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28/08/2010 18:13 CEST - International Press Clippings

La WTA mette in mostra i muscoli

Le sorelle Williams incarnano la rivoluzione in senso fisico e muscolare del tennis femminile, che sta diventando uno sport sempre più globale. Ma secondo i critici sta perdendo di spessore. Michael Kimmelman, New York Times Magazine, trad. di Alessandro Mastroluca

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Le tenniste non hanno mai tirato così forte, e non è solo una questione di racchette. Oggi sono più forti, robuste, più veloci, meglio allenate e spinte dall'esempio delle sorelle Williams. Serena, gloriosa nella sua muscolarità e Venus dalle lunghe gambe hanno ridefifinito il tennis femminile intorno al concetto di potenza. (…) Intorno alle Williams c'è una verità di base, che i giornalisti tanto quanto le giocatrici conoscono bene. Come dice la stessa Venus: “Io e Serena abbiamo cambiato questo sport, ed è interessante adesso vedere tutti che cercano di giocare come noi, di muoversi come noi. E' troppo bello per essere vero che sia stata davvero io la persona che ha rivoluzionato il tennis femminile”. (…)

[Eppure] il match che quest'anno più di tutti ha fatto sentire bene gli spettatori è andato in scena al Roland Garros, tra la 26enne Stosur e la 29enne Francesca Schiavone, ironica ed estroversa italiana. Entrambe benvolute nel circuito, con un gradevole gioco a tutto campo (una rarità nel tennis femminile moderno), hanno condiviso la rarità di giocarsi una finale dello Slam senza essere una delle sorelle Williams. Schiavone ha pianto durante la premiazione, e anche Stosur ha ammesso che il match è stato speciale. In più, l'eccezionale qualità del gioco, la sua varietà e imprevedibilità, ha rinforzato il parere degli scettici che sostengono come la sua evoluzione moderna, fatta di potenza e vincenti da fondo, sia nel bene e nel male interamente determinata dalla grandezza e dall'influenza delle sorelle Williams.

(Nonostante questo, però) i match tra Venus e Serena, pur migliorati negli ultimi anni, per lunghi anni sono stati vuoti, in tono minore con i tifosi che, contrariamente a quanto avviene di solito nelle grandi occasioni, non sapeva per chi tifare. (…)

Ma tutto questo importa davvero? “Quando Chris Evert e Martina Navratilova vincevano 36 Slam” ricorda Billie Jean King, autentica leggenda del tennis, dicutendo puramente di prestazioni e non di personalità, “tutti si lamentavano che c'erano solo due giocatrici, che al tennis femminile mancasse spessore. E ora, che dovrebbe essere l'età dell'oro, continuate a dirmi che non c'è spessore, che ci sono le Williams? Non fatemi ridere. Signore, quanto vorrei riuscire a colpire come loro”. E' vero, oggi lo spessore è aumentato, ci sono molte più atlete fuori dalle prime 10, 20 o addirittura 100 del mondo che possono tirare un dritto o un rovescio di quanto la King abbia mai sognato fare, anche se la consistenza è un'altra faccenda. (…)

Ed è un segnale insieme dello spessore e dell'inconsistenza che Stosur e Schiavone abbiano entrambe perso al primo turno a Wimbledon. Contro la Dushevina, un'altra ostica russa, la Schiavone ha vinto il primo set, si è trovata indietro nel secondo e ha iniziato a supplicare il coach sugli spalti, a lamentarsi con se stessa sperando che i lob della Dushevina uscissero, gesticolando come un tassista bloccato nel traffico. A un certo punto la Schiavone ha messo in campo un rovescio vincente e ha alzato le braccia come l'eroe ribelle del “Tre maggio” di Goya. Il pubblico è impazzito.

Ma non è bastato. (…) “Penso che sia in un certo senso ciclico” ha detto il leggendario giornalista Bud Collins quando gli ho chiesto degli alti e bassi del tennis femminile negli anni. Ma, ha aggiunto, “quando oggi parlano di spessore, mi viene un po' da ridere”.

Spessore vuol dire più talento, più giocatrici che possano tirar fuori l'impossibile da una palla. Ma c'è una differenza tra avere più buone giocatrici e avere più grandi giocatrici. Per Stacey Allaster, CEO del WTA Tour, oggi ci sono più grandi campionesse (…).

Oggi le prime 100 giocatrici del ranking rappresentano 33 nazioni, in gran parte dell'Est Europa – Paesi come Russia, Serbia, Polonia, Repubblica Ceca, ansiose di alimentare questo sport. Al contrario l'America sta vivendo un piccolo problema, se mai può essere considerato tale: una certa mancanza di spinta unita alla fiera competizione che arriva dagli altri sport. “Sentirai ogni tipo di teorie, è probabilmente solo una fase di passaggio”, prova a spiegare Nick Bollettieri, che alla fine opta per la teoria secondo la quale “le migliori ragazze americane non stanno più scegliendo di giocare a tennis” (…).

L'elemento positivo è che il tennis sta sviluppando un'audience sempre più globale. I media occidentali hanno tutti notato come la semifinale di Andy Murray a Wimbledon abbia attratto 10 milioni di telespettatori. Ma quando, l'anno scorso, la numero di Cina, Zheng Jie, giocava a Wimbledon, c'erano 100 milioni di spetattori davanti alla tv (...). Eppure, ha spiegato Na Li, prima cinese a vincere un torneo WTA, nel 2004, che solo dopo quel suo trionfo hanno in Cina hanno iniziato a prendere sul serio il tennis. “I cambiamenti sono molto lenti, lo sviluppo di giocatori di vertice dipende dalle vittorie dei tennisti cinesi”. E naturalmente le vittorie dipendono dall'avere giocatori già affermati: è un paradosso eterno. (…)

[Le evoluzioni non sono finite]. “Negli ultimi due anni” [ha spiegato l'ex numero uno del mondo Jelena Jankovic], “il tennis femminile è diventato più popolare e alcune giocatrici stanno cercando di semprare più carine, più femminili e, diciamocelo, ci sono tifosi cui piace guardare le giocatrici in bei vestiti da tennis” mi dice. “Anche da questo punto di vista la competizione è diventata molto alta. Dipende da come vuoi sviluppare il tuo marchio. C'è chi vuole essere ricordata come una grande tennista e chi per qualcos'altro. Io sorrido tanto, mostro le mie emozioni e forse sono conosciuta per questo”. E ha poi confermato quello che molti dicono sullo sviluppo dei top players: “Arrivo da una nazione povera, ho imparato a lavorare duro da sola per diventare qualcuno, ad arrivare al successo attraverso il duro lavoro”.

E successo può voler dire milioni in prize money e endorsement. Agli inizi del tour femminile, negli anni '7', il montepremi totale annuale era di 300 mila dollari; oggi, contando gli Slam, è di 86 milioni di dollari. Alla fine degli anni Sessanta, Billie Jean King guadagnava 1.800 dollari per la vittoria a Wimbledon, la Navratilova 18 mila negli anni Settanta. Oggi il prize money è di 1,8 milioni di dollari. [Anche i costi sono alti, però]. Un singolo torneo dello Slam può costare per una giocatrice di vertice tra 30 e 50 mila dollari secondo Carlos Fleming, agente dell'IMG, società di management che segue la gran parte dei tennisti. Un anno nel tour può richiedere centinaia di migliaia di dollari in spese di viaggio. I giocatori di media fascia possono spendere anche fino a 150 mila dollari l'anno. E contrariamente ad altri sportivi, che hanno uno stipendio garantito dai contratti, gran parte dei tennisti possono rientrare delle spese solo attraverso le vittorie. (…)

A Stacey Allaster piace chiamare i tennisti “contractor indipendenti” perché lavorano per se stessi, con conseguenze che vanno al di là dal dover vincere per coprire le spese. Il caso del boicottaggio delle sorelle Williams a Indian Wells è una questione di principio o una manifestazione di forza o entrambe, ma sottolinea l'impotenza del WTA tour [che] dipende dalle sorelle Williams anche se continua a sperare che nuove campionesse si affaccino a sostituirle.

Allora, dove sono queste nuove campionesse? Le top-players non stanno certo diventando più giovani. Serena ha quasi 29 anni, Venus si avvicina ai 30. Il WTA tour aveva abituato a un flusso piuttosto continuo di idoli teenager. Ma i nuovi allenamenti sulla forza e lo sviluppo delle racchette ha reso sempre più difficile per le giovanissime competere con le avversarie più cresciute e oggi il tour sta anche cercando di non incoraggiarle più di tanto a provarci. Nel 1979 Tracy Austin vinse gli Us Open a 16 anni, raggiunse la posizione di numero uno la stagione successiva ma uscì fuori dalle top-10 a 22 anni. Un infortunio alla spalla fermò nel 1985 Andrea Jaeger, teenager che era riuscita a diventare numero 2. Nella seconda metà degli anni '90, Martina Hingis vinse cinque Slam prima dei vent'anni ma si ritirò nel 2003 a 22 anni prima di tornare nel tour tre anni dopo ed esserne espulsa dopo essere stata trovata positiva alla cocaina. (…)

Non che oggi manchino i talenti giovani, come Wozniacki o la diciottenne americana Melanie Oudin, ma sono pochi. La lista degli infortuni ha spinto qualche anno fa (le Williams, che hanno iniziato a giocare da teenager a metà degli anni '90, c'erano già) la WTA a imporre restrizioni in quanto a possibilità e modalità di gioco per le teenager. “Ascolterò più i dottori che gli agenti”: la mette così Stacey Allaster. Molti appoggiano questa politica. Altri, come Mary Joe Fernandez, lamentano che per proteggere tante il tour rischia di respingere indietro quella rara perla precoce che, come Hingis e Capriati, potrebbe espoldere da teenager.

Una visione sostenuta anche di Tom Perrotta, direttore di Tennis Magazine. “Perché dovrebbe importare se la tua carriera inizia a 16 anni e finisce a 25?” ha chiesto. “Gli scettici sullo sviluppo del gioco ti diranno che il tennis femminile è diventato più monotono, alcuni accusano le accademie che creano giocatrici robot, altri la regola dell'età. Forse è solo che le Williams hanno alzato troppo il livello o che tutti questi soldi che girano hanno spento l'appetito delle giocatrici per arrivare in cima. Non lo so. Ma è certo che non cambierei una situazione in cui ci sono più buone giocatrici da più nazioni per avere qualche icona in più”.

Per Geoff Macdonald, che insegna tennis alle studentesse della Vanderbilt University “la sfida è nel gioco a tutto campo. Imparare non solo a tirare colpi aggressivi, ma anche a fare serve&volley e tutto il resto, richiede più tempo, e tanti nel tour calcolano che non vale la pena di spendere altri tre o quattro anni per perfezionare il gioco di chi magari sta già vincendo e ha magari già un po' di mercato nel tour”. (…)

[Alla fine] chi oggi si lamenta del gioco, fra molti anni magari rimpiangerà gli anni in cui aveva potuto ammirare Serena al meglio, con Henin e Venus, Sharapova e Clijsters. Non c'è niente da fare, diranno. Quelli sì che erano bei tempi.

La versione integrale dell'articolo è disponibile al seguente indirizzo:
http://www.nytimes.com/2010/08/29/magazine/29Tennis-t.html?_r=3&pagewanted=1

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Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker