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28/06/2012 11:44 CEST - Rassegna

R.St. Wimbledon - Cronache e rubriche di Marianantoni, Martucci, Tommasi, Clerici, Ferrero e Azzolini; Intervista di Semeraro

28 giugno 2012

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Rubrica a cura di Stefano Pentagallo

WIMBLEDON - CRONACHE E RUBRICHE

Fognini fuori con Federer «Lui è il tennis» Djokovic ok

Luca Marianantoni, La Gazzetta dello Sport del 28.6.2012

Il sogno di Fabio Fognini dura 74 minuti, tempo esatto che l'inarrivabile Roger Federer gli concede sul Centre Court. L'esito del match scontato (6-1 6-3 6-2), la prestazione dell'azzurro in linea con le previsioni, quella dello svizzero nella norma di un secondo turno di Wimbledon. «Ho giocato — racconta Fognini — e non penso di aver sfigurato. Ho avuto le mie chance e questo è importante. Ho perso qualche turno di battuta di troppo dopo essere stato avanti 30-0 o 40-15. Sul suo servizio invece non c'è stato verso di giocare».

I reali Ad assistere all'incontro anche Carlo d'Inghilterra e la sua Camilla. «Sapevo che nel Royal Box c'era qualcuno d'importante; prima di scendere in campo si sono avvicinati due signori e mi hanno spiegato alcune cose. Mi sono detto, se seguo Federer non mi posso sbagliare». Fabio alterna magie a cali di tensione dovuti allo sforzo di reggere un confronto impari. «Odio perdere qualsiasi partita, sapevo che era quasi impossibile vincere oggi, ma sono contento perché non gli ho regalato nulla. Non ho giocato con il mio maestro di circolo, ho giocato con Federer. Lui è il tennis. Trovarselo davanti è una sensazione strana, ti fa fare tutto in una maniera più veloce, senza quasi pensare. Il mio sogno è sempre stato giocare partite del genere. E questi sogni si stanno avverando. C'è tanta gente top 30 che non gioca meglio di me». In serata, Novak Djokovic ha battuto lo statunitense Harrison 6-4 6-4 6-4. Avanza al terzo turno.

Lampi italiani Errani senza giocare Giorgi senza paura

Vincenzo Martucci, La Gazzetta dello Sport del 28.6.2012

Ancora loro, ancora le ragazze italiane-record sulla massima ribalta. A Wimbledon, Bum-bum Camila Giorgi si qualifica, da numero 145 del mondo che parte dalle qualificazioni, al suo primo terzo turno Slam (contro la vincente di Petrova-Babos), e Sara Errani entra di diritto nel secondo turno, e nel Trivial Pursuit, rispondendo alla domanda: come si fa a vincere una partita di tennis giocando appena 7 secondi, senza toccar palla e senza che l'avversario si ritiri o rinunci? «Con doppio fallo di una partita rinviata sul match point».

Conferma Camila, l'italiana che non t'aspetti, 21enne di Macerata con mamma italiana, papà-coach-sponsor-tutto argentino (anche lui di papà e nonno italiani), ci sta prendendo gusto: dopo la lezione a Flavia Pennetta, spazza via per 6-1 6-3 la più esperta Anna Tatishvili (73 del mondo). «Ero più tranquilla, mi entrava tutto, e nel secondo set tutto è andato anche meglio, servizio compreso». Nella sua Odissea tennistica, che oggi transita a Miami, è passata anche alla Nick Bollettieri Academy, sempre in Florida, e quindi si crogiola col paragone col primo della classe del «corri e tira», Andre Agassi. Ma, dimostrando che timida davvero non è, a dispetto di lineamenti dolci e vocina sottile, puntualizza: «Il paragone mi piace, ma io rispetto a lui vado anche a rete». Il suo pensiero va piuttosto al regalo: «Un gelato fragola e crema».

Freddezza Camila non si stupisce, Saretta sì: «Ma davvero è record?». Fermata dalla pioggia alle 20.16 di martedì, sul 6-1 5-3, vantaggio (cioè match point), torna in campo mercoledì alle 13.51, giusto perché l'avversaria, Coco Vandeweghe, spedisca a rete tutt'e due i servizi, e conceda il 6-3 decisivo. La finalista a sorpresa del Roland Garros, neo numero 10 del mondo, campionessa quest'anno di 3 titoli di singolare e 7 di doppio, vuole tenere i piedi per terra, perciò rifiuta l'invito per gli spogliatoio Vip dei Championships delle prime 16 teste di serie: «Nel solito c'è la mia amica Robi (Vinci)». E s'aggrappa alla routine: «Dopo il match (!) ho fatto la doccia, certo, come sempre». Per tenere la concentrazione, alla Nadal: «La prossima avversaria, Keothavong, è pericolosa, soprattutto qui, sull'erba che non mi piace particolarmente, anche se mi sto abituando a mettere sempre pressione, sennò non puoi fare gioco. Avrà il pubblico con lei, non ricordavo che una volta ci avevo vinto, e sull'erba, in Olanda, ma ricordo che ci ho perso. Penso a una partita dopo l'altra e non mi aspetto niente, com'era a Parigi».

Maturità Saretta era pronta a giocare un'altra partita nella partita: «A Wimbledon non bisogna innervosirsi per l'attesa, ed essere pronti a tornare in campo in poco tempo». Ma il dietro le quinte, alla luce dei 7 secondi di ieri, è paradossale. Martedì, dopo lo stop, ha fatto cyclette, poi stretching, doccia, alle 21.45 è andata direttamente al ristorante, alle 23 era in hotel («Mi ha detto che ha pensato abbastanza al possibile sviluppo della partita», rivela coach Pablo Lozano). Mercoledì, colazione alle 9.15, è arrivata l'All England Club alle 9.45, scioglimento muscoli alle 10.45, mezz'ora di tennis alle 11, una banana come pasto, ritorno in campo, riscaldamento di prammatica di 5 minuti, e quindi la falsa ripartenza delle 13.51. «Rimane la tensione, sembra che non giochi, ma ti stanchi e ti bruci, non sai che succede, ti porti dietro anche il giorno prima, con tanta attesa», fotografa Lozano. «Non mi ricordo se avevo mai ricominciato una partita interrotta», dice Saretta, scottata da una storia giornalistica: «Sono una ragazza sensibile, dovrò stare più attenta, non mi permetterei mai di dire che odio nessuno, soprattutto altri sportivi professionisti. Spero che Balotelli segni un gol contro la Germania». Sarebbe un altro record.

La ribalta - Ora il tennis ha bisogno di un quarto protagonista

Rino Tommasi, La Gazzetta dello Sport del 28.6.2012

Può capitare che, anche un torneo come Wimbledon, soprattutto se la pioggia confina in chiusura di giornata alcuni protagonisti importanti, abbia poco da offrire in orari decenti. Avendo il conforto del tetto e quindi senza limiti di orario, gli organizzatori si sono permessi di mandare in campo alle nove, ora locale, un incontro come quello tra Novak Djokovic e il giovane americano Ryan Harrison, forse il miglior prodotto dell'ultima generazione di un tennis che comincia a soffrire maledettamente la concorrenza degli altri continenti. Abbastanza per accendere qualche entusiasmo, ma non per sorprendere il numero uno del tabellone e della classifica. Se Murray non si decide ad accontentare il pubblico inglese, il tennis ha assoluto bisogno di un quarto uomo da aggiungere al triangolo che domina la classifica. Gulbis ha definitivamente tradito dopo avere illuso ancora una volta battendo Berdych. Forse si può tentare il recupero di Cilic o di Del Potro che pare si siano liberati di qualche guaio fisico, Dolgopolov è giocatore affascinante ma non ancora affidabile, i francesi sperano ancora in Tsonga, che vanta sempre la semifinale dell'anno scorso. Insomma il tennis avrebbe voglia di cambiare ma i campioni non si costruiscono in un giorno. Bisogna arrangiarsi con quelli che abbiamo e poco male se a vincere saranno ancora loro.

Undici secondi senza toccar palla la vittoria più facile per la Errani

Gianni Clerici, la Repubblica del 28.6.2012

Le circostanze per divenire famosi prescindono, a volte dalla volontà del protagonista, Attilio Regolo grazie a una botte, Enrico Toti per una stampella.
Credevamo, sin qui, che Cichi Errani sarebbe rimasta nella storia del nostro gioco per la finale raggiunta al Roland Garros, mentre invece lo diverrà per la più breve continuazione di partita disputata a Wimbledon. Ma andiamo con ordine. Cichi era stata, martedì sera, bloccata sul match point dalle prime gocce di quella che gli indigeni chiamano "shower", e cioè doccia.
La sua avversaria, Coco Vandeweghe, era stata più rapida ad approfittarne di quanto si fosse sin lì dimostrata, sovrappeso com'è, semimmobile com'è. Rispettando le consuetudini, la continuazione era stata programmata quale secondo match, sempre sul campo n.16, modesto palcoscenico attribuito, per la prima partita, alla giapponese Kimiko Date Krumm, la più anziana del circuito, con i suoi 42 anni, opposta alla Cibulkova. Avevo seguito il punteggio per raggiungere la tribunetta in anticipo, vedendo al contempo alla tv il giovane Fognini impegnato in un palleggio agonistico con S.M. Federer sul Centre Court. E, quando mi era parso chiaro che la povera giapponese spirasse, avevo allettato i miei vicini di banco, l'americano Mark Winters, e il bergamasco Lorenzo Amuso, per recarci insieme sul n.16. Lì giunti eravamo stati gentilmente travolti da una piccola marea giapponese che abbandonava il campo delusa, e ci eravamo assisi tra i pochissimi spettatori, per lo più ignari del rischio di uno spettacolo limitato, almeno nel tempo. Erano in quella giunti il mediomassimo Coco e il peso gallo - anzi gallinella - Errani.
Le due avversarie si erano amabilmente riscaldate per i cinque minuti regolamentari, l'arbitro Tedd Watts aveva poi annunciato il punteggio (6-1 5-3 vantaggio Errani) e Coco si era allontanata dalla rete, prendendo posizione dalla parte del campo adiacente la costruzione del Centrale. Batte la palla a terra con la sinistra, la bestiolona, la rilancia in aria, e la colpisce: in rete. Volge gli occhi al cielo grigio e forse ai suoi dei, ribatte sei volte, rilancia e di nuovo colpisce: in rete! In quella Lorenzo, certo meno ritardato dello Scriba, domanda a Mark: "How long did ittake?", quanto tempo c'è voluto, e l'americano, controllando il cronometro "Eleven". Undici secondi.
Mentre giungevano alcuni ritardatari, mi veniva un'idea. II campo 16 si trova a cento metri dal Museo, dove ho libero accesso grazie ad alcuni mie operette. Lì mi affrettavo, per incontrare, sommerso di libri, Alan Little, il bibliotecario, e per informarlo della partita terminata in undici secondi. Era un record assoluto? O, nei 146 anni di Wimbledon, qualcosa di simile si era già verificato? Ho visto Alan, che tante volte ha trovato precedenti incredibili, a disagio. Ha tolto dagli scaffali un libro, l'ha consultato, ha scosso la testa, ne ha tolto un altro. Infine: "Sei a casa quest'estate?" mi ha domandato. E, alla mia risposta affermativa, ha concluso "Se vengo dalle tue parti, te lo faccio sapere". Rimangono pochi dubbi che Sara Errani non abbia concluso la più rapida continuazione di un match di Wimbledon. E senza nemmeno sfiorare la palla.

Federer, prima del diluvio Errani, vittoria... «storica»

Federico Ferrero, l'Unità del 28.6.2012

THANK YOU, HA ACCENNATO FABIO CON UN SORRISO ACCATTIVANTE DOPO L'INCHINO AL PRINCIPE DEL GALLES E CONSORTE. Con l'aria sbarazzina dell'italiano che (si) piace, a suo agio sul campo più importante del mondo e pure nel saluto a Carlo e Camilla accomodati nel Royal box. Peccato, per Fognini e i tifosi italiani, non aver reso più avvincente l'inevitabile fine dell'ultimo azzurro in tabellone a Wimbledon, unico a concederci la grazia di passare un turno: metterla sulla gara di virtù contro il tennis in persona, Roger Federer, è un reato. A dirla tutta, nel Club è rimasto un giocatore italiano maschio: ha qualche anno e uno Slam in più, è Adriano Panatta. Trascinarlo in un torneo dicono sia un'impresa, c'è riuscito un marchio di caffè che sta investendo nel tennis. A Londra il re di Parigi '76 lasciò un pezzo di cuore quando fu il bel Pat Dupre, un signor Garcia Lopez per capirci, a fermarlo nei quarti nel '79. Ora Panatta il tennis lo guarda da lontano e fa notare come il trio di testa assomigli alla morra cinese: Roger sa battere Nole che sa battere Rafa che sa battere Roger. Carta, forbici e sasso.
Per trovare un successo, anzi, un fatto mai accaduto, bisogna rivolgersi alle ragazze: a Sara Errani, in particolare, fermata ieri sul match point contro la giunonica Coco Vandeweghe per pioggia. Partita sospesa, notte agitata, colazione, riscaldamento, si entra in campo per finire o sperare di non iniziare un altro incontro. L'altra fa doppio fallo: game set and mach. Anche questo è tennis. E meno tennis quello di Caroline Wozniacki. Il torneo della ex n.1 del mondo è già finito, anzi, i più attenti lo consideravano terminato nel momento stesso del sorteggio. Il fato aveva riservato alla fidanzata di Rory McIIroy Tamira Paszek, fresca vincitrice di Eastbourne, un talento dal rovescio laser che si era persa nella cura scriteriata di un grave mal di schiena, facendosi consigliare la vietatissima autoemotrasfusione. Per una Caroline cui è rimasta solo la grinta non sono stati sufficienti due match point e un break di vantaggio nel terzo set. Il coach Johansson, scelto anche per affinità residenziale nel paradiso delle tasse a Monte Carlo, dovrà cercare le contromisure per fermarne l'involuzione: non perdeva al primo turno in uno Slam dal suo esordio, Parigi 2007.
In barba allo stile british, in una sala riunioni dell'All England Club Gilles Simon ha festeggiato la nomina a consigliere nel sindacato del tennis - dove siederà per altri tre anni, da gennaio, anche il bravo Giorgio Di Palermo - dichiarandosi scandalizzato per la decisione di rendere misto il torneo di Roma. «Le ragazze portano venti spettatori, guadagnano come noi e ci tolgono pure i campi di allenamento». «Che si alzi prima al mattino», ha replicato la finalista di Wimbledon 2007, nonché sua conterranea, Marion Bartoli. E la verità che fa male?

Ivanisevic: «Sto cercando un Balotelli»

Daniele Azzolini, Tuttosport del 28.6.2012

Ah, signori miei, non esistono più i cattivoni di una volta. Goran Ivanisevic lo dice con studiato rammarico, mentre Adriano Panatta, paterno, annuisce sommesso. Allo stand Lavazza, dopo una mattinata trascorsa in coda, anzi nella Coda, The Queue, la fila più inglese che vi sia, a offrire caffè e sagge parole, i due giocano a ribaltare il tennis moderno, a rivoltarlo come un paio di calzini. Ma davvero lo vogliamo tutto uguale, questo sport nato per esaltare le differenze di stile, di carattere, persino i differenti risvolti umani dei suoi protagonisti? Giammai, dicono i due, e mentre Panatta si lancia in un'ardua dissertazione geometrica, finendo per racchiudere il tennis nei tre lati di un triangolo nel quale «al meglio delle loro possibilità, Djokovic sembra superiore a Nadal, Nadal a Federer e Federer a Djokovic», Ivanisevic va più direttamente all'osso del problema: «Basta osservare le conferenze stampa: a parte Roddick dicono tutti le stesse cose, nemmeno avessero un registratore nel didietro». Poi si finge scandalizzato dal suo stesso modo di esprimersi. Goran recitava nella parte del cattivo, gli riusciva bene. Aveva un servizio prodigioso, e un modo di guardare gli avversari, prima di calare giù la mannaia, che ricordava John Wayne alle prese con l'ultimo dei mohicani. Ha 41 anni e li porta talmente bene da sembrare un ragazzo. Come faccia lo spiega ancora con il servizio. «L'altro giorno l'ho sparato a 237 orari. Di sicuro servo meglio del 90 per cento dei tennisti di oggi». Il problema è la personalità. Su questo Goran e Adriano convengono. «Murray si lamenta troppo», butta lì Panatta, per la costernazione dei giornalisti inglesi. Ivanisevic è più cauto. «Mi piace, ma non sembra dare sempre il massimo. Djokovic è il suo opposto. Lui ritiene di essere davvero il più forte». Lo è? «Non lo so. Sono tutti molto vicini, e il tennis è davvero cambiato in questi anni. L'altro giorno Federer mi diceva che con un tennis così è quasi impossibile scendere a rete». Il futuro, Ivanisevic lo circoscrive a due nomi. «Raonic, che un po' mi somiglia. E Cilic. Ma è troppo educato, dovrebbe spaccare qualche racchetta e sfogarsi, ogni tanto. In questo sport serve essere, talvolta, dei ragazzacci». Salvo non arrivare agli eccessi di un Nalbandian. «Non scherziamo. L'argentino non voleva assolutamente far male a quel giudice. E stato un caso, ma quando la gente ha visto il sangue, apriti cielo. L'Atp deve essere più tollerante. Un match di tennis senza una racchetta rotta è come un action movie senza un morto». Esagerato Goran? Ai suoi tempi, Sampras vinceva, ma la gente voleva lui, con le sue lune. Fino ad accompagnarlo alla vittoria del 2001, nata da una wild card regalata. «Avevo perso così tante occasioni. Nel '92, poi nel '96 e nel 98. Quell'anno mi ero messo in testa che non mi avrebbe battuto nessuno».
E un tennis da cambiare, dicono. Ma come? Ivanisevic resta sulle sue. «Basta occhio di falco. Impedisce di dire agli arbitri ciò che pensiamo di loro, e delle loro famiglie». A Goran piacciono i tipi alla Balotelli, pare di capire. «Certo che si. Sono un pericolo costante, per se stessi, per la loro squadra e anche per gli avversari. Divertimento assicurato. Ma fanno vincere le partite».
Si gioca, fra un'interruzione e l'altra. Camlla Giorgi spazza via la georgiana Tatishvili. È in terzo turno. Fognini, sul Centrale, appare anni luce distante da Federer. Scende in campo la Errani. Deve giocare solo un punto, il matchpoint, sul servizio di Coco Vandeweghe. Dieci minuti di riscaldamento, poi il via: doppio fallo della statunitense e tutti a casa. Anche il tennis, certe volte, sa essere cattivo.

WIMBLEDON - INTERVISTA

Intervista a Goran Ivanisevic - Ivanisevic bad boy "Che noia questi tennisti di oggi"

Stefano Semeraro, La Stampa del 28.6.2012

La sua vittoria nel 2001 contro Rafter è nella leggenda dei Championships, le sue tre finali perse restano nella memoria di tutti. Goran Ivanisevic, che è tornato a Wimbledon ospite di Lavazza insieme con Adriano Panatta, in carriera è stato al massimo n.2 del mondo. Ma in quanto a follia e simpatia è il n.1 di sempre.
Goran, oggi mancano ragazzacci come lei?
«Forse si. Il pubblico vuole le emozioni, ma appena uno rompe una racchetta piovono i fischi. Però quando Baghdatis ha rotto la terza di fila, hanno cominciato ad applaudirlo. La gente è pazza».
Lei di racchette ne rompeva anche di più.
«Come a Brighton, quando le spaccai tutte e fui squalificato "per mancanza di equipaggiamento". Unico caso nella storia».
Qui si ricordano ancora le sue conferenze stampa folli.
«Adesso, Roddick a parte, nelle interviste sono tutti noiosi. Sembra che si infilino nel didietro un nastro registrato, niente humor. Mi spiace per voi giornalisti».
Anche il tennis è noioso?
«E' diverso. La finale degli Australian Open fra Nadal e Djokovic è stata pazzesca, però oggi giocano tutti allo stesso modo».
Wimbledon è cambiato?
«L'erba è più lenta. Negli Anni '90 non potevi stare a fondo, oggi la palla rimbalza alta, le palline sono pesantissime, non c'è differenza con la terra. Due anni fa ho riscaldato Federer e gli ho chiesto perché non veniva a rete. Mi ha risposto "non posso, se non gioco un colpo perfetto mi passano"».
Cosa non le piace del tennis?
«L'abitudine di usare l'asciugamano dopo ogni punto. E' disgustosa, si perde tempo. E poi l'occhio di falco: non si discute con l'arbitro. Prima ci si divertiva».
Specie McEnroe...
«McEnroe era un furbo, lo faceva apposta. Io ero un istintivo. E infatti perdevo le partite».
Era il Balotelli del tennis?
«Mi piace Mario. E' il tipo che in campo sembra stia in spiaggia, in due minuti risolve la partita, poi va in hotel e spacca tutto. Pericoloso, anche per se stesso. Io dicevo che in me c'erano tre Goran, ma Balotelli dentro ha anche più personalità».
Mario rischia di non vincere quanto merita. Come lei, no?
«Io ero troppo educato con gli avversari. Per questo mi piace Djokovic: non rispetta nessuno. Aver vinto Wimbledon nel 2001 è un sollievo, quando guardo l'erba davanti a casa mia in Croazia mi sento bene. Però...».
Però?...
«Rivedo i dvd delle partite che ho perso con Sampras e mi do del cretino. Pete aspettava che io dessi fuori di matto, e io puntualmente lo accontentavo».
Chi è I'Ivanisevic di oggi?
«Come gioco Raonic, ma deve migliorare. Ci sono giocatori che hanno paura di diventare forti: per farlo devi rischiare. E se vuoi spaccare una racchetta, spaccala».
Federer è il più forte di sempre?
«Sì, con Borg e Sampras. Federer è quello che ha più talento».
Di chi è rimasto amico?
«L'amico è Andrea Gaudenzi. Però con Agassi andrei a cena tutte le sere, con Becker parlo di calcio, con Sampras di figli. Siamo una grande famiglia».
Chi vince Wimbledon?
«Djokovic».
Chi vince gli Europei?
«L'Italia batte la Germania».

 

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