11/07/2012 13:42 CEST - Rassegna nazionale
I grandi di sempre incoronano Federer (Martucci). Roger n°1 anche con le racchette di legno (Tommasi)
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I grandi di sempre incoronano Federer (Vincenzo Martucci, Gazzetta dello Sport 11-7-2012)
Roger Federer è talmente numero 1, oggi, che deciderà lui se, alla quarta Olimpiade, dal 28 luglio a Wimbledon, lascerà portare la bandiera alla cerimonia d'apertura a un altro svizzero: «Forse cederò il testimone, di sicuro non vivrò al Villaggio». È talmente numero 1, di sempre, al di là dei 17 Slam-record, sulla scia del settimo Wimbledon (co-record) e del ritorno al numero 1 del mondo a 30 anni suonati (record assoluto da lunedì), che i possibili rivali, Rod Laver e Pete Sampras, annullano la banalizzazione di una classifica «all time», vestendosi da tifosi del Magnifico. E così gli altri immortali John McEnroe e Bjorn Borg, e i campioni moderni, Nadal, Djokovic e Murray, che gli mordono le caviglie, ma lo applaudono continuamente come «il più forte di sempre».
«The Rocket», l'unico capace di chiudere addirittura due volte il Grande Slam — e dopo una «vacanza» di 6 anni fra i professionisti —, non usa mezzi termini: «Roger è il migliore di tutti i tempi perché ha tutti i colpi e li sa usare al meglio, in tutte le situazioni e su tutte le superfici. Ha doti superbe come l'anticipo, diverse come il rovescio a una mano, e fondamentali come la tenuta nervosa e la volontà di migliorarsi. Perciò a Wimbledon bisogna sempre considerarlo fra i favoriti, e negli altri Major, se è fisicamente a posto, può sempre vincere».
Come il superbo mancino australiano, anche Pete «The Pistol» aveva scommesso su Federer prima dei Championships, e non s'è affatto dispiaciuto perché Roger l'ha eguagliato anche in quel primato: «È il migliore, mi sono abituato all'idea che infranga tutti i miei record, è un campione, l'unico che poteva farcela. E sono contento che sia lui a superarmi: amo il suo gioco e il suo stile che si adattano perfettamente a Wimbledon, ma lo vedremo protagonista in tutti gli Slam per anni. Mi lascerà solo il record dei sei anni di fila da numero 1». Ma Laver e Sampras sanno quel che dicono perché hanno testato racchette, palline e superfici di oggi, come McEnroe e Borg; hanno la percezione dell'atleticità del tennis moderno, captano la differenza di velocità, e si stupiscono della capacità di Roger nell'adattarsi, negli anni, ai cambiamenti.
Perché Federer, che ha scalzato da Wimbledon il suo idolo, Sampras, nel 2001, ha mandato in pensione Agassi, ha bruciato la generazione di Safin-Hewitt-Roddick, e sta tenendo botta al trio Nadal-Djokovic-Murray, più giovane di 4-5 anni. Era più dura per John McEnroe, con in giro Borg, Connors e Lendl? Forse sì, ma non nei primi turni dei tornei, lo Slam era «zoppo» (l'Australia contava molto meno), c'era più specializzazione di superfici e quindi più giocatori con più punti deboli. C'era anche meno conoscenza e quindi più spazio per il talento. Del resto, come Slam, nell'ipotetica classifica dei più forti di sempre, non c'è lotta: Federer ha 17 titoli, Sampras 14, Emerson 12, 11 Laver, Borg e Nadal. Come tornei, a quota 75, Roger «vede» McEnroe, a 77, non Lendl a 94, e mai che mai Connors a 109, che però giocava ovunque (…)
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Roger n°1 anche con le racchette di legno (Rino Tommasi, Gazzetta dello Sport 11-7-2012)
Scegliere i migliori dell'era moderna non è facile. Lo sarebbe se ci si potesse affidare solo a un calcolo aritmetico, come sarebbe quello di contare i titoli del Grande Slam. Spiace comunque lasciar fuori campioni come Lewis Hoad, Stefan Edberg, Boris Becker Ivan Lendl o Ken Rosewall.
Andre Agassi: tecnicamente ed umanamente unico, ha inventato un suo tennis personalissimo a metà tra attacco e regolarità. Si è imposto come attaccante da fondo campo.
Bjorn Borg: un mostro di solidità atletica e mentale, con capacità di resistenza e di concentrazione che non hanno avuto uguali. Per vincere sull'erba e per poter conquistare la rete con i suoi colpi bimani ha modificato il rovescio.
Roger Federer: eleganza naturale, perfezione stilistica, innata educazione. Avrebbe probabilmente vinto anche con le racchette di legno e senza bisogno di chiedere alla potenza nulla di più di quella offerta dalla coordinazione e da scelte tattiche quasi sempre perfette.
Rod Laver: Senza i centimetri ed i muscoli di altri campioni ha trovato le sue armi migliori nella velocità degli spostamenti e nell'anticipo. Ha dominato nella transizione da falso dilettantismo a professionismo dichiarato.
Pete Sampras: si è imposto coi risultati, con la precisione e la velocità del servizio. Al suo record manca la terra battuta, una superficie sulla quale i suoi colpi pagavano troppo poco in rapporto ai rischi che richiedevano.





