17/02/2012 12:16 CEST - Rassegna nazionale
A Ostrava, sulle tracce di Lendl (Semeraro)
17-2-2012
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A Ostrava, sulle tracce di Lendl (Stefano Semeraro, lastampa.it)
«Il mio vecchio tennis club a Ostrava? Sì, è ancora lì, ma non è più quello di un tempo. Quando ci sono tornato persino io ho fatto fatica a riconoscerlo…». Ivan Lendl, come la maggior parte dei cechi, nonostante la fama da “terribile” è una persona molto cordiale. Interrogato via sms dal cronista infreddolito approdato a Ostrava per il match di Coppa Davis fra Italia e Repubblica ceka, risponde prontamente dagli States e mi gira l’indirizzo del circolo di Ostrava dove ha imparato a giocare – legato al paletto da mamma Olga, secondo la leggenda … - e della sua vecchia casa.
E allora via, nel freddo siberiano di Ostrava (-11°, ma dicono che nel weekend si potrebbe arrivare anche a -17°), per un magical mistery tennis tour in cerca delle culle del giovane Ivan.
Ostrava è la terza città della Repubblica Ceka, la antichissima capitale della Moravia, piena di palazzoni tipically post-sovietici, dipinti magari con colorini pastello da cartoon: verde prato, arancione, azzurrino, giallo.
Grandi stradoni coperti di neve, oggi illuminati da un sole inatteso, che attraversano il quartiere Vitkovice, metà Dickens e metà metanopoli, che prende il nome dall’omonima azienda siderurgica; e poi il centro, nobilmente e un po’ freddamente danubiano (anche se il Danubio qui non c’è) e qualche quartierino dove villette eleganti e belle epoque occhieggiano fra il grigio degli edifici pubblici, molto old cortina di ferro.Dentro il parco che si apre a nord est di Stodolni, il cuore della vita notturna, cominciano ad apparire palloni, tribunette, campi e finalmente l’ingresso dell’Ostrava Sport Centrum, in Budecsksa numero 4. Una club house, un ristorantino accogliente (ottima zuppa di verdura e “scalopine” con riso) campi coperti nel confinante club del Banik Ostrava, ragazzini e ragazzine biondissime che sciamano in pantaloncini (brrr!) verso i campi indoor, mentre su quelli all’aperto l’inverno ha steso una moquette di neve candida e morbida.
«Sì, questo è il vecchio tennis club di Ival Lendl – sorride imponente e bonario Miroslav Elias, direttore dell’accademia tennistica che ha sede nel Club – Ma come ha detto Ivan rispetto ai suoi tempi molto è stato ricostruito e rinnovato. Restano quelle tribune lì – dice indicando oltre il vetro della reception – I tre campi principali, ma per il resto è tutto nuovo». Alle pareti, stranamente, non appare nessuna foto del campione. «Se le sono prese tutte i vecchi proprietari», spiega Elias. «Sono appese al muro di un altro club, con anche il calco della mano destra di Ivan. Del resto i ragazzini che vengono alla scuola non sanno veramente chi è stato Ivan, lui resta un mito per noi adulti, anche se oggi Berdych, Stepanek, la Kvitova, si allenano tutti al centro federale di Prostejov».
Lendl ha fatto il suo ultimo passaggio qui due anni fa: «E’ venuto per incontrare i vecchi amici, i coach dei suoi tempi, i compagni all’altro circolo che frequentava a Bic, e poi ha fatto una capatina a Prostejov. E’ stato bello, ed emozionante per uno come me che da piccolo ha imparato ad amare il tennis grazie alle sue imprese. Ora qui al circolo c’è un ragazzino promettente, si chiama Poljak: magari sarà lui il Lendl del futuro».
Esco dal circolo e, battendo le mani dal freddo e tuffando il naso nello sciarpone, provo a immaginare la strada che tutte le mattine Ivan percorreva per arrivare al club. «Quelli di Ostrava sono famosi per la tempra da lavoratori», mi ha appena detto Miloslav. «Sai, qui tanti erano minatori, di ferro e di carbone, e il vecchio nome del circolo, TJ NHKG Ostrava, veniva proprio dalla NHKG, una azienda siderurgica». Imbocco via Preslovo, giro a sinistra per la via Sokolska, attraversata dai vecchi trolley, quindi a destra – dove c’è la farmacia - per la via Bachmacska, cercando il n.18. Palazzi un po’ dimessi, sgarrupati, qualche albero stento e scheletrico, curvo sotto la neve e abitato da una colonia di corvi che gracchiano nel cortiletto che si affaccia sulla strada, sotto un cielo urbano azzurro pallido «Abitavamo in un appartamento, e il palazzo è ancora lì», mi aveva spiegato Ivan sempre via sms. Eccolo: quattro piani di un grigio bruno molto anni ’70, con qualche balconcino stento, che avrebbe bisogno di una mano di intonaco e probabilmente di una impresa di ristrutturazione.
L'appartamento dei Lendl era al terzo piano, le ultime due finestre sulla sinistra. C’è silenzio, poca gente in strada (ci credo, con sto freddo: anche se i cechi se ne vanno allegramente a spasso con mocassini leggeri e capo scoperto…). Sul citofono i nomi sono tutti nuovi, qualche azienda, qualche privato. Del resto papà e mamma Lendl abitano da tanto tempo a Praga, «e non sono neanche più tanto interessati al tennis», secondo Miloslav. Vabbè, questo è un pellegrinaggio scanzonato, la suggestione dei luoghi può bastare.
Passa una signora, una “pani” bionda e occhialuta che porta la spesa, e mi guarda con aria perplessa. «Signora, sa se è proprio questa la vecchia casa di Ivan Lendl?». Lei sorride, dà un’occhiata al citofono, alza le spalle con un'aria collaborativa ma poco informata. «Sorry, no english… but Lendl – e fa un cenno con la mano a indicare un orizzonte lontano – not here… in Usa… many years…». Lo sapevamo, pani, grazie lo stesso. Ivan Lendl non abita più qui.
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Auguroniiii Ale non preoccuparti io non sparirò per sempre,è solo un periodo particolare e ho trop [...]
Theresa
23/05/2012 00:41
Normalità? Quale, please? Perchè consideri la terra un'anomalia? Per via dei rimbalzi [...]
Syl
23/05/2012 00:37
Buonasera a tutti.
Posto qui perché non trovo un topic più adatto. Non so se solo io ho notato [...]
walteregow
23/05/2012 00:37
Bellissimo articolo... E' stato scritto da un italiano? :-P
Syl
23/05/2012 00:34
mi dispiace per voi, ma ha gia risposto a questa domanda postagli da un giornalista, e la risposta [...]
cesco
23/05/2012 00:28
Non sono d'accordo, perchè se un Rafa solo dignitoso lo ha battuto in finale,con percentuali di pri [...]
Syl
23/05/2012 00:25
mi piacerebbe vedere federer in campo con canotta e pantaloni alla zuava: potrei dargli 50 euro all' [...]
marcos





