05/08/2012 08:39 CEST - Rassegna Nazionale
05-08-2012
A cura di Davide Uccella
La danza d'oro del ciclone Serena (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport, 05-08-2012)
Non c'è posto per due sull'Olimpo. Serena è la dea della guerra, ogni tiro un fulmine. Maria Sharapova, la Venere bionda, è incenerita. La finale più glamour e più planetaria, tra le mura del tennis più famose del mondo, in realtà non esiste.
Celebrazione Un mese dopo essersi inginocchiata sull'erba sacra per il quinto Wimbledon della carriera, la Williams si concede una festa meno rituale, saltellando per il campo e poi inscenando un balletto rap sotto gli occhi di mamma Oracene e della sorella Venus, con cui oggi giocherà pure la finale del doppio, un fuori programma che il rigido cerimoniale dello Slam non le avrebbe concesso. La celebrazione dorata della più forte, a questo punto una delle più grandi di sempre, unica con la Graf ad avere unito il titolo olimpico ai quattro tornei Majors. E il vento sbarazzino, alla premiazione, fa cadere il vessillo americano, quasi debba inchinarsi pure lui.
Fisico e servizio Non è stata una vittoria, bensì una marcia trionfale. In sei partite, Serena ha concesso appena 17 game, uno soltanto alla russa. Sì: numeri mai visti. Nel primo gioco, la Williams infila 3 ace e al servizio sarà intoccabile per tutta la partita. Quando Masha prova a farla muovere, trova un'avversaria in condizioni atletiche spaventose, portentosa anche negli spostamenti laterali, il punto debole. Primo set a zero in mezz'ora, il secondo dura solo tre minuti in più e quando la russa mette fuori la testa sul 3-1 contrario con due palle break per riaprire la disfida, l'altra le piazza uno schiaffo al volo e un rovescio incrociato che finisce sulla riga.
Amazzone nel vento Impressionante: «E' tutto così eccitante, rappresentare il proprio paese è qualcosa di diverso - dirà Serena con le unghie smaltate di brillantini -. Sono stata concentrata per tutto il torneo, focalizzata sull'obiettivo perché mi sono allenata duramente dopo i tanti infortuni, avevo voglia di tornare ad essere una tennista ai più alti livelli». Pure la Sharapova la incorona: «Da un mese, dalla vittoria di Wimbledon, ha ritrovato la condizione e la convinzione di quando era la più forte del mondo». Solo la brezza le ha dato fastidio, quando la criniera da amazzone imbattibile le finiva negli occhi: «A Londra sai quali condizioni climatiche bizzarre puoi trovare, ma dopo aver perso qualche partita per il vento ho deciso che non mi lamenterò più».
Paragoni E mostra vezzosa la medaglia, la terza d'oro ai Giochi, la prima in singolare: «Sono cresciuta apprezzando molto lo spirito olimpico, mi sono appassionata ai grandi atleti del passato, da Carl Lewis a Michael Johnson, grazie ai video e ai film che mi faceva vedere mio padre. Ma siete venuti qui - scherza con i giornalisti - solo per un oro? E per Michael Phelps, che ne ha vinti 18, cosa avreste dovuto organizzare? Mi sarebbe piaciuto incontrarlo al Villaggio, ma ci sono andata solo un pomeriggio». Serena è di nuovo la padrona del tennis e del mondo: «Cosa faccio adesso? Di certo, non vado a Disneyworld, mi aspettano gli Us Open». E sul Golden Slam, i cinque titoli maggiori che ora l'accompagnano, ha le idee chiare: «Un paragone tra l'oro olimpico e uno Slam? Non ci sono paragoni, l'ho preso e basta». Parola di una dea.
Golden Serena travolge Maria (Gabriele Marcotti, Il Corriere dello Sport, 05-08-2012)
Le mancava solo un oro olimpico in singolare - dopo averne vinti due in doppio - per rendere una carriera già superba davvero leggendaria. Meno di un mese dopo il quinto sigillo ai Championships, Serena Williams concede il bis sui prati dell'All England Club schiantando con brutale prepotenza Maria Sharapova. Più che un successo, un trionfo. Con sfumature umilianti per la russa, argento a Londra ma capace di racimolare la miseria di un solo game in 63'. Un punteggio eloquente che trova riflesso nei numeri di una partita a senso unico, nonostante il forte vento che spirava sul Centrale: 24 vincenti per l'americana compresi 10 ace, solo 7 errori gratuiti.
Eppure, nonostante i 14 Slam e 44 tornei vinti in carriera, Serena non ha saputo trattenere le lacrime al termine del match. “Non mi sarei mai aspettata una cosa del genere. Vincere l'oro? - dice tra i singhiozzi - Sono troppo felice, mi sono sentita in grande confidenza con il mio gioco, mi sono allenata duro e sono stata ripagata. Non penso di aver mai giocato meglio in carriera”. Non solo in finale, ma nel corso di un torneo che Serena ha cannibalizzato, battendo 4 tra ex e attuale n. 1 del ranking mondiale (nell'ordine: Jankovic, Wozniacki, Azarenka e Sharapova) e anche una ex n. 2 (Zvonareva), smarrendo solo 17 game in 7 match. Il modo migliore per diventare la seconda di sempre a vincere in carriera tutti e quattro gli Slam più un'Olimpiade, dopo Steffi Graf (che però centrò il Golden Slam, in un unico anno cioè, nel 1988 con l'oro di Seul).
Si allunga la striscia positiva di Serena, con 34 match vinti degli ultimi 35 disputati, 13 vittorie di fila contro Top 5, l'ingresso tra le migliori 10 di sempre per tornei vinti. “E' davvero troppo se penso a come mi sentivo poco più di un anno fa - ricorda Serena - Non mi sarei mai aspettata di vincere il singolare olimpico. Ero già contenta dei miei due ori in doppio (2000 e 2008 in coppia con la sorella Venus, e oggi andrà a caccia del terzo - ndr). Se la mia carriera finisse qui, bè, potrei dire di aver vinto tutto, letteralmente tutto. Non ho più nulla da vincere. Dove posso andare adesso? A Disneyland”.
L'americana però non dimentica di dare l'onore delle armi all'avversaria. “Quando affronti una campionessa devi giocare il tuo miglior tennis perché Maria aveva vinto Parigi quest'anno ed è arrivata in finale ovunque. Sapevo che sarebbe stato un match duro, e così è stato”.
LA RIVALE - Delusa ma non rassegnata la russa, che risale da 3 a 2 del mondo dietro Victoria Azarenka (Venus resta quarta), punta all'Olimpiade di Rio per completare a sua volta il Golden Slam.
“Serena ha giocato in maniera incredibile, ha dimostrato grandissima confidenza nel suo tennis nonostante le difficili condizioni del tempo. Avrei potuto cambiare qualcosa nel mio gioco, ma la verità è che oggi Serena è stata superiore. L'argento significa molto per me e il mio paese ma fa male perdere in finale. Di sicuro cercherò di esserci a Rio perché voglio l'oro”, le parole della russa.
Nella finale per il bronzo si è imposta la Azarenka in due set sulla Kirilenko, regalando alla Bielorussia la prima medaglia di sempre nel tennis.
UOMINI - Oggi con la finale maschile, si chiude il torneo olimpico. In campo Federer contro Murray, rivincita della finale dei Championships di inizio luglio. Pronostico per lo svizzero, anche se dovrà dimostrare di aver smaltito le tossine accumulate nella lunghissima semifinale contro Del Potro. Per lo scozzese l'occasione per vendicare le tre sconfitte nelle finali di Slam (8 pan i precedenti).
Serena, una furia d'oro fa a pezzi la Sharapova "Ora so quanto vale" (Enrico Currò, La Repubblica, 05-08-2012)
Nel tempio dell'All England di Wimbledon, già profanato dalla chiassosa transumanza dei turisti olimpici, il colpo di grazia ai riti secolari del tennis l'ha dato ieri pomeriggio la rapper Serena Williams: si è messa a ballare davanti al giudice di sedia il crip walk, danza dell'hiphop. La ballerina è stata tuttavia perdonata: aveva appena conquistato la sua prima medaglia d'oro in singolo, diventando con la Graf l'unica ad avere vinto ciascuno dei quattro tornei dello Slam più la loro appendice quadriennale, consacrata a Olimpia. Il perdono era doppiamente dovuto, perché la vera numero uno del mondo - se il computer non s'offende- ha offerto uno spettacolo grandioso. Ha annientato in poco più di un'ora la Sharapova, vincitrice dell'ultimo Roland Garros e di quattro titoli dello Slam. Travolta da un servizio imprendibile (10 aces, con punte di velocità fino a 196 chilometri orari) e da bordate di precisione mortificante, la russa si è presto imbronciata, perdendo un po' della celebre leggiadria. Sballottata qua e là sul campo, in un sussulto di orgoglio, sullo 0-3 del secondo set, ha agguantato il game della bandiera ed è arrivata a due illusori break-point.
A proposito di bandiere, un fortuito incidente ha completato l'irriverente opera di profanazione: durante l'esecuzione dell'inno americano, mentre sul podio la bielorussa Azarenka si commuoveva per il bronzo, una folata di vento ha fatto cadere la bandiera a stelle e strisce ai piedi del palco reale. Serena ha commentato con ironia: «La bandiera era così contenta per me che voleva venire ad abbracciarmi. Poco più di un anno fa non avrei mai pensato di essere qui adesso». Nel marzo del 2011 rischiò la vita per un'embolia polmonare. Tra le resurrezioni della ventinovenne del Michigan, riemersa dal numero 169 della classifica mondiale, la più drammatica fu quella dalla depressione, nel 2003, perla morte violenta della sorella Yetunde in un sobborgo di Los Angeles. Il segreto di Serena è la spontaneità: quella che ieri, nel luogo del delitto, le ha permesso di precisare che Wimbledon sarà anche Wimbledon, però... «Però con una medaglia d'oro individuale alle Olimpiadi rimani nella storia del tuo Paese. Capisco che cosa hanno provato Phelps e Michael Johnson». Forse per questo la Sharapova non si è intristita: né al ricordo del 2004, quando vinse qui, diciassettenne, proprio contro Serena, né alla sarcastica battuta di uno spettatore («Maria, ti voglio sposare lo stesso»). «Un argento ai miei primi Giochi non è mica male. Non so se Serena volesse battermi 6-0 6-0, chiedetelo a lei». Lei che ha concesso solo 17 games alle avversarie (record olimpico) e che in serata, con la sorella maggiore Venus con cui vinse l'oro del doppio a Sydney e a Pechino, si è guadagnata un'altra finale, battendo le russe Kirilenko-Petrova. Oggi, nel sotto-clou dell'attesissima riedizione del torneo di un mese fa tra Federere l'eroe britannico Murray, le due sorelle dovranno imitare contro le ceche Hlavackova Hradecka i gemelli Mike e Bob Bryan, che sempre ieri hanno regalato un altro oro agli Usa, battendo i francesi Llodra e Tsonga. Una rapper non si fa deconcentrare dai Giochi pagani. «Quando riesci a giocare a tennis mentre sparano in strada, quella è concentrazione. Non sono cresciuta giocando al Country Club». È una tra le frasi più celebri di Serena Williams, campionessa olimpica.
Serena è Golden Slam, umiliata la Sharapova (Stefano Semeraro, La Stampa, 05-08-2012)
“Ho vinto tutto nel tennis, ora posso andare a Dysneyland”. Salta di gioia Serena Williams, inguainata in un patriottico bianco, rosso e blu. Dopo 14 Slam e due ori olimpici in doppio con sorella Venus (Sydney e Pechino) si è messa al collo anche una medaglia, la più bella, in singolare. Come Federer, che l'oro tenterà di prenderselo oggi alle 15 contro Murray, ha dovuto aspettare 4 Olimpiadi e i 30 anni per ottenere il Golden Slam, ma alla fine si è sfamata con ferocia. La preda di una finale inesistente, 6-0 6-1 in un'ora e 2 minuti, la più corta di sempre ai Giochi e il remake rovesciato di Wimbledon 2004, è Maria Sharapova: la campionessa del Roland Garros, che domani tornerà n. 2 del mondo ma che è riuscita a strappare un game solo al minuto 45.
«Maria, ti voglio sposare lo stesso!», le hanno urlato. Niente da fare. Nel fucsia olimpico del Centre Court a Masha bruciava dentro un dolore viola, un livido cupo sul cuore. Serena nel febbraio 2011 era in ospedale con un'embolia polmonare, a Parigi un mese fa era uscita al r turno. Con l'aiuto di coach Mourataglou è rinata sull'erba e si è presa il 5 Wimbledon e le Olimpiadi. In carriera ha 14 successi sulle n.1, quest'anno è a34 vittorie in 35 match, nel torneo ha perso solo 17 game, un record. Non è la n. 1 (resta n. 4), ma è la Migliore. Forse di sempre. «Non ho mai giocato meglio sul Centre Court-dice -. Vincere Wimbledon mi sembrava il massimo, ma vedete come sono felice ora?». E poco importa se durante la premiazione con la Sharapova e la bielorussa Azarenka (bronzo, 6-3 6-4 alla Kirilenko) cade il drappo a stelle&strisce: gli Usa sono oro anche in doppio con i gemelli Bryan, 6-4 7-6 in finale alla Francia di Tsonga e Llodra.
Serena ma implacabile: Sharapova spazzata via (Federico Ferrero, L’Unità, 05-08-2012)
L'ultima beffa per le contabili della Wta è lo scontrino sputato fuori da un computer addestrato a far di conto senza poter ragionare. La numero uno al mondo entrante ha tenuto per sé uno sparuto gioco, in finale. Quella uscente, in semifinale, due in più. Una belva di ebano ha spolpato la lotta per l'oro di ogni pathos, si chiama Serena Williams e solo l'anno scorso, confinata in casa da una serie inverosimile di guai, rischiava la vita per un'embolia. Oggi è presidente e unico socio di un club fuori categoria: Sharapova e Azarenka, due campionesse umane, a modo loro limitate ma legittime proprietarie di Slam (uno Viktoria, in carica in Australia; quattro Maria, ultima regina a Parigi) si sono offerte nell'arena a una trottola mortifera di muscoli e di tecnica, con esiti scontati e cruenti. Come due studentesse impreparate all'esame, che avrebbero tanto desiderato tornarsene a casa senza attendere l'esecuzione, come implorava ieri lo sguardo della povera Maria verso il suo clan, sprofondato nel mutismo sul 6-0 3-0.
È con imbarazzo pari all'ammirazione che il Wimbledon fucsia dei Giochi ha salutato l'invasione militare di Serena; un evento complice, peraltro, del mezzo flop di pubblico nei primi turni per l'ubicazione fuori mano (e mal servita) del Tempio prestato al torneo olimpico. Tanto superiore in ogni comparto del gioco, miss Williams, da rinverdire la sua boutade guascona del 1998, quando chiese di sfidare il numero 200 Atp per evitare la noia del giochicchiare contro le pari sesso: fini 1-6 in favore di un naif tedesco, Karsten Braasch, che sogghignò di aver giocato con una mano in tasca.
E’ che una Serena così, posata la zavorra di sovrappeso in cui spesso la concorrenza ha confidato, semplicemente non pub perdere se non per noia o cortocircuito mentale. L'appassionato ricorderà gli ultimi due siparietti agli Us Open, le grottesche minacce di morte, armata di pallina, alla giudicessa di linea del 2010 e la crisi isterica con l'arbitro Asderaki lo scorso anno. Al contrario, acchiappare e nascondere nel borsone l'ultimo titolo rimasto lontano dalle sue grinfie, l'oro in singolare, rappresentava per lei una fortissima motivazione. Di quelle sufficienti a restare in forma con la sua applicazione Nike, impostata per contare le calorie spese anche nei match, quasi facessero parte di un unico, solitario allenamento. E bastevole per eclissare, senza rischi di raptus nervosi, presunte rivalità attualmente impossibili nel tennis rosa, a secco com'è di eccellenze.
Con Henin e Clijsters sparite, Venus invecchiata e malata, Davenport mai rimpiazzata, fenomeni come Hingis e la povera 'zia' Seles sconfitti dal tempo il circuito femminile offre una vasta imprevedibilità, certo, ma a fronte di un vistoso calo di qualità complessiva. Tutte le sorprese, però, vengono meno a piacimento di Serenona: come in questi Giochi, utili a rammentare quanto il bottino resti a disposizione solo quando il tennis perde un posto nella sua scala degli interessi. Se disgraziatamente è in cima, no party.
Serena regina, Federer sarà re? (Marco De Martino, Il Messaggero, 05-08-2012)
Non ha solo travolto Maria Sharapova, l'ha presa a pallate e l'ha sbattuta come un materasso contro i teloni di fondo del campo. Una partita di tennis da non far vedere ai bambini: troppo sangue. Fino a quando l'edonista Serena Jameka Williams, 31 anni, dritti sibilanti e cosce da centravanti, l'unica rockstar del tennis che gioca solo quando le va, ha chiuso 6-0 6-1 in un'ora e tre minuti la finale olimpica, addobbandosi poi il collo con l'unica medaglia che ancora non aveva in cassaforte. Dal ghetto nero di Compton, periferia di Los Angeles, California, al trionfo su scala planetaria: una giornata storica per il tennis femminile perché la più forte giocatrice di tutti i tempi, questa specie di Tyson in gonnella, dopo 14 Slam si è portata a casa anche il tesoro di Londra.
Povero torneo, massacrato dalla belva. E povera Mary, ridotta come un popcorn. Serena con i denti aguzzi sulla rete è partita di slancio 9-0 e per quarantacinque minuti abbondanti non ha concesso nemmeno un game; quindi sul 6-0 3-1 non si è scomposta, ha annullato due palle-break e poi ha ripreso il bombardamento di ace, vincenti e fendenti, fino all'esecuzione finale. Una dimostrazione di forza terrificante che i matematici faranno fatica a metaboli77Are visto che sono stati appena 17 i game smarriti in tutto il torneo, 4 con miss Jankovic, 5 con la piccola Radwanska, 1 con Zvonareva, 3 con Wozniacki, 3 con Azarenka e 1 ieri con la povera Masha singhiozzante. Non è una cosa pazzesca?
E pensare che appena un anno fa e proprio a Wimbledon Serenona ancora zoppicava per via delle due misteriose operazioni, colpa di un ancora più misterioso taglio al ditone del piede destro con una bottiglia rotta in un locale di Monaco di Baviera. Tra infezioni e complicazioni stava quasi per lasciami le penne, la bimbona, prima di recuperare con tutta la forza e l'orgoglio che ha. Il tennis femminile è in crisi e la numero 1 del ranking è cambiata dieci volte negli ultimi due anni, ma ieri Serena W. ha dimostrato che quando è stufa di shopping, e quando non ha la testa alla vacanze, contro queste può giocare bendata. Ieri, in coppia con uno dei due Bryan, avrebbe vinto anche il doppio maschile, ecco.
Oggi va in campo tutto l'oro che c'è, la fmale maschile che è poi anche la rivincita della fmale di Wimbledon, quindi una sfida che sa di poesia. Quattro settimane fa Roger distrusse il sogno di Andy in quattro set, stavolta c'è un campo più veloce, più spelacchiato, altre situazioni ma gli stessi interpreti. Da una parte il vecchio re, che mercoledì compie 32 anni e che venerdì ha giocato per 4 ore e 26, a caccia della medaglia che non ha mai vinto. E dall'altra l'orgoglioso Murray che vive ormai con l'incubo di Fred Perry, ultimo vincitore britannico a Wimbledon nel giurassico 1936. Il povero Andy gioca bene ma è l'emblema degli sconfitti, di quelli che arrivano dietro o non arrivano mai, ma non per questo smettono di sognare. Si gioca al meglio dei cinque set, come tutte le grandi finali. E magari anche con la regina, stavolta.
Murray vede Wimbledon ma è quello sbagliato (Tony Damascelli, Il Giornale, 05-08-2012)
Murray contro Federer,ci risiamo. Non tanto per il tennis che ha le sue cerimonie e i suoi ritmi e i suoi tabelloni. Ma qui la storia riguarda gli inglesi costretti a scaldarsi per un ragazzo scozzese e, nello stesso momento, un ragazzo scozzese che sa di poter compiere un'impresa che non resterà negli annali del Paese. Dei Giochi sicuramente si ma fine, stop, roba piccola rispetto al fascino del torneo più importante dell'impero e dell'universo.
Già visto questo film sul prato di Wimbledon con epilogo scontato, settima vittoria del gentleman svizzero e ancora lacrime del boy con microfono tremulo, come la mano. Ora potrebbe anche accadere che al campione di Glasgow possa riuscire il colpo della vita,stessa città, stesso prato, stesso sporte vittoria d'oro. Ma poi? Chi lo andrebbe a dire nei pube nei giardini di Londra e dintorni che Andy ha vinto a Wimbledon ma nel torneo sbagliato?
Si, d'accordo, le Olimpiadi, il podio, la medaglia d'oro ma, ad esempio, al momento dell'inno forse Murray canterebbe, con il petto gonfio di orgoglio e una lacrima di gioia sul viso, God cave the Queen? Figuratevi, dunque una beffa, una tafazzata, lui non sa cosa farsene della regina e di tutta la corte del palazzo di Buckingham.Lui sogna e vuole Wimbledon quello vero, originale e non la replica in onda in questi giorni.
Ci risiamo. Gli inglesi si sono ritrovati in auge politica e mediatica con Tony Blair, nativo di Edimburgo, hanno fatto circolare nel mondo l'agente segreto più bello e famoso ma di chiara pronuncia e origine scottish, Sean Connery, e allora? Allora devono fare i conti con i cuori coraggiosi che hanno difeso la Patria gettando il cuore e il resto del corpo oltre l'ostacolo mai fermandosi dinanzi al nemico.
Ma questa storia di Murray diventa una specie di joke, di barzelletta di puro stile britannico, risate a denti stretti. Perché una cosa è vincere il campionato e un'altra la coppaltalia, per fare un basso paragone pallonaro nostrano. Nel caso specifico Murray è alla vigilia di un evento storico, vincere laddove gli inglesi non toccano pallina dai giorni belli di Fred Perry prima che I'ex campione di ping pong creasse le magliette con la coroncina di alloro, ricamata e non cucita come fanno i francesi con il coccodrillo. Ma Frederick Perry vinse tre volte consecutive (dal '34 al '36) il torneo vero, quello delle fragole con panna, le Olimpiadi non fecero parte del suo guardaroba, il tennis ci è tornato 50 anni dopo, quando Perry aveva abbandonato da decenni la racchetta e anche il Regno per trasferirsi negli Stati Uniti dove si era arruolato in aviazione durante la seconda guerra mondiale.
A Murray tocca il compito di riprendere quel discorso interrotto nell'altro secolo, gli inglesi amano il rito del tennis, Federer-Murray di questo fa parte ormai. Con tutti gli annessi ma con questo connesso un po' comico.
Comunque una medaglia d'oro farebbe sempre comodo, Federer battuto, a Londra. Wimbledon è sempre Wimbledon. O no?
I Bryan e la forza dei gemelli insieme da sempre fino al podio (Concita De Gregorio, La Repubblica, 05-08-2012)
Nel campo centrale di Wimbledon appena sgomberato dai resti di Maria Sharapova, divorata in un'oretta da Serena Williams come una ballerina del Bolshoi lasciata sola in una stanza con la tigre dai denti di sciabola, entrano leggiadri e loro pure piroettando i fratelli Bob e Mike Bryan, finale del doppio maschile. Graziosissimi sotto i cappellini bianchi, identici braccialetti e coilanine al collo. Difendono il titolo per l'America contro due francesi spaiati, Michael Llodra e Wilfried Tsonga, questi ultimi vistosamente originari di continenti diversi. Bob e Mike invece provengono dallo stesso Paese, dalla stessa madre e dalla stessa gravidanza. Insieme fin dall'istante del concepimento, nascono il 29 aprile 1978. Bob è tre centimetri più lungo, Mike due minuti più vecchio. Gemelli identici distinguibili per molti anni solo dalla madre e di tanto in tanto dal padre, all'età della scuola si scoprono uno mancino, l'altro no. Così in campo è facile riconoscerli. Bob tiene la racchetta con la sinistra, Mike con la destra. Quando giocano sulle fasce omonime coprono il campo a 180 gradi. Vmcono con una certa naturalezza l'oro olimpico appena un paio d'ore dopo la connazionale Serena. Ma mentre la Williams pareva un'arma da fuoco in loop. una mitragliatrice a getto continuo, gli esili Bob e Mike aggrediscono saltellando, si danno il cinque e il pugno ad ogni palla, avanzano ed arretrano all'unisono, bisbigliano continuamente, danzano una danza segreta secondo una rotta invisibile. Si abbracciano saltandosi addosso a vicenda, alla fine. Gemelli. «E un rito», diranno poco dopo. «Lo facciamo sempre: una volta mi salta in braccio lui, l'altra io». Si indicano l'un l'altro, uno comincia la frase il secondo la finisce, nel medesimo istante si voltano e vanno, ciao ciao.
Se sono anche bravi, due gemelli che gareggiano insieme sono imbattibili. Ce ne sono 14 coppie in queste Olimpiadi. Già ai mondiali di rugby in Nuova Zelanda, in autunno, si erano segnalate 13 coppie di fratelli: molte in percentuale sul totale dei giocatori. Questi di Londra però sono gemelli: 28 fratelli che vivono e si allenano insieme fin da nove mesi prima di nascere, quando la gara era a farsi spazio nel ventre della madre. Spettacolare la gara del quattro senza di martedì scorso, pesi le : eri. Quattro coppie di gemelli nella stessa semifinale. Peter e Richard Chambers, inglesi; Jan e OndreyVetesnik, Repubblica ceca; Tycho e Vincent Muda, Olanda; Jochen e Martin Kuehner, Germania. La coppia inglese ha vinto, l'olandese è arrivata terza. Monozigoti. Gli inglesi sono stati poi medaglia d'argento. Le storie dei gemelli a Londra Gli Hochschorner Pavol e Peter, 33 anni, slovacchi, medaglia di bronzo il 2 agosto nella canoa slalom di coppia Avevano già vinto insieme tre ori consecutivi fra 2000 e 2008 a Sydney, Atene e Pechino.
Nel canottaggio questo dei gemelli è un fenomeno che potrebbe essere studiato. Grant e Ross James, Usa, insieme anche a lezione all'università del Wisconsin, sono arrivati nella finale dell'otto. Nicolaos e Apostolos Gkountoulas, Grecia, nel due senza. Nella canoa Pavol e Peter Hochschomer, Slovacchia, tre volte oro olimpico, qui a Londra sono medaglia di bronzo nello slalom di coppia. Poi in acqua: Etel e Sofia Sanchez, argentine, nuoto sincronizzato come pure le gemelle cinesi Wenwen e Tingting Jian, spettacolo in un certo senso conturbante, in gara il 9 agosto. Gozde Kirdar Sonsirma e Ozge Kirdar Cemberci giocano insieme a pallavolo per la Turchia. Lucia e Ana Zaninovic a taekwondo perla Croazia ma in categorie di peso diverse: una 57chili, la gemella 49. Anche i gemelli della greco romana, pure loro croati, sono uno grosso uno smilzo, per cosi dire: 84 e 74.
La gara da non perdere è quella di Jonathan e Kevin Borlee, staffetta 4x400. Nati in Belgio nel 1988 sono allenati dal padre. Ieri hanno vinto entrambi le due diverse batterie dei 400 in cui gareggiavano. Oggi la semifinale. Hanno anche una sorella, Olivia, ma purtroppo è femmina se no —ha detto il padre che allena anche lei — in staffetta avrebbe portato tre figli. I fratelli però, gelosi, la escludono dai giochi. Preferiscono stare in due, da sempre, in cameretta.
Il Tennis – L’oro della Williams conferma che i giochi non sono più una tassa (Vincenzo Martucci, La Gazzetta dello Sport, 05-08-2012)
L' oro di Serena Williams, che domina la finale con Maria Sharapova, fotografa l'anno zero del tennis all'Olimpiade. Mai la partecipazione era stata tanto ampia e qualificata, come in questo Wimbledon per la prima volta a colori (dei vestiti degli atleti, da sempre, altrimenti «prevalentemente» in bianco). Mai s'era verificata tanta completezza in tutti i tabelloni, eccetto il doppio misto, ma legittimamente, vista l'umana impossibilità per un Federer di esprimersi al massimo, senza contraccolpi, nell'esigentissimo sport moderno, in singolare, doppio maschile e anche in coppia con una donna. Come s'è capito dalla rinuncia un po' misteriosa di Martina Hingis, l'unica compagna che avrebbe forse stuzzicato il Magnifico.
Ma l'Olimpiade numero 30 non è solo Roger, che sta preparando questo torneo da un paio d'anni sognando proprio di coronare il fantastico diadema di 17 Slam con l'oro in singolare, da abbinare a quello del doppio di 4 anni fa. È molto di più. Si vede dal dispiacere della rinuncia del campione uscente, Rafa Nadal (bloccato dalle solite ginocchia), dall'orgogliosa sfida di Novak Djokovic (campione di Wimbledon 2011 e bocciato quest'anno sulla superficie che meno controlla), dalla portentosa reazione di Andy Murray (a un mese dal pianto sul Centre Court contro il solito Federer), dalla ritrovata vitalità delle sorellone Williams (anche Venus, malgrado guai di salute seri), dall'improvviso e inatteso amore della siberiana di ghiaccio «made in Usa», Maria Sharapova, dagli statunitensi accorsi in blocco come i cechi, gli spagnoli, gli italiani, tutti.
Fino a quattro anni fa non era così. I tennisti avevano gli Slam, i Masters 1000, i Premier I, i Masters, la Davis e la Fed Cup, e l'Olimpiade era una tassa, un onere più che un onore. Oggi, per i Giochi, gli indiani hanno litigato perché nessuno voleva far coppia con il vecchio Paes ma tutti volevano comunque andare a Londra, i francesi sono tornati a ruggire (argento di Llodra-Tsonga e bronzo di Benneteau-Gasquet), i giapponesi (Nishikori ai quarti) hanno mostrato al mondo che ci sono anche loro, come gli israeliani (Erlich e Ram, che hanno eliminato gli olimpionici svizzeri Federer-Wawrinka), come i brasiliani (Melo e Soares, che hanno sgambettato Isner e Roddick e poi anche Berdych e Stepanek).
Per vincere ai Giochi, bisogna essere favoriti come Serena Williams, specialisti come i gemelli Bryan o grandissime come le sorellone Williams (oggi in finale da campionesse già annunciate). Oppure replicare finale di un mese fa, come Federer e Murray, davanti a una folla che è diversa da Wimbledon classico, ma ancor più bella perché più curiosa e passionale. Una folla che vale oro.
I bavaresi riscattano la delusione dello scorso anno e conquistano il loro quinto titolo europeo. Decide Robben, l'uomo che sbagliò un rigore nella finale dell'Allianz Arena di dodici mesi fa, con un gol a un minuto dalla fine dopo le reti di Mandzukic e il rigore di Gundogan
di Antonino Sambataro