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02/12/2010 17:01 CEST - Storie di tennis

Camila Giorgi e la "mafia nel tennis"

TENNIS - Camila è la più promettente tra le giovani italiane ma fatica a trovare spazio. Gioca pochi tornei e non la invitano agli appuntamenti che potrebbero farla emergere. Sergio Giorgi, intervistato da ESPN Deportes, è lapidario: "Nel tennis ti devi vendere per emergere e io non permettero che mia figlia lo faccia". Il percorso di Camila dagli esordi alle prime vittorie e i motivi delle sue lunghe assenze. Enrico Riva

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Molte volte su Ubitennis ci chiedete dove sia Camila Giorgi, che cosa stia facendo, come mai non emerga viste le sue enormi qualità. Una risposta la suggerisce Sergio Giorgi, padre di Camila, intervistato da Juan Ignacio Ceballos. Ora, per quelli che non lo sanno, la famiglia Giorgi viene dall'Argentina e mentre Bearzot alzava la coppa a Madrid nel 1982 papà Sergio stava combattendo la guerra delle Falkland / Malvinas contro il Regno Unito.

Nel 1987 Giorgi decise di abbandonare La Plata per l'Italia e Camila, terza di quattro figli, venne alla luce in quel di Macerata. Il tennis era l'ultimo dei loro problemi la piccola che sembrava ben avviata ad una carriera di ginnasta avendo addirittura ricevuto una convocazione dalla nazionale.

Avevo iniziato parlando del perchè Camila giocasse poco e sono finito a divagare. Dice papà Sergio: “Per sfondare nel tennis bisogna svendere la propria figlia e io non ho nessuna intenzione di farlo”. Scrive Ceballos: “Camila contro la mafia del tennis”. Il legame?

La questione verte attorno al concetto di rappresentanza. Quello che sostiene Sergio Giorgi è che se non affidi un'atleta alle principali agenzie, difficlmente potrai avere spazio nel circuito professionista. A nove anni ai Giorgi fu offerto un contratto con la IMG per allenarsi da Bollettieri. Le tappe: trasferirsi a Milano e poi negli Stati Uniti. “Una follia a quell'età” dice Sergio. Da lì Barcellona, Maiorca e Parigi con fior fior di allenatori: Pancho Alvariño (ex coach di Marat Safin), Jofre Porta (ex di Carlos Moya), Eric van Harpen (Arantxa Sánchez Vicario e Conchita Martínez) e Patrick Mouratoglu (Baghadtis, Pavlyuchenkova e Rezai). Un cambio via l'altro che alla fine non ha garantito continuità a Camila.

Ma perchè tanto turnover? “Tutti i suoi allenatori volevano farla giocare juniores e io non volevo, volevano che firmasse con agenti e io non volevo. L'accademia di Mouratoglu è unicamnete un luogo d'affari, niente di serio.” E se vi sembra che già così il polverone sia bello alto tenetevi stretti perchè c'è di più: “In Europa siamo ormai alla tratta delle schiave, soprattutto con le giocatrici dell'est. Gli agenti ti chiedono i Prize Money per appoggiarti. Io Camila non la voglio prostituire. Preferisco che non abbia contratti e che non giochi.”

Solo che Camila gioca. Ed è pure brava. Il titolo a Katowice, quello a Toronto, quello a Rock Hill e la classifica che entra tra le prime 200. In più l'Argentina che con Perez Roldan cerca di riprendersi la sua campioncina spingendo perchè Sergio cambi nuovamente nazionalità. Infine la trasferta negli Stati Uniti, ora che Camila è matura, con sede a Miami.

Il problema è che se non ti rappresentano non esisti. E i tornei non ti aiutano. “Non abbiamo mai ottenuto una wildcard, ho speso milioni e non ho mai ricevuto un invito per mia figlia perchè se non sei con un agente te lo puoi scordare”. Una storia particolare, dal finale ancora tutto da scrivere. Ceballos chiude con un interrogativo, che ci poniamo anche noi: "E' la lotta di un Don Chichotte contro i mulini a vento?".

L'ARTICOLO ORIGINALE DI JUAN IGNACIO CEBALLOS
 

Enrico Riva

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Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker