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29/03/2012 09:33 CEST - Quasi Campioni

Henri Leconte: follia e fantasia

TENNIS - Arriva la nuova rubrica 'Quasi Campioni' dedicata ai grandi incompiuti del tennis moderno. Primo profilo dedicato a Henri Leconte, finalista a Parigi e giocatore dal braccio sopraffino. Francesca Sarzetto

Diamo il via ad una nuova rubrica, che ci accompagnerà nei prossimi mesi parlando di quei giocatori di grande talento, che avrebbero potuto vincere molto, ma per un motivo o per l'altro sono rimasti eterni incompiuti. Regola fondamentale per far parte di questo club: non avere mai vinto uno slam.

La storia del tennis è costellata di giocatori di ogni tipo, dai grandi campioni a quelli che hanno sempre fatto fatica a sbarcare il lunario, quelli che hanno trovato il torneo della vita in un mare di anonimato o che si sono affermati grazie a durissimo lavoro e tanta costanza, e quelli dotati di un braccio sopraffino che incanta le platee di tutto il mondo, ma non supportati da altrettanta testa, fisico o salute e rimasti a secco di vittorie importanti.
Quest'ultima è sicuramente la categoria più affascinante, corredata da nomi che fanno sospirare i loro ammiratori anche a distanza di decenni, dopo averli fatti arrabbiare o scuotere la testa quando li vedevano sul campo. Cominciamo dunque parlando di un giocatore dall'estro inimitabile: il francese Henri Leconte.

CARRIERA - Nato nel 1963, si è annunciato al mondo nel 1981 vincendo il titolo junior del Roland Garros, diventando poi professionista nello stesso anno. Ha sconfitto Borg negli ultimi due tornei della sua carriera, Montecarlo '83 e Stoccarda '84. Nei primi anni però il doppio gli ha regalato più soddisfazioni del singolare, infatti in coppia col connazionale Yannick Noah ha vinto il Roland Garros '84 e raggiunto la finale dello US Open l'anno successivo, in cui però i due francesi nulla hanno potuto contro gli specialisti di casa Flach e Seguso. Nello stesso '85 ha anche cominciato ad avere i primi risultati degni di nota in singolare, con i quarti di finale raggiunti a Parigi e a Wimbledon, e sull'erba londinese ha anche collezionato lo scalpo di Ivan Lendl, allora n.2 mondiale, al quarto turno.

La stagione successiva lo ha visto fare un passo in avanti negli stessi tornei, in cui ha raggiunto la semifinale, e i quarti anche a New York, raggiungendo il suo best ranking al n.5 e restando in top 10 per circa un anno. Il risultato più prestigioso è poi arrivato nel 1988, con la finale al Roland Garros, in cui si è trovato di fronte un Mats Wilander inarrestabile che lo ha travolto 7-5 6-2 6-1 per il suo terzo trionfo parigino, nell'anno in cui ha completato 3/4 di Slam. In seguito negli slam Leconte non ha più brillato, ottenendo solo un altro quarto a Parigi nel '90 e una semifinale nello stesso torneo nel '92. In carriera comunque vanta anche vittorie su Wilander, Noah, Cash e Becker.

In coppa Davis, dopo una prima finale a soli 19 anni, persa 4-1 con gli Stati Uniti, ha avuto l'occasione del riscatto nel '91, sempre contro gli americani, ed è riuscito a sconfiggere Sampras 6-4 7-5 6-4 nel primo giorno, il miglior match della sua carriera. Insieme a Guy Forget ha portato a casa anche il doppio, su Flach e Seguso, poi anche Forget si è imposto su sampras, con la Francia che ha quindi sconfitto i favoritissimi statunitensi per 3-1. Ritiratosi nel '96, ha chiuso la carriera con 9 titoli in singolare, su tutte le superfici, e 10 in doppio, e oggi gioca nel Champions Tour, dove ha raggiunto buoni risultati soprattutto in doppio con il funambolo iraniano Mansour Bahrami.

STILE DI GIOCO E PUNTI DI FORZA - Mancino, dal rovescio rigorsamente a una mano, era capace di grandissimi colpi da "o la va o la spacca", soprattutto da fondocampo, ma senza disdegnare le discese a rete. Era forse l'unico che poteva surclassare Lendl da fondo, e sfruttava bene gli spin e tutti gli angoli del campo, trovando soluzioni a volte potenti, a volte geniali e fantasiose. Uno che in giornata buona faceva paura a chiunque. Di lui Boris Becker ha detto: "Henri fa colpi che non esistono. Sa essere incredibile, e ti fa sentire come un raccattapalle".

COSA GLI E' MANCATO? - Un po' di tutto: il fisico (busto massiccio su gambe piuttosto esili) non lo favoriva, ma soprattutto aveva poca voglia e costanza negli allenamenti. Questo atteggiamento si rifletteva sul campo, dove alternava colpi di classe a distrazioni ed errori clamorosi. Era quasi impossibile vederlo giocare una partita intera ad alti livelli, figurarsi un torneo... per i francesi era un cavallo pazzo, e Ion Tiriac, che lo ha allenato per un periodo (uno dei tanti allenatori cambiati in continuazione da Henri), lo aveva definito il più grande talento mai visto, ma impossibile da domare. Forse anche per narcisismo, cercava sempre soluzioni spettacolari più che solide. Inoltre ha avuto molti problemi con la schiena, per cui è stato anche operato nell'89, saltando diversi mesi.

Qui potete ammirarlo sulla terra battuta di Parigi e indoor sempre nella capitale francese:

RG 85 con Noah


Paris open 87 Cash

Francesca Sarzetto