23/06/2012 12:57 CEST - Personaggi
Le storie di ieri
di Petra Kvitova
TENNIS - Petra Kvitova, campionessa in carica a Wimbledon, si confessa al Guardian. "Mio padre mi ha allenato fino ai 16 anni. Ma il nostro rapporto è peggiorato per il tennis. Ora va meglio". Per Navratilova, il suo idolo, sarà la nuova dominatrice del tennis. Donald McRae, The Guardian

Wimbledon inizia lunedì e Petra Kvitova comincia la sua difesa del titolo, soprattutto contro la nuova numero 1 e campionessa del Roland Garros Maria Sharapova, mettendo alla prova la convinzione che la 22enne ceca emergerà come la nuova dominatrice del tennis. Certo colpisce che Martina Navratilova, idolo e modello di Kvitova, insiste che la giovane nata nella piccola cittadina di Fulnek diventerà una delle grandi di questo sport.
Prima di ricordare la sua intensa visita a Wimbledon con Martina, Kvitova offre un racconto illuminante del suo rapporto con il padre (scoppiato in un lungo pianto di gioia al termine della finale vinta da Petra l’anno scorso) e del suo passato. “Sarò sempre la sorellina piccola” dice, “perché i miei due fratelli hanno adesso 36 e 33 anni. Papà era il loro coach e loro provavano a giocare bene ma era difficile perché la mia famiglia non aveva molti soldi. Non avevamo una macchina perciò dovevano spostarsi in treno e non potevano certo pensare a un futuro positivo nel tennis. Io mi sono allenata con mio padre a Fulnek fino ai 16 anni. A volte era dura, non potevo uscire con i miei amici perché dovevo allenarmi. Papà sapeva cosa facevano i ragazzi. A Fulnek no c’è niente. Quattro campi da tennis, un castello e un centro sportivo. Io ho giocato a pallavolo fino agli 11 anni, ma i miei amici passavano il tempo per strada e magari fumavano. Papà era un insegnante e aveva paura di questo. Quando avevo 15, 16 anni ho attraversato un periodo difficile. Il mio rapporto con mio padre è peggiorato per colpa del tennis. Una volta a casa continuavamo a parlare di tennis, era troppo. Non andava bene per nessuno dei due. Non volevo continuare a giocare”.
Era solo stanca di un padre che controllava la sua vita? “E’ stata dura ma non mi è mai piaciuto fare tardi la notte. Per me era ok, e comunque qualche volta uscivo con i miei amici. Solo mai durante la settimana perché non avevo tempo. Ma forse eravamo troppo vicini, io e mio padre, per via del tennis. Non rendeva molto facile la vita a me e ai miei fratelli. Ci spingeva sempre tanto ma è per questo che sono qui adesso”.
E adesso com’è il suo rapporto con suo padre? “Buono” dice Kvitova. “Per i miei genitori molte cose sono cambiate. Adesso i loro tre figli hanno le loro vite, hanno più soldi e così possono rilassarsi. Per loro la vita è molto più facile. So quanto sono orgogliosi e rilassati. Due anni fa erano ancora apprensivi, chiamavano per chiedere ‘come va?’, ‘come stai?’. Mi fa piacere renderli felici. Mio padre ha una grande passione per il tennis. A maggio, per la Fed Cup (la Repubblica Ceca ha battuto l’Italia 4-1 a Ostrava), ha ordinato 140 biglietti. C’era una grande atmosfera e tanti erano venuti a vedermi da Fulnek. Ero nervosa ma sono felice di come sia andata”.
Sua madre, al contrario, è “molto più calma. Ho preso molto da lei”. Questa serena sicurezza nei propri mezzi ha spesso caratterizzato il suo gioco sull’erba. “La prima volta che ho giocato sull’erba, a Roehampton, ho vinto un torneo giovanile. È stato terribile, è piovuto tutto il tempo ma sono rimasta tranquilla. C’è stata talmente tanta pioggia che alla fine abbiamo giocato set da quattro game: i punteggi erano tipo 4-3 o 4-1. Stavo nel campus dell’università e c’era solo un letto in una cameretta piccola. Non era così bello”. Kvitova ride ricordando quel primo torneo. “E poi, i miei primi due Wimbledon da pro non sono andati bene. Ma nel 2010 è cambiato tutto”.
Kvitova ha dato la svolta alla sua carriera quando, benché fuori dalle top 30, ha raggiunto a sorpresa le semifinali. Ha perso in due set da Serena Williams ma Kvitova era galvanizzata. “Ero giovane, non avevo molta esperienza, ero andata lì per divertirmi e dopo la semifinale ho capito che avrei potuto far bene a Wimbledon. È il mio torneo preferito adesso.
“L’anno scorso tutto è andato a meraviglia. In semifinale ho giocato con Azarenka che avevo appena battuto a Madrid. Ero nervosa prima del match ma in campo mi sentivo bene. Penso che li abbia giocato molto bene ma ho saputo fare meglio nel terzo. E poi la finale...”.
Kvitova ricorda pensierosa le emozioni prima del match. “La notte prima della finale stavo bene. Ho dormito bene e pensavo a come sarebbe stato, a quello che avrei dovuto fare. Ma è stato strano subito prima della partita. Dovevamo aspettare da sole. È stato terribile. Mi sentivo nervosissima. Ma una volta in campo ero ok, mi sentivo calma dentro. Perfino sul match point ero tranquilla”. Scrolla le spalle divertita. “Forse perché ne avevo tre a disposizione. Ma è bastato il primo”.
Come ha festeggiato? “Siamo tornati a casa, a Southfields. C’era dello champagne ma non ne ho bevuto molto, solo un bicchiere. Ero stanchissima. Dovevo andare a letto ma non sono riuscita a dormire bene. Avevo troppi pensieri per la testa, ma erano pensieri felici. Avevo vinto il mio primo Slam, ed era Wimbledon. Tutti vogliono vincere Wimbledon”.
Sorride dolcemente e presto passa a descrivere la sua visita a Wimbledon con Martina Navratilova nel cuore dell’inverno inglese. “E’ stato speciale, solo io e Martina. Abbiamo camminato e parlato in ceco. Mi ha raccontato storie bellissime sulle sue esperienze, e ne ha un sacco dato che ha vinto nove titoli in singolare. Era il mio idolo quando ero piccola. Mi piaceva perché anche lei era mancina e non sono molte le mancine che hanno vinto Wimbledon. Abbiamo girato per il club ed era tutto vuoto. Non c’era nessuno, non c’erano le reti sui campi. Ma sul tabellone c’era il punteggio della finale con Sharapova”.
Come si è sentita quando Navratilova l’ha indicata come la futura grande campionessa del tennis femminile? “E’ stato bellissimo. E’ sempre carina con me. Spero di poterci riuscire perché è straordinario avere il suo supporto. Comunque per ora sono solo parole. Quest’anno sono andata vicina a diventare numero 1 del mondo, ora Sharapova sta giocando benissimo. Essere numero uno è una bella posizione ma è un obiettivo piccolo. Per me è molto meglio vincere uno Slam. E ho ancora tanto lavoro da fare per vincerne un altro”.
Kvitova sta lavorando allo stesso modo sul suo inglese che migliora rapidamente. “Non mi sento più nervosa se devo parlare inglese. Dopo Wimbledon ho iniziato a parlarlo di più. E ora Katie Spellman (la sua media manager) mi ha portato dei libri”.
“Non vuole leggere Twilight o altri romanzi sui vampiri” dice Spellman. “Petra voleva che le portassi qualcosa di più romantico. Perciò sono andata sul tradizionale: Il vento tra i salici, Il giardino segreto”.
Fulnek sembra lontanissima ma la fama di Kvitova nella sua città natale sta ancora crescendo. “Torno a casa e nei negozi la gente mi guarda, sanno chi sono. Non sto dicendo che è orribile, ma è strano. La vita è cambiata e non puoi farci niente”.
Il suo vecchio club a Fulnek è cambiato? “No!” esclama. “Mio fratello mi ha detto che qualche bambino sta iniziando a giocare. Lui è il coach del club ma Fulnek è una cittadina piccola, ha solo 6 mila abitanti. Non sono tanti, ma a molti piace giocare a tennis. E iniziano a giocare di più grazie ai miei risultati”.
Traduzione di Alessandro Mastroluca





