21/05/2010 20:19 CEST - Il profilo
L'esempio di Aravane Rezai
Reduce dal trionfo di Madrid, la francese sarà una delle osservate speciali di questo Roland Garros. Ecco la storia di una bambina franco-iraniana che adorava Agassi e si è trasformata in campionessa. Egizio Trombetta

I saggi dell’antico sapere kabbalistico da sempre sostengono che dietro ogni difficoltà si cela l’antidoto, ogni ostacolo nasconde l’energia necessaria per capovolgere un’avversità in un vantaggio. Sembra che sia questo l’incipit migliore per iniziare la storia di una bambina di nome Aravane, figlia di Nouchine e Arsalan Rezai. Papà Arsalan, iraniano, di professione fa il meccanico, prima che Aravane nascesse sbaracca dall’Iran l’intera famiglia e la trasferisce in Francia. Si trova a Saint Etienne la piccola Aravane, va a scuola come le altre, lei però è un po’ speciale: gioca a tennis e alza coppe. Proprio per questo si merita l’invidia delle compagne di scuola, la fanno sentire diversa, ma Aravane, impara a fare spallucce e tira dritto. Si capisce che per la bimbetta franco-iraniana racchetta e palline non sono un semplice gioco da ragazzi, Aravane interpreta lo sport come la chiave per il suo riscatto, i Rezai non vivono di certo nell’oro. Suo papà le sta accanto con rispetto, pazienza e passione, ricorda per certi versi un certo Mr. Richard. Arsalan è per Aravan qualcosa meno che un amico, qualcosa di più che un semplice padre: è il suo prima coach. Il metodo è di quelli collaudati: bastone e carota. Ma Arsalan, che a suo tempo giocava a calcio come portiere, non è uno sprovveduto, studia, si documenta e si guadagna la stima incondizionata di sua figlia Aravane. In tanti ridono di lui quando spara palle alla figlia con una semplice mano, ma al tempo fu uno dei primi, tanto per dare un’idea, ad allenare la figlia servendosi di elastici. Arsalan insieme alla sua silenziosa consorte Nouchine, traghettano con non poche difficoltà economiche la loro piccola tennista alle soglie del mondo professionistico. Siamo ora quota 500 del ranking mondiale, cominciano a tremare i polsi. La cricca Rezai va in giro per Europa e dintorni a bordo un vecchio Big Van rosso sbiadito. I nostri amici puntano su ogni trasferta buona parte dei loro capitali e di notte, si dorme tutti, rigorosamente, in auto. Aravane, ha si e no diciassette anni, è già molto matura per la sua età, ma avverte una grossa responsabilità che grava su di se. Per smorzare un po’ la pressione chiede ai suoi di farsi una bella passeggiata durante i suoi incontri. Scorgere i coniugi Rezai che vanno a cicoria per i campi nel mentre la loro figlioletta dà battaglia sui court è uno spettacolo unico, commovente e curioso allo stesso tempo. Occasionalmente, spettatori e giornalisti si offrono da fare da spola per portare alla coppia in pena la buona o la cattiva novella, questo avviene al termine di ogni set di gioco. Aravane, è arrivata alla maggiore età, sta bocciando, il suo nome, in persiano, ricorda il colore di un fiore, ma lei, ha sangue da guerriera, si spaccherebbe un braccio pur portare a casa un semplice quindici. Non a caso la si vede spesso con vistosissime fasciature al braccio e la sera, a casa, pardon sul Big Van, c’è la borsa di ghiaccio e una mamma fisioterapista a farle compagnia. Gioca un rovescio a due mani con un movimento rapidissimo, concede occasionalmente al suo pubblico un anomalo smash in ginocchio, ma è il dritto la specialità della casa, lo gioca d’anticipo e con potenza simile a quella del suo idolo: Andrè Agassi. L’intensità di gioco di Aravane è stupefacente, ci si chiede se salendo di livello la sua potenza potrebbe venir ridimensionata. C’è chi, fra le sue avversarie di quel periodo, assicura che la francesina tiri più forte della croata, tale Karolina Sprem, che riuscì poco tempo prima a farsi largo a suon di drittoni nel sottobosco dei futures. I fiori del razzismo sono sempre pronti a sbocciare, specie nel fertile terreno dell’invidia, le sue avversarie quasi sempre la emarginano, sparlano di lei e di suo padre. Aravane si sente un po’ sola, a sostenerla ci sono amici occasionali. Ma Aravane continua ad alzare coppe, ringrazia tutti, ma senza baciare - mi raccomando - è una buona occasione per ricordare a tutti che lei, in fondo, è musulmana. Ora però è tempo di spingere, altrimenti si rimane troppo indietro, la missione è di arrivare in vetta al ranking WTA. Coetanee come Sharapova e Ivanovic nel frattempo l’hanno abbondantemente staccata in classifica, sono proprio lontane e lei ci sta male. Si arriva al 2006, i clan Rezai cominciano a non poterne più di dormire all’interno di un Big Van, Aravane allora fa terzo turno a Parigi e porta tutti in Hotel: la federazione francese - alleluia - si decide a darle una mano. Monsieur Arsalan ha con i federali un rapporto fatto di alti… e di bassi, ma ad Aravane importa poco, lei continua a picchiar forte sulla pallina. Agli inizi del 2007 riesce ad arrivare alla quarantesima posizione della classifica mondiale. La piazza numero 40 però gli crea però qualche piccola vertigine, inizia inevitabilmente a cavalcare le ali della notorietà, perde sintonia col padre e smette di allenarsi con la sua consueta intensità. Precipita in classifica, fino ad arrivare alla posizione numero 108 del ranking, siamo alla vigilia degli Internazionali d’Italia del 2009. Perde al secondo turno con la polacca Radwanska (quattro gatti più Zibì Boniek sugli spalti) un match spettacolare, ma quel torneo romano, per Aravane, rappresenta la nuova svolta e ricomincia per lei la scalata. Il cambio di passo arriva nell’autunno seguente: inaspettatamente i Rezai decidono di affiancargli costantemente Patrick Mouratoglou, un personaggio che Aravane inizia a frequentare già dal 2007 alla sua academy. Da li a poco la Rezai balza da 44 a 25! Il resto è storia recente, la franco-iraniana si aggiudica il torneo di Madrid stracciando Venus Williams in finale. Il 17 maggio 2010 entra prepotentemente fra le top-20. Parigi è oramai alle porte. Ci sono ancora sedici gradini che separano Aravane dal suo sogno.
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A cura di Giacomo Fazio
"Non fareste la stessa domanda se si trattasse di Federer e Nadal. Penso che Venus e Serena siano due grandi campionesse. Saranno due delle più grandi che abbiano mai giocato a tennis. Solo capita che siano della stessa famiglia."
Martina Navratilova risponde a chi le chiede se il fatto che le Williams siano ai primi posti della classifica indichi un basso livello del tennis femminile.
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23 Maggio 1994
Nell’ultimo anno di competizioni di singolo, Martina Navratilova esce al primo turno del Roland Garros per la prima volta in carriera, perdendo dall’olandese Miriam Oremans per 6-4 6-4, e distrugge il telaio della sua racchetta prima di uscire dal campo. “ Non l’ho mai fatto prima d’ora e spero di non rifarlo mai, ma in quel momento ero troppo arrabbiata per pensare a qualsiasi cosa”, dichiarerà.
Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker


