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02/09/2010 06:17 CEST - Us Open 2010

Roddick, buio notte a New York

Roddick chiude un'estate sbagliata con una prematura uscita in quattro set contro Tipsarevic alla sua prima night session. Due foot fault chiamati da due giudici di linea diversi, ma A-Rod non ha mai dato l'impressione di poter vincere la partita, dopo il primo set Gianluca Comuniello

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Lo Us Open arriva alla fine di un'estate sbagliata per Andy Roddick. Un'estate cominciata con la brutta partecipazione a Wimbledon, dove da eroe sfortunato dell'edizione 2009 si trasforma in figurante qualsiasi di quella 2010. Un'estate continuata con la fiacca partecipazione ad Atlanta e le prime voci su qualcosa che non andava. La deludente partecipazione a Washintong e le strane ipotesi di un ritiro poi subito cancellate dalla verità: Roddick aveva la mononucleosi. Andy Roddick arriva quindi allo US Open con l'aria del survivor. Anche le domande che gli fanno in conferenza stampa, virano da quelle concepite per esaltare la sua vena di entertainer a quelle che di solito si fanno al vecchio saggio di uno sport. Perchè Andy, nel crepuscolo di Blake ed in attesa di sapere se il dimagrimento porterà finalmente Fish ad una vera primavera della sua carriera, questo è ormai: il vecchio capostipite della scuola. Fatte queste premesse, la curiosità era quella di vederlo giocare la sua prima night session, dopo il facile debutto contro Robert. Curiosità accresciuta dal fatto che l'avversario era quel Janko Tipsarevic già capace di sbatterlo fuori dall'edizione 2008 di Wimbledon. La partita inizia bene, per l'uomo di Omaha: break nel primo set e via andare sul 6-3. Ma poi il serbo (sì, quello del tatuaggio tratto da Dostojevskij) entra in partita e lo fa alla sua maniera. Da fabbro di altissima classe, se capite cosa voglio dire. Nel senso che i suoi colpi vanno giù duri come quelli di un fabbro, ma c'è del talento dietro. E purtroppo la verità è che Roddick non riesce a tenere lo scambio contro un giocatore che da fondo può giocare a questo livello, perchè non ne ha le armi. L'unica che avrebbe, discese a rete all'arma bianca, non riesce a metterla in pratica perchè il serbo ha dei colpi di sbarramento micidiali. Non si contano le soluzioni vincenti in lungolinea, di dritto o di rovescio indifferentemente. Il serbo vince in volata il secondo, vince comodo il terzo. Roddick ha il tempo di cominciare e finire un mathc di wrestling non con uno ma con ben due giudici di linea che fanno la bella pensata di chiamargli un foot fault, da entrambe le parti del campo. Ancora foot fault in un'altra notte sbagliata per il tennis americano. Ma Roddick non riescere a trovare il bandolo della matassa. L'altro non glielo permette. Il quarto set rimane aggrappato ai servizi va ad infilarsi nella bolgia di un tie-break di night session a New York. Roddick ci prova, a scatenare la bolgia. Ci prova anche quando è indietro di un mini break e tutto sembra perduto. Ma questi serbi li conoscete, non gli fa difetto la personalità. Tipsarevic si invola a doppio matchpoint, sei punti a 4. Decide di andare a rete. La sua volée è corta ma non abbastanza per essere definitiva. La folla ruggisce mentre Roddick annaspa verso la palla e la rigetta di là, per proporre a Tipsarevic una seconda volée. Non è un passante, è una proposta di errore. Una preghiera di errore. E' una palla che viaggia di là portando dentro di sé il fiato e le speranze di 23mila newyorchesi più uno. E' una palla fatta della debole sostanza di cui sono fatto i sogni di miracolo impossibile. Perchè questa notte, Andy, non è la tua notte. Non ci saranno sfide potenziali con Fish per un posto in semifinale su cui fantasticare. Non sarai tu, per il secondo anno consecutivo, il miglior americano allo US Open. La nazione, e New York con lei, dovranno guardare altrove. La volée di Tipsarevic vola giù senza neanche essere granché. Ma è giusto un po' troppo distante da te Andy. Nevermind and hold on. You could dance next summer.
Tipsarevic b. Roddick 3-6, 7-5, 6-3, 7-6.

Volée terra aria: Il libro di Gianluca Comuniello sulla finale Roddick-Federer di Wimbledon 2009

Gianluca Comuniello

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Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker