25/12/2011 22:45 CEST - Tennis italiano
Flavia, lacrime e cuore
TENNIS - Subito dopo la "Grande Sfida", Flavia Pennetta ha presentato la sua biografia, Dritto al cuore. "Ho detto cose che in passato avevo tenuto per me". La brindisina è tornata sulla fine della sua love story con Carlos Moya. "Toccare il fondo in certe situazioni è importante, ti fa prendere coscienza che qualcosa deve cambiare". Il suo sogno? "Avere una famiglia". Da Milano, Egizio Trombetta

Milano, 4 dicembre 2011. All’indomani della sfida Italia Usa di Assago Flavia Pennetta presenta a Milano la sua prima fatica letteraria. Dritto al Cuore, edito da Mondadori, è il libro autobiografico di Flavia scritto in collaborazione con Francesca Paravicini. La tennista brindisina apre il suo intervento fra la contagiosa commozione dell’intera famiglia Pennetta, fra quelle lacrime si può scorgere l’essenza di una storia, momenti bui, momenti luminosi, tanto sudore e soprattutto un sogno da afferrare.
Un libro è un libro, non vale certo una vittoria di uno Slam, ma ci sono occasioni nella vita in cui ti accorgi dove ti trovi e, soprattutto, dove stai andando. Un momento come un altro per incassare la consapevolezza che di quel sogno tu sei la prima donna e che non sei affatto intenzionata a svegliarti. «In questo libro vorrei spiegare come sono arrivata ad essere quella che sono oggi – esordisce Flavia - Mi sono forse anche un po’ sfogata in queste pagine. Ho detto delle cose che non mi ero mai permessa di dire in passato, parole che ho sempre tenuto per me. Sono tendenzialmente una persona molto solare, però molto spesso non dico le “cose”. Questo probabilmente è un mio difetto e come è stato scritto nel libro sono “una donna che esprime poco alla volta”. E se gli chiedono quanto è stata sincera nel raccontarsi da uno a dieci? “Io direi otto e mezzo, forse nove. Dieci dieci proprio no. Ci sono alcuni dettagli che non abbiamo messo».
Di seguito sono state trascritte le domande più significative rivolte a Flavia nel corso della presentazione del suo libro. Flavia, nel libro fai riferimento a momenti di grossa difficoltà. Una su tutte c’è quella che fa seguito alla relazione finita con Carlos Moya. Sei precipitata nel ranking e in tanti ti consideravano già come una ex tennista. Quanto è importante nella vita toccare il fondo per arrivare ad esprimere il proprio meglio? Sicuramente toccare il fondo in alcune situazioni è importante, è come una presa di coscienza che non stai facendo assolutamente niente delle cose che dovresti fare nel tuo lavoro per dare il meglio. E’ proprio quello che mi è successo nel 2007. In quel momento le priorità erano un po’ cambiate e avevo perso un po’ quello che era l’allenamento in una certa maniera, le rinunce in una determinata maniera e così via. Comunque noi, viaggiando tanto, molto spesso siamo fuori per un mese. Faccio un esempio: ero ad Estoril per giocare un torneo, perdevo il sabato o il giovedì. La settimana dopo avevo un altro torneo. La cosa giusta sarebbe rimanere ad Estoril, allenarti due giorni ed andare al torneo successivo. Questa è la routine. Non torni a casa, perché se torni a casa perdi soltanto tempo. E io invece, puntualmente, perdevo: primo aereo per tornare a casa, anche per un solo giorno. L’importante per me era tornare a casa e non vivere la routine. Questo comportamento mi ha fatto perdere un po’ di qualità. Li è totalmente una presa di coscienza e ammettere che non stai facendo le cose al meglio
Hai già una strategia per provare a diventare la miglior giocatrice italiana della storia dando così un bel dispiacere a Francesca Schiavone?
Il dispiacere a Francesca vorrei darglielo, non vorrei darglielo, non lo so come dirlo, ma spero di darglielo
E pensi di avere ancora buone possibilità?
Si, perché no. Penso di essere migliorata tanto in questi anni. Ci sono degli aspetti del mio gioco che sicuramente devono essere ancora più precisi. Non si parla più di dritto e rovescio, ma si parla di piccoli dettagli che ti fanno fare il salto di qualità. Stiamo lavorando su questi aspetti e se riesco a migliorarli, posso fare delle belle cose
Il tuo sogno nel tennis l’abbiamo capito qual è: medaglia olimpica, un torneo dello Slam… Ma nella vita? Riuscire ad avere una famiglia come quella che hanno avuto i miei genitori. Avere ancora mamma e papà ed avere accanto una persona con la quale condividere la mia vita. Proprio come mamma e papà. Pensate che sul telefonino mio padre c’ha scritto Amore…
Dal pubblico gli chiedono lumi sul miglior doppio da schierare in Federation Cup :“Bisognerebbe chiedere a Barazzutti, ma io continuo a dire che la coppia migliore da schierare in Fed Cup è Schiavone-Vinci (N.d.r. fra le vivaci proteste di papà Oronzo)
Egizio Trombetta
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22/02/2012 18:36
Gli anni sono 6-5 per Lendl, ma il punto è un altro. [...]
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no ma si deve puntare su di loro alle olimpiadi non su errani/vinci
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