L'intervista

Riccardo Piatti: "Bolelli? La strada è lunga..."

In questa intervista esclusiva, il celebre coach ci parla di Simone, dell'esempio di Ljubicic e del rapporto con la FIT. Ubaldo Scanagatta

Il video dell'intervista:

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E' sempre interessante parlare con Riccardo Piatti, certamente uno dei coach più esperti e preparati d'Italia e del mondo. Ciò anche se Riccardo è più uomo di fatti che di parole. Non sempre si riesce ad afferrare subito i concetti che esprime...anche perchè lui è sempre molto attento (vedi nel video e leggi nella stesura del testo realizzata da Egidio Pinno) a non sbilanciarsi troppo quando gli si chiede dei suoi rapporti con la Federtennis e delle sue valutazioni sull'operato federale. Ama il quieto vivere Riccardo, anche se poi le sue scelte di vita _ come quando nell'88 abbandonò la Fit per seguire i ragazzi del '70 che a suo parere non meritavano d'essere abbandonati dalla FIT galganiana che riteneva di non dover occuparsi dei maggiorenni: Furlan, Caratti, Mordegan, Brandi erano i quattro Piatti-Boys _ sono poi coraggiose, decise, autonome....una volta constatata l'impossibilità a perseguire una via di collaborazione non contagiata dalle esigenze politiche di questo o quel dirigente federale. Anche questa volta Riccardo, che come a suo tempo Belardinelli mostra di credere assai più nel fatto che un aspirante campione debba essere prima di tutto un uomo (un'impostazione non sempre condivisa da chi oggi tira su....polli d'allevamento), ed è molto ma molto attento, cauto e prudente a non esprimere aperti giudizi su quel che fa la Fit. Tuttavia mostra abbastanza chiaramente di non condividere il metro di selezione attuale dei giovani che vengono chiamati a Tirrenia, perchè troppo basato sui risultati dei giovanissimi. Lui sa bene che questi sono spesso legati a fattori contingenti: c'è chi a 13-14 anni ha giocato 5 ore al giorno, e disputato caterve di tornei, chi ha fatto più risultati di uno che magari ha molto più talento o disponibilità mentale...I criteri di selezione dovrebbero essere diversi, insomma. Mai univoci. Ma a capo della direzione tecnica del centro di Tirrenia, in fondo _ anche se di gente ne è passata ormai tanta ai vari livelli _  c'è il suo pupillo Furlan che lui stesso ha voluto lì... Ma quanta libertà di manovra ha Furlan? Quale è la  base su cui può lavorare? Quali sono i coach davvero bravi ed esperti sui quali può contare? Si può pensare di poter lavorare soltanto su un materiale di 3-4 ragazzi per anno di leva, "pescandoli" a 13-14 anni sulla base dei risultati già ottenuti più che sulle attitudini umane, atletiche, comportamentali dei ragazzi sparsi per l'Italia? Fino a che punto certe scelte, degli allievi selezionati, dei coach prescelti, delle programmazioni agonistiche di questo e quel ragazzo non sono condizionate da oggettivi problemi economici, da motivazioni geopolitiche, dalla necessità di "mediare" in base anche a considerazioni non prettamente tecniche? Siamo certi che le risorse economiche di cui oggi dispone la FIT siano indirizzate al meglio? Si può pensarla diversamente? Piatti si... augura che la Fit finisca per fare un buon lavoro, io più ancora di lui.

Di seguito i tre video dell'intervista, mentre più basso potete leggerne il transcript

 

 

Transcript a cura di Egidio Pinno.

Ubaldo : Riccardo, oltre ad occuparti di Ivan Ljubicic, adesso segui anche Simone Bolelli. Perchè Simone, che nel 2008 era riuscito ad arrivare tra i primi 30 del mondo, ha avuto quest'annata così difficile?
Piatti : Con Simone quest'inverno abbiamo lavorato molto bene. L'annata è appena iniziata, tiriamo le somme alla fine della stagione. Il 2009 non conta perchè ho preso un cavallo in corsa, dovevo conoscerlo, capire delle cose. Ora deve difendere dei punti, ma io sono più concentrato sul suo livello di gioco.

Ubaldo : Su una cosa ti sei sbilanciato dichiarando che per te è da top ten. Molti hanno sorriso a quest'affermazione...
Piatti : Ho avuto l'esperienza con Ljubicic che è stato nr° 3 del mondo. Vedi, alcuni giocatori Italiani come Simone e Fabio Fognini, e come altri nel passato, hanno questo potenziale. Il problema è lavorare e riuscire a tirarlo fuori. La strada è lunga, ci son passato con Ivan. Detto questo, io non credo che negli ultimi 30 anni non abbiamo avuto uomini o donne da primi 10, vuol dire che la strada che gli abbiamo impostato non è stata completamente corretta.

Ubaldo : Hai portato Furlan al 19° posto delle classifiche mondiali, Caratti al 26 e Camporese al 18. Hai avuto successo con i giocatori Italiani, poi però quando sei andato a fare il consulente per la F.I.T non sei riuscito a convincere l'establishment a fare quelle cose che a tuo parere erano utili per arrivare a certi risultati. Non ci sei riuscito o non te l'hanno permesso?
Piatti : Se facessi il consulente per Ubitennis non detterei le linee guida. Faccio il consulente, di conseguenza non prendo le decisioni al 100%.

Ubaldo : Ma dimmi una cosa che avresti voluto fare e che non ti è stata permessa di fare?
Piatti : Visto che il mio lavoro di consulente è finito adesso mi concentro sui miei giocatori. La mia filosofia di vita è lavorare e concentrarmi sul mio lavoro

Ubaldo : Non ci vuoi rispondere in pratica....
Piatti : E' come se tu chiedessi ad un dottore delle determinate informazioni su un paziente “generico”. Ti potrà dare informazioni su un suo paziente, ma non su quello che ha avuto o che forse avrà. Ho conosciuto il problema e l'ho affrontato ma da consulente, non da direttore tecnico.

Ubaldo : Ma il Direttore Tecnico non l'hai voluto fare o non ti è stato mai offerto?
Piatti : Me l'hanno offerto ai tempi di Galgani, ma non ho accettato.

Ubaldo : Perché non ti sentivi abbastanza libero?
Piatti : C'erano tanti problemi, tante situazioni.

Ubaldo : A parte Ljubicic, come ti trovi a lavorare con Bolelli?
Piatti : Mi diverto molto a lavorare con Simone, certo vincesse di più mi divertirei maggiormente. Io credo molto nella tipologia del lavoro, la prima cosa che ho chiesto a Simone è stata sul tipo di lavoro che voleva fare. Il mio lavoro è quello dell'allenatore di tennis quindi devo allenare. Per me sono molto più importanti le settimane di allenamento che quelle di torneo. Stiamo lavorando e quando gli chiedo di lavorare lui è sempre molto disponibile.

Ubaldo : Secondo te qual è il suo limite? Qualcuno dice che è un problema di personalità, che è troppo un bravo ragazzo “agonisticamente” parlando. A parer tuo può essere questa mancanza di cattiveria il suo limite?
Piatti : Quando ritroverà una certa confidenza vedremo se è così bravo. Anche Ivan è un bravo ragazzo, molto generoso. Negli ultimi anni giocati in Davis ha sempre devoluto in beneficenza i soldi guadagnati. Un problema che Simone può avere è che in partita tende a trovarsi troppi alibi, credo sia un problema della mentalità italiana in generale. Furlan fino a 26 anni non ha mai ottenuto una Wild Card e giocava tranquillamente le quali. Ivan ha fatto finale a Madrid e due anni fa ha giocato le quali perdendo da Granollers e non gliene fregava niente. Ora uno vive il fatto di dover fare le qualificazioni come un passo indietro. Baghdatis, che ora sta giocando bene, agli US Open non è entrato in tabellone e si è dimenticato di segnarsi per le quali, quindi è andato a giocare nei Challenger.

Ubaldo : Quello che sarà costretto a fare Simone visto che non avrà la classifica per entrare in alcuni tornei no?
Piatti : Non lo vedo come un problema

Ubaldo : E lui secondo te ?
Piatti : Credo che noi italiani non spiegandogli la verità non li aiutiamo questi ragazzi. Se è 100 del mondo mi sembra normale che in un torneo come Roma giochi le qualificazioni. Gli italiani hanno il difetto di aspettarsi sempre qualcosa in più.

Ubaldo: E' come quando i ragazzini giovani vogliono troppi aiuti dalla Federazione?
Piatti : Se parliamo di tennis a livello giovanile bisogna dire che noi in Italia siamo molto più attaccati al risultato. Oltre a lavorare con Ljubicic e Bolelli, faccio degli Stage per bambini e soprattutto per giovani maestri facendo un lavoro di video-analisi e di preparazione atletica. Da noi si è molto più attenti al risultato che alla costruzione fisica e tecnica dell'atleta. Per i genitori è molto più importante il risultato che l'effettiva crescita educativa del figlio. Bambini che vincono due partite in fila già vengono osservati come potenziali campioni. Vedo dei ragazzini di 12-13 anni, che nonostante facciano buoni risultati, fisicamente sono molto scarsi.

Ubaldo: Che ne pensi di Quinzi ?
Piatti: E' un ottimo elemento.

Ubaldo: Pensi abbia chances di emergere ?
Piatti : Tutti hanno chances! Il mio obiettivo, con i bambini piccoli, è quello di educarli allo sport. Poi starà a loro trovare le giuste motivazioni che faranno la differenza. Un esempio di educazione, alimentata dallo zio Toni, è Rafa Nadal. Quando ti parla ti spiega sempre dei miglioramenti che ha fatto o che ha in programma di fare, ovvio, poi lui ha avuto la fortuna di avere una motivazione sopra la media ed è diventato un campione. Invece in Italia il pensiero va sempre al risultato.

Ubaldo : Secondo te c'è la prospettiva che qualcosa possa cambiare per il tennis Italiano nel breve periodo?
Piatti : Attorno al tennis Italiano c'è molto interesse, però secondo me c'è bisogno di mettere parecchio ordine.

Ubaldo : Secondo te questa Federazione è attrezzata per mettere ordine?
Piatti : Me lo auguro!

Ubaldo : Dai, sbilanciati....
Piatti : Mi son sbilanciato... Me lo auguro!

Ubaldo : Anch'io.

Ubaldo Scanagatta

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