18/06/2012 10:19 CEST - Approfondimento
Ma chi c'è
oggi in finale?
TENNIS - Tutto così uguale e prevedibile per quasi tutto l'anno, poi tornano le settimane in cui ti pare di rivedere qualcosa di nuovo: anche rispolverando il passato. Le sorprese nel tennis contano e servono. A tutti. Rossana Capobianco

A molti appassionati e sostenitori "dell'ultim'ora" questa sarà parsa una settimana anomala: subito sull'erba veloce dopo quasi due mesi di terra battuta, molti dei beniamini del nostro sport sono inciampati in sconfitte poco prevedibili o comunque non solite.
Poco importa, si penserà: sono tornei 250 di preparazione per il terzo torneo dello Slam stagionale, il più prestigioso: Wimbledon.
Sicuramente non sono sconfitte che rimarranno negli annali e nessuno tra Nadal, Murray, Tsonga e compagnia bella perderà il sonno la notte; anzi, è probabile che qualcuno di loro possa dirsi sollevato di avere il tempo di riposarsi e ricaricarsi un po' in vista di un'estate a dir poco impegnativa.
Ma non è questo il punto: il punto è che a mio modestissimo parere, il tennis dovrebbe ancora garantire questa imprevedibilità di risultati. E ormai da troppo tempo non lo fa.
I perchè sono noti ma anche supposti, naturalmente.
Tra i motivi principali, al primo posto secondo la sottoscritta troviamo l'atletismo.
Sì, perchè in uno sport divenuto (come molti altri) molto intenso dal punto di vista fisico, nel tennis non contiamo moltissimi veri atleti. Quelli che lo sono davvero, professionalmente parlando, stanno lassù, incontrastati. Chi riesce ad esprimere un'intensità continua dal punto di vista atletico ha già compiuto il 70% almeno del proprio percorso, nel tennis moderno.
No, non sono qui a dire che Nadal e Djokovic stanno lassù solamente per quello: sarebbe inesatto e davvero semplicistico. Nadal e Djokovic hanno qualità tennistiche indiscutibili, visione di gioco, capacità tattica; sono dei giocatori veri e dei professionisti, prima di tutto. Ma è chiaro che senza la loro dedizione alla preparazione fisica e a una vita da atleta avrebbero vinto sicuramente meno, nelle loro giovani carriere. Per non parlare di Ferrer, numero 5 del mondo.
Lo stesso Federer, nell'immaginario luogo comune il pigrone che dormicchia tutto il giorno sul divano per poi impugnare una racchetta e scagliare così, dal mistero del suo talento una palla a 200 km/h, ha iniziato a scalare le vette del professionismo solo quando ha seriamente capito di dovere diventare un vero atleta: il famoso piano triennale dal 2000 al 2003 che lo ha costruito fisicamente, pianificato da quello che è tutt'ora il suo preparatore, Pierre Paganini, ha dato i suoi bei frutti.
Il secondo motivo è naturalmente quello più chiacchierato: le superfici. L'omologazione di esse, insieme all'evoluzione dei materiali in generale, ha portato a delle condizioni sempre più simili, nel tour. Se da un lato questo garantisce in misura maggiore la presenza in fondo al torneo dei "big" -che fa sicuramente molto piacere agli organizzatori in vista dei guadagni presunti- , dall'altro permette sempre meno a giocatori meno costanti e "forti" di creare la sorpresa.
Ci sarà sicuramente qualcuno che potrà pensare: "E' giusto così, alla fine deve vincere il più forte".
Io invece non sono per niente convinta che ciò sia un bene. La monotonia e la prevedibilità tolgono molto interesse allo sport. Serve, a mio avviso, che si creino condizioni affinchè possa avvenire, la sorpresa.
Non è un caso che in due occasioni quest'anno in cui i "top players" hanno dovuto adattarsi a condizioni completamente diverse da una settimana all'altra si siano verificate sconfitte anomale.
Adattarsi rapidamente a nuove condizioni è e deve rimanere una capacità di un campione.
Madrid, Halle, Queens. Campi più veloci della media. Sconfitte inattese e clamorose, match molto difficili per altri, specialisti che tornano in auge. Cilic, Nalbandian, Haas, Kohlschreiber, Dimitrov, Youzhny. Tutti in fondo, questa settimana. Ridateci anche la terra lentissima, se serve.
Il tennis una volta era questo. E se è vero che è cambiato ed è giusto che sia così, questa è una di quelle caratteristiche da rispolverare. Per la salvezza di questo sport.
Rossana Capobianco





