27/06/2012 07:28 CEST - Rassegna Nazionale
Schiavone di mestiere, Errani match point ma la pioggia la ferma (Martucci); Hewitt, Tomic e un’Australia da piangere (Tommasi); Wimbledon commossa da Fish, cuore debole e coraggio da leone (Clerici); Inglesi, il tennis per consolarsi (Semeraro)
27-06-2012
- Pennetta, che amarezza ecco Camila l'oriunda (Clerici), Scatenata Giorgi (Martucci), alla Giorgi il derby sull'erba (Palizzotto, Azzolini, Semeraro), il tramonto di Venere e l'alba di Camilla Wimbledon (Ferrero)
- L'incanto di Wimbledon alla prova del turbo tennis (Clerici), Parla Rafa: «Per vincere devo essere un po' pazzo» (Martucci), Imbattibili Errani-Vinci (Marianantoni), Wimbledon, per salvare i Giochi (Azzolini, Lombardo e Semeraro)
- Errani e Vinci, chi vi ferma più (Crivelli); Seppi non si ripete, il redivivo Roddick lo batte in due set (Mariantoni); Spirito olimpico, quattro tennisti portabandiera (Martucci); Interviste a Errani, Nadal, Federer
- Seppi, doppia impresa per difendere il titolo (Mariantoni); Raonic, è Mister Ace la mina vagante di Wimbledon (Crivelli); Tennis, padrone, 4 alfieri ai Giochi (De Martino); L’urna inglese sorride all’Italia (Palizzotto)
- Schiavone svagata passa la Clijsters Piove: Vinci sospesa (Faggioni); Coppa Davis a costo zero salva la spiaggia Diaz (Romanazzi); «Giocare a Napoli è il mio sogno Dai nostri tifosi una carica infinita» (Lobasso)
A cura di Davide Uccella
Schiavone di mestiere, Errani match point ma la pioggia la ferma (Vincenzo Martucci, La Gazzetta dello Sport, 27-06-2012)
E' tutta questione di tempo. Un time out da dolore, con un pizzico di malizia, aiuta Francesca Schiavone a gelare la beniamina di casa, la diciottenne Laura Robson. Perché, fermando il tempo, sull'erba troppo veloce, e poi adattandolo ai suoi ritmi, la trentaduenne supera il primo ostacolo a Wimbledon. Un ritardo al via, fino alle 19, agevola le più esperte Sara Errani e Roberta Vinci, nel frenare, di testa, e quindi di tattica, due bambine di qualità, la ventenne Coco Vandeweghe e la sedicenne Ashleigh Barty. Ancora il tempo — una caduta su un contropiede — spezza la sfortunata Karin Knapp, già tutta incerottata alla gamba sinistra, sul-1'1-2 del secondo set contro Elena Baltacha. E, alle 20.16, la pioggia blocca Sara Errani e non le lascia il tempo di giocare il match point.
Rimonta Dopo mezz'oretta, sul 2-6, 1-1, il torneo di Nostra Signora dello Slam è bell'e pregiudicato: «Sul 2-1 per lei, io ho sbagliato due volée, e lei, che già era in fiducia al servizio, ha preso ancora più tranquillità. Mentre a me, sul 4-1, è successa questa cosa alla schiena: pensavo fosse la tensione, ma si deve essere bloccato il diaframma, e quindi il muscolo, dietro». Ecco il time out medico, ecco lo stop che raffredda la mancina di casa (storica regina di Wimbledon juniores 2008, dopo la Croft nel 1984!), ecco anche un altro brivido, sul 2-3 0-40. Dopo un'oretta, il torneo della regina del Roland Garros 2010 (e finalista 2011), sembra finito: «Mamma mia, un momento tostissimo. Ho servito bene, per darle fastidio, un po' sul corpo. Mi sono detta: "Piazzati più bassa con le gambe, tira in centro e fagliela giocare, vediamo se lei vince quello che conta". Poi, lei è scesa di fiducia, e io più giocavo e più trovavo il timing per rispondere». Con qualche altra piccola malizia del mestiere, al servizio e dopo gli scambi: «Bisogna usare tutti i secondi che hai. Certe volte devi fermarti, e non dimenticare che devi soprattutto giocare il punto al meglio. Non solo correre e correre».
Paura Così, la Leonessa si riprende: «Piano piano, sono riuscita ad arrotare un pochino e a trovare il timing per rispondere. Nel momento in cui rispondo nei piedi e non qui davanti, le cose cambiano». E, il match inverte rotta, fino al 2-6 6-4 5-1 e match point. «Li lei ha giocato tre punti della Madonna», si giustifica Francesca che esce dalla palude della paura solo sul 6-4, al quinto match point: «E' una vittoria costruttiva, in fondo ho giocato con un certo ordine, abbiamo una Schiavone desiderosa di fare e secondo me anche pronta. Fisicamente ho ricominciato a lavorare tanto. Poi tutto si è mosso, e ora penso assolutamente di essere ripartita. Mi sento più veloce, reattiva, resistente». Pronta per un agevole secondo turno con 'Cristina Pliskova (n. 148 Wta), una delle gemelle ventenni ceche promosse dalle qualificazioni.
Tandem Sulla scia della Schiavone, le compagne di 7 titoli di doppio stagionali, Errani e Vinci, si rilassano insieme, aspettano insieme, si riscaldano insieme, ed entrano in campo insieme, sul 14 e 16. Saretta, eroina da terra rossa, neo finalista-miracolo al Roland Garros, demolisce da 10 del mondo le certezze offensive dell'americanina Vandeweghe (132); Robertina (23), che fra i 6 tornei vinti in singolare ha anche 's-Hertogenbosh 2011 e gioca le volée al bacio, imbavaglia l'aborigena-prodigio australiana (258), protetta della mitica Evonne Goolagong. Partono entrambe bene, resistono al ritorno delle avversarie, Roberta evita lo stop per oscurità, Sara è invece stoppata sul 6-1 5-3 e vantaggio.
Wimbledon, bye bye Hewitt, Schiavone avanti con rabbia (Federico Ferrero, L’Unità, 27-06-2012)
PRIMA GIORNATA DI LIEVI DOCCE LONDINESI, CON IL PROGRAMMA FATALMENTE SLITTATO VERSO LA NOTTE, E L'ULTIMA CAMPANA È GIÀ SUONATA PER UN EX GRANDE DEL TENNIS,LLEYTON HEWITT. Dieci anni or sono, numero uno al mondo e campione anche a Wimbledon; ai giorni nostri, sopravvissuto a se stesso e costretto a non meno di cinque operazioni per aggiustare, ricucire, ricostruire, rimandare una resa che non accettano né lui, né Roddick, né Haas: meglio rammendati col filo che pensionati. L'ultima impresa del chirurgo ha placcato di metallo il mignolo del piede sinistro al rissoso australiano, ormai pressoché afono anche negli epocali c'mon: tutto inutile, la palla non scorre più e Jo Wilfried Tsonga, il peso massimo che nel 2011 tagliò il ciuffo al capo giardiniere Federer, lo ha accompagnato di peso all'uscita. Quasi con garbo, però, senza esagerare con la violenza, una cortesia dovuta per chi è punito, se non offeso da una classifica ingrata: numero 202 al mondo. Come passare dal loft al decimo piano sotto zero.
L'armamentario di tic del sette volte padrone di Parigi, un tonico Rafael Nadal, rende una sua qualunque partita sulla lunga distanza mai inferiore alle due ore: i venti secondi concessi negli Slam tra la conclusione di un punto e l'inizio di quello successivo sono almeno dieci in più. Uno studio ha mostrato che, se fosse rispettato il regolamento, la finale australiana con l'altro ritardatario cronico, Nole Djokovic, sarebbe durata un'ora in meno delle quasi sei conteggiate a Melbourne Park. La parentesi è concessa perché il primo impegno del fenomeno di Manacor sui prati di Church Road è durato un set: i primi quattro giochi persi contro Thomas Bellucci, brasiliano tanto mancino quanto limitato nelle scelte tecniche. Rafa ha vinto tutto sul rosso e consuma quantità abnormi di ghiaccio per lenire il dolore alle ginocchia. Quest'anno ha trasferito la preparazione ai Campionati di Wimbledon dal confinante Queen's alla scomoda Halle, in Germania: questione di tasse. È l'unica novità per il cinque volte finalista - con due successi - del Tempio del tennis, apparso già a suo agio su una terba (cioè terra con erba) su cui ormai - è opinione comune nel Tour - è più complicato piazzare un servizio vincente di quanto non succeda sui terreni lenti. Miracoli dell'ingegneria botanica, che scandalizzano i nostalgici e sorridono al tennis moderno.
Nella già deserta casa Italia, dopo lo sciupio di Seppi con Istomin e le nove sconfitte azzurre del lunedì, giusto ricordare la lotta della Schiavone contro la britannica Laura Robson. Francesca è in naturale flessione e ormai vince solo di tigna. Ama troppo questo sport per smettere, ci prova con tutto ciò che ha: non molto, per il vero, ma quanto basta per ammirarla.
La ribalta – Hewitt, Tomic e un’Australia da piangere (Rino Tommasi, La Gazzetta dello Sport, 27-06-2012)
E probabilmente esagerato affermare che l'Australia sia il primo paese tennistico del mondo, ma è ugualmente vero che in nessun altro continente il tennis abbia assunto, come da quelle parti, il simbolo di sport nazionale. Negli ultimi anni la situazione è molto cambiata, ma è interessante ricordare come tra il 1952 ed il 1971 il singolare maschile di questo torneo, il più prestigioso del mondo, sia stato vinto 14 volte da un tennista australiano. Quando ieri sono stati eliminati Hewitt, Tomic e il meno noto Ebden (Matosevic aveva già perso il primo giorno), i miei colleghi australiani si sono accorti con sgomento che era dal 1938 che non c'era un loro connazionale ancora in corsa nel secondo turno del singolare maschile. Sarebbe troppo lungo fare la storia delle trasformazioni sociali, culturali e politiche che hanno determinato il declino australiano, che ha anche dovuto subire i cambiamenti nell'organizzazione del tennis, dei suoi dirigenti e della struttura del calendario La crisi era già cominciata quando Harry Hopman, detto Geppetto, si era trasferito negli Stati Uniti, seguito da alcuni dei suoi allievi più bravi e più intraprendenti come John Newcombe e John Alexander, che hanno tutti creato importanti centri tennistici, in Texas e ad Atlanta, una specie di fuga dei cervelli che ha impoverito la produzione di nuovi campioni.
Wimbledon commossa da Fish, cuore debole e coraggio da leone (Gianni Clerici, La Repubblica, 27-06-2012)
Arrivo al Club - grazie a dio, non allo stadio - in lieve ritardo, e sullo schermo televisivo che sovrasta il mio banco di vecchio ripetente mi appare l'immagine della Leonessa abbandonata tra le mani della fisio Carol Doherty. Nel notare la mia preoccupazione, Mike Mewshaw, il saggista a lungo ospite di Roma, mi informa che i pericoli della Leonessa son certo inferiori a quelli che corre Mardy Fish, il cui cuore è vittima di aritmia, al punto da rischiare giocando, un infarto letale. Mardy, continua l'amico, ha diviso da marzo a qui il suo tempo tra l'ospedale e il campo, e ancor oggi, a Wimbledon, scende in campo munito da una sorta di marchingegno pneumatico che ne controlla pulsazioni e aritmia. Quanto al suo match odierno, tre vittoriosi set di due ore e mezzo contro lo spagnolo Hidalgo, il tennista cardiopatico ha chiesto di evitare la per solito doverosa conferenza stampa ed è stato accontentato, convivo dispetto dei cronisti da tabloid.
Appresa simile vicenda, le mie preoccupazioni per la schiena della Leonessa si attenuano, anche se, nel raggiungere la tribuna del Court Tre, vengo informato che la nostra eroina si trova fuori campo, tra le mani sapienti del Dottor Ghost. Ad attenderla, saltellando vivace tra gli incoraggiamenti del pubblico indigeno, è rimasta Laura Robson, la migliore delle inglesi, orfani dai tempi di Virginia Wade di una tennista dignitosa. Nata in Australia, Laura è ritornata nella terra degli avi via Bollettieri, e, come tutti i prodotti di quella fabbrica, basa il suo gioco sui rimbalzi d'attacco: gioca, insomma, come dovrebbe una campionessa senza essere tale e, mi informa la colonia italiana, il suo vantaggio di un secco 6 a 1 è dovuto soprattutto ad una Leonessa irriconoscibile. La nostra eroina torna infatti in campo semirisanata e, tra un gemito e l'altro, pare aver ritrovato qualche colpo, se non la continuità, che la innalzò alle vette del Roland Garros.
Da quell'istante, si assisterà ad una diversa partita. La beniamina inglese otterrà fragorosi applausi per qualche colpaccio di rimbalzo, ma Francesca inizierà a mutilarne la regolarità tagliando basso il rovescio, e addirittura seguendo qualche battuta a rete. Il secondo set si risolve quindi grazie ad un break propiziato addirittura da uno smash, al settimo gioco, e tutto parrebbe ormai concluso sul 5 a 1 nel terzo, quando Leonessa inizia a fallire un match point sull'altro, sino a raggiungere il numero di quattro, e ritrovarsi l'inglese vicinissima, a un solo game. Ritorna allora, nei nostri dialoghi, la storia del passato Court Number 2, soprannominato il Sepolcro dei Campioni, sulle cui fondamenta è sorto l'attuale n.3. Campo stregato causa le sconfitte di una catena di favoriti. Ma, probabilmente ignara dell'antica maledizione, ecco la Leonessa, dimentica del dolore alla schiena, fiondarsi avanti, e chiudere la curiosa partita.
A conferma di una augurabile, prossima direzione del paese da parte delle donne, Robertina Vinci dominava il suo match, e altrettanto stava facendo Sara Errani, contro quella wrestler di Coco Vandeweghe, la nipotina di Kiki, il grande cestista dei New York Knicks. Male gocce cominciavano a cadere, proprio sul match point per Cichi, e Coco se ne andava.
Inglesi, il tennis per consolarsi (Stefano Semeraro, La Stampa, 27-06-2012)
«Qualcuno che giochi a tennis?», titolava sconsolato lunedì The Sun sulla foto degli ancora più sconsolati calciatori inglesi battuti ai rigori dall'Italia. Da Wimbledon i british fingono di attendersi un riscatto nella persona di Andy Murray, lo scozzese che diventa inglese solo quando vince, ma in realtà anche quest'anno non si fanno troppe illusioni sulle sue chance di mettere fine ad un costernante digiuno che in campo maschile, ai Championships dura da11936 e da Fred Perry (sì, quello delle magliette).
«Appena inizia Wimbledon - scriveva ieri Matthew Engel sul disincantato Financial Times - si apre una nuova fase nell'agonia sportiva del Paese. Lo stesso esito (del calcio, ndr) è fiduciosamente previsto per quando, in un qualche giorno delle prossime due settimane, Andy Murray verrà sconfitto».
Non ci fossero le ragazze (ieri sono passate sia Schiavone sia Vinci), noi italians non potremmo certo dire di stare meglio. Il torneo oggi approda al secondo turno e di sette azzurri partiti in tabellone ne è sopravvissuto solo uno, Fabio Fognini, che oggi incontra Roger Federer sul Centre Court: un match decisamente più impervio di quello che domani attende i Prandelli boys contro la Germania. Ieri abbiamo perso per strada anche Paolo Lorenzi, battuto nella coda della partita iniziata lunedì dal francese Mahut (si, quello del match record con Isner), ma a fare più male era stata la débàcle di Andreas Seppi, il migliore dei nostri, contro Denis Istomin, il tennista-antistaminico. Una sconfitta figlia anche della stanchezza accumulata da Andreas a Eastbourne, dove domenica aveva difeso in finale il suo ruolo di defending champion. «I più forti la settimana prima degli Slam si riposano - ha spiegato il coach di Seppi, Max Sartori -in futuro Andreas dovrà rivedere la sua programmazione». Chi invece ha ripreso a smerigliare il suo fisico da bel-vetta è Francesca Schiavone. Contro Laura Robson, giovane grande speranza inglese, la Schiavo ha rischiato seriamente di uscire al debutto (la Robson si è trovata avanti 6-2, 3-2 e 0-40 sul servizio della Leonessa), ma è uscita dalla buca con classe - e astuzia - degna di Pirlo, spuntandola in tre set. «E venuta fuori la mia esperienza, la mia personalità - ha spiegato Francesca -. La Robson si è lamentata perché mi sono presa troppo tempo fra un punto e l'altro? A volte devi farlo. Dopo qualche mese mi sono accorta che dovevo tornare a lavorare sul fisico, come in parte avevo smesso di fare, ora mi sento pronta. Anche perché quest'anno, con le Olimpiadi, non c'è nulla da fare: sull'erba ci dobbiamo rimanere». Peccato per noi che sull'erba del tennis la sfida con gli inglesi stavolta sia finita in parità. Karin Knapp avrebbe meritato di portarci sul 2-0 con la Baltacha, ma un infortunio all'inizio del secondo set l'ha costretta sulla difensiva. E nel tennis, si sa, la melina non funziona mai.
Murray nella terra di nessuno (Gabriele Marcotti, Il Corriere dello Sport, 27-06-2012)
Ormai è diventato uno degli ingredienti dei Championships. Come le fragole con la palla, le code ai cancelli d'ingresso, le divise da gioco prevalentemente bianche. E' l'isterismo di tabloid e tifosi per l'atleta di casa, l'eterno perdente. Perché i 76 anni dall'ultimo trionfo di un britannico - nel 1936 Fred Perry vinceva il suo terzo Wimbledon - sono un'attesa insostenibile per chi si picca di aver inventato e codificato le regole del tennis.
A cavallo del nuovo millennio era Tim Henman, con le sue quattro semifinali, a catalizzare le aspettative di un'intera nazione. Da sette anni tocca ad Andy Murray l'ingrato ruolo del più atteso dai sudditi di Sua Maestà. Una responsabilità che lo scozzese giura di sopportare senza particolari pressioni, citando le tre semifinali nelle ultime apparizioni all'Ali England Club. Ma che proprio il suo talento rischia di ridimensionare. Perché da Andy - tre finali di Slam e altrettante sconfitte senza un solo set vinto - ci si aspetta di più. Ovvero, l'interruzione del lungo e insopportabile digiuno. Quasi una condanna per chi - per sua stessa ammissione - deve giocare nell'epoca di tre mostri sacri. Ma a 25 anni, nato solo una settimana prima di Djokovic, lo scozzese aspetta ancora il definitivo salto di qualità.
INCOMPIUTO - Senza Slam, resta un talento incompiuto, irrealizzato. Anche per questo, per trovare il modo di esprimere tutta la sua classe con continuità, a gennaio si è affidato ad un campionissimo del passato, Ivan Lendl. Che condivide con lui un record: Ivan aveva perso le prime quattro finali Slam prima di vincerne 9 delle 15 successive. Finora però il connubio non ha portato fortuna allo scozzese, che ha battezzato il nuovo anno vincendo Brisbane ma poi si è fermato in semifinale in Australia, perdendo in finale a Miami e nei quarti a Parigi. Nel primo appuntamento sull'erba, infine, al Queen's - dove aveva vinto 12 mesi prima - ha ceduto al secondo turno contro Mahut. Sconfitte che fanno temere un'involuzione, più mentale che tecnica. «Ma io spero di continuare a lavorare ancora a lungo con Lendl - la difesa di Murray - Sa molte cose di tennis e sento che abbiamo appena cominciato un percorso. Sono fiducioso perché il tennis è cambiato e ora anche un giocatore over 25 pub vincere tornei importanti».
LANCIATO - Ieri al debutto - per la settima volta ai Championships - ha passeggiato su ciò che resta di Nikolai Davydenko. «Ma devo lavorare ancora molto perché in campo certe volte sono troppo negativo. Non penso però che i miei avversari siano cosi diversi da me, quando sbagliamo un colpo ci arrabbiamo tutti alla stessa maniera». E' sicuramente ancora presto per includerlo nella ristretta cerchia dei favoriti per la vittoria finale. Perché i "Fab Four" di un paio di anni si sono quasi dimezzati: ora imperversa il duopolio Djokovic-Nadal, con Federer terzo incomodo. «La principale differenza credo che sia che loro hanno gid vinto uno Slam, io no. Devo dimostrare a me stesso prima che agli altri di esserne all'altezza. Ma io ci credo».
Dov’è finita la grazia delle tenniste? A Wimbledon ciccione e picchiatrici (Marco Lombardo, Il Giornale, 27-06-2012)
Non a caso la numero uno del genere è la campionessa in carica, Petra Kvitova, la quale porta in giro per Wimbledon (e non solo) una discreta pancetta. Nulla a che vedere però con il fisico da buttafuori della sua avversaria di ieri, la uzbeka Akgul Amanmuradova, scon-fitta(per fortuna)dopo essersi presentata sul centralemunita di occhiali, bandana e pantaloncini per tenere insieme i suoi improbabili 180 centimetri di altezza. Per farla breve: il tennis delle donne cerca un po' di femminilità, perchè i tempi in cui le gambe della Graf, il fascino della Sabatini e financo la leggerezza della Hingis, sono davvero lontani.E sui campi di oggi l'atletismo sta andando - più che a rotoli - a rotolini. Ieri il Daily Mail ha dato risalto alla vittoria di Maria Sharapova - già, la divina Maria - facendo un paragone fotografico con un vecchio poster datato 1978 in cui veniva ripresa da dietro una (finta) tennista nell' atto di scoprirsi leggiadramente il lato B così come l'aveva fatto mamma. Maria, nel suo caso, si stava invece sistemando la pallina di riserva, ma la sua.
ARMADIO La uzbeka Akgul Amanmuradova posa rivelava un paio di particolari interessanti: il primo che il suo underware è davvero ridotto, il secondo è che perfino lei (grazie a Dio) è un po' distante dalla perfezione. Soprattutto vista da dietro.
E non è comunque, Sharapova a parte, solo una questione di fascino: il tennis non è una sfilata - si dice - però un po' più di grazia non guasterebbe. Il nuovo idolo dei britannici, ad esempio, è Heather Watson, una che dichiara 170 centimetri d'altezza e che per colmare il gap mena racchettate senza pietà. Perchè il fatto è questo: nessuno, alle ragazze, insegna più a giocare a tennis, ma soltanto a colpire la pallina.E probabilmente nessuno insegna neppure a come gestire il fisico, se perfino Francesca Schiavone(che ieri ha battuto a fatica la Robson dopo essere stata sotto 2-6, 2-3, 0-40) ammette di essersi fatta delle domande sulla sua condizione atletica. La risposta è nello schianto di Karin Knapp, il cui fisicone è uscito mal-concio dopo una scivolata sull'erba del campo 18, prima che poi s'infortunasse pure la sua avversaria Elena Baltacha. Due al prezzo di uno. E forse dice bene Camila Giorgi, lei sì con un fisico più atletico ma con savoire faire tutto da scoprire: «Le ragazze? Non mi piacciono e non guardo mai un match tra donne: sono troppo brutte da vedere».
Genova – è qui la città del tennis, quattro squadre in Serie A (Elisabetta Vassallo, Il Secolo XIX, 27-06-2012)
NEL SETTEMBRE 2009 Genova si laureò capitale italiana del tennis ospitando la Coppa Davis. Un titolo, un evento, che hanno lasciato un'impronta. In una città appassionata di terra rossa. E oggi a tre anni di distanza Genova rispolvera la sua supremazia: è l'unica città italiana ad avere quattro squadre che militano in serie A. Se le spartiscono i due maggiori circoli: il Park Tennis che lo scorso anno conquistò l'Al con la squadra maschile e pochi giorni fa i suoi ragazzi "nati in casa" sono stati promossi dalla serie B alla A2; il Tennis Club Genova con le fantastiche ragazze promosse in Al dopo un campionato splendido e i maschi confermati nella A2 conquistata lo scorso anno dopo essere stati quest'anno vicini alla promozione: nei play off sono stati fermati dalla fortissima Tc Udine se.
Il risultato di un lavoro serio guidato da un grande entusiasmo con il Tc che vanta una lunga storia e il Park, più giovane, ma con un bagaglio di uguale passione. La prova del successo si evince dai numeri: il Tc ha iscritto 50 squadre agonistiche nella stagione 2012, il Park 33. Una folla di agonisti dagli 8 anni ai super veterani. E i risultati non sono mancati.
Park tennis - Grande attesa per il prossimo ottobre quando il club ospiterà le gare di Al con: Fognini (1.1) - oggi impegnato a Wimbleon contro Roger Federer - Giannessi (1.8), Nielsen (1.12), Naso (1.13), Mager (2.4) più i ragazzi "del vivaio" Wellenfeld, Sanna e Cafferata. Nella A2, appena promossa, troviamo Ansaldo, Wellenfeld, Sanna, Cafferata, Figliomeni, Marco e Matteo Micali, Bini: tutti genovesi. La serie B femminile è giunta vicina alla promozione, ha perso nei Playoff: Bona,Icardi, Peroncini Sofia, Mussi, Campese. La squadra gialloblu femminile under 14 è campione regionale e giocherà le fasi nazionali con Ginocchio, Ciaccia e Costanza Pera (convocata nella nazionale under 14). L'under 14 maschile è in semifinale, le gare sono in corso: Sorrentino, Benasso, Inserra. L'under 16 maschile è giunta seconda ai regionali e andrà ai nazionali: Ludovico Moroni, Ceppellini, Novella. L'under 12 femminile è campione regionale e parteciperà ai nazionali con Ceppellini, Figura, Maria Peroncini. L'under 12 maschile terza ai regionali è classificata per i nazionali: Cortimiglia, Maestrini, Novella.
Tennis club - L'impresa-promozione della squadra femminile in Al è stata siglata dall'entusiasmo di Giorgia Mortello, un passato con ranking mondiale di tutto rispetto che non ha mai abbandonato i colori biancorossi. Con lei Chaknashvili, Savoretti, Mendo, Pigato. L'A2 maschile è giunta molto vicina alla promozione con Middekkoop, Motti, Picco,Basso, Maffei, Perasso, Moncagatto. Campioni regionali i ragazzi della C maschile: Michelis, Luca e Pietro Mordiglia, Mossa, Sambuchi, Ravano. Seconde in C femminile (dopo il Tc Pegli) giocheranno in nazionale: Assereto, Cantarelli, Celi, Rossi. Gli under 16 sono campioni regionali con Dagnino, Federico Moroni, Siccardi, le ragazze under 16 sono giunte quarte nel girone finale: con le due sorelle Cavalli e Dattola. L'under 14 maschile si gioca questa settimana e il Tc è in semifinale con due squadre: Boglione, Castagnola, Bravo, Maietta, Ghio, Martini. L'under 14 femminile è giunta seconda nel girone di macroarea con Pigato, Moroni, Delucchi, Cerrato. L'under 12 maschile è campione regionale: Boglione, Tavilla, Bottino, Costa, Frixione, Araldi, Viatore, l'under 12 femminile è giunta seconda con Urelli e Ravera.





