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21/02/2012 13:43 CEST - Rassegna nazionale

Azarenka, un ciclone (Viggiani). Da Federer a Volandri, i trentenni non mollano (Giua)

21-2-2012

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Azarenka, un ciclone (Mario Viggiani, Corriere dello Sport 21-2-2012)

Victoria Azarenka come Novak Djokovic: difficile, batterli. Ma se il n. 1 del tennis maschile finora nel 2012 ha disputato solo gli Australian Open, e quindi per il momento ha una striscia di successi che si ferma a quota 7, la nuova regina del circuito femminile aveva preso a vincere prima di Melbourne, a Sydney, e ha continuato a farlo dopo, a Doha, anche una volta conquistato il primo Slam di una carriera che adesso è più lanciata che mai. Infatti la striscia della 22enne bielorussa è arrivata a 17 vittorie (5 a Sydney, 7 agli Australian Open e di nuovo 5 a Doha, appunto). Quindi per il momento, nel 2012, Azarenka batte Djokovic per 17-7: mica male, no?

I NUMERI - Sbirciando tra gli ultimi suoi impegni del 2011, le cifre dicono ancora che "Vika" si è aggiudicata 20 delle ultime 21 partite (vanno aggiunti infatti 3 successi al Masters, dove in finale è stata battuta da Petra Kvitova) e 25 delle ultime 27 (a Istanbul è stata sconfitta da Marion Bartoli nel match di esordio nel round robin, prima del Masters aveva conquistato il torneo di Lussemburgo dove aveva collezionato altre 5 vittorie). Insomma, qualcosa che ricorda molto da vicino i grandi numeri realizzati proprio dal "Djoker" nella prima parte del 2011, quando il serbo arrivò addirittura a 43 successi consecutivi prima di essere fermato da Roger Federer nella semifinale del Roland Garros (ed erano 45 agganciandoci i 2 ottenuti nella finale di Coppa Davis 2010). Il terzo trionfo consecutivo del 2012, nel quale non ha accusato affatto l'eventuale peso del debutto da prima della classe, ha rafforzato ulteriormente la classifica della Azarenka, che ora ha 1.580 punti di vantaggio su Maria Sharapova e 2.040 su Petra Kvitova, ma soprattutto ha detto che adesso in cima alla classifica c'è una vera numerd 1, vincitrice di Slam, autentica serial winner, e non l'ennesima leader (ultima in ordine di tempo Caroline Wozniacki) senza questi elementi fondamentali nel suo curriculum.

IN TV - Prima dei tornei arabi (dopo Doha, questa settimana sarà in lizza a Dubai, dove debutterà domani negli ottavi contro Julia Goerges), "Vika" ha trovato tempo e modo di fare passerella in almeno uno dei salotti buoni della Tv statunitense. Per promuovere Indian Wells, è stata ospite di Ellen DeGeneres che, ben sapendo della sua passione per gli orsetti di peluche abbigliati da tennisti, gliene ha regalato uno più grande di lei, con tanto di racchettina e vestitino bianco a balze, che la simpatica bielorussa ha faticato a portare via dallo studio! Nel 2008 la Sharapova infilò una partenza di anno perfetta, arrivando a 18 successi consecutivi. State tranquilli che la Azarenka, pur ripartita da Doha con una caviglia dolorante dalla semifinale contro Agnieszka Radwanska, darà tutto per fare di meglio. Vittoria è molto brava a neutralizzare ogni colpo», è la spiegazione di Samantha Stosur (…)

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Da Federer a Volandri, i trentenni non mollano (Claudio Giua, repubblica.it)

Almeno per un po' le loro vite sono state parallele: nati nell'estate dell'81 un mese l'uno dall'altro, da ragazzi erano considerati sicuri protagonisti del grande tennis a venire. S'incrociarono a Firenze per l'Internazionale Giovanile di Pasqua al CT delle Cascine del 1998. Filippo c'era arrivato dopo una serie di convincenti prestazioni, Roger s'era da poco laureato campione svizzero juniores ma in Italia non lo conosceva nessuno. Alcuni dei tremila sulle tribune del centralino fiorentino intuirono che le loro strade sarebbero state diverse, tanto era evidente l'eccezionale caratura di Federer e nonostante Volandri si fosse ben difeso nella finale poi persa. Tuttavia nelle sole due altre occasioni in cui si sono poi ritrovati di fronte, il livornese non ha sfigurato, anzi: nel 2003 agli Internazionali del Foro Italico ha perso in tre set (3-6 7-5 2-6) ai quarti, quattro anni dopo al terzo turno dello stesso torneo ha messo clamorosamente fuori il numero 1 al mondo (6-2 6-4).

Le vite parallele, dunque, s'esaurirono quando i due ragazzi avevano meno di 17 anni. Volandri s'è dovuto accontentare di un primato nazionale durato quattro anni (migliore italiano dal maggio 2003 al settembre 2007), Federer è diventato il giocatore più ammirato e amato nel decennio d'esordio del millennio. In 15 anni di professionismo, fino a ieri Filippo aveva vinto due soli tornei, a Sankt Pölten nel 2004 e a Palermo nel 2006, mentre lo svizzero ne aveva conquistati settanta, dall'indoor milanese del 2001 (mai abbastanza rimpianto) alle Masters Finals londinesi del novembre scorso. Entrambi erano in campo per una finale, Volandri nell'ATP 250 Brasil Open di San Paolo contro lo spagnolo Nicolas Almagro, Federer nell'ATP 500 di Rotterdam contro il rinato Juan Martin Del Potro. Smentendo molte previsioni negative, il numero 3 al mondo ha regolato l'argentino con un 6-1 6-4 che fotografa un match che non è mai stato in forse. E ora i suoi tornei vinti sono 71.

Filippo invece non ce l'ha fatta con la testa di serie numero 1 del torneo brasiliano. Partito alla grande grazie soprattutto al rovescio, s'è portato 3-0 40-0 a suo favore nel primo set per poi perdere sette game di fila. Secondo set molto combattuto, con l'italiano che s'è portato sul 3-1 e poi ha saputo difendere il break ottenuto. Ma Almagro non è per caso a un passo da far parte dei top ten mondiali. Terzo set con lo spagnolo sicurissimo sul servizio, l'italiano costretto a guadagnarsi il proprio turno ai vantaggi. Equilibrio perfetto fino al 5-4 per Almagro, che ha fatto il break nel momento più importante. Il risultato finale è stato 3-6 6-4 4-6 a sfavore di Flippo. Il suo palmares non s'incrementerà dunque di una vittoria, la terza in carriera, in un grande torneo.

Quel che resta è una rassicurante constatazione: a 30 anni si può essere ancora competitivi nel tennis contemporaneo. A lungo ci si era interrogati sulle difficoltà di Volandri di tornare al livello del 2007, quando s'era arrampicato su su fino al gradino numero 25 nel ranking ATP. Dopo essere sprofondato a quota quasi 300, lui e il suo coach di sempre, Fabrizio Fanucci, hanno ricominciato con testardaggine e umiltà dai Challenger e dalle qualificazioni agli ATP più importanti. Fino a risalire ora a ridosso dei cinquanta migliori. Un atleta, Filippo, che può regalarsi altre soddisfazioni.

Nelle ultime settimane s'era scatenata la bagarre mediatica su Federer, meno efficace nei primi tornei dell'anno di quanto era apparso al termine della stagione 2011. Con il trionfo e anche con le dichiarazioni di Rotterdam ("Voglio tornare numero 1, voglio vincere ancora Wimbledon"), ha fugato ogni dubbio. Nessuno meglio di lui sa spiegare - come ha fatto con la stampa - perché il suo autunno agonistico (e forse anche quello di Filippo) non sono alle porte: "Devi saperti reinventare sempre, trovare il modo di migliorare come uomo e come giocatore". Copiate e diffondete.

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