Traduzione a cura di Tino Cianciotti
Kim Clijsters, ex numero 1 del mondo, lasciò il tennis nel 2007 per tornarvi nell'Agosto 2009 e vincere l'Open degli Stati Uniti.
Justine Henin, ex numero 1 del mondo, lasciò il tennis nel 2008, tornò in campo nel Gennaio 2010 e dopo qualche settimana era in finale all'Australian Open.
Lindsay Davenport, ex numero 1 del mondo, lasciò il tennis nel Settembre 2006, tornò a giocare un anno dopo, lo lasciò nuovamente nel Dicembre 2008 ma vi tornerà questa estate per giocare mezza stagione con i St Louis Aces (una delle squadre che partecipano al World Team Tennis, campionato tennistico statunitense, n.d.t.).
“Ho circa 8 anni in più di queste ragazze”, dice la 34enne ex tennista ridendo, “Non sarà un rientro a tempo pieno”.
Anche perchè ha già un lavoro a tempo pieno: quello di madre di Jagger, 3 anni il 10 Giugno, e di Lauren, che compirà un anno 17 giorni dopo.
Jagger, che fu “molto programmato”, fu il motivo per cui Lindsay lasciò il tour la prima volta; Lauren, “per niente programmata”, fu il motivo per cui si ritirò definitivamente.
Ed è ciò che ha sempre desiderato accadesse: “Ho sempre desiderato avere dei figli e la loro nascita è stata la gioia più grande della mia vita. Ho dovuto cambiare stile di vita, stare a casa senza avere un obbiettivo per cui lavorare. Si perde una parte di sé ma si lavora per uno scopo ancora più grande”.
La Davenport crebbe nel sud della California come una normale ragazzina della sua età, benchè fosse già un'atleta promettente. Non frequentò scuole di tennis da bambina: i suoi genitori vollero che frequentasse una high school e preferirono lo studio alle pressioni sportive.
Queste scelte si sono rivelate felici per la carriera e per la vita familiare di Lindsay.
E, ciò che è ancora più importante, le hanno consentito di transitare serenamente da uno stile di vita all'altro.
E' una Lindsay amichevole e attraente quella che aggiunge:“Sarò sempre riconoscente ai miei genitori per come hanno gestito il mio talento sportivo: ciò che hanno fatto mi permette di vivere in maniera appagante la mia condizione di ex atleta.
Lo studio non è mai stato messo in discussione, ma il tennis sarebbe stata la mia vita anche se non avessi avuto buoni risultati scolastici. Non è detto che il loro metodo educativo sia l'unico efficace, ma sono loro grata di essere stata cresciuta così. Credo che abbiano fatto davvero un buon lavoro”.
La Davenport è stata quattro volte numero 1 delle classifiche: nel 1998, nel 2001, 2004 e 2005. Quattro altre volte, tra il 1997 e il 2005, ha concluso la stagione tra le prime tre.
Quasi esclusivamente giocatrice da fondocampo, Lindsay fu capace di generare potenza con entrambi i fondamentali -soprattutto col diritto- e con un servizio spesso devastante.
Mai paragonabile a Steffi Graf per doti atletiche e velocità di esecuzione, le riuscì comunque di aggiudicarsi 55 titoli di singolare e 9 di doppio, 3 prove Slam (U.S. Open 1998, Wimbledon 1999 e Australian Open 2000) e la medaglia d'oro nel singolare alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996.
Si pente soltanto di non essere riuscita a godere appieno i momenti di gloria della sua carriera. Ma è qualcosa che riesce a pochi atleti.
“Come tutti avrei desiderato vincere qualche Slam in più o riuscire a spuntarla in qualche match che invece mi è sfuggito, ma sono soddisfatta della mia carriera e non avrei mai immaginato mi avrebbe regalato così tante soddisfazioni”.
Ciò che è impressionante della carriera della Davenport è il calibro delle sue avversarie: dalla Clijsters alla Henin, dalla Hingis alle sorelle Williams passando per Seles, Graf e Sabatini.
“Giocai il mio primo match pro quando avevo 15 anni e l'ultimo nel 2008. Ho incontrato Martina Navratilova nei primi anni '90. Se mi guardo indietro mi accorgo di aver giocato con le più grandi della storia di questo sport: Steffi Graf e le Williams hanno cambiato per sempre il tennis con le loro doti atletiche, la loro potenza e velocità. Ho avuto la fortuna di essere nel circuito in ere diverse che hanno prodotto delle atlete che un giorno saranno nella Hall of Fame del tennis.
Se penso che nel 1998 e di nuovo nel 2005 sono stata numero 1 e che il mio gioco era così consistente da permettermi di essere determinante nel circuito femminile di allora, non posso che essere orgogliosa della mia carriera”.