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19/02/2012 11:38 CEST - Rassegna nazionale

Volandri, che impresa: è in finale sei anni dopo Palermo (Gazzetta). Nastase: "Vuoi vincere? Fai saltare i nervi all'avversario" (Semeraro)

19-2-2012

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Volandri, che impresa: è in finale sei anni dopo Palermo (Gazzetta dello Sport 19-2-2012)

Dopo sei anni, Filippo Volandri torna a riassaporare il gusto di una finale Atp: l'ultima volta per il livornese fu a Palermo nel 2006 e il precedente è benaugurante, visto che in quell'occasione vinse il torneo. Imprese Il numero 69 della classifica riesce nell'impresa sulla terra indoor di San Paolo, battendo in due ore e 32 minuti l'idolo di casa Bellucci, che all'inizio del secondo set chiede l'intervento medico per un problema al piede sinistro e prosegue menomato, rischiando il serve and volley ad ogni servizio, conquistando però solo due giochi dopo il 7-5 a suo favore del primo set. Ma il grande botto di Filo era arrivato nei quarti, con la grande battaglia (altro match durato più di due ore) vinta contro Nalbandian, ex numero tre del mondo, in una partita con tanti vincenti e alcuni rovesci davvero spettacolari. Nella finale odierna (che sarà trasmessa in diretta dalle 18 da Supertennis) Volandri affronta la testa di serie numero uno Nicolas Almagro, lo spagnolo 11 del mondo che del torneo brasiliano è campione in carica. Nei precedenti, Almagro conduce 6-3 ed ha vinto gli ultimi quattro confronti diretti.

Intanto a Rotterdam (Ola, cemento indoor) finale di lusso (diretta Supertennis dalle 14) tra Federer, che fatica contro Davydenko e Del Potro, praticamente ingiocabile contro Berdych. Lo svizzero e l'argentino giocarono la finale 2009 degli Us Open, con vittoria di Delpo e si sono affrontati anche il mese scorso nei quarti degli Australian Open con il netto successo di Roger. L'ex numero uno del mondo è imbattuto nei tornei indoor dal novembre 2010.

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Nastase: “Vuoi vincere? Fai saltare i nervi all’avversario” (Stefano Semeraro, lastampa.it)

Come si vince una partita a tennis? Intimidendo l’avversario. Distraendolo, mandandogli fuori giri i neuroni, costringendolo ad ammettere che sì, quel “testina” dall’altra parte della rete gli dà fastidio. Parola di Ilie Nastase, grande tennista e grande disturbatore di tennisti al cospetto del dio delle racchette a cavallo fra anni ‘60 e ’70, quando le leggi del fair-play erano forse più rispettate ma sicuramente meno codificate di oggi. «Oggi ha un massimo di 25 secondi fra un punto e l’altro – ha dichiarato lo Zingaro impenitente a “The Tennis Space” - ai miei tempi la mancanza di una regolamentazione me ne concedeva almeno tre volte di più, potete immaginare cosa combinavo?».

Ce lo ricordiamo Ilie. Ci ricordiamo di quando al Masters del '75, un set pari e sotto 4-1 nel terzo contro Ashe, facesti talmente infuriare il tuo amico (era l'unico, Ilie, cui il Duca nero aveva dato il permesso di chiamarlo "Negroni"), che Arthur lasciò addirittura il campo prima che il referee avesse il tempo di buttare fuori te. Squalificarono prima Ashe, poi tutti e due, ma lasciando la vittoria ad Ashe. Vincesti le altre due partite, battesti Vilas in semifinale e Borg in finale 6-2 6-2 6-1. E quando Ashe ti vide comparire al ristorante dell'Hotel, seminascosto da un mazzo enorme di rose rosse, scoppiò in una risata epocale. Oppure della volta che facesti buttare in campo un gatto nero durante un match con un altro dei tuoi amici, lo scaramanticissimo Adriano Panatta. «Oggi cose del genere non me le consentirebbero più, ma alla fine il segreto è sempre lo stesso. Tutti quelli che si lamentavano di me in campo, io li battevo. Chi manteneva la calma, vinceva. Borg non ha mai detto beo, mi batteva e basta. E così Stan Smith (sì, proprio lui, il campione meno famoso delle sue scarpe). Una volta che inizi a lagnarti del comportamento del tuo avversario, la battaglia si sposta dentro di te».

Solo una questione mentale, Nasty? «No, non si vince solo con l’intimidazione. Devi avere talento, ma i nervi saldano contano, eccome. Io 30 anni fa potevo guardare il mio avversario negli occhi e fermarlo, oggi è più difficile». Certo, oggi non ci sono più i Nastase e i McEnroe, i maleducati di talento sono una razza in via d’estinzione. Ma in compenso sono nati nuovi sistemi, scientifici verrebbe da dire, per far smarrire la concentrazione ai rivali. All’Academy di Nick Bollettieri, sostiene il giovane Ryan Harrison, si insegna a gemere, a grugnire durante il gioco per disturbare gli avversari (le avversarie soprattutto…infatti Chris Evert recentemente ha sostenuto che il “grunting” andrebbe vietato). E ormai, specie in campo femminile, è diventata una tattica comune quella di richiedere l’intervento del fisioterapista, anche quando proprio non ce ne sarebbe bisogno, per rompere il ritmo alla rivale che sta vincendo. La lezione è chiara: guai a farsi saltare la mosca al naso se l’avversario agita il pugnetto, fa la faccia feroce, perde tempo fra un punto e l’altro, sembra moribondo per infortuni che rivelano poi inesistenti, o magari fa rimbalzare la pallina venti volte prima di servire. Chi si arrabbia, è perduto. 

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