La tournée americana post-Melbourne ci ha restituito un protagonista, che sembrava ormai perduto ad alti livelli e che ora aspira a scalare le vette mondiali. Christian Turba
In molti, o quasi tutti , l’avevamo dato per disperso. Rino Tommasi, lo scorso settembre, l’aveva iscritto d’ufficio, insieme a Vaidisova, Chakvetadze, Gaudio, Coria e Massu ( su quest’ultimo, personalmente, avrei qualche dubbio..) al “club delle carriere bruciate” dopo averlo visto perdere a Flushing Meadows contro Andy Murray e precipitare al numero 95 della classifica, lui che era stato numero 38 nell’agosto 2008. Come i più esperti di voi avranno capito da subito, stiamo parlando del lettone Ernests Gulbis, fresco vincitore dell’ATP 250 di Delray Beach dopo aver massacrato in finale (6-2 6-3) il sempre pericoloso Ivo Karlovic. Questo gigante di 1.90 x 77 chili, appartenente alla stessa generazione dei Del Potro e dei Cilic (1988), e pronosticato dalla maggior parte degli addetti ai lavori come un tennista di sicuro avvenire, sembrava perso per il tennis che conta, ma le sue prestazioni recenti hanno riacceso un barlume di speranza.
Nato nella capitale lettone Riga, e sui campi da tennis dall’età di 5 anni, il piccolo Ernests è cresciuto in un ambiente agiato, studiando nelle migliori scuole del paese (che gli hanno lasciato, oltre al lettone e al russo, la perfetta padronanza dell’inglese e del tedesco). Il padre Ainars, ex giocatore di basket, è un importante uomo di affari, mentre la madre Milena è un’attrice drammatica; il nonno paterno Alvils giocò nella nazionale sovietica di basket, mentre quello materno (Uldis Pucitis) era un noto regista. Le due sorelle Laura e Monika giocano anch’esse a tennis, mentre il fratello minore Kristops frequenta un’accademia americana per diventare golfista. Un quadretto familiare niente male, che sin da subito faceva di Ernests un predestinato.
E, in effetti, il suo debutto sul circuito aveva lasciato subito presagire grandi cose, perché il ragazzo, oltre a un gran fisico e a un viso appetibile per molte ragazze, aveva molto talento. Il giovane lettone, dopo essersi barcamenato tra i Futures con discreto successo nel 2005 (vittoria a Freidberg, semifinali a Kranj, Jurmala e Vilnius), si era gettato nel circuito challenger la stagione successiva.
L’inizio era stato difficile, con sette sconfitte consecutive tra Bergamo e Reggio Emilia: tuttavia, dopo aver vinto il suo primo incontro challenger contro l'italiano Marco Pedrini, il nostro, cresciuto “tennisticamente” all’accademia dell’ex pro Niki Pilic a Monaco di Baviera, aveva riportato la finale nel successivo torneo di Oberstaufen, battendo tra gli altri l’attuale numero 51 del mondo Michael Berrer. Dopo un ottimo mese di luglio, che l’aveva visto finalista nel challenger di Tampere, Gulbis si era imposto all’attenzione del pubblico tennistico al torneo indoor di San Pietroburgo: nella terra degli zar, il ragazzo di Riga si era apparecchiato un “tris di cechi”, sconfiggendo, sempre in 3 set, Vik, Dlouhy ed Hernych, prima di arrendersi in semifinale al croato Mario Ancic. Un ottimo debutto nel circuito ATP, che insieme al primo successo challenger in quel di Eckental (Germania) sull’allora sconosciuto Philipp Petzchsner gli aveva consegnato la posizione 140 del ranking a fine anno.
Ma l’anno in cui Gulbis conquistò definitivamente l’attenzione degli addetti al lavoro fu il 2007. A inizio anno il lettone consolidò la sua classifica nei tornei minori, riportando i challenger di Besancon e Sarajevo ed entrando nella top 100. La posizione raggiunta gli valse di diritto l’ammissione al Roland Garros, primo Slam della sua carriera, nel quale si concesse uno scalpo di lusso, l’ormai ritirando Tim Henman (6-4 6-3 6-2), prima di essere sconfitto in quattro set dall’esperto terraiolo Albert Montanes. Dopo l’esperienza parigina, Ernests ebbe un sorteggio sfortunato a Wimbledon, incappando subito nel cipriota Marcos Baghdatis (cui comunque strappò un set) e durante l’estate non giocò troppo bene, qualificandosi solo per il master canadese (sconfitto nettamente da Ferrer). Ma, proprio nell’ultimo Slam dell’anno, gli US Open, la stella del figlio di Ainars sbocciò: dopo aver sconfitto in 3 set il nostro Potito Starace e ancora una volta Berrer, al terzo turno il 19enne Gulbis strapazzò letteralmente (6-1 6-3 6-2) lo spagnolo Tommy Robredo, testa di serie numero 8 del tabellone newyorkese. Nel turno successivo, il giovane lettone dovette arrendersi a un altro iberico, Carlos Moya (con un onorevolissimo 5-7 2-6 7-6 4-6), ma ormai molti avevano capito di trovarsi di fronte a una grande promessa, che, dopo aver vinto il challenger di Mons, raggiunse anche la 47esima posizione e terminò il 2007 come 61esimo giocatore mondiale.
Il 2008, agli occhi degli appassionati, si presentava dunque come l’anno del suo definitivo ingresso nell’élite mondiale. Oltre ai risultati, il sovietico aveva conquistato l’attenzione per il suo modo di giocare: solido al servizio e dal fondo, ma senza essere un “ tiratore”, e capace di far correre l’avversario con palle corte millimetriche di dritto, lob e volèe di tocco.
I primi mesi dell’anno 2008, però, furono in chiaroscuro. Fino a maggio, le sue migliori performance furono un quarto di finale a Las Vegas (beccando un sonoro 1-6 2-6 dal numero 111 Robby Ginepri) e gli ottavi a Barcellona (perdendo al terzo da Chela). Soprattutto, Gulbis continuava ad alternare tornei ATP e challenger, perdeva partite sul filo di lana (due sconfitte consecutive, per 7-6 al terzo, con Davydenko e Nalbaldian nei Masters Series americani) e non giocava con costanza: circolavano insistenti voci secondo cui al ragazzo, abituato alla bella vita e sostenuto da una famiglia benestante, non si sforzasse poi così tanto per diventare un campione.
A Parigi, Gulbis sembrò smentire le malelingue: approfittando di una zona di tabellone più accessibile, eliminò al secondo turno la testa di serie numero 8 Blake e in ottavi sconfisse (6-4 7-6 6-3) il beniamino locale Michael Llodra (giustiziere del nostro Bolelli al terzo turno). Ai quarti trovò di fronte Novak Djokovic, ancora fresco di trionfo agli Australian Open: il serbo era troppo forte, ma l’attuale allievo di Hernan Gumy se la giocò e cedette solo per 7-5 7-6 7-5. Sulla scorta dell’exploit parigino, Gulbis disputò una buona stagione erbivora e, dopo aver raggiunto gli ottavi al Queen’s, si guadagnò il secondo turno a Wimbledon contro il (futuro) vincitore Rafa Nadal: nel primo set il lettone fece ammattire il maiorchino a suon di attacchi da fondocampo, drop shot e volée e, dopo aver perso nettamente il secondo parziale, sfiorò il 2-1 a suo favore, ma perse il tie-break e crollò nel set successivo: 5-7 6-2 7-6 6-3 il punteggio finale per il tennista di Manacor.
Per non farsi mancare nessuna superficie, nel corso dell’estate americana il 20enne sfoderò un’ottima prestazione anche sul cemento e, a Cincinnati, batté uno in fila all’altro Nieminen, Clement e Blake (ancora lui e ancora testa di serie numero 8!), arrendendosi nei quarti, guarda un po’, a Djokovic (3-6 4-6). Con questi risultati, c’erano tutte le premesse per replicare gli US Open dell’anno precedente: purtroppo per lui, il tabellone non gli fu amico e gli riservò un secondo turno “ caldo” col campione 2003 Andy Roddick. Come contro Nadal, Gulbis lottò, vinse il primo set, restò in corsa fino alla fine del terzo ma cedette: 3-6 7-5 6-2 7-5 per lo yankee del Nebraska, e addio sogni di gloria.
Da questo momento, qualcosa nella crescita del 20enne, residente a Jurmala, si bloccò: sconfitto al primo turno di Bucharest da Gabashvili (!) e vincitore a malapena, in rimonta, sul nostro Seppi in coppa Davis (3-6 5-7 6-3 7-6 6-3), Ernests non riuscì a vincere due partite di fila sino al termine della stagione.
E siamo così al 2009. A Melbourne, sbarazzatosi facilmente di Montanes, il lettone può giocarsi l’accesso al terzo turno con Andreev, n. 19 ma non un fulmine di guerra sul rebound ace australiano: tuttavia, inizia malissimo e perde 6-4 i primi due set, per poi tornare sotto e portare l’avversario al quinto. Qui , però, si riperde e si fa brekkare, dicendo addio a un possibile terzo round contro la sua vittima sacrificale, James Blake. La botta di Melbourne si fa sentire: mentre il suo coetaneo Del Potro entra di diritto nell’èlite del tennis mondiale, il (forse troppo?) precoce Ernests perde partite su partite (addirittura con Alberto Martin al Queen’s e con Ram a Cincinnati) e per tutta la stagione non arriva al terzo turno di un torneo, rischiando persino la sconfitta in Davis (8-6 al quinto rimontando da due set sotto) contro lo sloveno Luka Gregorc, noto solo per aver preso lo scalpo di Seppi a New Haven 2008. In campo Gulbis sembra giocare con troppa foga e, soprattutto, perdere troppo facilmente la testa alle prime difficoltà: e, senza testa, i suoi splendidi colpi non possono essere sfruttati a dovere.
Nella stagione indoor il marcantonio lettone dà qualche segno di risveglio, raggiungendo i quarti a Tokyo dopo aver sconfitto Stepanek e Monaco e perso al terzo da Tsonga, ma è un fuoco di paglia: a Shanghai riesce a far vincere un match sul duro al nostro Fognini, e a San Pietroburgo, dopo due vittorie convincenti su Mayer e Chardy, spreca un’occasione d’oro facendosi battere (7-6 6-4) dall’argentino Horacio Zeballos, re dei challenger sudamericani su terra ma a secco, fin lì, di risultati sul cemento indoor. In mezzo a queste performance non esaltanti, a Stoccolma si concede un’avventura “ a luci rosse” e si fa smascherare dalla polizia locale: la teoria secondo la quale preferisca al tennis il lusso e la bella vita si può così appoggiare su elementi concreti. Il presunto futuro top 10 termina la stagione 2009 alla posizione numero 90, e il 2010 non sembra iniziare meglio: dopo aver impegnato (2-6 6-4 4-6) re Federer a Doha, Ernests prende tre set a zero da Monaco al primo turno degli Australian Open e perde subito da Leonardo Mayer a San José.
Quanto tutti ormai lo danno per perso (numero 99 del mondo), però, lui li spiazza ancora, e all’ATP 500 di Memphis si ricorda di essere un “ammazza cechi”: batte per la seconda volta in pochi mesi Stepanek e, contro “Gatto di Marmo” Berdych, rimonta da 2-5 sotto nel terzo set prima di chiudere al tie-break. In semifinale perde nettamente da Querrey, ma il suo resta un ottimo torneo, dopo tanto tempo. Il resto è storia recente.
Questo Gulbis, che in due settimane ha guadagnato 54 posti (ora è numero 45) può ora costituire un serio pericolo per i top players, nel Master 1000 di Indian Wells che inizia giovedì: non essendo testa di serie, potrebbe far cadere qualche testa eccellente già nei primi turni. E poi continuare con un ottima stagione. Per farlo, deve restare umile, e d’altra parte i media non devono mettergli troppa pressione addosso: vale la pena ricordare che, nei suoi exploit Slam, il 22enne lettone ha sfruttato ottimi tabelloni e che, a conti fatti, non ha ancora battuto nessun grande giocatore. Come non era un fenomeno nel 2008, non era una schiappa l’anno scorso. Ora sta a lui trovare, finalmente, la sua giusta dimensione.
Christian Turba