02/08/2012 10:03 CEST - Personaggi
NON SOLO TENNIS - Benjamin Boukpeti è arrivato ultimo nella finale di canoa slalom. A Pechino riuscì a salire sul podio e vincere la prima medaglia olimpica nella storia del Togo. Un Paese che ha visto solo una volta, a due anni. Un Paese che però ama e aiuta grazie allo sport. Alessandro Mastroluca
La bella storia di Daniele Molmenti, oro nella canoa slalom, ha riempito tg e prime pagine di giornali. Ma nella finale di ieri che ha portato l’azzurro nella storia (unico capace di vincere Europei, Mondiali, Coppa del Mondo e Olimpiadi) nel giorno del ventottesimo compleanno, c’è un’altra bella storia da raccontare. Quella di chi è arrivato ultimo. Quella di Benjamin Boukpeti, l’eroe di una nazione che non conosce: il Togo.
Una nazione che per lui si è fermata. Si è bloccato perfino l’aeroporto della capitale Lomè per guardarlo attraversare le rapide artificiali nelle acque dell’Hertfordshire (capita lo stesso quando Adebayor, che ha guidato la nazionale alla prima storica qualificazione ai Mondiali, gioca in Champions League).
Una nazione rimasta delusa. I 50 secondi di penalità alla porta 13, uno dei passaggi più insidiosi del percorso, da affrontare controcorrente, l’hanno costretto in fondo alla classifica. Ma il suo miracolo l’ha già firmato quattro anni fa. A Pechino, Boukpeti è sceso per ultimo e ha sfilato il bronzo al veterano tedesco Eoin Rheinisch. Un risultato storico: Benjamin ha vinto la prima medaglia olimpica nella storia del Togo e la prima per un africano nella canoa slalom, disciplina entrata nel programma olimpico a Berlino ‘36. Qui finisce la favola. Perché Boukpeti il Togo l’ha visto praticamente solo in cartolina. L’ha visitato solo una volta, quando aveva due anni: suo padre lo accompagnava a conoscere la nonna.
Papà Kodjowi, togolese, è emigrato in Francia dove si è sposato: ha conosciuto la sua futura moglie in Togo, dove entrambi insegnavano. Benjamin è nato a Lagny-sur-Marne (come suo fratello, mentre le due sorelle sono in Togo), si è allenato al centro tecnico di Tolosa, dove vive e continua a prepararsi con Fabien Lefevre, argento a Pechino. Ha deciso di difendere i colori del Togo nel 2003 quando si è trovato ai margini della nazionale francese, una delle più forti al mondo, dopo due interventi chirurgici alla spalla. Ha ottenuto la qualificazione a Atene 2004 vincendo i campionati africani: ha battuto un britannico che gareggiava per la Nigeria.
Ha promesso di tornare in Togo per andare a trovare la nonna, che ancora vive a Lomè. Ma non ha regalato solo emozioni al Paese natale di suo padre. Nel 2006 entrato nell’organizzazione internazionale “Peace and sport” sotto il patronato del principe Alberto di Monaco, che l’ha fondata insieme a Joel Bouzou, pentatleta francese bronzo a Los Angeles ‘84. L’associazione si propone di sfruttare lo sport come mezzo per aiutare Paesi che hanno vissuto la guerra o disastri naturali come Haiti. L’associazione ha creato un club di canoa-kayak a Township, in Sudafrica: è il primo centro dedicato a questa disciplina per ragazzi di colore nell’Africa meridionale.
Dopo la medaglia di Pechino, Boukpeti ha contribuito a lanciare un programma sportivo multi-disciplinare in Togo. “Io sono un caso isolato” ha spiegato, “perché ho avuto la possibilità di allenarmi in Francia. È come se un talento togolese del basket andasse ad allenarsi in una università americana. Ma è possibile migliorare le infrastrutture per aiutare i giovani che possono produrre buone prestazioni a livello internazionali. Per esempio, quello che è riuscito a fare il Ghana nel calcio, investendo molto nel campionato nazionale, è notevole. Con questo programma, in Togo cerchiamo di fare lo stesso”.
Alessandro Mastroluca
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