17/07/2012 11:00 CEST - ATP Newport
Isner per il bis a Newport
TENNIS - Il campione uscente Isner raggiunge la finale all'ATP Hall of Fame di Newport a spese del connazionale Harrison. Nel match decisivo incontrerà Hewitt che ha faticato tre set contro la sorpresa Ram. Da Newport, Vanni Gibertini

L’unico torneo ATP su erba a disputarsi al di fuori dell’Europa vedrà affrontarsi nel suo atto conclusivo la prima testa di serie del tabellone e n.1 americano John Isner ed il sempreverde Lleyton Hewitt, che nonostante sia precipitato al n.236 del ranking, durante questa settimana ha posto fine ad una serie di tre sconfitte consecutive al primo turno (Roland Garros, Queen’s e Wimbledon) e tenterà di conquistare il suo 29esimo titolo in carriera, il primo in oltre due anni da quando nel giugno 2010 si impose ad Halle in finale su Roger Federer.
Dopo alcuni acquazzoni notturni ed una mattinata piuttosto incerta, Newport ha salutato la cerimonia di introduzione alla Hall of Fame e le semifinali del torneo ATP con un pomeriggio di gran sole, accompagnato da un caldo umido che ha reso le condizioni di gioco piuttosto difficili anche se non proibitive. Nel primo match della giornata, ritardato di circa mezz’ora per dar tempo agli organizzatori di smontare il palco utilizzato per la cerimonia della Hall of Fame, Hewitt è riuscito ad avere la meglio in 2 ore e 20 minuti della sorpresa del torneo, l’americano di origini indiane Rajeev Ram (n.181 del mondo) che si era reso protagonista in settimana dell’eliminazione del n.3 del seeding Kei Nishikori e che vanta la sua unica vittoria in carriera in un torneo ATP proprio in questo evento, dove si impose nel 2009. Ram ha uno stile di gioco abbastanza atipico in quest’epoca di grandi picchiatori: usa molto il taglio sotto la palla, non disdegna di fare serve&volley anche sulla seconda di servizio ed ha impostato il match tentando di rallentare gli scambi da fondocampo per procurarsi le aperture giuste e scendere a rete. La tattica era ben pensata, ed ha dato immediatamente i frutti sperati all’inizio del primo set, quando Ram è andato avanti di un break (4-1 leggero) ed ha pure avuto la palla per il 5-1, prima di subire il ritorno dell’australiano che ha messo a segno cinque giochi consecutivi aggiudicandosi il match in 44 minuti. “Mi ci è voluto un po’ per abituarmi al suo tipo di gioco – ha spiegato Hewitt dopo la vittoria – che probabilmente trova la sua superficie più congegnale proprio su questi prati. Al Queen’s o a Wimbledon, dove il manto è perfetto e la palla scivola via, probabilmente paga il fatto di essere abbastanza leggero; qui invece dove la superficie è più irregolare, ci sono più falsi rimbalzi e si scivola meno a causa del fondo compatto, credo che lui riesca ad esprimersi al meglio”. L’americano ha sicuramente pagato la tendenza a giocare male i punti importanti: ben 12 per lui i doppi falli alla fine del match, tre dei quali messi a segno in maniera consecutiva quando stava servendo per il set sul 5-3 nel secondo parziale. Hewitt non ha però a sua volta saputo approfittare dell’occasione per dare il colpo di grazia all’avversario ed ha dovuto ricorrere al terzo set, peraltro dominato in maniera molto convincente in poco più di mezz’ora, siglando il match con un 6-4, 5-7, 6-2.
In finale come detto affronterà John Isner, che in una battaglia di artiglierie pesanti si è imposto sul suo più giovane connazionale Ryan Harrison per 7-6(4), 6-2 in 1 ora e 25 minuti. Solo due i punti ceduti dal gigante a stelle e strisce nel primo set quando ha messo la prima di servizio, con l’avversario che non è mai arrivato a 30 nei suoi game di risposta;dal canto suo, invece, Harrison ha sempre fatto molta più fatica a tenere il suo servizio. La differenza nel primo parziale comunque l’ha fatta principalmente un punto, quello sul 3-3 nel tie-break, nel quale Isner è riuscito ad impostare lo scambio da fondocampo su una prima molto violenta di Harrison ed ha chiuso il punto con un rovescio bimane lungolinea vincente. Poco dopo, sull’1-1, due errori gratuiti del giovane Ryan hanno consegnato al suo avversario il break che ha scavato un solco incolmabile tra i due, dato che nel secondo parziale Isner ha ceduto solamente due punti in quattro turni di battuta. Ad Harrison, molto deluso dal risultato di un match in cui evidentemente credeva di poter far bene, non è rimasto altro da fare che allontanarsi in fretta e furia dal campo per andarsi ad isolare nell’angolo più remoto dei campi di allenamento a controllare i messaggi sul suo telefono.
“La finale sarà sicuramente molto difficile – ha detto ‘Long John’ a proposito del prossimo match con Hewitt – dal momento che non ho mai avuto particolarmente fortuna contro di lui [2-0 per l’australiano i precedenti]. Credo che sappia bene come prendermi, ma io ho tutte le intenzioni di confermare il titolo conquistato qui lo scorso anno, dato che mi trovo più o meno nella stessa situazione di allora, anche se con una classifica molto superiore: lo scorso anno arrivai a Newport in crisi di fiducia e di risultati, e quest’anno nonostante l’ottimo avvio di stagione, ho giocato molto male in Europa e devo riprendermi. E’ un fatto che rendo al meglio negli USA, sono consapevole che questo è un mio limite, e ci sto lavorando sopra, ma intanto voglio ottenere questa vittoria questa settimana e giocare bene la settimana prossima prima di iniziare a pensare seriamente alle Olimpiadi di Londra, dove due su tre sull’erba penso di poter fare danni.”
Vanni Gibertini





