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Il ritorno

Bentornato Ancic. Di nuovo

A 13 mesi dal suo ultimo successo ATP, Mario torna a vincere un incontro. Ad Indian Wells batte Reynolds da n. 694 del mondo, regalando un sorriso ai suoi tanti estimatori. Significativa vittoria di Ryan Harrison: 63 64 a Dent. Andrea Nizzero

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Al di là di nazionalità, risultati, stile di gioco, ci sono sportivi le cui vittorie mettono irrimediabilmente un sorriso sul tuo viso. Per moltissimi appassionati di tennis, Mario Ancic è uno di questi sportivi, e la sua vittoria di stanotte non è una vittoria qualsiasi. Quindi il sorriso degli estimatori del croato probabilmente non sarà uno qualsiasi.
Quello ottenuto poche ore fa, nel primo turno di Indian Wells contro Bobby Reynolds, è infatti il primo successo del croato a livello ATP dalla semifinale di Rotterdam, raggiunta nel febbraio dello scorso anno: vale a dire 13 mesi fa. Nel mezzo, l'ormai inevitabile ricaduta di quella viscida malattia che risponde al nome di mononucleosi.
C'è chi riesce a gestirla raggiungendo nel frattempo una semifinale a Melbourne, c'è chi la contrae in forma così aggressiva da compromettere una carriera. Il secondo caso, purtroppo, è proprio quello di colui che è affettuosamente definito il sosia in pantaloncini di Karate Kid. Dal febbraio 2007 - quando a Marsiglia si ritirò contro il nostro Seppi accusando i primi sintomi del virus - fino ad oggi, Mario non è più riuscito a mettere in fila 6 mesi di tennis continuato. Si è tenuto impegnato con gli studi in giurisprudenza, felicemente conclusi con tesi intitolata “ATP: ieri, oggi e domani”, cercando di allenarsi non appena il suo fisico glielo permetteva.
Le ricadute e i piccoli infortuni riconducibili alla debolezza muscolare si sono rincorsi però senza tregua, tanto da poter definire i periodi passati sul campo come parentesi.
Tra queste, la più lunga e felice è quella che va dal febbraio 2008 al Wimbledon dello stesso anno. Tassello per tassello, Mario rimette insieme i pezzi della sua carriera e del suo ranking, con forza di volontà quasi commovente, fino ad arrivare ad un eroico quarto di finale all'All England Club: “It means the world to me, per me significa tutto” dice in quell'occasione.

La classifica ora è un sorridente numero 24, e tutto sommato ci sono ottimi motivi per essere ottimisti. Ma la scarogna è ancora in agguato: poche settimane dopo, in Canada, arriva l'ennesima ricaduta. Di fatto, a parte un paio di settimane giocate a buon livello nel febbraio dello scorso anno, Mario non è più riuscito a riprendersi del tutto. A marzo 2009 la situazione peggiora ulteriormente, e questa volta è costretto a rimanere escluso dal suo mondo fino a poche settimane fa.
Questa volta bisogna ripartire da zero, dai challenger e dai future. Le prime tre uscite sono scoraggianti: 4 partite, tre sconfitte. La scorsa settimana, in un future in Texas, al quarto tentativo riesce a raggiungere la finale, dove però perde malamente.
In tabellone ad Indian Wells grazie al ranking protetto (quello vero recita uno scoraggiante numero 694), partiva da sfavorito contro tutti i giocatori presenti. La sorte lo mette di fronte a Reynolds: è sicuramente uno dei più avvicinabili, ma sotto di un set e di un break le quote per la vittoria di Ancic schizzano a quote siderali. Però, dato che suo malgrado di lotta qualcosa ormai ne sa, riesce a rimontare e a portare a casa una vittoria definibile ispiratrice.
Constatare che un tennista dal talento di Mario abbia già vinto il suo torneo battendo al primo turno lo stereotipo del “journeyman” americano, smorza un po' il sorriso di cui si parlava prima, ma allo stesso tempo lo rende più significativo. In bocca al lupo, Mario.

Nella notte, altre vittorie significative sono arrivate da Ryan Harrison, grande speranza americana ancora diciassettenne, che ha battuto in due set (6-3 6-4) il connazionale Taylor Dent, e da Ernests Gulbis, che ha vinto al terzo set contro Marco Chiudinelli, andando a comporre il secondo turno più interessante del tabellone: il lettone si scontrerà con Nikolay Davydenko.

Andrea Nizzero

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