22/05/2012 08:16 CEST - Rassegna Stampa del 22 Maggio 2012
Rafa più forte di tutto e tutti (Martucci, Clerici, De Martino, Panatta, Palizzotto, Semeraro)
22.05.2012
Rubrica a cura di Daniele Flavi
Djokovic non c'è L'apoteosi di Rafa è una passeggiata
Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 22.05.2012
Gli errori, 41 errori. L'emblema della finale degli Internazionali Bnl d'Italia fra i primi due del mondo non è Rafa Nadal, che risponde tre metri oltre la linea di fondo (alla Bjorn Borg) ed, essenzialmente, si difende, pur vendicando per 7-5 6-3 lo sgambetto di 12 mesi fa. Non è la «testa fresca e la sua aggressività», come suggerisce il tutore tennistico, zio Toni, che gli ha curato le ferite delle 6 finali perse nel 2011 contro Novak Djokovic, più quella di Melbourne di gennaio. E non è nemmeno la riconquista del primato sulla terra rossa, con quei mostruosi numeri da collezione di 35 titoli di specialità, fra cui spicca, dal 2005, 8/8 a Montecarlo, 7/8 a Barcellona (ha saltato il 2010), 6/7 al Roland Garros (battuto da Soderling nel 2009), 6/8 a Roma (k.o. per vesciche al 2 turno nel 2008 e in finale con Nole nel 2011); dall'inizio dell'anno, 33 set di fila (percorso netto a Roma). Come chiosa Djoker: «Sulla terra Rafa sarà sempre favorito. L'ho battuto 7 volte di fila, ma sul rosso solo 2 volte, e solo l'anno scorso». La fotografia dell'insolita finale di lunedì - dopo la pioggia e il polemico rinvio di domenica - è il sosia del numero 1 del mondo, Djokovic, che sbaglia il primo punto (di rovescio) e l'ultimo della partita (doppio fallo), e dilapida qualsiasi occasione, lui che un anno fa era una macchina da guerra. Da «Noie, ripigliéte», come gli urlano dalla tribuna. Servl:lo «Rafael ha servito meno bene di Montecarlo…. Dopo una stagione trionfale, Djokovic sta accusando tutta la tensione che hanno conosciuto, al comando della classifica, Federer e Nadal. Anzi, lui ancor di più, visto che sogna il Grande Slam spurio, cioè la conquista dei 4 tornei più importanti, anche se non nello stesso anno, dopo aver vinto Wimbledon e Us Open 2011 e Australian Open 2012, con l'opzione del suo primo Roland Garros. Infatti, dopo la semifinale con Nole, pur persa, Roger il Magnifico si stropicciava le mani avendo quasi ripreso un match stra-perso: aveva bisogno di vacanza e aveva visto il serbo «più nervoso del solito». Perché, al di là degli elogi a Rafa di tutti i lottatori del tennis, a cominciare da Flavia Pen-netta (Grande Rafa!! Sei un esempio per tutti noi. Baci», gli cinguetta via web), questo Djokovic non è il vero Djokovic. Altrimenti, non andrebbe per aria già nel primo game del secondo set, non fallirebbe dopo quattro palle-break (con Rafa nelle sue mani, anche 0-40), non butterebbe al vento volée e dritto sull'1-2, non si arrenderebbe sul 3-5, con due vantaggi sul servizio e il clamoroso doppio fallo conclusivo. Quasi da autopunizione come i due assurdi smash che sballa sotto rete e la scoordinatissima corsa all'indietro su un lob. Lui, No-le, l'atleta di gomma, perde la terra sotto i piedi. E così, pensando ai match 3 set su 5 degli Slam, Nadal e Federer si scambiano posizione da 2 a 3, da 3 a 2, e riprendono coraggio.
Elogio di Nadal il duro batte il miope Djokovic
Gianni Clerici, la repubblica del 22.05.2012
Capisco che quella che io chiamo la Trinità (Djokovic, Federer, Nadal) sia un mistero insondabile, ma mi riesce difficile capire, e quindi illustrarvi, come mai uno dei componenti, Noie Djokovic, possa esser stato estromesso, in due soli set, da un altro che aveva superato ben sette volte consecutive negli ultimi due anni, 2011 e 12. «Come?» sento rispondere un informatissimo utente degli strumenti di informazione contemporanea. «Come, povero vecchio scriba? Ma se Rafa aveva appena battuto Nole a Montecarlo?». Dovrei ricordare all'interlocutore che a Montecarlo ero presente? E anche spiegargli che, dopo aver insistito per ritirarsi nei quarti di finale, perla scomparsa dell'amatissimo nonno, Djokovic non aveva certo l'equilibrio, il desiderio, la concentrazione per giocare a tennis? Cos'è mai accaduto, allora? Lo stesso Djokovic ha risposto, con l'abituale educazione e intelligenza, che può benissimo accadere di non essere in grande giornata, e che questo si paga contro un tipo che è, secondo una sua cortese opinione, il migliore del mondo sulla terra. Una conferenza stampa non è, secondo me, il luogo migliore per approfondire certi aspetti tecnici o statistici, ma avrei potuto aggiungere che Rafa si era trovato a giocare spesso corto e, su un totale di 143 punti (imprecisamente da me contati perla vergognosa assenza di statistiche dell'organizzazione) Noie avrebbe avuto ampia possibilità di attaccarne a rete almeno una trentina, mentre altre possibilità avrebbe avuto di smorzare la palla (drop shot) nelle occasioni in cui Rafa si arrampicava sui teloni pubblicitari. Nulla di simile è accaduto, e mi domando se la responsabilità possa essere attribuita a chi, in campo, è costretto a corse in apnea, o a chi, profumatamente pagato, siede nei palchi di proscenio, a mostrare il pugno o a esclamare com'on. Questo, per il lettore non addetto, significa che Djokovic è stato sconfitto soprattutto per miopia, a me no che misi dimostri una sua tota le incapacità a volleare o a smorzare. Totale ammirazione mi ispira invece Nadal, capace com'è stato di dimenticare le sette maledette consecutive sconfitte (Montecarlo a parte) nelle quali aveva sofferto un parziale di diciassette set a sei. Nel dettaglio, si può notare che i game decisivi sono stati l'undicesimo del primo set, quando il gioco pareva svilupparsi verso un tie break. Da 40 a 15 Nole avrebbe incredibilmente mancato un punto a non più di quattro metri dalla rete, commesso due errori gratuiti per poi imbrogliarsi nuovamente a rete, e reagire ciecamente distruggendo la racchetta con relativa ammonizione. Certamente sconvolto, avrebbe sofferto un nuovo break all'inizio del secondo, anche qui subendo, da 30-0, quattro punti filati. E non avrebbe più trovato ispirazione— o buon senso — per sottrarsi a questa precoce condanna. La preparazione agonistica per il secondo Grand Slam dell'anno termina così. Noie non è riuscito a trattenersi dal suggerirci che, a Parigi, il best of five cambierà le cose. E possibilissimo, soprattutto se rivedrà il filmato di oggi.
Nadal conquista Roma «Sensazione speciale»
Marco De Martino, il messaggero del 22.05.2012
Un raggio di sole umidiccio buca il tappeto di nuvole che galleggia sul Foro durante la premiazione, ma nell'attimo in cui Rafa alza per la sesta volta al cielo il trofeo di Roma, e poi lo mordicchia contento, ci accorgiamo che la vera luce arriva dai suoi occhi. Che volete farci, devono piacergli le serie, otto Montecarlo, sette Barcellona, sei Roma, sei Roland Garros. Mr. Imbattibile ha appena battuto Nole Djokovic, la terra rossa (non blù) è di sua proprietà, come i suoi possedimenti sull'isola di Maiorca dove da oggi tornerà a giocare a golf o a cuocere alla griglia qualche pesce di scoglio in attesa la settimana prossima di dare l'assalto al Roland Garros e pescare il settebello. Vendicata la sconfitta dell'anno scorso al Foro, vendicate soprattutto le sette sconfitte in sequenza del 2011 contro Djokovic, compresa l'ultima crudele e terribile agli Australian Open durata cinque set e quasi sei ore. Djokovic in questi ultimi giorni aveva giocato in maniera divina travolgendo prima Tsonga e poi Federer, ma ieri l'imitatore non è riuscito a imitarsi: 42 errori non forzati sono una cosa assurda per lui, così come chiudere l'incontro con la mestizia di un doppio fallo. Ha perso 7-5 6-3 in due ore e 21', senza mai riuscire ad aprirsi il campo con il dritto e a fare la differenza con il lungolinea di rovescio. «Ho avuto le mie occasioni, me le sono lasciate scappare e così alla fine ho perso meritatamente - ha detto alla fine Djokovic parlando a qualcuno come a se stesso - in ogni caso voglio rivedere la partita in Tv, così potrò capire meglio». Ci resterà malissimo perché il match - non fantastico ma intenso - è girato su una sola palla, roba da G.C. Jung. Primo set, 5-4 per Djokovic e servizio Nadal, 30 pari: scambio durissimo e Nadal in sofferenza quando un dritto sulla riga di Djokovic viene chiamato fuori dal giudice di linea, con conseguente intervento dell'arbitro e ripetizione del punto. Djokovic si dispera, si mette le mani nei capelli, stava comandando lo scambio e se avesse conquistato quel punto sarebbe andato a set-point. Invece si rigioca e da quel momento Djokovic stecca e sbaglia tutto fino a fracassare la racchetta perla rabbia, mentre Nadal mette in cassa cinque game consecutivi passando da una situazione di lotta feroce a un tranquillizzante 7-5 2-0. Djokovic non si riprenderà più. E cederà anche l'ultimo game, sul suo servizio, preferendo il suicidio sull'ultimo punto. Nadal ha vinto con il dritto che frulla a 5 mila giri al minuto, vertiginoso come le pale di un mulino in un giorno di tormenta. E poi con le gambe, capaci di rincorrere anche l'impossibile. E' stato anche aggressivo, Rafa, mentre Djokovic, oltre a usare troppo poco sia il contropiede che la palla corta, è andato via di testa, dimostrando che Superman esiste solo sui fumetti. Lui mentalmente è fortissimo, ma quel break di cinque game consecutivi nel cuore dell'incontro è stato un vantaggio troppo grande a un campione come Nadal. «Ho vinto perché ho fatto sempre le cose giuste - ha detto invece Nadal, trionfatore del torneo senza perdere un set - perché ho difeso quando ero in affanno e sono stato aggressivo quando ho avuto la chance di attaccare…
I muscoli di Nadal. Più giorni al torneo
Adriano Panatta, il corriere della sera del 22.05.2012
C’è molto muscolo, in questa vittoria di Nadal. Molta l., forza, molta corsa. Credo anche molte motivazioni, e non solo perché dall'altra parte della rete c'era Djokovic, che l'anno scorso e fino agli Australian Open 2012 lo ha battuto sette volte di seguito. Nadal a Roma ha dato una risposta indiretta anche a Tiriac, che a Madrid gli ha cambiato colore e consistenza della sua amata terra rossa, rendendola veloce e «federeriana». A Roma Nadal aveva voglia di affermare di essere sempre l'uomo da battere, sulla superficie di mattone. Al cento per cento per forma fisica e condizione mentale, Rafa ha trovato un aiuto anche nella pioggia, che ha rallentato il campo. Eppure, per quasi tutto il primo set è stato Djokovic a fare la partita. Rafa ha avuto il merito di restargli agganciato e su un punto assegnato dall'over tale dell'arbitro lo spagnolo vorace ha incamerato il primo set e un vantaggio di z-o nel secondo. E stato però in quel frangente che si è visto perché Djokovic non è (ancora?) quello dell'anno scorso, e sembra più alla portata degli inseguitori. Le difficoltà del momento, infatti, lo hanno reso impaziente, al punto da riportare la memoria al Djoker di due anni fa, gran giocatore ma anche discreto dissipatore. Un Djokovic che per alcuni game si è limitato a cercare il punto con cieca brutalità, senza costruire gioco. Quasi il tennis fosse ritornato nel 201o... Madrid a Federer, Roma a Nadal, mentre il numero uno fa da contorno. L'attenzione si sposta su Parigi, che comincia domenica. Lì la disputa avrà la sua sede più naturale per emettere il verdetto definitivo. Roma manda in archivio un torneo buono e per certi versi sfortunato. L'infortunio di Flavia Permetta, il forfait di Serena Williams in semifinale, la pioggia a devastare la finale femminile e ritardare di un giorno quella maschile. Sono convinto che Roma meriti qualche giorno in più di tennis. La formula «combined», uomini e donne insieme, è centrata, ma in una settimana finisce tutto, e per un anno il tennis passa agli altri. Trionfatore Rafa Nadal, secondo successo a Roma.
Al Foro comanda ancora Nadal
Daniele Palizzotto, il tempo del 22.05.2012
Lo spagnolo batte in finale il numero 1 al mondo Djokovic e vince per la sesta volta gli Internazionali di Roma 2 21 1 Partite Masters Milione Perse da Vinti in di telespettatori su match spagnolo, SuperTennis giocati a record domenica Roma assoluto scorsa Daniele Palizotto II re del Foro è Rafa Nadal. Dopo la breve quanto dolorosa parentesi dello scorso anno, lo spagnolo si prende la rivincita su Djokovic, vince con autorità l'atipica finale del lunedì (7-5 6-3), si riprende lo scettro degli Internazionali Bnl d'Italia e lancia la volata al Roland Garros: il serbo sogna ancora il Grande Slam dopo il trionfo all'Australian Open, ma a Parigi il favorito sarà Rafa. Risultati e numeri, del resto, non mentono. Quest'anno Nadal ha già conquistato tre tornei su terra battuta - Montecarlo, Barcellona e appunto Roma - e vanta un record stellare sulla superficie preferita: 16 vittorie e un solo passo falso, patito peraltro sull'ispida terra blu di Madrid. Come potrà fermarlo Djokovic, reduce da una doppia cocente bocciatura contro il maiorchino dopo la striscia-record di sette successi consecutivi negli scontri diretti? La finale degli Internazionali Bnl non è stata bella, ma senz'altro indicativa. Pur senza brillare come nell'età dell'oro, Nadal sembra aver finalmente ritrovato pesantezza e profondità nei colpi, mentre Djokovic - reduce da una stagione incredibile, soprattutto dal punto di vista fisico - appare meno brillante: solo così si spiegano i 41 errori non forzati, alcuni nei momenti decisivi, commessi dal serbo in un Centrale pieno solo per metà causa giornata feriale. «Ho avuto molte occasioni - ha ammesso Djokovic alla fine - ma non sono riuscito a sfruttarle. E quando manchi tante chance contro Rafa, il migliore al mondo su terra battuta, non puoi pensare di vincere». Riflessioni condivisibili: nel primo set il serbo ha immediatamente recuperato il break subito sul 2-2, ma dopo una chiamata sfortunata del giudice di linea sul 4-5 (sarebbe stato set point per Djokovic) si è dissolto sul 5-5 subendo il parziale decisivo, cinque game consecutivi per lo spagnolo fino al 7-5 2-0. Dal canto suo Nadal ha accolto con favore il passaggio a vuoto del serbo, poi respinto la reazione del numero uno (sei palle break annullate), chiuso 6-3 e festeggiato il sesto titolo conquistato a Roma negli ultimi otto anni. «Voi pensate sia stata una brutta finale - ha spiegato Rafa - ma io ho giocato bene: quando dovevo attaccare ho attaccato, quando dovevo difendere ho difeso. Sto cercando di essere aggressivo, contro Nole non sempre è possibile, ma sono contento: vincere un grande torneo come Roma è importante, anche perché ho battuto tennisti molto forti senza perdere un set». Numeri importanti, come il conto complessivo dei trofei conquistati da Nadal: 49 tornei in carriera, 35 sull'amata terra battuta e ben 21 Masters 1000. «Con questa vittoria torno al 21 Bene - ha esultato lo spagnolo - secondo è meglio che terzo, ma in questo periodo è normale cambiar posizione, e lo sarà ancor di più dopo Parigi e Wimbledon». E allora meglio concentrarsi sul Roland Garros, perché il 7 successo sulla terra battuta del Philippe Chatrier sancirebbe un dato certo: Nadal miglior giocatore della storia sul rosso, meglio anche di Borg.
Rafa conquista il 6 titolo al Foro
Stefano Semeraro, la stampa del 22.05.2012
Il tennis? E come la Liga. E Roma è sicuramente un «clasico», quando a prenderselo è Rafael Nadal su Novak Djokovic, da oggi di nuovo virtualmente i primi due del ranking mondiale. La vittoria di ieri in due set (7-5 6-3, la seconda su tre (mali romane con Djokovic) infatti non è solo valsa a Rafa il 6 titolo a Roma, ma anche il risorpasso su Federer in classifica. Nella scorsa stagione Djokovic edificò proprio fra Madrid e Roma il suo superiority complex nei confronti del Nino, togliendogli letteralmente la terra sotto i piedi. Fra una settimana invece il Number One si presenterà a Parigi, l'unico Slam che gli manca con zero tituli sulla terra (contro i tre del 2011) e dopo aver rimediato - a Montecarlo e qui - due sconfitte sul rosso contro il rivale. «Ma io non sono contento perché ho battuto Novak - mente con gentilezza Rafa - sono felice perché ho vinto un torneo storico. Per me questa stagione è come la Liga, oggi sono tornato secondo in classifica. Ed essere n.2 è meglio TENNIS Internazionali Nadal stende Djokovic e torna n. 2 che essere n.1». Monsieur de Lapalisse ringrazia, Novak Djokovic un po' meno. Un anno fa il serbo in (male contro Rafa aveva esibito una forma smagliante. Quella esibita sabato contro Federer, ma che ieri è evaporata alla fine del primo set. In realtà la partita l'ha fatta soprattutto Noie, dominando molti degli scambi ma divorandosi poi tante, troppe occasioni, compresi un paio di smash da galleria degli orrori. Per lui 41 errori gratuiti, contro i 21 di Nadal, 1 palla break trasformata su 7, e soprattutto un preoccupante stato d'ansia che gli ha fatto perdere 5 game di fila fra la fine del primo set e l'inizio del secondo dopo che una chiamata infelice di un linesmen, corretta dall'arbitro, gli aveva sottratto un setpoint sul 5-4. Il Joker mentalmente inossidabile dello scorso anno non si sarebbe inabissato così. «Oggi ho sbagliato troppo - ammette Noie - e quando ti lasci sfuggire tante occasioni contro Nadal, il più grande di sempre sulla terra, lui ti punisce». Dopo il rinvio di domenica sera ieri al Foro si sono presentate comunque 7000 persone, un successo. Domenica prossima torna la Liga del tennis e l'impressione è che a Parigi questo Djokovic, il Nadal ritrovato e Federer si giocheranno una bella fetta di campionato.





