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20/01/2012 12:09 CEST - GLI INDIMENTICABILI

Il servizio di Stefan Edberg

TENNIS – Oggi è il compleanno di Stefan Edberg. Tanti sono i colpi del geniale giocatore svedese passati alla storia, dal fantastico rovescio alla perfetta volée, dagli attacchi in back al servizio: quest'ultimo è stato un concentrato di perfetta armonia estetica, plasticità del movimento ed efficacia del colpo, anche grazie all’ampio ventaglio di soluzioni che Stefanello ha sempre saputo estrarre dal suo fatato cilindro…Daniele Camoni

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Nella storia del tennis vi sono diversi colpi che sono esclusivamente propri di singoli giocatori per tutta una serie di peculiarità. Colpi che nessuno ha mai saputo rigiocare in maniera neanche simile a causa di una vera e propria impossibilità “oggettiva” : la mente di tutti sarà nel frattempo corsa al “servizio egizio” di John McEnroe o forse al personalissimo diritto bimane di Fabrice Santoro (giocato imprimendo il taglio con la mano sinistra e impugnando la racchetta con la destra), anche se, tra tutte queste gemme, merita un posto speciale anche il servizio di Stefan Edberg, colpo inimitabile soprattutto per tecnica d’esecuzione.

Tratto caratterizzante del colpo è sempre stato il tipico movimento estremo e particolarmente fluido del colpo (certamente non consigliato a chi soffre di sciatica), un inarcamento mai visto dei muscoli dorsali che spesso gli ha causato ricorrenti infortuni alla schiena e che lo porterà a modificarlo parzialmente nell’ultima parte della carriera, rendendo il movimento più “contenuto” in modo da non sollecitare eccessivamente la tensione del busto e della schiena stessa (oltre che ai muscoli dorsali, la dinamica del servizio causerà ad Edberg anche diversi infortuni addominali, tra i quali si ricorda quello che lo costrinse a ritirarsi nella finale dell’Australian Open ’90 contro Ivan Lendl)

Partiamo da una prima impostazione tecnica preliminare : l’impugnatura è una classica continental (anche nota come impugnatura “a martello”), la mano sinistra è appoggiata sul cuore della racchetta e quest’ultima è disposta parallelamente al corpo (successivamente anche al suolo). Posizione di partenza è quella consueta, seguita da una breve caratteristica rotazione del busto verso l’esterno e un lancio alquanto alto della pallina ; l’istante della “trophy position” è assolutamente da incorniciare: un’armonia perfetta, un equilibrio e dominio del proprio corpo eccezionale, quasi una statua greca di epoca ellenistica (Wimbledon ’89, SF Edberg – McEnroe)

Si noti anche l’accentuata flessione della schiena, un movimento alquanto estremo che, come pocanzi sottolineato, spesso lo costringerà a periodi di riposo più o meno lunghi ; il lancio di palla è perfetto, il braccio che segnala quel peloso e piccolo oggetto giallo è perfettamente teso, la racchetta è quasi una catapulta pronta a colpire dopo aver percorso il più lungo tragitto possibile. Stilisticamente e come dinamica d’esecuzione credo sia uno dei migliori servizi mai visti, sul piano di quello di Rod Laver ed eguagliato oggi solo dalla plasticità armonica di Roger Federer (d’altronde sono diversi i punti in comune tra Roger e Stefan, a partire dalla signorilità ed eleganza, dentro e fuori dal campo). Il movimento di chiusura è un’altra delle peculiarità del servizio di Edberg: la frustata è talmente secca e potente che l’avambraccio sembra quasi proiettarsi illimitatamente in avanti, oltre un immaginario limite, per poi richiudersi immediatamente su se stesso, in maniera fulminea. La chiusura del movimento è poi praticamente laterale, sul fianco destro : insomma, un movimento molto originale e “personale”, impossibile da replicare per chiunque (Wimbledon ’88, SF Edberg – Mecir*).

*Celebre è un noto aneddoto di Rino Tommasi, il quale nel 1983, dopo aver visto Edberg sconfitto dal connazionale Sundström per 8-6 al quinto, dichiarò che non avrebbe più scritto di tennis se Stefan non avesse vinto Wimbledon entro cinque anni : la “scommessa” si avverò proprio in quell’edizione, sebbene Rino abbia dovuto sentirsi correre un rivolo di sudore lungo la schiena dopo aver visto lo svedese sotto di due set contro Miloslav Mecir…

Curioso è poi il rapporto del biondo Stefan con il tanto temuto foot fault : premesso che, essendo una regola del gioco del tennis, sono favorevole al fatto che venga sempre e comunque chiamato quando effettivamente verificato (solo agli US Open viene chiamato con una certa frequenza), Edberg si vide spesso e volentieri perseguitato dal grido del giudice posto sulla linea di fondocampo, se non altro per il “vizietto” di calpestare costantemente la linea di fondocampo stessa con il piede sinistro, talmente era accentuata la proiezione verso la rete ; allo US Open ’84, nell’incontro di secondo turno contro John McEnroe, si narra gli siano stati chiamati ben 25 (!!) falli di piede, roba da far perdere la pazienza a chiunque, anche ad un ragazzo impassibile, sempre educato e corretto come Stefanello (copyright di Gianni Clerici).

Edberg non ha mai posseduto un servizio di pura potenza, quale quello del contemporaneo Boris Becker o dei successivi Sampras, Ivanisevic o Rusedski, ma ciò non ne ha compromesso i risultati : sempre molto profondo e vicino alle righe (la velocità di palla era in perfetta sintonia con l’avvicinamento alla rete, sempre perfetto e mai fuori tempo), ribattere i servizi dello svedese era molto complicato, prima o seconda palla che fosse non importa, per via del rimbalzo altissimo (frutto di un kick micidiale) e delle traiettorie sfuggenti e “composite” che questi sapeva imprimere alla pallina, “mascherando” la direzione del colpo con grande abilità e gioco di polso (US Open ’91, F Edberg – Courier).

Certo è anche che il servizio di Edberg è sempre stato un colpo particolarmente “psicologico” : nei momenti di piena fiducia era quasi impossibile rispondere al di là della rete (anche se non arrivavano le piastrellate di Becker o i missili terra-aria di Sampras), mentre nelle situazioni complicate la tensione lo portava spesso a scentrare completamente la palla, che a volte cadeva drammaticamente oltre la linea di fondocampo o nel quadrato di servizio opposto (celebri i doppi falli, di metri, che portarono Becker a condurre 3-1 nel quinto set della finale di Wimbledon ’90, anche se il titolo venne finalmente vinto da Edberg). In conclusione, il servizio di Stefan Edberg è un colpo che dobbiamo assolutamente conservare nella nostra memoria storica, un concentrato di bellezza, armonia ed efficacia, un monumento all’arte tennistica ; vedere quella spettacolare oscillazione del braccio, quella frustata di polso e quelle traiettorie impossibili, frutto del talento e dell’intelligenza, quel meraviglioso ballerino biondo danzare sulle punte è qualcosa di emozionante che ci riconcilia con il vero tennis, quello dove l’artista ed il creatore estroso avevano ancora un ruolo preminente…

“Stupendo volleatore, rovescio angelico, perenne eleganza e correttezza”
(Gianni Clerici)

Per chiudere, ecco un simpaticissimo video (con sorpresa al minuto 1.23…)

Daniele Camoni

Partnership

 

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