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Coppa Davis

Spalato: battaglia psicologica

La Croazia vuole incontrare la Serbia a Spalato, città che la Serbia vuole evitare ad ogni costo. L'opinione di Zlatko Horvat, viceredattore responsabile della rubrica sportiva del quotidiano "Novi list"

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Il 17 luglio 2005, sconfiggendo Andrei Pavel, Ivan Ljubičić fece suo il terzo punto dell'incontro portando la Nazionale croata alle semifinali di Coppa Davis. Dopo le strette di mano con il tennista rumeno e l'arbitro di gara, estrasse dalla borsa la macchina fotografica e si mise a fotografare il pubblico della capiente tribuna del centro sportivo "Gripe", seimila posti a sedere, costruito per le necessità dei Giochi del Mediterraneo del 1979.
Successivamente, sempre a Spalato, la Croazia in semifinale ebbe la meglio sulla Russia per realizzare nella finale di Bratislava un successo storico: la squadra del selezionatore Nikola Pilić vinse la Slovacchia per 3 a 2 portando a casa la Coppa Davis.

Da allora molto è cambiato: Ivan Ljubičić non veste più la maglia della Nazionale croata; Mario Ančić, che nella finale aveva conquistato il quinto punto chiave, è alla ricerca di un rientro ai vertici del tennis dopo due lunghe pause e la mononucleosi; Nikola Pilić ha lasciato il timone della Nazionale croata e dal 2007 è consulente di quella serba. A Spalato, infine, città natale di Pilić, per le necessità dei Mondiali di pallamano è stata costruita la “Spaladium Arena” con 11mila posti a sedere. È questo l'impianto nel quale si dovrebbero misurare, dal 9 all'11 luglio, Croazia e Serbia. I tennisti croati vorrebbero Spalato per una questione di (ottima) atmosfera, di converso dalla Serbia arrivano messaggi che vogliono l'incontro a Spalato ad alto rischio e annunciano l'invio all'ITF della richiesta di spostare l'incontro a Zagabria, per motivi di sicurezza. Tra coloro che non vorrebbero l'incontro a Spalato, città che ha dato i natali a grandi nomi del tennis quali Nikola Pilić, Željko Franulović, Goran Ivanišević e Mario Ančić, c'è lo stesso Pilić, l'unico selezionatore ad aver conquistato la Coppa Davis con due nazionali.
“Se l'incontro si dovesse disputare a Spalato, sicuramente non ci verrò, e a Zagabria potrei andarci unicamente quale membro della delegazione”, così Pilić, che ben conosce l'atmosfera cui va incontro la Nazionale della quale è consulente.

Sia come sia, in Croazia nessuno riesce ad individuare una sola ragione per la quale non si dovrebbe giocare a Spalato. Del resto, tocca alla Croazia scegliere il fondo e il luogo della gara. Rischio eccessivo? Se undici anni fa è stato possibile disputare gli incontri delle nazionali di calcio per le qualificazioni agli Europei e oggi le squadre di pallacanestro attraversano i confini ogni fine settimana per gli incontri della Lega regionale NBL, non c'è motivo alcuno per non disputare i quarti di Coppa Davis a Spalato, città tennistica per eccellenza.

I primi incontri di una certa importanza, tra Serbia e Croazia, si sono avuti nel 1999 per le qualificazioni all'EURO in Belgio e Olanda, disputatosi l'anno successivo. Entrambe le partite si erano svolte senza problemi eccessivi, fatto salvo il black out allo stadio Marakana all'inizio del secondo tempo. L'interruzione era durata 44 minuti nel corso dei quali c'era stato, tra l'altro, anche il lancio di un lacrimogeno. L'incontro di ritorno a Zagabria era finito 2:2. Quello che maggiormente era pesato alla nazionale croata, indubbiamente è stato il fatto di esser rimasti fuori da un torneo importante causa il pareggio contro una nazionale con ancora sulla maglietta la scritta “Jugoslavija”.
La Jugoslavia ha cessato di esistere e la Croazia ha dovuto lottare dal 1991 al 1995 per ottenere l'indipendenza. Il resto della Jugoslavia ha cambiato nome diventando Serbia e Montenegro nel 2003, anno che ha fatto registrare l'incidente più grave verificatosi alle partite tra nazionali.

Sia detto per inciso, però, l'incidente non ha avuto luogo né in Croazia né in Serbia, bensì in Slovenia. Persa la finale, i croati avevano causato grossi disordini, tanto che il dopo partita si era trasformato in un maxi pestaggio. Nessuno sconto nemmeno per i poliziotti sloveni, decisamente impreparati a fronteggiare gli hooligans della Croazia. La risposta da Belgrado non si era fatta attendere troppo: raggiunto il balcone dell'ambasciata croata nella capitale, hooligans serbi avevano sostituito la bandiera croata con quella serba. L'epilogo? Il Comitato nazionale croato di pallanuoto aveva dovuto pagare una multa di 100mila euro.
Gli altri incontri tra Nazionali, fortunatamente, non hanno fatto registrare scene come quelle viste a Kranj.

Comunque, anche nel tennis ci sono stati incontri ravvicinati di tifosi, ma a – Melbourne. Un seppur breve scontro tra tifoserie, nel 2007, aveva portato all'espulsione dal Melbourne Park di 150 partecipanti al tafferuglio. Due anni più tardi, sempre al Melbourne Park, si sono misurate le tifoserie di Serbia e Bosnia all'incontro tra Novak Đoković e Amer Delic, nativo, quest'ultimo, della Bosnia ed Erzegovina.

Le prime partite tra club si sono disputate nel 1997, quando "Dinamo" e "Partizan" scesero in campo nelle eliminatorie della Coppa Campioni: erano piovuti insulti tanto dalle tribune di Zagabria quanto da quelle di Belgrado, però non c'erano stati disordini. Che invece si sono avuti cinque anni fa, in Svizzera, mentre “Dinamo” e “Partizan” disputavano un'amichevole. Amichevole in campo, ma non sugli spalti: “Bad Blue Boys” e “Grobari” (ultrà di, rispettivamente, “Dinamo” e “Partizan”) se le erano date di santa ragione.

Nella pallacanestro, che vede impegnati nella Lega NBL club di Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia e Montenegro, l'incidente più serio si è verificato nel 2002. Mentre “Cibona” e “Partizan” erano impegnate in un incontro di Eurolega, è piovuta sul parquet un'incredibile quantità di oggetti più vari, inclusa una fiaccola. Nel frangente, ad avere la peggio è stato il portavoce del “Partizan”, Vladimir Sibinović, uscito dallo scontro con un taglio sul volto. Nel dopo partita, prima dell'incontro stampa, uno hooligan aveva colpito con un calcio all'addome l'allenatore del "Partizan", Duško Vujošević; un secondo tentativo era stato bloccato da Jasmin Repeša, che aveva gettato a terra l'aggressore. Solo allora si era avuta la reazione del servizio d'ordine e della polizia.

L'atmosfera a Spalato sarà incandescente, ma sicuramente nei limiti della correttezza. Del resto, gli stessi organizzatori non permetteranno che si ripeta Santiago 2000, allorché l'Argentina si rifiutò di proseguire l'incontro di Coppa Davis dopo che sul terreno di gioco era piovuto tutto quello che il pubblico aveva sotto mano. Cile e Argentina vennero espulsi ed il Cile dovette giocare fuori casa ben tre anni.

Zlatko Horvat

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