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04/07/2012 23:23 CEST - Personaggi

La regina che rifiuta le apparenze

TENNIS - Vika Azarenka non corrisponde all'idea della regina del tennis. Non è bella come la Sharapova, non è elegante, non ha i fans adulanti della Ivanovic. E' se stessa e non le interessa apparire come i media vorrebbero. Luigi Ansaloni

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Non ha la bellezza e classe della quasi (o ex, fate voi) connazionale Sharapova, non ha la genialità sconnessa tra baseball e tennis a sfiorar le righe della Kvitova, non ha la forza puramente bruta di Serena Williams né gli angoli perversi e malvagi della sua ex amica Radwanska, che in compenso annienta in campo ogni qualvolta ne ha l’opportunità con cattiveria inaudita. Non è esattamente il massimo né della simpatia né dell’eleganza: quando entra in campo, in qualsiasi parte del mondo si trovi, anche a Wimbledon, lo fa mani in tasca e scimmiottando un rapper del Bronx, infischiandosene di tutto e di tutti. Fa le linguacce e dà rispottacce con una strafottenza che sfiora (e talvolta supera) il limite dell’educazione. Le sue conferenza stampa sono un stillicidio di “U chers”, “yes”, “no”, “i Know”, “really?” e così via, noncurante delle domande e dei giornalisti stessi. Insomma, sta benedetta ragazza ha un mare di cose che una numero uno non dovrebbe avere, secondo il pensiero preconfezionato da scaffale dei surgelati. Eppure, è la numero uno del mondo. Discussa, indiscussa, non importa. Chi sale in vetta, chi arriva fin lassù, se l’è meritato. Non esiste una numero uno più numero uno di un’altra. Il computer e la classifica vogliono numeri. Eccovi accontentati.

Parliamo ovviamente di Victoria “Vika” Azarenka, bielorussa di Minsk, nata un 31 luglio di 23 anni fa. Un personaggio, senza alcun dubbio. Controverso, certo. Piace? Poco. Non ha una schiera adulanti di fans come la Ivanovic, non ha gli occhi da cerbiatto o altro, non è sexy (anche se non è di certo brutta, anzi al contrario). Il gioco? Fa male, molto molto male. E’ esplosa nel 2012, ma chi guarda il tennis femminile da un bel po’, sapeva che prima o poi il momento sarebbe arrivato. Il suo problema fino a non molto tempo fa non era certo tecnico, quando prima mentale e poi fisico. La Azarenka perdeva una marea di partite perché ad un certo punto il corpo smetteva di rispondere agli stimoli nervosi. Non eseguiva gli ordini, semplicemente. In poche parole: si stancava troppo presto. Certo, anche la psiche era quello che era, e anche questo ha influito. Leggenda narra che fu la nonna a portare la nipotina sulla retta via, facendole un discorsetto crudo e spiccio che servì non poco alla nipote. A tutto questo, che giovò allo spirito, si aggiunge anche un fisico cambiato: ora la Azarenka ha muscoli (e chili) per supportare le cannonate che partono dalla sua racchetta. Non sarà mobile, ma quando impallini i tuoi avversari con comete, poco importa. Che per la società tennistica sia una validissima numero uno dal punto di vista tecnico, è fuor di dubbio. Qualche perplessità nasce dal carattere. Crudo e spiccio, come nonna, dopotutto.

Il punto, quello vero, è che nella mente degli addetti ai lavori e forse anche dei tifosi, una (vera) numero uno del mondo si deve comportare esattamente come una regina. E come deve essere una regina? C’è da spiegarlo? Sorridere ai flash, essere gentile, dire (o cercare di dire) cose intelligenti (o farle quantomeno farle sembrare tali), vestire in un certo modo, comportarsi in un certo modo, fare tutto in un certo modo. Un po’ come la principessa Sissi, ve la ricordate? Se non ve la ricordate, non temete: è estate, sicuramente qualche tv darà la replica per la 9.000.000.000 volta (come i match point che spreca la Kerber mediamente prima di chiudere una partita, insomma). Se al pubblico e agli addetti ai lavori date la Regina perfetta, tutti vivranno felici e contenti.

La Sharapova è non a caso la preferita di grandi e piccini. Giovane, bellissima, intelligentissima e furba, calibra ogni singola parola in conferenza stampa e ogni singolo movimento fuori dal campo. Probabilmente, l’unico momento in cui è davvero lei stessa, è quando prende a pallate le sue avversarie in campo, incenerite da uno sguardo al cambio campo. “Meglio”, gridano ad esempio gli sponsor, “binomio perfetto: grande dentro e fuori dal campo. Andiamo!”. E’ un caso che Maria sia coperta di soldi? Non lo è per nulla. E se li merita tutti, fino all’ultimo cent.

Tutto cambia i giornalisti in primis devono avere a che fare con una persona come la Azarenka, a cui frega poco dell’esistenza dei media. Voi direte: “Eh ma senza di loro lei non sarebbe niente”. Forse, ma non è scritto da nessuno parte che si debba per forza essere gentili o calcolare ogni risposta nelle conferenze, ad esempio. Dunque, quando Vika risponde (o qualcosa del genere) con scrollate di spalle o giù di lì, tutti a dire “Eh ma che maniere, che antipatia, ma chi si crede di essere”. La bielorussa è il tipico esempio di come certe volte il ruolo del protagonista si inverte, anche involontariamente. Perché se è vero che i media abbiano il potere di celebrare, di elevare o di distruggere chiunque, è anche vero che senza i tennisti, i giornalisti di tennis non esisterebbero. La Azarenka è una numero uno figlia di questi tempi confusi e moderni, dove non esiste più un linguaggio universale codificato bensì esiste una vera e propria anarchia della comunicazione. E si sa: l’anarchia può generare caos. E quando c’è caos, molti non sanno che pesci pigliare.

E Vika è così. In fondo, nessuno sa come prenderla. Né sul campo (la butto lì: Serena la saprà pigliare benissimo secondo me domani) né tantomeno bene. Ed è anche bello in questo modo, vivaddio.

Luigi Ansaloni

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