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11/03/2012 13:30 CEST - L'analisi

Interpretare oppure applicare?

TENNIS - La polemica Nadal-Federer sulle "time violations" porta a questioni più generali. L'applicazione dei secondi deve essere rigida o va interpretata? Serve il cronometro in campo? Alessandro Mastroluca

Ogni 24 secondi, un giocatore di basket deve completare un’azione, deve prendere una decisione. In 25 secondi si macina il caffè per un espresso perfetto, in 25 secondi Baghdatis riesce a spaccare quattro racchette. Ma in 25 secondi, molto spesso, Nadal e Djokovic non riescono a scegliere con quale palla servire, farla rimbalzare, e ricominciare il gioco.

Non sono gli unici, si intende, a estendere un po’ i limiti dei 25 secondi (nei tornei ATP, 20 negli Slam) che il regolamento indica come intervallo massimo tra la fine di un punto e l’inizio del successivo.

Nessuno fa rispettare la regola dei 20 secondi” scriveva Charles Bricker su Ubitennis dopo lo storico trionfo di Nole a Wimbledon l’anno scorso, “a meno che un giocatore non si prenda più di mezzo minuto. Il mio cronometro dice che Nadal ha fatto passare in media 27 secondi e Djokovic 25. Dunque, 7 e 5 secondi più del consentito. È insignificante”.

Ma durante la finale degli Australian Open 2012 le “time violations” di Rafa e Nole hanno avuto un ruolo non secondario nel garantire al match l’importanza statistica che ha raggiunto dopo 5 ore e 53 di gioco.

A inizio match, ESPN mostrava che Nadal faceva passare in media 31 secondi, Djokovic 35. Verso la fine del secondo set, quando Maria ha richiamato i due, i tempi si erano leggermente ridotti (30 e 33). Usando questa media, anche se è probabile che gli intervalli si siano gradualmente allungati verso la fine, si ottengono risultati sorprendenti: Djokovic ha giocato 166 punti sul servizio, allungando il match di 36 minuti oltre il limite consentito. Nadal, che ha servito 203 volte, di 34. Dunque, la finale è durata 70 minuti in più. Se avessero rispettato le regole, avrebbero giocato per 4 ore e 43, meno della semifinale Djokovic-Murray, meno della finale degli Us Open Wilander-Lendl (che sarebbe rimasta la più lunga finale Slam della storia), meno della finale di Wimbledon del 2008 tra Rafa e Federer.

Enric Molina, capo degli arbitri per l’ITF, ha detto in un’intervista telefonica con USA Today: " È diventato un problema perché due o tre top player sono più lenti degli altri. Mentirei se dicessi che in ogni match queste violazioni vengono giudicate allo stesso modo". Già un mese fa Roddick aveva sostenuto che “non è colpa dei giocatori, ma degli arbitri” se qualcuno si prende più tempo del necessario. Peraltro, non è sempre facile per un giudice di sedia guardare dove rimbalza la pallina alla fine di uno scambio, aggiornare e annunciare il punteggio, e insieme valutare se dalla fine del punto precedente (comprese eventuali proteste o richieste di Hawk-Eye) all’inizio del successivo passano più secondi del dovuto.

La diversità di giudizio, per Michael Russell e Ryan Harrison (che ha ricevuto un warning per “time violation” dopo uno scambio da 42 colpi contro Murray al primo turno degli Australian Open) nasconderebbe anche un pizzico di sudditanza psicologica verso i Fab Four.

Per Roddick e Ginepri bisognerebbe introdurre in campo un cronometro, come nel basket. “Hanno introdotto l’Hawk-Eye, perché non usare la tecnologia anche per questo?” si chiede Ginepri. Non è d’accordo Gayle Bradshaw, vicepresidente esecutivo dell’ATP e responsabile dei regolamenti. “A volte 20 secondi sono più che sufficienti, in altri casi 25 non sono chiaramente abbastanza” ha scritto in una mail, citata da USA Today. “Non si può criticare e giudicare un match solo guardando il cronometro”. Anche perché in questo modo si rischia di perdere di vista qualche fattore esterno che potrebbe influire sui tempi della ripresa del gioco come le reazioni del pubblico o qualche raccattapalle con i riflessi un po’ annebbiati.

Federer, che ha in media ha i tempi di ripresa più rapidi tra i primi quattro del mondo, non è d’accordo con l’introduzione dell’orologio in campo.

Bradshaw ha comunque promesso che presto discuterà del problema per avere una maggiore coerenza nell’applicazione della regola. Un processo che dovrebbe partire, come ha suggerito Molina, dall’uniformità dei tempi consentiti tra tornei ATP e ITF.

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Alessandro Mastroluca