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Pavlyuchenkova l'ultima russa

Classe 1991, Anastasia è per la prima volta tra le prime 25 del mondo grazie al fresco titolo conquistato nell’International messicano di Monterrey. Un ritratto della giovane russa, già stella a livello juniores. Antonio De Rose

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Se qualche scrupoloso ed efficiente bookmaker avesse mai deciso quattro/cinque anni fa di quotare la conquista del primo titolo nel circuito maggiore di Anastasia Pavlyuchenkova, la quota più bassa, sarebbe stata associata presumibilmente ad un torneo non di prima fascia, outdoor, e su superficie veloce. Così è stato. Il motivo? La giovane età della russa, di certo meno favorita nei tornei maggiori, e le tre vittorie in singolare nel circuito Juniores delle uniche due prove dello slam che si giocano in condizioni ambientali simili, New York e Melbourne appunto. Gli anni in questione sono il 2006 e il 2007. Nel 2006 porta infatti a casa Australian Open e Us Open battendo in finale rispettivamente la pin-up Wozniacki, e l’austriaca Paszek. L’anno seguente si riconfermerà in terra di canguri battendo la Brengle. Sempre a livello Juniores, e sempre nel 2006, rischia di conquistare il “grand slam” in doppio, negatole esclusivamente per non aver vinto anche a Londra. Ad arricchire il palmares in doppio contribuirà l’ennesima vittoria a Melbourne l’anno successivo, che le garantisce l’opportunità di calare il poker di vittorie in Australia, comprese quelle del singolare.
Nata quasi 19 anni fa a Samara, capitale dell’omonimo Obslat russo (a cui appartiene anche la città di Togliattigrad, cosi ribattezzata nel 1964 in onore dell’allora segretario del PCI italiano Palmiro Togliatti), la guerriera Anastasia è attualmente allenata da suo fratello Aleksandr Pavlyuchenkov, dopo la parentesi biennale alla “Mouratoglou Tennis Academy” in Francia sotto la guida di Patrick Mouratoglou.
Giocatrice tutto sommato prolifica a livello ITF (vittorie a Casale, Bratislava, Poitiers, Mosca e Minsk negli anni tra il ’06 e il ’08), la prima apparizione nel circuito delle grandi la fa al torneo di Mosca nel ‘06 grazie ad una wild-card., sconfitta al primo turno dalla Vaidisova. Per rivederla nuovamente in tabellone principale nei tornei ad alto “prize money”, bisognerà attendere Wimbledon ‘07; questa volta a sconfiggerla, sempre al primo turno, sarà la sempre bella Hantuchova, “asfaltata” nemmeno 24 ore fa nell’entroterra messicano.
Il ‘08 è l’anno della prima importante svolta. Grazie al terzo turno raggiunto a Wimbledon dopo aver superato in precedenza le qualificazioni (miglior risultato in uno slam assieme al terzo turno a Parigi l’anno successivo, contrariamente a quanto mostrato da junior), raggiungerà la posizione n°85, che le permetterà nei mesi successivi perlomeno di accedere direttamente al tabellone principale di tornei non ITF frequentati maggiormente fino a quel momento. Chiuderà l’anno alla posizione numero 45 della classifica, che soltanto 365 giorni dopo, a fine ’09, sarà migliorata di ulteriori 6 gradini, grazie alla semifinale raggiunta ad Indian Wells, al terzo turno di Parigi, e ai quarti di Pechino a fine anno.
Giocatrice di grosse prospettive (non solo per l’età), non si discosta molto dagli attuali standard di gioco femminile tipico delle giocatrici russe (e non solo) dell’ultimo decennio, che paiono spesso clonarsi automaticamente non appena decidono di impugnare la racchetta: rovescio bimane piatto e pesante dalla linea di fondo, servizio incisivo e ottima mobilità (pur apparendo la simpatica russa “pienotta” agli occhi dei più). Probabile futura top 15 (salvo imprevisti), visto l’oggettivo livello di gioco che riesce a esprimere, Anastasia è una giocatrice ostica da affrontare, data la solidità mentale che già a 18 anni ha dimostrato di possedere al cospetto di molte altre colleghe più navigate. Insomma, l’ennesimo “carrarmatino” russo in stile Risiko che avanza minacciosamente alla conquista del circuito rosa.

Antonio De Rose

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