27/06/2012 15:41 CEST - Wimbledon
Australia addio
Bravo Goffin
TENNIS - La scomparsa degli aussies, una "prima" dal 1938. Paesi emergenti e dispersi. Fognini contro Federer, solo superstite dei poco magnifici sette. All'Errani manca un punto. Goffin-Tomic match del giorno. Da Wimbledon, Ubaldo Scanagatta

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Dall’inviato
Ubaldo Scanagatta
WIMBLEDON _ Non è stata una giornata memorabile salvo che, in negativo, per il tennis australiano. Con la sconfitta, peraltro prevedibilissima, di Hewitt con Tsonga _ perché l’ex campione di Wimbledon ha 31 anni e e 31 acciacchi per gamba, mentre Tsonga, 27, è uno che qui un anno fa ha rimontato due set a un certo Federer e raggiunto le semifinali _ e quelle del giovane Tomic (classe ’92 e nei quarti un anno fa) con il belga Goffin (classe ’90 e tuttavia meno esperto), di Ebden con il francese Paire nonchè di Matosevic (ieri), non c’è neppure un australiano al secondo turno. Non accadeva dal 1938. Dal ’52, successo di Sedgman, al ’70 The Championships erano stati vinti per ben 14 volte da giocatori australiani, grazie ai Grandi Miti del tennis, Hoad, Cooper, Fraser, Laver, Emerson, Newcombe…
Altri tempi quelli in cui australiani e americani dominavano il pianeta tennis. Anche gli americani, che qui hanno già visto uscire di scena Isner, sono in crisi: Roddick ha acciuffato un posto nel seeding per il rotto della cuffia.
Ma d’altra parte, per quanto concerne gli australiani, come mi raccontava Samantha Stosur lunedì, “I campi in erba in Australia sono pochissimi, io non ci ho quasi mai giocato” e non è che in America abbondino. Costa anche un sacco mantenerli, e oggi l’acqua è sempre più preziosa.
Il tennis è sport sempre più globale, Paesi emergenti tirano fuori tennisti che non ti aspetti, vedi la Serbia in tempi recenti ed alcune nazioni dell’ex blocco sovietico, mentre altre sono anch’esse in difficoltà…, come la Russia ad esempio che dopo aver avuto un paio di numeri uno del mondo, Safin e Kafelnikov, più un paio di top.ten, Medvedev, e in tempi più recenti Davydenko e Youzhny, con diversi buoni giocatori come Andreev, Tursunov, sta perdendo terreno, tant’è che l’anno prossimo potrebbe non avere neppur un giocatore tra i primi 50 e meno delle dita di una mano fra i primi 100. Oggi ne hanno solo 4 fra i top 100, Youzhny 33, Bogomolov 46, Davydenko 47 e Andreev 93. Un collega russo mi ha detto, pregandomi di non citarlo perché “Tarpishev, il presidente delle federtennis russa che insegnava a Boris Yeltsin, è uno degli uomini russi più potenti e non solo più ricchi” che “purtroppo Tarpishev non ha fatto nulla per investire nelle strutture del tennis russo, per aiutare i giovani…anche il tennis femminile, ora che hanno smesso Dementieva e Miskyna, che la Kuznetsova è in crisi per non parlare della Chakvetadze, la Zvonareva ha problemi fisici continui, la Petrova non è più lei da un po’, la Kirilenko non è da corsa…beh meno male che c’è la Sharapova a tirarci su di morale e di status, ma solo qualche anno fa le russe erano in sei tra le top-ten e non c’è’ nessuna giovane all’orizzonte”.
Insomma c’è chi sale e chi scende, chi come l’Italia al femminile può menar vanto, chi come l’Italia al maschile dopo qualche sprazzo di luce, qui a Wimbledon sembra tornata al buio. Di sette giocatori in tabellone, che di per sé poteva costituire una discreta affermazione di gruppo, al secondo turno è arrivato soltanto Fabio Fognini, con merito e anche un po’ di fortuna (la moglie del suo avversario Llodra in procinto di partorire e con qualche problema all’ospedale). Solo che Fognini se la deve vedere _ primo match della giornata di mercoledì _ contro un certo Federer e in certi casi perfino sognare sembra proibito. Mission impossible, si direbbe anche a chi banalmente dirà frasi del tipo “non si sa mai”, oppure “ma Federer non è più quello di una volta” o anche “ma la palla è rotonda” che è proprio il massimo.
Le donne invece andrebbero benedette, perché continuano a salvarci la faccia, e quasi sono imbarazzate a confessarlo _ basti ascoltare come si schermiva la simpatica Roby Vinci nell’intervista che le ho fatto dopo la lezione che aveva dato in un’ora precisa alla Barthy, campionessa junior di Wimbledon un anno fa _ oppure arrivano ancora in intervista tese come le corde di un violino …_ ascoltate l’audio di Francesca Schiavone che evidentemente non si rende conto di quanto può essere sgarbata. Prima parla con un tono di voce che nemmeno fosse la Duse, pare una recita. Poi ti dice che le cose stanno cambiando perché “mi mancavano delle cose ben precise e me le sono andate a prendere. In particolare la parte fisica, oggi mi sento più forte, più veloce più resistente…Mi sono detta ‘iniziamo seguire la parte fisica di più…’.
Al che mi è parso naturale chiederle cose fossero quele cose ben precise e che tipo di accorgimenti atletici-fisici avesse adottato. La sua risposta, che ha dato facendo ripetuti piegamenti dell’avambraccio, è stata: “Ti ho detto il fisico!, cosa ti devo dire? Quanto tiro su _ facendo il gesto…_ nel tennis c’è una parte tecnica, tattica, fisica e mentale, la parte fisica che cosa ti devo dire, quante volte faccio così (peccato non potervi offrire il video, sarebbe stata unba chicca), tutto ciò che è il complesso della parte fisica, andare a destra a sinistra etc etc “,
Vi risparmio il resto. Chissà se invece di aver recuperato un match che stava perdendo con la Robson 6-2,3-2 e 0-40, avesse perso!
A me era parso più che legittimo, in un giorno in cui una tennista ti dice di aver fatto cose precise che non aveva più fatto da tempo, domandarle quali fossero quelle cose e perché anche non le avesse fatte da tempo se le riteneva invece importanti. Mah…con la Schiavone bisogna avere spesso _ non sempre per fortuna, ha le sue lune buone e cattive _ tanta pazienza.
Chi ha avuto davvero sfortuna è stata la Knapp. Altrimenti Karin avrebbe portato a casa la partita con la Baltacha e per l’Italia sull’Inghilterra sarebbe stato 2-0. E avremmo potuto sfottere i colleghi inglesi come avevo fatto io: “Ormai ci battete solo nel cricket!”
Non c’è Wimbledon senza che la pioggia faccia capolino, anche nei momenti meno adatti. Come quello del matchpoint per Saretta Errani, avanti 6-1,5-3, 30-40 sul servizio della Vandeweghe. Uno scroscio d’acqua e tutti a casa, sebbene una mezzoretta più tardi quando c’era ancora una discreta luce si sarebbe potuto completare tranquillamente la partita…salvo che l’americana rimontasse e la trascinasse al terzo. Anche Kubot era avanti due set a zero e 5-3 30 pari, dopo essere stato 5-1, contro il giapponese Ito. Il cielo era stato dispettoso anche a Parigi quando Clement, sotto 5-1 al quinto con Goffin, è rientrato il giorno dopo la sospensione per giocare solo quattro punti e perderli tutti.
Per concludere sulle italiane, sorridenti e meno, sono 3 al secondo turno e quasi 4 se Sara chiuderà il match. La Giorgi ha la Tatishivili 73, la vedremo alle prese con la famosa prova del nove. Intanto ha conquistato gli italiani più…machi, per la sua femminilità.
Oggi, in una giornata in cui Nadal è stato sotto 4-0 con Bellucci e la Kvitova 3-0 con l’uzbeka da cognome impronunciabile, più lungo di lei che è già parecchio lunga, il match tecnicamente più interessante è stato certo quello vinto dalla wild card Goffin su Tomic, testa di serie n.20.
Goffin sembrava più mingherlino e piccolino del solito, Tomic più possente e muscolato di come lo ricordassi qualche mese fa. Ma Davide alla fine ha battuto Golia in quattro set pur avendo perso il primo. Di Goffin avevo scritto a lungo a Parigi, prima che strappasse anche un set a Federer, per via del suo strano percorso di lucky loser davvero lucky. Di Tomic, che ha un atteggiamento davvero strafottente in campo, come lo è anche in Australia quando la polizia cerca di fermarlo a bordo della sua auto rombante (fra lui e Gulbis chi è più…Balotelli?), non ho apprezzato i ripetuti lanci di racchetta. Non li fa solo Fognini, ecco. E non è giusto criticare solo quelli del nostro (che contro Federer sono sicuro si comporterà benissimo e darà. spettacolo).
Tomic ne ha spaccata una quando ha subito il break all’inizio del terzo set e quando ha sparato largo un dritto sul matchpoint ne ha fatta fuori un’altra. E ci teneva proprio a riusicre nell’impresa perché l’ha dovuta sbattere per ben quattro volte prima di centrare l’obiettivo. E’ anche vero che se ne avesse dovuto rompere una per ogni errore gratuito avrebbe avuto bisogno di 32 racchette.
Si giocava sul famigerato campo due, il cimitero dei Campioni, stesso numero, ma cornice e stadio del tutto diverso: non è più lontanamente simile a quel n.2 in cui ho visto perdere negli anni i vari McEnroe, Connors, Sampras, Hingis, Venus e Serena.
Tomic gioca un tennis facile, fluido, fin troppo. Supponente direi. Grande varietà di colpi, ma talvolta non necessary tutti quei tagli sotto la palla, anche se sull’erba la palla si alza poco e scivola via. Ma anche Goffin, meno presuntuoso, ha talento da vendere. E sembra più intelligente. Infatti ha vinto, ma l’avrei detto anche se avesse perso.
La partita è stata piacevole anche perchè nessuno dei due giovanotti ha un servizio irresistibile, e quindi gli scambi non sono mancati. Avrei voluto vederla tutta. Impossibile, nelle prime giornate di uno Slam, quando le cose da seguire sono tante, troppe, e hai quattro ragazze italiane di cui dar conto…anche se non tutte (le ragazze, intendo..) se ne rendono, appunto…conto!
Ubaldo Scanagatta





