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Rubrica a cura di Daniele Flavi
In Coppa Davis un ratto delle Sabine
Massimo Rossi, Libero del 10.03.10
In coda al successo dei nostro in Coppa Davis lo scorso fine settimana contro l'inconsistente Bielorussia, il presidente della Federtennis Angelo Binaghi ha rilasciato un paio di interviste i cui contenuti appaiono significativi per capire quanto confuso sia ancora il progetto azzurro in coppa, l'unica manifestazione che riesce a portare i nostri giocatori sui giornali, in un panorama mondiale dove invece la coppa non interessa più a nessuno Alla domanda d'obbligo sul caso Seppi il presidente ha risposto che pazienza se negli anni Gaudenzi, Volandri, Bolelli e Seppi hanno detto di no alle convocazioni, per sposarsi bisogna essere in due. Con ciò lasciando intendere un nuovo quanto apprezzabile atteggiamento accondiscendente rispetto alle scelte individuali dei giocatori convocati. Salvo aggiungere che per chi non risponde alla convocazione e non rispetta il suo dovere (non doveva essere un onore?) sono inevitabili le sanzioni. Insomma un matrimonio dell'obbligo, quasi un ratto delle Sabine. Per i reprobi c'è però una speranza, smettere di essere brocchi, perché se diventano bravi come la Permetta e Schiavone in Fed Cup possono anche decidere liberamente di rifiutare la maglia azzurra Per quanto riguarda Seppi, che ha dichiarato di non voler giocare in Davis per tutto l'anno, Barazzutti monitorerà costantemente la sua situazione. In linea con la diagnosi già espressa a Cagliari l'anno scorso, secondo Binaghi capitan Corrado dovrà di volta in volta verificare quanto Andreas si trovi "in stato confusionale". Finché non si siederanno intorno a un tavolo tutti gli interessati per costruire un progetto condiviso, la nostra Davis non tornerà in A. Merita un cenno anche il riferimento alla promozione del tennis in Italia, di stretta competenza della Fit. Sorprende che il presidente consideri il canale satellitare della federazione il miglior veicolo di propaganda attraverso l'incremento di milioni di spettatori- nessuno se n'era accorto. Preoccupa, invece, una iniziativa che non si ripaga da sola ma va a prosciugare i fondi federali provenienti dal tesseramento, dagli incassi del Foro Italico e dalle scuole di tennis. Fondi che dovrebbero andare ai giovani promettenti e non a una tv che manda in onda vecchi tennisti
Panda del serve and volley
Riccardo Bisti, www.tennisbest.com
Sono sempre meno i giocatori che basano il loro tennis sulla tattica del serve and volley. Ogni volta che ne troviamo uno lo definiamo un “panda”. Fu così per Stefan Edberg, Pat Rafter, Tim Henman. Oggi ci si aggrappa a tennisti più muscolari e meno eleganti: Taylor Dent, qualche indiano, persino Max Mirnyi (uno che fino a qualche tempo fa era soprannominato “The Beast”, la bestia…). Ma in realtà, a ben vedere, c’è ancora qualcuno che fa dell'eleganza la sua bandiera. Feliciano Lopez, certo. Anche Sergiy Stakhovsky. Un altro panda è Nicolas Mahut, 28enne di Angers, cittadina di 150.000 abitanti immersa nella Loira, nord ovest francese. Dei giocatori in attività, è quello che ricorda più di tutti Tim Henman. Per il fisico longilineo e, soprattutto, per lo stile di gioco. Da fondocampo fa quello che può, allora si butta a rete e si difende con grandi volèe. Non è un caso che abbia ottenuto i migliori risultati sull’erba. La vittoria a Wimbledon junior, certo, ma anche le uniche due finali ATP sono giunte sui prati, entrambe nel 2007, al Queen’s (quando è arrivato al matchpoint contro Roddick) e a Newport. Si giocasse sempre sul verde sarebbe un top 20. Più “panda” di così…
Padrone di Cherbourg
E’ anche entrato tra i primi 50, poi è stato perseguitato dagli infortuni: ha saltato i primi mesi del 2009 (guai alla spalla destra), precipitando fuori dai top 100. Un fastidioso infortunio ad una caviglia lo ha tenuto fuori anche a inizio 2010. In un’intervista concessa a “L’Equipe” ha fatto sapere di aver temuto per la sua carriera a causa di un edema osseo. Per sua fortuna, la riabilitazione è andata nel migliore dei modi e l'ATP di Marsiglia ha segnato l’ennesimo rientro. Ha perso nelle qualificazioni, ma si è riscoperto competitivo al challenger di Cherbourg (42.500€, indoor), in cui ha addirittura vinto il torneo. Per lui è il secondo titolo a Cherbourg: aveva già vinto nel 2006. E’ una vittoria importante, che restituisce al tennis un protagonista capace di regalare grande spettacolo. In semifinale ha battuto Arnaud Clement, numero 1 del tabellone (l’unico capace di togliergli un set), mentre nel match clou ha superato Gilles Muller, alla seconda finale dopo quella ottenuta a Bergamo. La settimana di Cherbourg è stata perfetta, giacchè si è aggiudicato anche il titolo in doppio in coppia con Edouard Roger Vasselin. “A Cherbourg mi sono sempre trovato bene, conosco ogni angolo di questo impianto, lo frequento dal 1999” ha detto durante la settimana “Il mio obiettivo stagionale è tornare tra i top 100”. Le 40 posizioni guadagnate a Cherbourg sono un ottimo viatico. Questa settimana proverà a ripetersi a Sarajevo, dove al primo turno troverà proprio il suo compagno di doppio.
Bolelli riparte da Rabat
Cherbourg era l’unico challenger della settimana. Male i due italiani in gara: Marco Crugnola si è ritirato dopo aver perso i primi sette game contro Rosol, mentre Andrea Stoppini si è subito arreso a Julian Reister. Questa settimana sono in programma tre tornei: il più ricco è a Rabat (42.500€, terra), dove sono impegnati tre azzurri: Simone Bolelli, Filippo Volandri ed Andrea Arnaboldi (quest’ultimo bravo a passare le qualificazioni). Dovrebbero tutti esordire oggi, ma il programma è in ritardo a causa della pioggia. A Sarajevo (30.000€, indoor), oltre a Mahut, trova spazio in tabellone Stefano Galvani, ottimo vincitore al primo turno su un nome importante come Kristof Vliegen. Il torneo più piccolo è il 35.000$ di Kyoto, dove c’è un solo top 200 in tabellone: il polacco Michal Przysiezny, reduce da un gran periodo rovinato dalla sconfitta nel match decisivo in Coppa Davis contro il finlandese Kontinen.