.
Più che verosimilmente il paragone tra i due si fermerà qui - durante quel 2000 Guga avrebbe fatto seguire al risultato cileno il suo secondo Roland Garros, addirittura il Master (battendo Sampras e Agassi), e chiuso la stagione al primo posto in classifica - ma da questa settimana il Brasile può di nuovo festeggiare un giocatore tra i primi 30 del mondo (è da ieri numero 28), con la prospettiva per Bellucci di essere testa di serie nei prossimi tornei del Grande Slam e la relativa certezza di poter fugare nei Master 1000 il percorso sempre accidentato delle qualificazioni, che sino allo scorso anno era stato costretto ad affrontare anche in molti tornei minori. Lo stesso giocatore sta tuttavia con i piedi per terra: “É una coincidenza che Guga abbia vinto il torneo l’ultima volta che si è giocato qui,” ha detto: “Lui era numero uno del mondo e io sto iniziando a giocare i grandi tornei solo adesso.”
Nato a Tiete nel 1987 e mancino, Thomaz vinse il suo primo torneo challenger nel 2008, guarda caso sempre a Santiago, e con altre tre vittorie minori (Florianopolis, Tunisi e Rabat) riuscì a costruirsi una classifica tale da partecipare quell’anno (sempre attraverso le qualificazioni) al suo primo Slam, il Roland Garros, e farsi conoscere dal grande pubblico grazie ad una sconfitta più che dignitosa contro il poi campione Rafa Nadal.
Lo scorso anno, durante la stagione sudamericana su terra riuscì a disputare la sua prima finale in un torneo ATP, il 250 di Costa Do Sauipe, in casa sua e sostenuto dal sorridente sguardo del mito Kuerten, ma fu costretto alla resa dal più esperto Tommy Robredo, che lo sconfisse in tre set. Da lì, un periodo di crisi, di nuovi challenger e qualificazioni, poche vittorie e appena qualche turno passato nei tornei di fascia 250 e 500, un ritiro a Parigi, e nessuna gioia sino al Challenger di Rimini, dal quale Bellucci ha dato il via ad una striscia positiva su terra battuta che, a fronte di una sola sconfitta (contro Nicolas Lapentti nell’incontro di Coppa Davis tra Brasile ed Ecuador, peraltro indor), conta ad oggi 23 vittorie, ed è ancora aperta.
Accanto al già citato torneo di Rimini e l’altro Challenger a San Paolo, sua città di residenza, è doveroso ricordare la prima vittoria in un torneo del circuito maggiore, nella tradizionale tappa estiva di Gstadt, dove il brasiliano dovette passare ancora una volta dalle qualificazioni prima di fare fuori, nell’ordine, Lammer, Wawrinka, Kiefer, Andreev e in finale il tedesco Andreas Beck. Mica male!
Pur sullo stesso livello in termini di punti ATP e rango, il torneo di Santiago rappresenta tuttavia un salto di qualità per il livello degli avversari battuti, su tutti l’idolo di casa Gonzalez, in semifinale, e il sempre ostico Juan Monaco in finale, in entrambi i casi tenendo duro e recuperando da situazioni (psicologiche o di punteggio) che lo vedevano quasi sconfitto.
I limiti di Thomaz restano ad oggi le superfici dure, sulle quali i risultati hanno sino a questo punto stentato, nonostante buone potenzialità, e il non avere ancora sconfitto un giocatore compreso nei primi 10 (la scorsa settimana Gonzalez era 11). La nuova classifica gli permetterà di affrontare entrambe le questioni, con la speranza che, come il suo più illustre predecessore, anche Bellucci non si accontenterà di fare cassetto sulla più sicura terra battuta (specie quella dei tornei minori), ma deciderà di affrontare i più forti giocatori del mondo su tutti i campi.
Questa settimana lo ritroviamo subito in campo a Costa do Souipe, dove è testa di serie numero 3 e deve difendere i punti della finale dello scorso anno.
Roberto Paterlini