31/07/2012 10:52 CEST - Rassegna Stampa del 31 Luglio 2012

Pennetta la superstite Italia (Martucci), A Wimbledon un pomeriggio da Little Italy (Cazzullo)

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Rubrica a cura di Daniele Flavi

Pennetta la superstite Italia

Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 31.07.2012

Salvati da Flavia. Flavia Pennetta che, confortata dal pronostico, piega Pironkova 7-5 6-1 e, nel terzo turno, sfida domani Petra Kvitova, la potente mancina ceca, regina uscente di Wimbledon, con la quale ha perso le ultime due sfide dopo averla battuta tre. L'ultimo rappresentante dei singolaristi azzurri all'Olimpiade sull'erba di Wimbledon è chiamata a un duello particolarmente difficile su questi campi, resi ancor più veloci dall'umidità, figlia della pioggia di domenica e di quella attesa oggi, e dai colpi pesanti della più giovane avversaria (22 anni contro 30), accreditata di miglior classifica (n. 6 contro 19) e più alta di 10 centimetri (1.82 contro 1.72), e quindi di un servizio molto importante. Una giocatrice, insomma, dalla caratteristiche meno amate dalla brindisina. Che conclude la sua giornata andando in campo alle 19.50 locali (le 20.50 italiane) in coppia con Francesca Schiavone, per recuperare il primo turno. saltato domenica, contro le spagnole Garrigues e Parra Santoja, e ci resta appena 20 minuti prima del forzato stop per oscurità e campo scivoloso. Così come vengono fermati anche Bracciali e Seppi contro i cechi Berdych e Stepanek, un set pari, 1-1 al terzo. Sventure Dopo lo sforzo finanziario della Federtennis, che ha confermato la tradizionale base logistica di Wimbledon classico a due passi dai Championships (staff medico compreso), tutti gli altri singolaristi azzurri saltano per aria, da pronostico, ma malamente. Dopo Roberta Vinci, sbatacchiata d'acchito dalla Clijsters e Fognini, con il tie-break della speranza strappato al campione di Wimbledon 2011, Djokovic, saluta l'erba anche Andreas Seppi, al secondo ostacolo, con troppo poco servizio e troppe occasioni mancate contro Del Potro (1/11 sulle palle-break!), e quindi un primo set falloso (3-6) e un secondo (6-7) senza mai trovare il guizzo decisivo per stancare l'omone argentino sull'erba scivolosa e traditrice di quest'insolito ritorno a Londra appena tre settimane dopo….Doppio In attesa del misto, con Roberta Vinci-Daniele Bracciali (binomio semifinalista agli Australian Open di gennaio), ufficializzata ieri, e magari anche Sara Errani-Andreas Seppi (da verificare oggi in base alle coppie presenti), l'Italia è sempre più in mano ai doppi. Oggi le numero 2 del torneo, Errani e Vinci affrontano nel secondo turno le slovene Klepac e Srebotnik. Ma l'attenzione è sempre più puntata sulle veterane Pennetta-Schiavone, anche se Francesca, delusa dal singolare perso 6-3 6-3 con Zvonareva, mette le mani avanti: «Una nostra medaglia in doppio mi sembra davvero una previsione molto ottimistica. Di sicuro io dovrò salire di livello per dare alla mia compagna più di quanto ho dato in singolare, dove non ho spinto e ho fatti troppi doppi falli». Salvati da Flavia. E da Francesca? *** il Film Seppi, Errani e Schiavone k.o. senza vincere nemmeno un set

A Wimbledon un pomeriggio da Little Italy

Aldo Cazzullo, il corriere della sera del 31.07.2012

È Wimbledon, ma pare il Foro Italico. Sardi con tricolore e bandiera dai quattro mori, studenti romani fuggiti dal college, cameriere che si sono fatte assegnare il turno serale e hanno trovato i biglietti quasi irraggiungibili nell'altro Wimbledon, quello vero: tutti a tifare Sara Errani contro l'orchessa Venus Williams, che è grande Il doppio, qui ha vinto cinque volte ed è rumorosamente sostenuta dalla comunità straniera più presente ai Giochi, quella americana. Sara fa solo quattro games sbuffando in romagnolo, ma almeno non è stata abbandonata come la squadra di volley domenica sera, lasciata sola contro seimila tifosi polacchi che hanno trascinato la loro squadra alla vittoria I pochi tifosi italiani venuti sinora all'Olimpiade sono quasi tutti qui, e non si può dire che abbiano sbagliato. Wimbledon non è estraneo allo spirito olimpico, anzi, «The All England Lawn Tennis & Croquet Club» restituisce l'atmosfera da festa campestre che fu dei primi Giochi certo meglio di Piccadilly, dove i Giochi sono evocati da marchi, bandiere gadget ma sembrano incapaci di accendere la spontaneità popolare. Qui l'atmosfera è bellissima, non ci sono transenne né code, il vialetto con le casette a graticcio porta dritto all'ingresso, l'orchestrina suona «Hey Jude», sorta di inno-ombra di Londra 2012, i tennisti indossano i colori nazionali, ovunque le foto delle divinità del luogo: McEnroe che vince nel-1'81 ribelle e irsuto, il sorriso cattivo di Connors, gli occhi spaesati di Pete Sampras. Oggi il dio pagano è Roger Federer, oggetto di autentico culto popolare, accolto ovunque da boati e ragazzine frenetiche, a cui lui risponde con gesti timidi e trattenuti. Poi le ripaga strapazzando all'ora di pranzo il francese Bennetau, reo di averlo fatto soffrire qui un mese fa e trascinando alla vittoria nel doppio il compagno Wawrinka all'ora di cena. Nel singolo lascia all'avversario appena quattro games praticamente senza prendere mai la rete, confermandosi quel che è: un grande giocatore da fondocampo, capace anche di straordinarie volée, di quell'elemento di imprevedibilità ormai raro in uno sport che diventa sempre più uniforme anche nel fisico degli atleti, tutti grandi e grossi. Federer nel doppio risponde a uno smash con un altro smash, il povero giapponese Nishikori lo guarda incredulo. Nel singolo si guadagna il match-point con una palla corta di rovescio sulla risposta Una volta sola chiede la verifica dell'occhio di falco, su un dritto chiamato fuori che lui ha «sentito» dentro. La palla in effetti è buona. Il giudice arbitro si scusa. Il pubblico festeggia con la ola, finora mai vista sul center court. Dopo tocca ad Andreas Seppi da Bolzano, figlio della generazione che come Schwazer ormai si sente italiana di lingua tedesca. «Forza Italia» e anche «Viva l'Italia» lo incitano. Invano, Juan Martin Del Potro vince in due set. L'argentino alto due metri si è allenato per un anno in Lombardia, parla la nostra lingua non meno bene di Seppi, oggi è pure Il suo compleanno, gli studenti e le cameriere si consolano e si spostano sul campetto da cui si sente gridare in italiano. E Flavia Pennetta, che è sotto di 4 a 2 contro la bulgara Pironkova Il tifo la rincuora, lei rimonta e chiude in due set Poi si cambia per giocare il doppio con la Schiavone, che nel fiattempo ha perso il suo singolare: «Non riuscivo a concentrarmi, troppa confusione» e anche lei non ha torto. Gli studenti si lasciano distrarre dalla sfida tra le ceche Hlavac e Hradec e le ungheresi Babos e Zavay, la più piccola è un metro e 80. Seppi va a prepararsi per il suo doppio. Non è scontato avere così tanti italiani in gara a Wimbledon, che per noi è sempre stato ostico: una semifinale per Pietrangeli, un quarto di finale per Panatta, che nella sua autobiografia «Più dritti che rovesci» ancora rimpiange la sconfitta con Dupré come la grande occasione perduta; si consola però ricordando di aver amato l'amico Borg contro il nemico Barazzutti l'unica volta in cui andò in semifinale al Roland Garros: «Corrado fece un solo game». A ricordarglielo, Barazzutti che è qui come ct ancora sbuffa «Lei ha idea di cosa volesse dire giocare contro Bjorn Borg negli anni 7o sulla terra rossa? C'era una sola tattica per batterlo: sparargli»….
 

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