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Slam citato in tribunale

Us Open...a dieta?

Alcuni lavoratori dello Slam più obeso del mondo hanno fatto causa ad alcune società di ristorazione presenti a Flushing Meadows per violazioni delle leggi sul lavoro. Nicola Gennai

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Ve li immaginate gli Us Open privati dei loro spazi culinari e di quel magnifico (o nauseante, a seconda dei gusti) odore di cibo untuoso, grasso, ipercalorico, ammazzafegato che vi accompagna ovunque vi spostiate nello splendido complesso di Flushing Meadows? Tranquilli, un’eventualità del genere non è all’ordine del giorno, né probabilmente mai lo sarà. Fatto sta che un gruppo di lavoratori impiegati allo Slam newyorchese nel settore ristorazione ha fatto causa contro alcuni ristoranti presenti al “Billie Jean King National Tennis Center”, mettendo in ansia tutti i divoratori di hamburger, hot-dog e prelibatezze varie che affollano ogni anno l’Artur Ashe e i campi secondari dell’impianto. Tutto è partito da Daniel Yahraes, che ha lavorato agli Us Open dal 2000 in poi, e che il 3 marzo scorso ha presentato una class-action presso la Corte distrettuale di Brooklyn contro alcuni proprietari di punti ristoro presenti all’interno di Flushing Meadows, rei a suo dire di aver violato la legge federale e statale in materia di lavoro nelle edizioni comprese tra il 2004 e il 2009. In particolare, secondo i querelanti (a Yahreaes si sono poi uniti altri due lavoratori), non sarebbero stati loro corrisposti gli straordinari e le mance. A giudicare dall’obesità di molti degli spettatori dell’ultimo Slam dell’anno, sia la mole di lavoro sia il numero di mance ricevute non doveva essere irrisoria e difatti pare che i tre impiegati fossero costretti a lavorare per oltre 40 ore alla settimana. Sul banco degli imputati vi sono ben sette società, la principale delle quali è la “Levy Restaurants Inc.” di Chicago, che gestisce all’interno di Flushing Meadows una moltitudine di attività, tra le quali spiccano un negozio di gastronomia (la famosa gastronomia americana!), un ristorante in stile cubano, una steakhouse, le 84 “luxury suites”, un caffè per gli arbitri e un club per i giocatori. Nella denuncia si legge che gli impiegati non sarebbero stati pagati in conformità alle leggi dello Stato di New York e che fino ad oggi non vi era stato alcun reclamo in proposito a causa del timore di poter essere licenziati per l’edizione successiva del torneo. Inoltre, i lavoratori sarebbero stati declassificati a “contraenti indipendenti” e avrebbero subito, oltre alla già citata privazione dello starordinario, anche altre ingiustificate detrazioni dalla loro paga, che nel 2009, nonostante il nuovo record di presenze, sarebbe stata portata a 170 dollari dai precedenti 210. Come finirà la guerra dell’hamburger lo sapremo solo tra qualche mese. Fame e lavoro meritano la maggior chiarezza possibile.

Nicola Gennai

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