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30/08/2010 11:03 CEST - Rassegna Stampa del 30 agosto 2010

Pennetta: «Vincere qui si può» (Martucci), Us Open, Federer torna favorito e fa ridere in Rete (Azzolini), Al via gli Us Open (Lombardo), Us Open, maledizione del Nino (Semeraro)

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Rubrica a cura di Daniele Flavi

Pennetta: «Vincere qui si può»

Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 30.08.10

Un anno dopo la rimonta contro Vera Zvonareva salvando 6 match point e l'approdo ai quarti. Un anno dopo lo storico ingresso di un'italiana fra le prime 10 del mondo, Flavia Pennetta torna agli Us Open, l'ultimo torneo dello Slam da oggi sul cemento di Flushing Meadows. Flavia, che sensazione ha? «Arrivando allo stadio ho avuto un'emozione forte. Ma è un capitolo chiuso. Per noi deve essere così: non si vive del passato, il risultato resta lì, ma è per i ricordi del futuro». Se per chiude gli occhi, che flash le rimanda la memoria? «Quando sono entrata in campo con Serena: un'altra night session, ma pi intensa ed elettrica. L'ho sentita di più». Gli Us Open 2009 rimarranno storici per il tennis italiano. «Quello che Francesca (Schiavone) e noi di Fed Cup stiamo facendo è storico: nessuno avrebbe scommesso un euro sui nostri risultati degli ultimi anni. Rimarrà per sempre e spronerà i giovani». Questa stagione sul cemento Usa non è stata trionfale. «Sono molto contenta: sapevo che sarebbe stato difficile ripetersi, e che potevo fare malissimo se avessi accusato la tensione dei punti da difendere in classifica. Invece sono arrivata in fondo, ho perso contro gente forte, giocando bene». Però, la settimana scorsa, a New Haven, s'è fatta male. E il medico Fit, Pierfrancesco Parra, la vorrebbe fermare. «S'è infiammato il sesamoide del piede destro: fra singolare e doppio ho giocato 113 partite, più di tutte (Rodionova è a 103, Errani a 102). Temevo una frattura, ma non c'è verso che salti gli Us Open. Ho un livello di sopportazione del dolore molto alto e prima di andare via dal campo mi devono ammazzare. Ci sarò». Ha rinunciato al match con Wozniacki: merita il n. 2 del mondo e l'1 degli Us Open? «E' come Safina e Jankovic, n. 1 senza vincere Slam: è costante, solida, regala poco e fisicamente è forte e resistente. Il tennis è questo: a parte Serena e Venus (Williams) che hanno qualcosa in più e possono anche giocare poco ma sono sempre lì. Comunque gli Us Open li rivince Kim (Clijsters)». Serena e Venus a novembre giocheranno la finale di Fed Cup a San Diego contro l'italia. « Fatt loro. Ma in Fed Cup pu succedere di tutto». In contemporanea c'è il Masters B che le ruba punti in classifica. «Ho chiesto l'appoggio della Fit nella battaglia con la Federazione internazionale perché le giocatrici non vengono messe tutte le stesse condizioni. Per ora e per i prossimi anni, per me la Fed Cup vale tanto, come la nazionale di calcio». Ci pensa mai: «Se la Schiavone ha vinto il Roland Garros perché non posso vincere gli Us Open?». «Dentro di me credo di farcela, ma non mi sento di dirlo. Anche se sto giocando bene e mi sento pi sicura dell'anno scorso. Oggi non c'è più quella che trascina e domina e il livello dietro si è alzato di molto: 10 anni fa certi risultati non sarebbero stati possibili, le prime erano troppo più forti». L'ex fidanzato, Carlos Mova, è diventato papà. La Pennetta quando diventerà mamma? «Mi fa più effetto sapere che ha posato nudo per una pubblicità: la nostra storia era già finita e per sempre. Per me, l'olimpiade di Londra 2012 sarà la fine di un ciclo. Ho sempre sentito forte la volontà di avere un figlio. E così sarà»

Us Open, Federer torna favorito e fa ridere in Rete

Daniele Azzolini, tuttosport del 30.08.10

C’è qualche altro tennista che fa parlare di sé alla vigilia degli Open. E un gioco, se vi pare, non ancora «il gioco. E’ una fantasia, una licenza, ma piace, e riesce persino a scatenare discussioni fra le curve tennistiche, e rabbonirle. La «Sud federeriana gemellata alla Nord nadaliana, dopo mesi di dispute su chi conti di più, ora che il manacorito è di nuovo in vetta, pressoché irraggiungibile. E’ successo alla visione di uno spottino su youtube: si vedono i due alle prese con un carosello cli invito rivolte ai fans, in soccorso del recente Masters 1000 di Cincinnati, poche parole in inglese e subito dopo in spagnolo. Ma il clima è quello della ridarola tremens. Federer fa da capo cordata. I due sono spalla a spalla, ma basta che Rafa apra bocca e l'altro quasi sviene, travolgendo tutti negli sghignazzi. Uno «dietro le quinte virtuale, non importa quanto vero, ma certo verosimile e molto ben coniugato alla realtà del tennis giocato, laddove vincere non è facile per nessuno. Anche quando ti chiami Federer e nella finale di Cincinnati hai di fronte un Fish qualsiasi. Non a caso il filmato più visto di questa estate ritrae ancora Federer in uno spot in cui il più Grande sfida un cameramen di uno studio televisivo. Gli fa mettere una lattina in testa, alla GuglielmoTell, e da quindici metri gliela centra con una poderosa botta di servizio. Vero, falso? Federer ci riprova subito, e via un'altra lattina, fra lo stupore di tutto lo studio. Gliel’hanno chiesto, a Cincinnati? Ma lo fai davvero? «Anch'io ho i miei segreti», ha risposto il furbetto, facendo il filo al Ronaldinho delle cinque traverse consecutive in un altro spot famoso. CON ANNACONE Ora gli Us Open. Reali altro che virtuali ma con una propensione a infischiarsene delle regole, comprese quelle del tennis. Il godimento è darla caccia ai campioni, agli autografi, ai cimeli. 11 piacere supremo, alzarsi mentre stanno giocando un punto importante permettersi in coda a una rivendita di ali di pollo. I giocatori lo sanno, ma lasciano fare. La paga è buona. Chi vince incassa quanto un Burdisso in un'intera stagione. Conviene. Eppure, sono i quindici giorni e le sette partite pi difficili dell'anno, perché è l'ultimo Slam e la stagione si fa sentire, perché il cemento è duro e strappa la pelle dei piedi, perché chi ha vinto meno si gioca tutto. Ancora lui, Federer... Dicevano fosse da pensione, dopo i quarti a Parigi e Wimbledon. Si è ripresentato in buona forma sui campi americani, scortato da moglie, gemelle e da Paul Annaoone, nuovo coach (in prova). a fatto finale a Toronto e vittoria a Cincinnati. È tornato secondo (era finito terzo) e dicono che possa vincere. a un avversario, AndyMurray, che invece come coach ha scelto mamma, Judy. Lo ha battuto a Toronto, poi si è preso una pausa a Cincinnati. Poi c'è Rafa, che per stenta sul duro, per via delle ginocchia, ma anche perché il cemento è la superficie pi veloce in un Grand Slam che ha trasformato l'erba in terra verde. Rafa è dalla parte di Murray, brutto sorteggio. Ultimo, Djokovic, un po' evanescente. Si propone come avversario di Federer in semifinale, mentre il Grande Caos regna fra le ragazze. Senza Serena Williams e Henin sono in dieci a poter vincere.


Al via gli Us Open

Marco Lombardo, il giornale del 30.08.10

Ci ha provato perfino Bode Miller, ma senza scie scarponi ai piedi. Il campione americano della neve voleva partecipare agli Us Open di tennis, è sempre stato il suo sogno, lui anche con le racchette ci sa fare. E dunque si è messo in coda, ha pagato la regolare tassa di iscrizione di 125 dollari e via in campo, solo per una partita per , perché la sua avventura è finita alle Hawaii con un 6-4,6-2 subito da tale lirik Nelson-Kortland. Insomma niente di epico, ma solo per dire che nel quarto Grande Slam dell'anno che comincia oggi a Flushing Meadows avreste potuto esserci anche voi, già proprio voi giocatori di circolo armati di passione e pancetta. Oddio, la pancetta forse non era il caso, ma investendo quei 125 dollari di cui sopra - che oggi giorno in euro superano di poco quota 100- si poteva partecipare alla selezione con in palio due inviti per le qualificazioni del torneo di New York, quello che deve di nuovo sciogliere l'eterno dilemma del tennis moderno, ovvero Federer oppure Nadal. Alla fine i fortunati sono stati il 23enne Blake Stroke e la 22enne Alexandra Mueller, due che qualche punto nella classifica mondiale ce l'avevano già ma che - Ovviamente – da oggi il torneo se lo guarderanno. Dalle qualificazioni ne sono usciti con le ossa rotte. Per l'idea di poterci essere era già un successo, e così è stato. Insomma il tennis mondiale apre anchche ai peones della racchetta, se pensate che i tornei di selezione - cominciati il 18 aprile - avevano una sola regola: nessuna regola. Niente teste di serie insomma, tutti contro tutti e chi ti capita. Il tennis intanto - cercando di copiare quello che succede nel golf (British e UsOpen) e nel calcio (la Fa Cup inglese) - è andato a caccia di nuovo campioni, che soprattutto negli Stati Uniti di questi tempi scarseggiano. Per questo gli «Us Open national play off> hanno solo spostato l'attenzione ma non i pronostici sul cemento di NewYork. Che, in assenza del vincitori dello scorso anno Juan Martin Del Potro, rimette appunto al centro il solito duo: Federer o Nadal? A vedere la forma del primo e l'idiosincrasia del secondo peri campi americani potrebbe non esserci storia, anche se uno come Murray potrebbe disturbare la rivalità. E i nostri? Niente pancetta, per carità, ma i soliti numeri: nel tabellone maschile siamo (sono) solo mire (Starace, Seppi e Fognini) e l'obbiettivo è come sempre quello cliscoflinare la prima settimana. Tra le donne invece, assente Serena Williams, Francesca Schiavone e Flavia Pennetta ci provano. La prima deve ancora smaltire la sbornia del Roland Garros, la seconda ha un'infiammazione a un dito del piede ma deve difendere i punti dei quarti di finale dell'anno scorso. Andasse male non basterebbero 125 dollari per rimediare.

Us Open, maledizione del Nino

Stefano Semeraro, la stampa del 30.08.10

Settembre è il più crudele dei mesi, per Rafael Nadal. In primavera il numero uno del mondo è abituato a folleggiare sulla terra, in luglio ha vinto due volte Wimbledon. In gennaio - nel torrido gennaio australe - nel 2009 riuscì ad annettersi un memorabile Australian Open mungendo lacrimoni a Roger Federer. In settembre, agli Us Open, nisba. Come per il suo grande avo terricolo, Bjorn Borg, che a New York, colpito da una sorta di macumba yankee, non vinse mai, lo Slam atlantico per ora è la maledizione del Ninjo. L'unico grande titolo che gli manca. Quando poggia le suole al Queen's, in quell'enorme garage che chiamano Flushing Meadows… «Vincere qui è più duro che a Wimbledon ma io resto fiducioso». Non ci ha raccolto nessuna vittoria, nessuna finale, giusto un paio di semifinali consecutive, nel 2008 e nel 2009, punito prima da Murray e poi da Del Potro. Colpa del cemento. Di quel cemento che gli nega i recuperi miracolosi che invece la terra gli concede, e troppo duro per le sue ginocchia fragili. Quest'anno per , nell'epocale 2010 della Spagna che ha imparato a vincere tutto, cancellando anche il tab del Mundial calcistico, la musica potrebbe cambiare. «Vincere anche qui? Perché no», butta lì il diretto interessato. «Il problema qui per me è il centrale: enorme, ventoso, con un rimbalzo troppo basso per me. Da giovane pensavo che sarebbe stato più facile qui che a Wimbledon, invece... Ma io vivo nel presente, ho fiducia. E comunque per me non è un'ossessione: ho già vinto tanto». Nadal a giugno ha compiuto 24 anni, ha già vinto 8 Slam, tre più di quanti ne avesse acchiappati il divo Federer alla sua età. E’ maturo, non ha le cartilagini sfrante come nel 2009, non arriva da un tour de force stile 2008, quando a New York sbarca mezzo rinfrancato, dopo aver predato Parigi, Wimbledon e per sopramercato l'oro alle Olimpiadi, nell'agosto sciolto di umidità di Pechino, e finì spiaggiato. «Un sacco di gente, me compreso, è convinta che quest'anno Rafa abbia la miglior chance della sua vità di vincere gli Us Open». Parola di John McEnroe, uno che lo Slam di casa se l'è preso 4 volte. Anche, soprattutto contro Borg. «L'ho visto giocare quest'estate, e ho visto che ci sta provando sul serio, che vuole farcela. a sufficiente tennis e fiducia in se stesso per intimidire chiunque. E ha fatto riposare il suo corpo». Vero. Nadal per la prima volta quest'anno ha limato il programma primaverile, e come premio il calendario gli ha servito un piccolo assist: «A volte ci sono sette settimane fra Wimbledon e gli Us Open, a volte otto», calcola da ragioniere McEnroe. «Quest'anno sono otto. Una settimana in più per recuperare». Aggiungete altre spezie: Federer, il genius loci, sta invecchiando. Del Potro, il campione uscente, non ci sarà. Novak Djokovic continua a latitare ad alta quota, Andy Murray - che pure una finale qui l'ha giocata e persa - funziona a tornei alterni. Gli altri contano poco. Certo, va detto, le tappe di avvicinamento per Nadal non sono state scintillanti. Sconfitto in semifinale a Toronto da Murray, buttato fuori da Cincinnati nei quarti dal revenant Baghdatis, Rafa per il momento nelle Americhe non ha dato il meglio di se stesso. Secondo il lato fashonista della critica, la sponda newyorchese chic dei voyeur professionisti, prima ancora che di un problema tecnico, i flop dello spagnolo sarebbero colpa di una chimica sbagliata nei sentimenti: Rafa non ama New York, ergo New York non ama Rafa. «Di solito i tennisti arrivano qui e parlano di Nobu, dello shopping», ha scritto Jon Wertheim su Sports Ilustrated. «Rafa al massimo di room service e di sessioni di allenamento. Non è certo il tipo che chiacchiera della settimana della modo o conosce (come Federer, ndr) Ann Wintour». Rafa non è un enterteiner come Connors, ma in campo sa entusiasmare, eccome. Il cemento, dove ha vinto meno che sulla terra (9 tornei contro 29 sulla terra, 68 sconfitte contro 16 in carriera) non sarà mai la sua «tazza di tè», come dicono gli inglesi….
 

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Accadde oggi...

25 Luglio 1999

Patrick Rafter inizia la sua prima e unica settimana da numero 1 delle classifiche ATP, superando Andre Agassi. Il suo è stato il numero 1 più breve di tutta la storia del tennis maschile e femminile.

 

Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker