31/07/2012 10:23 CEST - LONDRA 2012
NON SOLO TENNIS - A vent'anni dalla leggendaria line up originale, un altro Dream Team cerca di riscrivere la storia. Karim Nafea
“Larry, tu mi mentisti una sola volta nella tua vita: una volta mi dicesti che in futuro ci sarà un nuovo Larry Bird. Larry, non ci sarà mai, mai, mai e poi mai un altro Larry Bird.”
L’immortale frase di Magic Johnson che, in un certo senso, esemplifica quello che tutto il mondo del basket sente sulla squadra che nel 1992 cambiò la storia dello sport: non ci sarà mai, mai, mai e poi mai un altro Dream Team.
La squadra che doveva dimostrare che gli USA facevano sul serio, dopo le sconfitte di Seul e nei Mondiali del ’90, e che finì per fare molto di più.
Una squadra di cui Charles Barkley, a vent’anni di distanza, si definisce ancora stupito :”Andavamo tutti d’accordo, era incredibile”.
Vennero cambiate le regole per assemblare quel roster e, ovviamente, il primo giocatore a venir contattato fu l’uomo conosciuto come “Michael” in cinque continenti. Accettò, ad una condizione: Isiah Thomas, playmaker dei Detroit Pistons che aveva un viva rivalità con MJ, doveva essere escluso dalla formazione.
Il board statunitense opinò che la presenza del 23 dei Bulls fosse più importante di quella di Thomas e diede l’ok.
Tutti i migliori risposero alla chiamata compreso Earvin Johnson che nel Novembre 1991 aveva reso pubblica la propria sieropositività.
Annientarono qualsiasi cosa gli si parasse contro ma, partecipando, diedero una nuova dimensione alla pallacanestro: l’America non era più irraggiungibile.
Nel documentario realizzato da ESPN per commemorare i vent’anni del Dream Team si racconta della “punizione” che MJ e Scottie Pippen somministrarono a Tony Kukoc.
Jerry Krause, GM dei Bulls, aveva appena reclutato il croato, decantando le sue qualità sia alla stampa che ai giocatori.
“E’ come quando un padre vede un bambino che ama più dei suoi stessi figli”, dice Jordan nel film,”era contro Jerry Krause che giocavamo, Jerry Krause con la maglia della Croazia”.
E Pippen rincara “Gli avremmo regalato la peggior esperienza della sua vita su un campo da basket”.
Nel pre-partita MJ dichiarò che “avrebbe fatto a pezzetti Kukoc”, Pippen, che passava di lì, si fermò e disse “lasciane un po’ anche a me”. Kukoc fece due punti e venne brutalizzato dalle due stelle di Chicago.
Tuttavia quella fu, molto probabilmente, la nazionale statunitense più amata di sempre. A vent’anni di distanza, ad ogni appassionato di basket brillano gli occhi al pensiero di quei dodici fenomeni che aprirono al mondo le porte dell’NBA.
“Questo Dream Team batterebbe quello originale”
Kobe Bryant, un uomo che passato gli ultimi 5/6 anni a combattere con la storia. E continua affermando la superiorità di questa versione degli USA.
Evitando il paragone, onestamente improponibile (squadre diverse, epoche diverse), la squadra guidata da coach K a Londra arriva con la medaglia d’oro già al collo: da vedere se farà da gioiello per ricordare la vittoria o da nodo scorsoio per punire la sconfitta.
Se gli Usa fossero stati in grado di schierare la formazione tipo con DWade, Dwight Howard e Derrick Rose staremmo parlando, con buone probabilità, del team più devastante, per caratteristiche e complementarità dei giocatori, più devastante mai assemblato.
Anche la squadra attuale è tutt’altro che malvagia dato che, pur essendo priva, se si esclude Tyson Chandler, di un vero centro può contare sui centimetri di Kevin Durant come ala grande di movimento e sulla stazza di LeBron James che può ricoprire qualsiasi ruolo sul terreno di gioco. L’uomo chiave, come al solito per la nazionale, è Carmelo Anthony che funge da scorer designato del team e da valvola di sfogo (il famoso pressure releaser di Tex Winter) nei momenti delicati.
Tuttavia ciò che, più di tutto, sotterra le partite per questa squadra è l’aggressione fisica dalla panchina di Deron Williams (che unisce alla tecnica sopraffina un fisica devastante), Andrè Iguodala e, soprattutto, Russell Westbrook.
Il giocatore dei Thunder è uno degli atleti più insensati al mondo e la sua strapotenza fisica (dal “misero” 1.90) funge, quasi involontariamente, da deterrente, anche perché andare al ferro contro questa squadra deve essere un vero incubo.
Oggi le gambe di Westbrook saranno ancora più importanti, contando che contro la Francia l’obbiettivo principale della guardie statunitensi sarà quello di fermare Tony Parker, reduce dal problema all’occhio.
Inizia la campagna, la lotta attraverso il tempo con il Dream Team originale, con il fine di ricongiungersi sul gradino più alto del podio.
Karim Nafea
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