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03/06/2012 10:46 CEST - Roland Garros

Non mi aspettavo Seppi e Errani così

TENNIS - Ho spesso sottolineato i limiti tecnici di Errani e Seppi. Ma in questo torneo mi sono sembrati trasformati. Ho sempre nutrito simpatia e stima per loro. Due ragazzi seri, chiari, coerenti, che non si sono montati la testa come... Da Parigi, Ubaldo Scanagatta

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Sono io il responsabile diretto di quel titolo che ho messo in apertura al commento finale di ieri sera e che ho definito da Gazzetta, e che quindi non mi piace, perché non amo i titoli che anziché riferirsi al testo dell’articolo e ai lettori si rivolgono all’atleta (che nemmeno li legge!), cioè del tipo, Forza Italia! (non il partito eh, semmai la nazionale, di calcio, di rugby o di qualunque sport), dai Valentino!, su Carolina (Kostner) l’ultimo sforzo, per non parlare di quelli impostati sui giochi di parole per i quali ancor prima dell’arrivo all’Inter di Stramaccioni ne ho letti di tutti, “Stra…pazzali” “Stra…vinti” Stra…volti” e ora me li sto pure inventando perché tutti non me li ricordo, ma lo stile è quello e ci siamo capiti.

Ma stamattina alle 6,30 mi sono svegliato perché oltre a non piacermi il titolo che avevo fatto, e che è rimasto perché anche se su Internet si può cambiare di continuo, ormai mancavano davvero poche ore all’ingresso in campo della “Schiavo” contro l’incognita Lepchenko _ relativamente incognita …personalmente ricordo che la allenava un ragazzo romano che ebbi occasione di incontrare qui a Parigi un paio d’anni fa o tre (se riesco a ricordarmi dove e quando ne scrissi…magari mi aiuti lui se mi legge!) _ non mi piaceva nemmeno l’articolo, scritto quando ormai ero provato da una lunghissima giornata e da troppi incontri e incombenze. E ho scritto quanto segue, a briglia sciolta, ripromettendo di pubblicarlo qualche ora dopo il match di Francesca, anche se non avrebbe fatto _ lì per lì _ l’apertura di pagina, come sempre dedicata al live che spero apprezziate (soprattutto se siete al lavoro e non potete seguire minuto per minuto davanti ad una televisione o ad un computer: già che sono fra parentesi, si tratta di un grande sforzo, che si aggiunge a tutti gli altri, per questo il numero dei collaboratori è sempre insufficiente e chi ha voglia di aggiungersi si faccia avanti contattandoci).
Ripensando più a freddo sulla giornata di venerdì il concetto base di una giornata particolare soprattutto per gli exploit di Errani e Seppi avrebbe dovuto essere un altro, e poteva stare (forse) anche in un titolo (un po’ lungo): chi si aspettava una Errani e un Seppi così? Io no. Che è quello che vedete adesso.

Per proseguire così, non per protagonismo ma per …assunzione di responsabilità: io, Ubaldo Scanagatta sono reo confesso. Ammetto cioè di aver spesso sottolineato i limiti tecnici di Sara e Andreas, e ritenuto quindi il loro potenziale tutto sommato abbastanza modesto se comparato con chi sta al vertice o anche soltanto fra i primi 10/15 del tennis mondiale. Più che di essermi entusiasmato per alcuni dei loro successi, fondamentalmente perché arrivati in tornei che ancora oggi considero minori. Ok, bisogna saper vincere anche quelli, ma sono sempre tornei di categoria B, o C, rispetto agli Slam, ai Masters 1000, ai tornei tipo Mosca di Schiavone e Los Angeles di Pennetta dove giocavano fior di top-ten.

Però dopo aver visto il secondo e il terzo set della Errani con la Ivanovic e gli ultimi tre set di Seppi con Verdasco (per quanto sia la serba sia lo spagnolo non siano due mostri di intelligenza tennistica, tutt’altro) ho provato sensazioni un tantino diverse. I nostri due ragazzi mi sono piaciuti molto di più di quanto non mi fosse accaduto in precedenza. Erano due attendisti, anche un po’ noiosini a vedersi _ è diventato un leit-motiv per parecchi dire che il tennis di Seppi era noioso, e qualcuno ha scritto anche di peggio _ e invece mi sono apparsi trasformati. Aggressivi, pronti a venire a prendersi il punto anche avanti (più Sara che Andreas), decisi ad anticipare anche le risposte, capaci di prendersi i rischi, non più soprattutto attendisti, tatticamente molto più attenti che sprovveduti (in quest’ultimo caso mi riferisco più a Andreas che a Sara, sempre stata più “tattica” di lui). Insomma anche se non più bambini i due hanno fatto secondo me progressi che ho intravisto decisamente ieri _ e non credo sia un fuoco di paglia _ e che non avevo visto l’altro ieri, anche se i primi risultati avrebbero già potuto indirizzarmi in quel senso.

Certamente saranno stati anche i risultati a infondere loro fiducia. Sono significative le parole usate da Massimo Sartori ieri all’uscita dal campo e da me intervistato. Come ho detto era diverso anche lui, molto più carico, finalmente davvero soddisfatto di quella personalità che stavolta Andreas aveva saputo esprimere e troppe volte invece no.

Insomma, voglio dire con maggior chiarezza di quanto abbia fatto ieri sera in fase di concitato resumé serale (notturno…), che forse sia Sara sia Andreas possono andare oltre quei limiti che io credevo fossero chiari e che invece chiari non mi sono più. Non diventeranno n.1 o n.5 del mondo (a parte il fatto che se ci sono arrivati Robredo e Schuttler, la Petrova, la Chakvetadze…), ma ho il sospetto di averli sottovalutati. Senza farmi accecare dall’amor di….bandiera, spero di aver più ragione adesso che prima. Rino Tommasi parlerà forse adesso di “prova del nove” alla vigilia dei loro match con Kuznetsova e Djokovic, perché sono due incontri nei quali si può esprimere, o non esprimere, una accresciuta personalità, umana e tecnica, ma la mia sensazione_ senza esaltarmi ed esaltare Sara e Andreas troppo sulla scia delle ultime prestazioni che portano entrambi a ridosso delle prime 20 posizioni mondiali e magari dentro _ è che qualcosa sia cambiato in loro comunque, e quindi anche nelle loro prospettive.

Voglio aggiungere che queste considerazioni più ottimistiche sulle loro potenzialità tecniche, che tengono conto per quanto riguarda specialmente il settore femminile anche di un panorama complessivo tecnicamente non esaltante, prescindono da quel che ho sempre pensato di Sara e Andreas come persone prima che come tennisti.

Infatti ho da sempre nutrito sincera simpatia da sempre e anche grande stima sia per Sara sia per Andreas.
Per Sara per le sue scelte fin da bambina, per la serietà sua e della sua famiglia, per gli interventi sempre equilibrati, propositivi e costruttivi di suo padre anche su questo sito, per la sua disponibilità, per la sua genuinità, per il suo continuare ad essere una che non se la tira…ti prego, non cambiare Saretta! Purtroppo ho visto anche ragazze che dapprima sembravano come te, simpatiche ed aperte, cambiare abbastanza dopo il successo, farlo pesare, diventare più distanti, meno disponibili, pensare più a pretendere e molto meno a dare, come se tutto fosse dovuto (i complimenti, gli apprezzamenti, le “coperture” per certe piccole cose che si sanno ma non si vorrebbero far sapere) e non fossero invece ammissibili le critiche, i brutti voti in pagella, gli accenni alla vita privata (di cui è legittimo scrivere se una si concede ad un defilèe di moda, se firma un contratto con uno sponsor, se scrive o fa scrivere un libro autobiografico, ma guai invece a sfiorare quegli aspetti di contorno che a loro fanno meno comodo…).

Per Andreas più o meno per gli stessi motivi di Sara, per la sua semplicità e cortesia, per la sua chiarezza nei comportamente e negli atteggiamenti. Ho trovato assolutamente esemplare il comportamento serio e coerente di Andreas (a differenza di quello di Bolelli, ad esempio, che invece a mio avviso è stato assai incoerente, prima e dopo nelle sue scelte e nei suoi comportamenti prima anti-Fit e poi pro-Fit… ma più per un difetto di personalità che per altro, perché Simone è certamente un bravissimo ragazzo  per il quale provo grande simpatia) in varie occasioni in cui una persona meno equilibrata ed intelligente avrebbe potuto restare frastornato. Da Cagliari a Castellaneta, in poi. Andreas, che non ha mai perso la testa, ha tenuto un comportamento assolutamente corretto anche nei confronti della FIT dopo che Binaghi gliene aveva dette ingiustamente di tutti i colori. Ha deciso di puntare sulla sua carriera quando si è accorto che in Davis l’ambiente non era il massimo, che la programmazione casuale della Davis avrebbe potuto ostacolare il suo ranking individuale (imponendo passaggi dalla terra ad un  tappeto indoor ad un cemento senza la necessaria continuità), che non c’era coerenza negli atteggiamenti federali verso chi decideva di saltare certi appuntamenti (Volandri ad Alghero, Bolelli a Montecatini) ma spesso strumentalizzazioni politiche più demagogiche che altro del tipo (“quello ha sputato sulla bandiera”, “quell’altro non può salire sul tram della Davis quando gli pare”, “l’etica e La Patria dimenticando che i giocatori sono prima di tutti professionisti e che il tennis è uno sport individuale). E che abbia fatto le scelte più giuste lo dimostrano i risultati che sta ottenendo, anche se tante vicende tipicamente nostrane hanno probabilmente rallentato il suo percorso. Se quasi tutti i giocatori italiani maturano più tardi non sarà anche colpa dell’ambiente nel quale crescono? Possibile che nessuno se lo domandi, intuisca?

Andreas ha evidentemente fatto bene, consapevolmente, le sue scelte. E anche quando ha deciso di ritornare a giocare in Davis, con la squadra che intanto era tornata in serie A, ha spiegato con molta chiarezza i motivi della sua decisione. Ha spiegato che doveva tenere conto anche di certi fattori che non riguardavano soltanto lui, ma il club nel quale si allenava (che, pur avendo fatto tutto il possibile per aiutare Andreas e la famiglia Sartori fin dai primi passi, avrebbe potuto subire penose sanzioni e o conseguenze da parte di chi non gli avrebbe perdonato libertà di scelta ed azione e determinazione ), il coach Sartori che lo ha sempre seguito e che ha una figlia promettente che non può permettersi ancora di “litigare” con la Fit e rinunciare a certe facilitazioni, e tante altre considerazioni di ragionevole e comprensibile opportunità. Ma lo ha fatto senza mai “sbracare”, senza arrivare a dire, come hanno fatto Fognini e Bolelli in Cile _  dopo che io stesso avevo raccolto in diversi momenti da loro e dai loro familiari critiche pesanti nei confronti della gestione federale dei giocatori d’interesse nazionale _ : “Questa vittoria è dedicata alla Fit e al presidente”. Vorrei chiarire, anche se può sapere di excusatio non petita, che nell’esprimere questo giudizio sulla diversa coerenza di comportamento di Andreas, ma anche di Sara, rispetto ad altri giocatori e giocatrici ieri critici e oggi premurosi nel ringraziare questo e quello come cause determinanti di un qualsiasi successo, che qui io _ in questo caso _ non sto dicendo che chi ringrazia quotidianamente la Fit ha meno ragione di chi non lo fa. Chi ne ha avuto seri benefici, quando non erano ancora semi-dovuti, fa benissimo a ringraziarla e a dimostrare la propria riconoscenza e gratitudine. Chi ha sparato invece fuoco e fiamme per anni, poi non può fare il voltagabbana senza strapparmi un sorriso compassionevole. Dico, cioè, che non si può dire un giorno bianco e il giorno dopo nero pretendendo di essere credibili. Tutto qua. Seppi che si è fatto giocatore da solo (con Sartori), la Errani che è andata da Bollettieri a 12 anni, sopportando lei (e i suoi genitori) forti sacrifici, e poi 8 anni in Spagna quando pochi credevano in lei al di là di familiari e allenatore, questi fatti non li dimenticheranno mai. Il che non significa che se poi saranno stati anche aiutati dalla Fit, a seguito dei loro risultati, e avranno giustamente goduto di importanti risultati di squadra ottenuti in Fed Cup e in Davis, con l’aiuto e l’assistenza del professor Parra come di altri componenti dello staff federale, non dovranno essere grati anche alla Fit. Ma con la giusta misura però, come dicevo, senza cioè …”sbracare” come hanno fatto altri/e, dopo essere stati pesantemente critici per anni, per una vita e super-allineati/e per puro interesse in tempi più recenti. Sono stato chiaro? Concludo dicendo che i giudizi personali sull’uomo Seppi e sulla donna Errani non hanno influito sulla mia valutazione “tecnica” più ottimistica sulle loro potenzialità. Infatti se questa è dichiaratamente appena cambiato in questi giorni, e spero tanto di non sbagliamri, la mia considerazione…umana su Sara e Andreas è sempre stata la stessa. E sono assolutamente certo, questa volta, di non sbagliarmi. Lo hanno dimostrato anche nelle scelte, coerenti, fedeli, che hanno sempre fatto. Anche con gli allenatori, Pablo Lozano e Massimo Sartori, persone per bene, serie, affidabili, competenti, dedicate, non manipolabili.

Vedi anche:

"Finisce l'era di Francesca, tocca ad Andreas e Sara", articolo di Claudio Giua per Repubblica in cui viene citato Ubitennis.com

Ubaldo Scanagatta

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