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16/07/2012 01:21 CEST - WTA STANFORD

Titolo n. 43 per Serena

Serena Williams batte per 6-3 7-5 la connazionale Coco Vandeweghe e si conferma campionessa nel torneo Wta di Stanford. Una Williams sofferente per il caldo, e distratta a momenti, ha prevalso comunque contro una buona Vandeweghe. Stefano Broccoli

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Serena Williams - Stanford 2012
Serena Williams - Stanford 2012

Finale tutta americana nel torneo di Wta di Stanford. Non accadeva da diversi tornei giocati sul suolo statunitense. La presenza ovvia all’atto conclusivo, è quella di Serena Williams che ha lasciato appena 10 game nei match (banali, va detto, almeno per lei) che ha giocato fin qui. Era più incerta la sua presenza ai blocchi di partenza, visto il jet- lag da affrontare e le olimpiadi ormai alle porte. Invece la Williams ha voluto esserci lo stesso, dimostrando di tenere particolarmente a questo torneo. La sorpresa è invece arrivata dalla parte basse del tabellone. Coco Vandeweghe, 21 anni di New York, numero 120 del mondo, non ha fatto molto nell’ultimo periodo, e anche qui aveva perso all’ultimo turno delle qualificazioni. La fortuna per lei è stato il ritiro della serba Jovanovski, grazie al quale è entrata in tabellone come lucky loser. Via via il suo tennis è cresciuto, raggiungendo i livelli dell’inizio di 2011, e toccando il suo apice nel bel match vinto in semifinale contro la Wickmayer. Già battendo al secondo turno Jelena Jankovic, la Vandeweghe, ha eguagliato il suo miglior risultato in carriera, ovvero i quarti di finale. Ma si è superata, sconfiggendo prima Ursula Radwanska e, come detto, la Wickmayer.

Oggi per lei, una finale in cui non aveva niente da perdere, sebbene corresse il rischio di sentirsi appagata, o peggio troppo emozionata. Le due giocatrici a stelle e strisce non si erano mai affrontate prima d’ora. Di certo, nonostante i favori del pronostico, fossero chiaramente appannaggio della Williams, la sua avversaria possiede alcune armi importanti ( il servizio in particolare), e non è una che modera la velocità di palleggio. O dentro o fuori. Una tennista del genere, in buona giornata, ha potenzialmente più chance di mettere in difficoltà Serena, che un anonima palleggiatrice. Tuttavia, viste le condizioni attuali della Williams, era difficile pensare in un match lottato. E l’avvio sembrerebbe confermarlo. Serena infatti parte subito alla grande: al servizio, suggellando il game con tre ace, e in risposta, ottenendo il break immediato. Ma l’ex numero uno, pensando sia tutto scontato, si distrae e, in un lato del campo, sembra molto infastidita dal sole sul lancio di palla. Arriva subito il contro break per la Vandeweghe, che da par suo, comincia a giocare il proprio tennis. Servizi molto violenti ( la prima è costantemente vicina ai 190-200 orari), colpi penetranti da fondo (soprattutto il rovescio). Mentre la Williams, forse complice anche il caldo (questa settimana ha sempre giocato di sera) sta un po’ a guardare e soprattutto è lenta negli spostamenti. Il che, visto il suo gioco aggressivo, è un handicap molto pesante. Nel settimo game, arriva un altro break ed è ancora per la Vandeweghe. Un altro break regalato da Serena, tra doppi falli ed errori madornali da fondo.

La Vandeweghe può, a questo punto, giocarsi le sue chance e continua a farlo bene. Tiene brillantemente la battuta e va sul 5-3. Si porta anche sullo 0-30 nel game successivo. Ma qui viene fuori l’orgoglio della numero 1, che non ci sta mai a perdere, neanche a Stanford. Il game seguente, è il più lungo, e per evidenti motivi, il più importante, almeno per la Vandeweghe. Serena alza la concentrazione e torna a muovere la avversaria, che coni suoi 185 cm, è piuttosto pesante negli spostamenti. La Williams si porta sullo 0-30 e poi sul 15-40. Ma la Vandeweghe è in fiducia, e non sembra sentire la pressione di giocare contro l’illustre connazionale: annulla due palle break con autorità e si procura anche un set point, senza però convertirlo. Nell’occasione, è brava Serena, ma per la Vandeweghe iniziano anche a manifestarsi le emozioni della prima finale. Al sesto tentativo, dopo cinque palle break annullate, la Vandeweghe perde il servizio con un esemplificativo doppio fallo. A questo punto i buoi sono definitivamente scappati. Serena decide che è ora di accelerare i tempi e tiene bene la sua battuta, servendo al meglio anche sul lato del campo in cui si lamentava del sole. La Vandeweghe ha ancora un treno, almeno per il tiebreak, quando si porta sul 40-15 nel dodicesimo game. Ma è costetta di nuovo ai vantaggi. E ancora una volta la Vandeweghe commette due errori decisivi, prima un doppio fallo e poi un rovescio steccato, con cui consegna il primo set alla Williams, dopo 53 minuti di gioco.

Visto come è finito il primo set, il match perde quel poco di mordente che c’era. La Williams non ha problemi con il sole ( nel secondo set alza la sua percentuale di prime al 74%) e non commette più ingenuità nello scambio. La sua avversaria sembra voler continuare il discorso iniziato il primo set. Ma nel quarto gioco, arriva il passaggio a vuoto decisivo. Che tradotto, vuol dire break subito a zero e partita praticamente finita. La Williams si limita ad un ordinaria amministrazione e consolida il suo break senza patemi. La sua avversaria, almeno, continua ad onorare il campo e non perde più il servizio. Forse ai campi di campo avrà pensato come, in futuro,  gestire al meglio le situazioni chiave . Forse avrà pensato alle occasioni che oggi ha avuto contro la grande Serena. Occasioni che però non arrivano più: la Williams infatti chiude per 7-5 6-3, con servizio e diritto vincente, dopo un’ora e 27 minuti di gioco.

43°esimo titolo in carriera per la Williams, che raggiunge in questa speciale classifica la sorella e continua, quando vuole, a dominare il circuito femminile. Alle olimpiadi, e agli US Open, la favorita sarà sempre lei. A fine match, Serena ha espresso buone parole sulla sua avversaria:” Oggi non è stata una giornata facile, anche per merito di Coco. Sono orgogliosa di lei e penso che sia molto importante per il tennis femminile americano”.

Stefano Broccoli

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