01/09/2010 10:31 CEST - Us Open 2010
Djokovic fatica, Nadal rema
Nole entra nel torneo con una prestazione a tratti davvero poco convincente, ma con una vittoria voluta fortemente di testa. Poi, in conferenza stampa, i colpi migliori. Rafa si fa invischiare da "psycho" Gabashvili in una partita complicata, in cui deve soffrire per uscire vincitore. Gianluca Comuniello

Djokovic Novak, alias “entro nel torneo facendomi notare”. Per il modo in cui entro e per quello che dico. Il primo turno del numero 3 del mondo lo vedeva opposto al connazionale ed amico Viktor Troicki. Una partita semplice, sulla carta. Anzi, una partita da sudditanza psicologica. Era questo il modo in cui il match iniziava, in effetti. 6-3 Djokovic nel primo set sull'Arthur Ashe, che si era tinto di serbo per questa prima parte di giornata (l'antipasto era stato il sofferto successo della Jankovic). Poi qualcosa si inceppava, o meglio, il serbo di scort si ribellava al destino di comodo accompagnatore al secondo turno e la partita per Nole si incancreniva. 6-3 per Troicki il secondo parziale, addirittura 6-2 il terzo. Quando nel quarto set Troicki prendeva un break di vantaggio la sorpresa cucinata in casa sembrava bella che pronta. Atterravamo quindi di gran carriera sul centrale, rinunciando all'inizio di match di Fognini per raccogliere impressioni e motivi di questa inaspettata difficoltà. Nole, questo lo si era visto già nei set precedenti, aveva la faccia delle piccolissime occasioni, quella sofferente e vagamente ansimante. Troicki si portava a palla break per il doppio break di vantaggio. In pratica un requiem. Ed era proprio nel momento in cui il requiem veniva apparecchiato che la partita cambiava. Djoko si metteva giù un atteggiamento accorto, cercava di comandare gli scambi con il dritto ma con il rovescio, per lunghi tratti inaffidabile, provava semplicemente a tenerla in campo per allungare lo scambio. Funzionava, perchè era la faccia di Troicki che cominciava ad assumere i lineamenti della sofferenza. “Alla metà del quarto set ho cominciato a leggere meglio il suo servizio. Lui ha servito in maniera incredibile, ottenendo un sacco di punti gratuiti. Ma ho cercato di stare calmo, aspettando che anche lui si stancasse.” E Troicki, da quel doppio break mancato è cominciato ad apparire veramente stanco.
Così il numero 3 del mondo ha girato il match quando il suo sguardo si allungava sul burrone di una sconfitta al primo turno Slam che sarebbe stata la prima da una vita. Anche a Wimbledon Nole aveva avuto una slow start contro Rochus, poi era riuscito ad arrampicarsi fino alla semifinale. Oggi, si è avuta l'impressione che sia stata molto più difficile, per le implicazioni psicologiche di un match contro un connazionale che non è un connazionale qualsiasi: “Il primo torneo ufficiale della mia vita l'ho giocato che avevo poco meno di 10 anni. Vinsi il primo turno e al secondo turno incontrati Vicktor: mi annientò. Ne parliamo tutt'ora, della figuraccia che mi fece fare”.
Da un pomeriggio in Serbia ad un caldo pomeriggio newyorchese. Un pomeriggio in cui Nole i colpi migliori li riserva alle dichiarazioni post match. La domanda d'obbligo è circa il colpo di Federer contro Dabul, se lo ha visto e cosa ne pensa: “Non l'ho visto”. “Pensi di vederlo su internet?” “No, l'ho visto benissimo dal vivo lo scorso anno. E' già stato abbastanza traumatico”.
“Pensi di poterlo imitare?”. “No... non sono bravo a fare quelle cose. Mi piace essere cauto con la racchetta, se capite cosa voglio dire”
Nadal, che fatica inaspettata
Una partita scontata che non voleva saperne di andare incontro al suo destino, per merito di un Gabashvili volitivo. Questo il riassunto da radiocronaca degli anni Cinquanta del debutto di Rafa Nadal nel torneo newyorchese. Il match inizia infatti con un Gabashvili propositivo, votato all'attacco, sia esso la soluzione diretta da fondo o la discesa a rete. Il giocatore russo tiene con discreto agio i primi tre turni di servizio, portando a casa i migliori punti della primissima parte del match. Sul 3 pari Gabashvili deve annullare una pericolosa palla break ma svolta il crucial game ancora in testa, allungando l'illusione di avere una partita. Si continua fino al dodicesimo gioco con un copione che vede Gabashvili fare un po' più di fatica nel tenere i servizi mentre Rafa, passate le difficoltà del sesto game, in cui ha dovuto recuperare da 0-30, ha lasciato le briciole al suo avversario. Tie-break che sembra un premio all'impegno profuso dal russo, che però nel gioco decisivo inizia con una tragica volée di dritto stile, acchiappa-farfalle. Il mini-break veniva dato e indietro e poi ri-concesso dal russo, che con un tentativo di palla corta di dritto senza senso dava a Nadal un decisivo vantaggio di cinque punti a due. Il tie-break si chiude per 7-4 e la scontatezza della vicenda ricorda le trame adolescenziali di Federico Moccia. Se non che Gabashvili non ci sta, a questa trama mocciana. Rafa prova a forzare il servizio, ne mette anche alcuni molto veloci, ma non ci sono storie: la partita la fa il russo anche nel secondo set. Le statistiche stanno lì a confermarlo: il russo ha il doppio di vincenti rispetto agli errori, Rafa tiene a malapena un bilancio pari. La partita si allungava, si avvicinava alle due ore e il secondo tie-break può sembrare il luogo in cui “Gaba” può cambiare la storia della serata. Ma Nadal è numero uno del mondo, non può essere un caso, mentre il buon Teimuraz è numero 93... e anche questo non può essere un caso. Per cui nel tie-break il russo mette insieme una serie di errori da giocatore che flirta con la centesima posizione mondiale ed il doppio vantaggio dopo due ore di gioco dà l'impressione che la questione sia chiusa. Ugualmente, manca il colpo del ko: Nadal appare come quei pugili abili a costruire trame di pugni ma incapaci di dare il pugno buono. Quello del break, per intendersi. Non un lasciapassare convincente, per il supposto favorito numero 1 del seeding, che indovinava il primo pugno da break solo al settimo game del terzo set, dopo ben due ore e 47 di gioco.
Wozniacki passeggia
Nell'ultimo incontro della serata la bella danese di origini polacche ha impiegato appena un minuto oltre l'ora per liberarsi dell'americana Chelsey Gullickson con un duplice 61. Trenta errori non forzati contro sette riassumono a colpo d'occhio la differenza tra le due giocatrici. La corsa di Caroline verso la vetta del ranking rimane aperta.
Gianluca Comuniello
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@fraschetta
sono d'accordo, l'ho già scritto mille volte che ci vorrebbero materiali e superfici [...]
Edd
21/05/2012 22:40
mi fanno ridere i commenti che definiscono "scarsi" nadal e djokovic. mi sembra di capire che chi sc [...]
mario
21/05/2012 22:38
Roger e Nole sono in continuità, Rafa è l'anomalia
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21/05/2012 22:36
Lisa
Finita dal 2009 l'era del re se non ve ne siete accorti. Svegliaaaaaaaaa
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Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker


