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05/02/2012 11:22 CEST - Rassegna nazionale

Non è Francesca, ma almeno la Errani c’è (Martucci). La Schiavone addormentata (Valesio). Il crollo di Francesca, forse le serve un coach (Giua)

5-2-2012

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Non è Francesca, ma almeno la Errani c’è (Vincenzo Martucci, Gazzetta dello Sport 5-2-2012)

«Francesca, sei più incazzata, delusa o sfiduciata?». Francesca Schiavone è appena finita sotto un treno, stavolta in Fed Cup, rimediando un 6-1 6-2 in 71 minuti contro Lesia Tsurenko, davvero troppo lontana come classifica (numero 11 contro 121), esperienza (31 anni contro 22 anni), e soprattutto qualità per ipotizzare una sconfitta così. Perciò oscilla dubbiosa fra le tre risposte. Più che altro è «incazzata per sé, e delusa per la squadra, perché in nazionale non giochi solo per te». E, con il suo clamoroso scivolone, l'Italia è 1-1 a sorpresa contro la baby Ucraina con una sola Bondarenko, Katerina, dominata nel derby da fondocampo iniziale dall'ottima Sara Errani. Anche se, alla vigilia dei due singolari e del doppio di oggi al pala-sport di Biella riempito di terra rossa, le regine di tre Fed Cup restano favorite in questo primo turno di Gruppo Mondiale. Il problema è che la nostra numero 1 è proprio «sfiduciata», che è la cosa peggiore.

E, quindi, giocherà o no il primo match? «Io penso che parleremo con Barazzutti, il capitano deve fare il bene della squadra, ci scambieremo le idee», dice la regina del Roland Garros 2010, e finalista 2011, dopo una partita povera di gioco, idee, e personalità. «Nel primo set lei ha giocato bene, io non l'ho infastidita, giocavo leggero, non ho spinto, lei non mi ha dato possibilità». Parole al vento come i suoi colpi sbilenchi che faranno passare una notte insonne al capitano: possibile che il viaggio in Australia («il peggior Slam della carriera», secondo Francesca), tutti quei giorni assieme, uniti agli allenamenti a Biella non abbiano smascherato il momento-no della milanese? 121 È la classifica della Tsurenko. La Schiavone fece peggio nel febbraio 2008 quando perse dalla spagnola Vives, n. 136. Francesca gioca male da un pezzo. Anche se lei va ancora contro corrente: «Anzi, in partita non sto giocando male, ultimamente giocavo bene solo in allenamento. Sono in una nuova fase, ogni giorno c'è una cosa nuova!». Francesca è distratta, abulica, nervosa, in balìa del puledrino Tsurenko.

Che alza la testa orgogliosa, dopo i k.o. nelle qualificazioni di Brisbane e Hobart, e il primo turno superato agli Australian Open: «E' stata una sorpresa nel punteggio, ma per me, sapendo che posso giocare a questi livelli e che dovevo attaccarla, non è una grande sorpresa». Francesca non è Francesca, ma ha voluto ugualmente il suo posto in Fed Cup, lasciando sconcertato Barazzutti: «Sono dispiaciuto di come ha giocato Francesca, e di non essere riuscito a cambiare qualcosa, dalla panchina. Questo è il tennis, sono cose che succedono: non è riuscita ad entrare nella lotta, non ha trovato la chiave, lo stimolo, e la partita le è andata via. Di sconfitte ci nutriamo e cresciamo, e diventiamo più forti (…)

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La Schiavone addormentata (Piero Valesio, Tuttosport 5-2-2012)

CORREVA l'anno 1990 ed eravamo tutti più giovani ma non è questo il punto. I punti di cui si tratta in questa sede sono quelli che raggranellò (mai verbo fu più azzeccato) Diego Nargiso a Vienna contro Horst Skoff (recentemente scomparso) in un match di Coppa Davis contro l'Austria. Ascoltare Nargiso che racconta di quel match è un'esperienza teatrale. Il napoletano, all'esordio in singolare, perse 6-0 6-0 6-2 in una manciata di minuti e di quel confronto ricorda: «Ero sceso in campo pieno di buona volontà ma non riuscivo a tirare la palla dall'altra parte del campo. Continuavo a ripetermi: adesso passa. E' passato prima un set e poi un altro a momenti prima ancora che iniziassi a sudare. E la partita è finita quando i sudori hanno preso ad arrivare, ma freddi». L'unico punto (ancora) di contatto fra questo incipit e un'altra sconfitta rapida e clamorosa, quella che ieri a Biella Francesca Schiavone ha patito per mano di tal Tsurenko è che Diego Nargiso, ora imprenditore nel settore del fotovoltaico, ieri era in tribuna. E chissà se guardando la bruttissima copia della Schiavone esibirsi (...) sul campo in terra rossa allestito nel locale Palazzetto è stato assalito dalla rimembranza di quel giorno viennese.

PESANTEZZA Certo Lesia Tsurenko non ha proprio nulla in comune con la buonanima di Horst Skoff che parlando da tennista e soprattutto da vivo, era una specie di Scrondo dei campi da tennis per il quale Ivan Lendl (altro simpaticone) adoperò una definizione in punta di fioretto: «E' un idiota». Lesia, per contro, è una leggiadra tennista di fattezze assai femminili o almeno così pare scrutandola in tv: ma l'andamento del suo match con la Schiavo ha ricalcato quello di Skoff con Nargiso. E pure la pesantezza dei colpi con cui ha maltrattato Francesca ricordavano (con un certa dose di grazia in più) le martellate del piccolo austriaco. Il risultato è stato un match durato un'ora e tredici minuti con la Schiavone completamente da un'altra parte con la testa e con le gambe: e l'avversaria invece ben dentro in campo sia con la testa sia con le gambe, Talmente dentro il campo, talvolta, da rispondere alla seconda della Schiavo quasi un paio di metri dentro il campo. Il match è filato via sensi dare mai la sensazione di essere iniziato davvero: chissà se alla fine anche sulla schiena di Francesca le uniche gocce di sudore presenti erano gelate. Cose da pazzi.

PEGGIORE Che la Schiavone abbia disputato quella che probabilmente passerà alla storia come la peggiore sua partita in Fed Cup è praticamente certo. Resta da capire perché sia successo e se potrà risuccedere. Mi sbaglierò ma la Schiavone vista ieri a Biella (parente stretta di quella battuta dalla Oprandi a Melbourne, peraltro) è sembrata una giocatrice che non avesse mai visto la terra in vita sua. Costantemente nella terra di nessuno, reattiva come un bradipo, avventata nelle scelte, spesso impaziente e vittima di quella rabbia agonistica che altre volte è stata la sua fortuna e che invece, stavolta, le è rimasta dentro come un polpettone non digerito. E' possibile che per una volta la scelta di giocare sulla terra indoor (che ha valorizzato invece lo splendido stato di forma di Sara Errani che sul veloce down under ha corso più della Schiavo quest'anno) abbia penalizzato la nostra migliore giocatrice? E' possibile che Francesca abbia chiuso nel cassetto certi automatismi della terra e non sia riuscita ad aprire quel cassetto al momento giusto? Forse.

RIPROVA La riprova del fatto che questa tesi sia fondata o meno arriverà molto presto, e cioè oggi alle 15 quando la Schiavo tornerà in campo per vedersela con ' Katerina Bondarenko, batterla e mettere in condizione Sara Errani di giocare poi con la Tsurenko con una certa tranquillità. Certo non ci si può nascondere che vedere la Schiavone così preda di un'avversaria che in condizioni normali contro di lei potrebbe anche versarle un obolo per la lezione ricevuta ha lasciato i più assai perplessi (…)

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Il crollo di Francesca, forse le serve un coach (Claudio Giua, repubblica.it 5-2-2012)

Che succede a Francesca Schiavone? A 31 anni e 6 mesi la più titolata tennista italiana sembra improvvisamente svuotata, incerta, incapace di imporre i propri schemi ad avversarie che solo pochi mesi fa avrebbe dominato. Dopo la sconfitta di due settimane fa a Melbourne contro Romina Oprandi - allora ancora italiana, prima dell'opzione pro Svizzera per partecipare alle Olimpiadi londinesi - la milanese è stata maltrattata a Biella da un'ucraina, Lesia Tsurenko, 22 anni, quasi sconosciuta nel circuito maggiore ma buona doppista. Nella seconda partita dell'esordio italiano in FedCup, Francesca ha perso per 1-6 2-6 senza mai dare la sensazione di potersi opporre al gioco potente della numero 111 del ranking WTA, esattamente cento posti più sotto di lei. Non c'è praticamente altro da raccontare dell'ora e poco più di un match disputato nel silenzio del Lauretana Forum, annichilito dall'incapacità della vincitrice 2010 e finalista 2011 del Roland Garros di esprimere uno sprazzo di classe e grinta.

Dunque: che succede alla nostra numero 1? L'avvio di stagione nell'emisfero australe ci ha restituito un'atleta psicologicamente provata. Con la Oprandi e con la Tsurenko, Francesca ha avuto tassi di errore altissimi. Oggi, quando ha tentato di forzare per non subire l'iniziativa dell'avversaria, ha spesso messo la palla lunga o larga. Insomma, non ha - come si dice - "il campo in testa". Tuttavia, prima del "mio peggiore slam di sempre", come commentò la sua uscita di scena agli Australian Open per mano
dell'italo-svizzera, la Schiavone non aveva mostrato segni di crisi. Pochi giorni prima di Melbourne, a Brisbane aveva perso solo in semifinale contro la estone Kaia Kanepi e a Sidney aveva ceduto al secondo turno con Daniela Hantuchova, comunque lottando nel primo set, perso 5-7. A quanti l'avevano seguita, era apparsa tonica e motivata, addirittura decisa a ripetere la straordinaria annata 2010, quando venne premiata come "Most Improved Player".

Ha dichiarato Francesca dopo la partita: "Qualche tempo fa giocavo meglio in partita che in allenamento, adesso è il contrario, è una fase in cui va così". E' solo stanchezza, da mettere in relazione con un calendario di tornei per lei ormai troppo fitto? Può essere. Nell'ultimo anno Francesca ha fatto molti match, sia perché di solito va avanti in tabellone, sia perché ha voluto restare agganciata al treno delle migliori. Ma, così come Roger Federer non sembra più reggere i cinque set, Francesca non può forse consentirsi di partecipare a tutti i tornei: tra le prime cento al mondo, solo cinque sono più anziane di lei, che l'anno scorso non ha mancato alcun appuntamento importante con la sola eccezione della FedCup grazie al sabbatico ottenuto dalla FIT. Non credo, invece, che si tratti di un calo di motivazioni. Da molti anni sulla scena - è professionista dal 1998 - ha avuto alti e bassi ma non le è mai mancata la voglia di crescere e vincere. Piuttosto, forse non le basta il coaching di Corrado Barazzutti da remoto. Qualcuno che la segua e la consigli quotidianamente è, a questo punto, necessario.

Dopo la prima giornata biellese, l'Ucraina diventa dunque un ostacolo vero. Nella prima partita Sara Errani ha regolato per 6-2 6-3 Kateryna Bondarenko, contro la quale aveva perso a Wimbledon l'anno scorso. Prestazione convincente: un'ora e tredici minuti senza concedere palle break. Domani si giocano gli altri due singolari, ad avversari invertiti. Forse Barazzutti ha in animo di schierare Flavia Pennetta o Roberta Vinci al posto di Francesca. Nel caso si vada sul 2 pari, doppio decisivo.

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