02/07/2012 12:35 CEST - L'analisi
Rafa, voglio
la terra voglio!
TENNIS – Rafa, il grande sconfitto della prima settimana, non vince un torneo lontano dalla terra da Tokyo 2010. Perché? Forse è regredito tatticamente sul veloce? L'autore del pezzo è confuso, aiutatelo a capire. Enzo Cherici

Siamo dunque arrivati alla fine della prima settimana di Wimbledon. Di cose ne sono successe parecchie, ma non c'è dubbio che il momento culminante di questa prima parte di torneo è coinciso con la clamorosa eliminazione del due volte campione del torneo Nadal, contro il semi-sconosciuto bombardiere ceco Rosol.
La cosa ha suscitato tanto più scalpore anche in considerazione del grande momento che stava vivendo Rafa. Aveva interrotto la maledizione-Nole, battendolo in tre finali consecutive. Aveva vinto il suo 7° Roland Garros, addirittura superando il record storico di Borg. Insomma, tutto ci si poteva aspettare, tranne che perdesse contro un giocatore modesto (seppure in grande giornata) come Rosol.
Qualcuno obietterà: ma si giocava sull'erba! E allora? Rafa aveva giocato le ultime 5 finali dei Wimbledon cui aveva preso parte (nel 2009 non partecipò), quindi tutto si può dire tranne che non sappia giocare sul verde.
Mi sembra già di sentire le contestazioni: questa non è la vera erba, l'uniformità delle superfici e via dicendo. Alt! Non è questo il tema dell'articolo. Volevo invece far notare come il buon Rafa non vinca un torneo fuori dalla terra dal 10 ottobre 2010. Quel giorno, Nadal superava Monfils in finale e si aggiudicava il torneo su cemento outdoor di Tokyo. Da allora sono passati 1 anno, 8 mesi e 21 giorni, ma di vittorie sul veloce per Rafa non ne sono più arrivate.
Non so voi, ma io lo trovo un dato abbastanza singolare. E un filino preoccupante. Soprattutto se si tiene conto del fatto che, appena un mese prima, il maiorchino aveva chiuso il suo Career Slam trionfando sul cemento veloce di Flushing Meadows.
In quel momento, Rafa sembrava davvero invulnerabile. Non solo sulla terra, dove ha vinto 36 dei suoi 50 titoli. Ma, appunto, anche sul veloce, dove aveva appena sconfitto in finale uno specialista come Djokovic, anche se non ancora in versione RoboNole.
Dopodiché, su 20 tornei disputati sul veloce (o superfici diverse dalla terra) zero vittorie. Sette finali giocate, sette finali perse (5 con Djokovic, 1 con Federer, 1 con Murray). E sconfitte con giocatori non proprio trascendentali, come Melzer, Fish, F. Mayer, Monfils. Fino a quelle con Kolhschreiber e Rosol sull'erba nelle ultime settimane. Se vogliamo, possiamo aggiungere alla lista anche quella rimediata da Verdasco (sempre battuto fino ad allora) sulla terra blu di Madrid, superficie anomala a metà tra la terra e il veloce.
Analizzando un po' più nel dettaglio questo periodo di digiuno extra-terra di Rafa, dividerei questi ultimi 21 mesi in tre parti. C'è anzitutto il periodo di fine 2010, quello arrivato subito dopo la vittoria dell'Us Open e in cui una fase di rilassamento mentale è del tutto giustificabile. Tanto più che è arrivata nel periodo dell'anno a lui tradizionalmente meno propizio.
Poi è arrivato il 2011. E qui non mi sento di gettargli troppo la croce addosso, dal momento che senza la presenza di un Djokovic mai visto di tornei sul veloce ne avrebbe vinti eccome!
Ma forse il dato più preoccupante in assoluto arriva proprio da questa prima metà di 2012. La sconfitta in Australia contro Nole ci poteva stare visti i recenti trascorsi, ma col senno di poi possiamo dire che quel Nole era per lui battibilissimo, e infatti una partita che sembrava persa ha finito quasi col regalarla con quel clamoroso rovescio lungolinea sbagliato a campo aperto nel quinto set.
Poi è arrivata la sconfitta di Indian Wells contro un grande Federer, contro il quale non perdeva però sul cemento outdoor addirittura da Miami 2005!
Infine, le sconfitte di questi giorni sull'erba da Kohlschreiber e Rosol: non esattamente Becker e Sampras!
Insomma, cosa succede a Rafa quando si trova lontano dall'amata terra? 21 mesi cominciano ad essere tanti e mentre alcune sconfitte ci stanno tutte, altre appaiono quantomeno sorprendenti.
La mia impressione – ma qui vorrei anche e soprattutto il vostro parere – è che Nadal sia “regredito” tatticamente sul veloce. È come se, in questi ultimi tempi, fosse tornato il giocatore dei primi anni della sua carriera, quando affrontava il rapido da terraiolo puro. Non solo come posizione in campo, ma anche come atteggiamento tattico. Vi ricordate, ad esempio, del famoso servizio dell'Us Open 2010? Scomparso. Mai più visto.
Anche la tanto elogiata (e giustamente!) propensione ad accorciare gli scambi, ha lasciato col tempo spazio alla super-collaudata ragnatela, così efficace sulla terra, meno su cemento ed erba.
Insomma, m'è sembrato d'intravedere – forse per la prima volta in assoluto – una sorta di rilassamento mentale in Rafa. Per carità, ci sta. Tanto più dopo la splendida primavera delle rivincite sul rosso.
Ma un conto è magari perdere con un big o con Murray e Tsonga, altra storia è farsi cacciare al secondo turno di Wimbledon dal primo Rosol di passaggio.
Qualcuno dirà: stiamo vivendo un torneo particolare, con tante sorprese. Vero, ma solo in parte. Berdych ha perso al primo turno ok, ma il ceco, si sa, è una testa matta, capace di tutto nel bene e nel male. Federer ha rischiato di andar fuori con Benneteau, va bene, ma alla fine è comunque riuscito a recuperare. Lo stesso Nole ha sofferto per un set l'aggressività di Stepanek, ma ha finito col vincere passeggiando.
Nadal aveva vinto annullando 3 setpoint – e giocando malissimo – il primo set. Ero convinto che dopo lo scampato pericolo, come tante altre volte in carriera, avrebbe preso il comando delle operazioni e portato a casa senza troppi problemi il match. Invece la partita ha raccontato tutta un'altra storia. La storia d'una sfida che sarebbe potuta anche finire in tre set a favore dell'assatanato giocatore ceco.
Confesso, in definitiva, di essere un po' confuso. Mi aiutate voi a capire perché Rafa non vince più lontano dalla terra?
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Enzo Cherici





