22/06/2012 13:15 CEST - Controcorrente
Volley, volley, volli volley
TENNIS - Alla vigilia di Wimbledon ci interroghiamo sulle cause della scomparsa del serve and volley. Quanto è vero che oggi non è praticabile a causa di attrezzi e materiali? Quanto invece dipende da altre cause? Daniele Malafarina

Allora: il serve&volley è morto. Viva il serve&volley.
Ma chi l’ha deciso che è morto? Si dice tanto che è uno stile di gioco che ad oggi è del tutto impraticabile e magari è anche vero. Quello che vorremmo sostenere qui è che, in assenza di giocatori di grande talento che pratichino continuativamente il gioco d’attacco non c’è modo di sapere se è davvero così impossibile vincere oggi facendo serve and volley.
Se guardiamo il panorama del tennis mondiale non c’è più un campione capace di praticare serve and volley dai tempi di Pat Rafter. Rafter vinse due US Open e fece due finali a Wimbledon. Il tennis è cambiato così tanto da allora?
L’erba è cambiata, questo sì, ma il rallentamento delle superfici dovrebbe aver svantaggiato più i bombardieri tutto servizio più che i giocatori di volo.
È vero che con gli attrezzi odierni si può tirare molto forte e preciso, ma non tutti sono Novak Djokovic o Rafa nadal. Alla fine della fiera per vincere una partita basta un bilancio lievemente favorevole tra punti vinti e punti persi e se è vero che l’evoluzione degli attrezzi ha reso la vita più difficile per gli attaccanti non è però così sicuro che l’abbia resa impossibile.
A queste considerazioni si aggiunga il fatto che la totalità dei tennisti odierni non è abituata ad essere attaccata sistematicamente. Le risposte bloccate sono diventate una rarità su qualsiasi superficie e anche grandi campioni come Nadal sono soliti rispondere ‘in sicurezza’ con parabole che passano abbondantemente sopra la rete. Cosa farebbero questi campioni (ma anche i loro emuli dal più modesto talento) se fossero costantemente attaccati? Sarebbero in grado di reggere la pressione e rispondere con passanti vincenti su passanti vincenti? O magari rischierebbero di andare fuori ritmo sbagliando più di quel che sbagliano di solito?
Ricordiamo come un Muster non abbia mai battuto Edberg, neanche sulla terra, neanche negli anni in cui l’austriaco era al top e lo svedese in declino. Questo perchè la costante pressione di Edberg lo mandava fuori giri rendendolo incapace di fare il suo gioco. Un Nadal è giocatore simile. Se gli si da ritmo non sbaglia mai, ed eventualmente si viene passati. Ma che succede se non gli si da ritmo e lo si attacca sempre? Purtroppo questa domanda resterà probabilmente senza risposta.
Sicuramente oggi giocare d’attacco è più difficile e meno fruttuoso di una volta, ma pensare che sia impraticabile è forse un poco esagerato. Le velocità di palla non ci pare siano cresciute in maniera così eccessiva negli ultimi 15 anni.
Pensiamo a Federer, il giocatore più universale in circolazione. Lo svizzero avrebbe un’ottima volee, peccato che scelga di farne uso troppo di rado. A tal proposito vien da ricordare la finale di Parigi del 2011. Nel primo set Federer fece spesso s&v con un bilancio di circa due punti vinti su tre. Fino al 5 a 2 in suo favore. Poi più nulla fino al terzo set.
Sicuramente facendolo con maggiore frequenza avrebbe avuto un bilancio più scarso ma non è mica necessario vincere tutti i punti. Poco più del 50% a volte basta. Magari la partita l’avrebbe persa lo stesso. E probabilmente la ragione per cui Federer non fa tanto serve and volley non risiede tanto nella pericolosità della risposta degli avversari quanto nella sua sicurezza nell’applicare la tattica sistematicamente. Sicurezza che, vista l’evoluzione del gioco dello svizzero dal 2003 ad oggi, probabilmente manca.
Quando la sicurezza vacilla per solito il giocatore si rifugia nel gioco in cui si sente più sicuro. E per Federer non è il serve and volley.
Sì perchè il vero giocatore di s&v la discesa a rete la fa sistematicamente. Su ogni punto. Negando ritmo e scambi agli avversari. Ed ormai giocatori con tali caratteristiche ne nascono pochi. Non perchè ci siano negati dal destino, ma perchè nella crescita di un giovane tennista si privilegiano altri fattori.
Ci sono i Llodra e gli Stepanek. Per loro fare s&v non è una scelta perchè qualsiasi altra tattica sarebbe sbagliata. Il punto è che un Llodra o uno Stepanek non si metteranno mai a giocare da fondo perchè per loro sarebbe controproducente. Ed il loro gioco d’attacco è stato sufficiente a portarli anche a ridosso dei primi della classe.
Ma Llodra e Stepanek negli anni 80 sarebbero stati campioni plurivincitori di slam? No. Sarebbero stati Llodra e Stepanek, magari avrebbero potuto fare una capatina nei top 10 ma difficile vederli vincere a Londra o New York.
Quindi a nostro avviso se il serve and volley è morto è perchè non c’è nessun giocatore capace di esprimere un gioco d’attacco e che sia dotato del talento e della dedizione necessari a diventare un campione.
Fin da bambini si viene impostati col rovescio a due mani e l’attenzione posta ai due fondamentali è nettamente superiore a quella rivolta alle volee. Questa è forse la causa principale della scomparsa del gioco d’attacco. Prima ancora dei cambi di superfici e materiali.
Perchè non sapendo se hai per le mani un giovane campione è più sicuro investire in un buon giocatore che rischiare di avere un giocatore d’attacco senza talento.
Pensate a due fenomeni del recente passato come Edberg e Sampras. Per loro diventare giocatori offensivi fu un rischio. Furono costretti a cambiare il rovescio per adattarsi. Non avessero avuto il talento che avevano sarebbero scomparsi senza lasciare traccia. Percorso inverso invece ha fatto Federer. Cresciuto nell’idolatria di questi campioni lo svizzero per diventare uno dei tennisti più vincenti della storia ha adattato il suo gioco alle condizioni moderne diventando un attaccante da fondo.
Ma Federer è l’eccezione, perchè tennista capace di fare praticamente tutto. Cosa sarebbe successo ad un Edberg costretto a pedalare da fondo con un rovescio a due mani? Magari proprio oggi ce n’è uno che naviga inconsapevole nelle acque basse della classifica.
Daniele Malafarina





