23/06/2012 08:14 CEST - Rassegna Nazionale
Seppi, doppia impresa per difendere il titolo (Mariantoni); Raonic, è Mister Ace la mina vagante di Wimbledon (Crivelli); Tennis, padrone, 4 alfieri ai Giochi (De Martino); L’urna inglese sorride all’Italia (Palizzotto)
23-06-2012
- Schiavone svagata passa la Clijsters Piove: Vinci sospesa (Faggioni); Coppa Davis a costo zero salva la spiaggia Diaz (Romanazzi); «Giocare a Napoli è il mio sogno Dai nostri tifosi una carica infinita» (Lobasso)
- Errani, strani sospetti dagli Usa (Crivelli). Favolosa Schiavone, annulla 8 matchpoint (Crivelli)
- Sara Errani si confessa (Vanity Fair)
- Miss McAdoo sogna l’Italia (Zanni)
- Follia Nalbandian Ferisce giudice Squalificato! (Martucci), Tennis da pazzi. Un giudice ferito da Nalbandian (Valesio), Bravata Nalbandian (Viggiani)
A cura di Davide Uccella
Seppi, doppia impresa per difendere il titolo (Luca Mariantoni, La Gazzetta dello Sport, 23-06-2012)
L'Italia tira fuori gli artigli e si aggrappa con forza all'erba pensando a Wimbledon e all'Olimpiade. L'eroe azzurro è ancora una volta Andreas Seppi che ad Eastbourne trova la magia e le forze per vincere due match in poche ore volando in finale a difendere il titolo conquistato lo scorso anno. La prima vittoria di giornata arriva contro Philipp Kohlschreiber, un tipo da prendere con le molle soprattutto sull'erba, superficie che lo ha visto vincere Halle nel 2011 e battere Rafael Nadal nell'edizione di quest'anno. Seppi inizia con timore, va sotto un break, poi lo recupera con la calma di sempre, allunga il passo portandosi a casa la prima frazione per 7-5, poi il tedesco si ferma, per un problema muscolare, quando è sotto un break (2-1) nelle fasi iniziali del secondo set.
Doppia impresa Le fatiche di Seppi continuano contro lo statunitense Ryan Harrison. L'azzurro deve sfidare il forte vento che taglia il campo trasversalmente. Ma questo non gli impedisce di gestire nel migliore dei modi un primo set delicato e deciso dal break del dodicesimo gioco e un secondo set dominato dall' esperienza e dai nervi che abbandonano il suo avversario. In finale oggi Seppi trova Andy Roddick. Lo statunitense rischia di saltare contro il nostro Fabio Fognini che lotta con forza per 2 ore e 10 minuti giocando alla pari. Fogno regge, annulla tre match point, pare avere più energie di un Roddick apparentemente spompato ma in grado di graffiare sulle due-tre palle decisive. Andy dopo batte anche il modesto belga Steve Darcis per la vittoria numero 600 della carriera. Per Seppi è la quarta finale della carriera dopo quella persa nel 2007 a Gstaad contro Mathieu e quelle vinte nel 2011 a Eastbourne su Tipsarevic e quest'anno a Belgrado su Paire.
Vinci k.o. Fuori invece a 's-Hertobenbosch Roberta Vinci, dopo la ripresa di ieri del match contro la Flipkens. La tarantina si arrampica al tie break che perde per 7 punti a 5 dopo aver sbagliato una facile volèe a campo aperto. E oggi Sara Errani e Roberta Vinci vanno a caccia del 7 titolo stagionale contro le russe Kirilenko-Petrova che ieri hanno avuto via libera dal ritiro dell'altra coppia azzurra, Pennetta-Schiavone, per un infortunio della leonessa alla coscia destra.
Raonic, è Mister Ace la mina vagante di Wimbledon (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport, 23-06-2012)
Quel giorno a Milos Raonic sono tremate le gambe. Nato a Podgorica nel '90 e rifugiatosi a Toronto a tre anni per scappare ai bombardamenti, è cresciuto con la racchetta in mano e sognava di diventare come Pete Sampras. E adesso ce l'aveva davanti, nell'esibizione a novembre.
Profezia Per Raonic è stato un giorno da ricordare: «Mi sono sempre ispirato a Pete, ho passato la mia adolescenza a guardare i suo match in dvd». E il vincitore di 7 Wimbledon gli ha riservato parole allo zucchero: «Vincerai uno Slam, ti auguro possa essere Wimbledon. Anche perché non ho mai visto un servizio come il tuo». Ora che l'appuntamento con l'erba più famosa del mondo è alle porte, quelle frasi appaiono profetiche: Milos è uno degli outsider con le ambizioni più concrete.
Mister Ace I suoi numeri stagionali in battuta lo renderanno un avversario pericolosissimo per tutti a Londra, anche se Milos preferisce il cemento. Nelle classifiche del 2012, è al comando nel numero di ace (533 in 35 partite), nella percentuale di punti con la prima (83%) e soprattutto nella percentuale di game vinti al servizio, il 94%. A gennaio, quando ha conquistato Chennai (e poi il trionfo di San José), non ha mai ceduto la battuta in 48 turni, diventando il primo giocatore ad arrivare in fondo ad un torneo senza mai perdere il servizio dopo Federer ad Halle nel 2008.
Obiettivi Insomma, Milos si è già messo sulla scia dei più grandi battitori di sempre, dall'alto dei suoi 196 cm e 90 kg di peso che gli consentono una velocità sempre sopra i 200 km/h, spesso anche con seconda. I critici ritengono che abbia un gioco troppo monocorde e poca incisività alla risposta per diventare un fenomeno, ma sarebbe un errore considerarlo soltanto il signore degli ace, perché anche il dritto gli consente di ottenere moltissimi punti. Più che altro, Raonic deve compiere il definitivo salto di qualità mentale, che gli consenta di vincere partite sul filo dell'equilibrio come quella recentissima di Halle, dove ha giocato alla pari e forse meglio di Federer (sull'erba!), ma si è lasciato scappare i 2-3 punti decisivi. Comunque, ha le idee chiare su quello che potrà essere: «Non dimentico i sacrifici dell'inizio, quando papà prenotava i campi alle sei del mattino perché costava meno. Per questo rimango con i piedi per terra, voglio diventare un giocatore consistente tra i primi 50, con proiezione nei top ten». Fin troppo modesto: ora è già 22 . E su Wimbledon: «È un onore giocarlo da testa di serie, l'anno scorso mi infortunai ad un'anca e perciò vorrei fosse più fortunato». Nel 2011 il ritiro contro Muller lo privò di un terzo turno contro Nadal. Dovesse riproporsi quest'anno, non è detto che vincerebbe quello più in alto in classifica.
Tennis, padrone, 4 alfieri ai Giochi (Marco De Martino, Il Messaggero, 23-06-2012)
Anche i ricchi piangono (di gioia). Chiedimi se sono felice dicono gli occhi azzurri spalancati di Maria Sharapova mentre il presidente Putin in persona la incorona portabandiera della Grande Madre Russia a Londra, proprio lei che è nata in Siberia, cresciuta in Florida, guadagna più di Madonna e pensa che in fondo siano i diamanti, e non le racchette, i migliori amici delle ragazze. Nella storia della Russia non c'era mai stata una donna leader ai Giochi ma stavolta avverrà a Londra, mentre tutto il mondo del tennis si prepara all'immortalità e a camminare sulle acque del Tamigi a lungo. Un gran premio per uno sport di milionari che però sono ormai di tutti, troppo bravi, troppo famosi e troppo globali per essere ammalloppati dietro, nel gruppone della cosiddetta delegazione, insieme agli altri.
Ecco infatti il patriota Djokovic, dio, patria, famiglia e l'ultimo rovescio sulla riga, uno di quelli che trascina l'iconografia della nuova Serbia (le tre dita al cielo in segno di esultanza) nell'entusiasmo sportivo e nella baldanza fisica di un paese che dopo i trionfi di squadra ora cerca emblemi anche negli sport individuali. Per la Spagna ci sarà invece il grande Rafa Nadal, uno che la bandiera rossa e gialla ce l'ha marchiata sul cuore, altrimenti non avrebbe vinto tre volte la Coppa Davis quasi da solo. E infine ecco l'immenso Federer, uno che rappresenterà la Svizzera per la terza volta di seguito e che stravede per i Giochi, anche se finora alle Olimpiadi ha vinto solo una medaglietta d'oro nel doppio a Pechino con Wawrinka. Stavolta sarà diverso, perché il torneo olimpico si giocherà sull'erbetta amica di Wimbledon e due set su tre. Altro che Slam, il tuo regno per una medaglia in singolare.
L’urna inglese sorride all’Italia (Daniele Palizzotto, Il Tempo, 23-06-2012)
L'Italtennis invade Wimbledon e può sorridere per un sorteggio benevolo. Il terzo Slam stagionale - al via lunedì sui campi dell'All England Club di Londra dove si disputerà anche il torneo olimpico - vedrà impegnati ben 15 tennisti azzurri, sette uomini e otto donne, per un record di partecipazione toccato solo nel 1996 e nel 2006. Certo l'erba non è la superficie preferita degli italiani, ma l'urna - diversamente da Parigi - ha riservato piacevoli sorprese.
Tra gli uomini l'Italia potrebbe, anzi dovrebbe festeggiare almeno quattro vittorie nei primi turni. Andreas Seppi, 23 favorito dello Slam londinese, parte favorito contro Istomin (battuto di recente al Foro), così come Cipolla contro il qualificato Cervantes, Fognini contro il declinante Llodra (al 2 turno ci sarebbe Federer) e il qualificato Bolelli contro il promettente Janowicz; difficili gli impegni per Lorenzi e Starace, attesi da Mahute Sweeting, mentre Volandri è chiuso da Chardy.
Tra le donne spicca l'interessante derby tra Flavia Pennetta e la 20enne promessa italo-americana Carni-la Giorgi, passata indenne dalle qualificazioni come già lo scorso anno. La nuova top ten Sara Errani esordirà contro l'americana Vandeweghe, mentre la Schiavone affronterà la giovane britannica Laura Robson. Favorite anche la Vinci contro la wild card Barty e la ritrovata Knapp contro la Baltacha, mentre Brianti e la qualificata Camerin hanno impegni complicati contro le russe Makarova e Petrova.
Tra i favoriti, ancora una volta Federer è stato sorteggiato dalla parte del numero uno Djokovic. Lo svizzero, sei titoli all'All England Club, esordirà con lo spagnolo Ramos, poi ha un cammino apparentemente semplice (Isner o Tipsarevic nei quarti) fino alla semifinale con il serbo, atteso da Ferrero al debutto e poi da Berdych nei quarti. Nadal esordisce con Bellucci, nei quarti dovrebbe trovare Tsonga e quindi Murray, atteso però da un tabellone difficile.
Tra le donne i possibili quarti sono Sharapova-Kerber, Stosur-Radwanska (ma la polacca è attesa da Venus Williams al 2 turno), Serena Williams-Kvitova e Azarenka-Wozniacki.
Chi si è rotolato sull’erba di Wimbledon (Stefano Gallerani, Il Manifesto, 23-06-2012)
Oggi il torneo di Wimbledon si disputa come ogni altro Grande Slam - e quest'anno, addirittura, si terrà dué volte, ospitando 1 campi dl Church Road anche il campionato Olimpico che prenderà il via a fine luglio -, ma dalla seconda edizione, svoltasi nel 1878 e vinta da Frank Hadow a spese di Spencer Gore, a lungo nell'AU England Croquet and Tennis Club è valsa la regola del challenge round: la finale, cioè, vedeva contrapposto il detentore del titolo al vincitore di una selezione di sfidanti. Il protocollo di gioco era quello stilato da C.G. Heathcote e Julian Marshall su commissione del segretario generale del circolo, Mr. Walsh: dunque, campo rettangolare, paletti di sostegno spostati all'esterno, rete abbassata e adozione del punteggio del rackets, fatto di frazioni misteriose (15, 30 e 40), game e set. Quanto allo stile, colpi di volo, ribattute, servizi liftati e lob, partita dopo partita una nuova arma si aggiungeva al repertorio dei contendenti elevando il livello della gara e montando un interesse sempre maggiore intorno allo sport della racchetta. Se a questo si aggiunge la naturale propensione del mondo anglosassone per il gioco e la competizione, non stupisce come, appena cinque anni dopo il suo esordio, nelle tribune di legno costruite per l'occasione erano stipate più di mille persone. Pure, perché un evento sportivo diventi una leggenda ci vogliono vere e proprie epiche: dal 1881 al 1890 il capitolo conclusivo dei Championship vide contrapposti William ed Ernest Renshaw, ma per quell'alchimia strana che lega due gemelli il secondo non riuscì che ad imporsi solo una volta su cinque finali, mentre Willie, spavaldo e aggressivo si aggiudicò ben otto allori. Senza soluzione di continuità fu anche il dominio, nel decennio successivo, dei Doherty, ma la differenza d'età (Reginald era di tre anni più anziano di Laurie) si tradusse in una sorta di passaggio di consegne, per cui quando il maggiore. dopo quattro titoli e complice una salute malferma, non ebbe la forza necessaria per ribadire il proprio tennis, fu il più piccolo ad aggiudicarsi altre cinque edizioni onorando il buon nome di famiglia. Pressoché nullo fu invece l'impatto sul torneo dei fratelli Baddeley, presto scalzati dagli irlandesi Hamilton, Pim e Mahony, ma ormai l'epopea dei Renshaw e dei Doherty - che a Wimbledon, per di più, erano nati - era stata sufficiente a circonfondere quei campi di un'atmosfera domestica (tanto che, oltre un secolo dopo e forte di tre vittorie e quattro finali, Boris Becker non avrebbe faticato a considerarli il giardino di casa). Ed una questione privata è stata anche quella tra le due più forti tenniste del ventunesimo secolo, le sorelle Venus e Serena Williams, che al cospetto degli immancabili duchi di Kent si sono spartite ben nove piatti d'argento affrontandosi per quattro volte sotto gli occhi imbarazzati di mamma Oracine e lo sguardo spietato di papà Richard. La loro rivalità è stata un concentrato delle angustie e dei condizionamenti psicologici patiti e vissuti dai Renshaw e dai Doherty: come i primi, infatti, i loro scontri non sono stati mai banali, ma sempre travagliati dalla difficoltà di lottare contro la forza del sangue e la violenza dell'agonismo (come non pensare al senso di rivalsa che a un certo punto della sua camera la più piccola e sgraziata Serena deve aver provato nei confronti della precoce e flessuosa Venus?); al pan dei secondi, però, trionfando in doppio nel 2000, 2002, 2008 e 2009, le ragazze di Lynwood, California, hanno fatto quadrato intorno a un affaire che sentivano loro respingendo l'assalto sia di campionesse già affermate che di giovani e impetuosi rivali passate sul Centre Court come meteore e altrettanto rapidamente spazzate via. Epiche sono state poi le decine di scontri che si sono consumati su quell'erba leggendaria, dai duelli tra Borg e McEnroe ai più recenti tra Re Roger e Rafa Nadal. Personalmente, il momento più intenso cui ho assistito è stata la finale del 2001, che vedeva contrapposto all'australiano Patrick Rafter il croato Goran Ivanisevic. Quell'anno Ivanisevic, precipitato alla centoventicinquesima posizione del ranking mondiale, era entrato nel main draw solo grazie a una wild card offertagli dagli organizzatori a saldo di una carriera che a Wimbledon lo aveva visto protagonista almeno tre volte, sconfitto una volta da Agassi e due da Sampras, ma quel livello di gioco sembrava ormai niente più che un lontano ricordo. Ciononostante, senza alcun peso sulle spalle se non quello di un carattere imprevedibile e autodistruttivo, Goran riuscì ad issarsi sino all'ultima domenica quando, in vantaggio otto giochi a sette e servizio nell'ultimo e decisivo set, si trovò a un passo dal liberarsi dall'etichetta di perdente di successo. Il primo quindici lo vide subito in svantaggio, complice una , facile volée di dritto spedita mezzo metro oltre la linea di fondo campo; il punto successivo riequilibrò la situazione dopo una risposta sbagliata dall'australiano due volte vincitore agli US Open; ma i fantasmi che avevano tormentato Goran per una vita erano lì ad aspettarlo, facendolo incappare nel più inconsulto dei doppi falli, con una seconda palla scagliata fuori del rettangolo di servizio a centoventi miglia orarie. Ormai era saltato ogni schema. Rafter infilò ancora un paio di bei colpi mentre il croato alternava di nuovo battute vincenti a doppi falli bruciando tre occasioni per portare a casa coppa ed incontro. La sua era una maschera di dolore e paura; lo sguardo, quello di chi stia per crollare a un passo dal traguardo. Non credo perciò d'essere stato l'unico, quel pomeriggio, a pensare che, a un certo punto, guidando debolmente in rete una banale risposta, siano intervenuti gli dei della racchetta ad affidare a Rafter il compito di sgravare il loro figlio sfortunato del fardello della vittoria, permettendogli finalmente di piangere solo, ma di gioia stavolta, su quell'erba consacrata dove e come, secondo la sacerdotessa Navratilova, il rito del tennis andrebbe sempre celebrato.
Da allora, il tennis che secondo la campionessa cecoslovacca Martina Navratilova (che a Wimbledon, tra tornei individuali e in coppia ha collezionato l'incredibile e forse ineguagliabile numero di venti titoli). si gioca qui come dovrebbe essere giocato, ovvero sull'erba, non ha mai perduto il primato di competizione tennistica più affascinante che ci sia, rimanendo il vero tempio della consacrazione per qualsiasi giocatore: una legge che sfida il caso e, solo negli ultimi anni. è stata confermata dal fatto che è proprio su questi campi che lo scettro di più grande tennista del mondo è stato ceduto da un campione all'altro: negli anni novanta le chiavi del giardino di casa furono cedute da Boris Becker a Pete Sampras, fino a che questi non le passò a sua volta a un diciottenne di Basilea che di lì a poco avrebbe infranto il suo record di vittorie nei tornei del Grande Slam, Roger Federer, ed è tra le siepi di Warple Road che Nadal ha dovuto sconfiggere FedEx per convincere il mondo intero di un talento che non era sola volontà di potenza o pura forza fisica.





