28/01/2012 11:49 CEST - Australian Open
"Lazzaro" Nole mata Murray
TENNIS - Sembrava sulle ginocchia dopo due ore. Ha finito per vincere in cinque. Novak Djokovic si ritroverà per la terza finale consecutiva in uno Slam contro Rafa Nadal. Nadal è in vantaggio 16-13, ma ha perso le ultime sei. "E' stata una delle mie migliori partite, insieme a quelle con Federer a New York. Cercherò di riposare e non giocherò molto prima della finale". Da Melbourne, Ubaldo Scanagatta

Dall’inviato
Ubaldo Scanagatta
MELBOURNE _ Pareva morto dopo due ore, ha vinto dopo quasi cinque. Così Novak Djokovic, novello Lazzaro, si ritroverà per la terza finale consecutiva contro Rafa Nadal, dopo le due vinte a Wimbledon e all’US Open.
L’avrebbe giocata quasi certamente da favorito, dopo le sei vittorie consecutive del 2011, se non fosse che questa spaventosa maratona combattuta fino alle stremo delle forze con un irriducibile Murray e le 24 ore in meno di riposo rispetto al maiorchino potrebbero pesare spaventosamente sulle sue gambe se non anche sul suo “mentale”.
Rafa Nadal ha dimostrato in passato di saper recuperare anche sforzi così enormi, Djokovic ancora no. E nella tiepida serata australiana Nole ha rischiato davvero grosso quando, dopo aver compiuto un’accelerazione spasmodica per dominare il 4 set (6-1) e salire fino a 5-2 nel quinto, ha mollato di schianto a zero il servizio quando batteva per la finale sul 5-3 e sul 5 pari 15-40 è riuscito a cancellare due pallebreak consecutive che se trasfomate dallo scozzese avrebbero probabilmente sancito la sua fine.
In un match di 54 games (o 53 più il tiebreak, se preferite), i break sono stati numerosi, per una partita di alto livello di singolare maschile: 17. Quasi uno ogni tre games. Segno di servizi non in grandissima giornata, di risposte invece eccellenti, e prima ancora di una superficie, questo plexipave, davvero lento, tale da giustificare la performances di Nadal contro Federer e non solo.
In un match di 340 punti fra due dei primi 4 giocatori del mondo ce ne sono stati tantissimi, inevitabilmente, di grande, grandissimo livello tecnico. Però il match è stato più appassionante, per i suoi ribaltamenti di scena _ Djokovic che vince il primo set e ha la palla del 3-0 nel secondo, Murray che vince secondo e annulla 4 setpoint nel terzo per passare a condurre 2 set a 1, il serbo che domina il quarto e sale fino a 5-2 nel quinto per essere rimontato a sua volta e perché si creino le condizioni già accennate _ che non per gli spunti tecnici.
Un match fisico, fatto di grandi rincorse e con alti e bassi atletici ora dell’uno e ora dell’altro che consegnavano l’iniziativa del gioco a chi in quel momento sembrava disporre di maggior energie. Se non avessi visto Djokovic in crisi fisica già per 45 minuti (soltanto però eh!) con Hewitt e per un’oretta con Ferrer, per poi sempre miracolsamente riprendersi e finire dominando, avrei scommesso su una sua inevitabile sconfitta quando già a metà terzo set appariva boccheggiante, gli occhi spenti, il viso più smagrito di sempre. Perfino il ciuffo ritto pareva spennacchiato, sul punto di ripiegarsi.
Aveva tenuto lui l’iniziativa nel primo set, quando Murray sembrava disastroso al servizio al punto da concedere almeno pallebreak in tutti i games tranne che uno, ma poi lo scenario si era quasi incomprensbilmente rovesciato con lo scozzese che giocava inaspettatamente molti più vincenti del serbo.
Djokovic pareva trascinarsi sul campo per inerzia, alla ricerca di una bombola di ossigeno che nessuno poteva offrirgli, e nemmeno i continui “Aidè” della sua deliiosa fidanazata bocconiana Jelena Rustic sembravano in grado di resuscitarlo.
Perché Murray sia crollato così all’inizio del quarto set non mi è dato sapere. Se Djokovic è infatti rivivito lui ha perso in un battibaleno i primi due turni di servizio del quarto set, dando lui sì…quell’ossigeno di cui Djokovic aveva bisogno. Con una partita impostata quasi tutta sugli scambi da fondocampo, anche venti, anche trenta, è chiaro che i vincenti non avrebbero potuto essere moltissimi, in rapporto ai punti che venivano conquistati dai due contendenti al termine di palleggi massacranti. Alla fine, inevitabilmente, sarabbero stati molto più gli errori che i vincenti (una cinquantina, a spanne, per ciascuno, 49 per Djoko, 46 per Andy).
"Probabilmente ho fatto più errori di lui, ma sono sicuro che ho fatto più vincenti" ha commentato Murray. "Per tre set mi sono mosso bene e ho condotto la maggior parte degli scambi, questo è importante. Penso di aver giocato durante il torneo molto bene sotto rete, questa è una cosa che avrò bisogno di continuare a migliorare, così come la consistenza dei miei colpi".
I due vecchi amici, separati da pochissimi giorni all’atto di nascita, hanno dimostrato di avere entrambi attributi da elefanti (boh, immagino che gli elefanti siano dotati, difatti non lo so…), perché riuscire a lottare in quel modo per tanto tempo così, superando momenti psicologici davvero traumatici, non era semplice, non era banale, mi è parso anzi straordinario.
"Ognuno matura a un’età differente e in un modo diverso" ha aggiunto Murray. "Ora sento di essere pronto mentalmente, mentre fisicamente posso ancora migliorare. Comunque, rispetto a come ho giocato lo scorso anno, è stato molto meglio. Tutti dicono che sono passivo, non cerco di fare il punto abbastanza. Beh, oggi l’ho fatto".
I 20 punti che Djokovic ha vinto in più, e certo il dislivello lo ha originato il quarto set vinto 6-1 in 25 minuti (quando il terzo era durato 88) hanno falsato un po’ tutte le statistiche consuntive, perché con Djokovic che ha fatto non solo 3 vincenti in più, ma anche 14 errori in meno, sembrebbe che avesse dominato su tutta la linea e invece non è stato così.
Murray avrebbe forse dovuto cercare di tenere un servizio in più nel quarto set, mollato verso la fine, per cercare di servire per primo nel quinto, di solito un discreto vantaggio.
Ma se mi è parso che abbia avuto un accenno di crampi a metà del quinto set, non so se non avesse qualche problemino già nel quarto. Ancora non ho sentito la sua conferenza stampa e non posso dirvi.
A un certo punto, mentre Nadal stava bello tranquillo a crogiolarsi nella Jacuzzi del suo hotel, in cuor suo augurandosi che a vincere fosse Murray con il quale il bilancio dei confronti diretti era favorevole, si è cominciato a ipotizzare risultati pazzeschi tipo quel 21-19 di Roddick su El Ayanoui di tanti anni fa (quando poi Schuttler raccolse le spoglie di un Roddick semovente), scherzando sul 70-68 di Isner e Mahut. Ma le 5h e 15 record di Nadal e Verdasco nel 2009 sono state davvero in pericolo. Bella partita? Beh certo che sì, anche se è ovvio che il contrasto di stile e la varietà delle soluzioni offerte 24 ore prima da Federer (sia pure non il miglior Federer) e da Nadal (vicino al miglior Nadal) ispirava sensazione di viva nostalgia.
Temo che peggio ancora potrebbe venir fuori domenica, perché salvo che una volta Madrid e un’altra nella semifinale olimpica di Pechino (miglior partita del torneo) non è che assistendo agli altri duelli fra Djokovic e Nadal io mi sia divertito in modo esagerato.
Sono comunque il n.1 e il n.2 del mondo e alla fine anche se magari le loro vittorie sembrano sempre (o quasi) arrivare di misura, se sono loro due ad aver giocato su superfici diverse tutte le ultime finali degli slam…beh, non ci piove, i migliori del mondo sono loro due. Gli altri del quartetto magico non sono distanti, ma sono un mezzo gradino più sotto. Anche nel salto in alto ci sono quelli che vincono più spesso, magari per un centimetro o due, così come nei 100 metri che siano su pista o in piscina, a dividere i migliori dai secondi sono magari pochissimi centimetri o centesimi di secondo.
Sono bravi, bravissimi anzi, anche i secondi, ma i primi sono quelli che arrivano davanti e in fondo. Quindi Djokovic e Nadal. In qual ordine domenica sera. Mah, sei vittori di fila, e alcune anche nette, non possono non aver lasciato strascichi, non possono essere state frutto del caso. Valgono molto di più che non il bilancio complessivo che vede ancora davanti Nadal per 16 a 13. Ma la trentesima sfida non avrà biosgno di ricordare l’esito delle prime.
Djokovic ha sempre detto che questa australiana è la miglior superficie possibile per il suo gioco, e difatti qui ha già trionfato due volte. Ma anche Nadal non può davvero dirci di trovarsi male. Una volta ha vinto anche lui.
Djokovic non è stato brillante come suo solito nell’intervista sul campo, salvo un tentativo di battuta rivolta a Rod Laver che aveva caparbiamente resistito per tutte le cinque ore (palleggio incluso) sulla sua sedia: “Noi non giochiamo serve&volley, magari la prossima volta, scusaci Rod…”ha avuto l’aria di dire.
L’allievo di Lendl (che si era raccomandato affinchè Andy non guardasse continuamente il suo angolo come era solito fare con i suoi predecessori) è stato il primo ad arrivare in sala stampa, sia pure infastidito dall’antidoping che richiede ormai tempi lunghi ora che non è più solo prelievo delle urine: “Credo di aver giocato più vincenti di Nole nei momenti che contavano e che ormai il gap che ci poteva essere prima fra me come n.4 e il n.1 oggi si sia molto rimpicciolito. Stasera l’ho dimostrato".
E' un Djokovic felicissimo quello che si presenta ai gionalisti: "è stato uno dei migliori match della mia carriera. Lo paragonerei alle due partite che ho vinto a New York contro Federer. Ho avuto un calo fisico nel terzo set ed è tutta la settimana che soffro di problemi di respirazione a causa della mia allergia". Il serbo si è detto abbastanza sicuro di poter recuperare: "mi è già capitato in passato di giocare match lunghi ed essere costretto a disputare la finale il giorno dopo. Cercherò di riposare e non mi allenerò molto".
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