06/08/2012 16:13 CEST - Olimpiadi
TENNIS - Raul Raizinger, italiano cresciuto in Brasile, è andato a Londra come coach della Georgia. Il racconto del viaggio e della cerimonia d'apertura cui sembrava non potesse partecipare. E invece... Raul Raizinger
25 Luglio
Anche se il mio volo per Londra parte alle 13 20 da Genova mi sveglio per l'agitazione alle 5 della mattina.
Vado al tennis La Fattoria a Sestri Levante dove faccio base alle 8 30 per allenare i due ragazzi del mio team, Filippo Ghio e Antonio Zucca. Oltre a loro il team è formato da Sofia Kvatsabaia, Ekaterine Gorgodze e Margalita Chakhnashvili e la new entry Anna Tatishvili che partiranno dalla Georgia con il resto della delegazione.
Finisco gli allenamenti e mi avvio all'aeroporto di Genova,l'agitazione aumenta gradualmente, premesso che non è la prima Olimpiade perché ho partecipato a quella del 2004 per la Slovacchia. Con loro ho vissuto esperienze bellissime, tra le altre la vittoria della Fed Cup nel 2002,ma stavolta è diverso, dormirò nel villaggio e soprattutto sfilerò.
Arrivo a Londra alle 14 20 e adesso comincia l'attesa perché la delegazione arriverà solo alle 21.45 con un volo charter. Non è stato facile ingannare il tempo anche perché all'aeroporto di Stansted non si respirava un gran clima olimpico.
Verso le 22 ricevo la telefonata dalle mie atlete che sono arrivate ma la sorpresa è che sono nel gate destinato agli aerei privati distante quasi 4 chilometri dal mio. Ecco, comincio a sentire un aria di disorganizzazione che si inoltrerà per tutta l'olimpiade. Prendo un taxi e mi fiondo al loro gate e mi ritrovo in un casino pazzesco, gente che discute, altri che litigano per salire sul bus... A noi viene assegnata una macchina perché dobbiamo ritirare dell'abbigliamento a casa di un amico georgiano.
Alle 00 30 arriviamo al villaggio olimpico. Ci assegnano le stanze e prima delle 2 30 non mi addormento.
26 Luglio
Sveglia alle 7, colazione alle 7.30, bus alle 8.10: un’ora di tragitto fino a Wimbledon. Mi ritrovo in un Wimbledon diverso, pieno di colori. Abituato al verde e al bianco, mi ritrovo con il viola e gli atleti con l'abbigliamento con i colori del proprio paese. Un bel colpo d'occhio ma non sembra Wimbledon, d'altronde siamo alle Olimpiadi. Ci alleniamo e torniamo al villaggio per le 15. Alle 16 abbiamo l'alza bandiera: una manifestazione molto carina.
Alle 19 andiamo al ristorante del villaggio. Più che un ristorante sembra una grande mensa,ci sono quattro-cinque cucine diverse: italiana,americana...fino all'africana e asiatica. La fila più lunga, comunque, è al McDonald’s. Comincio a respirare il clima olimpico: quanti atleti,quanti colori diversi. Cerco di individuare a quale sport appartengano, ma al di fuori dei giocatori di basket faccio fatica ad indovinare. Ma chi se ne frega, siamo alle Olimpiadi, siamo tutti uguali: che bello essere qui.
Alle 21 riunione tecnica. Non ho capito niente: hanno parlato in georgiano
27 Luglio
È il giorno della sfilata. Ci alleniamo due volte e torniamo al villaggio per le 14. L'agitazione aumenta: ci dicono che dobbiamo essere pronti per andare alla sfilata per le 21.
Intorno alle 17 vedo le mie giocatrici discutere animatamente con dei dirigenti georgiani. La sentenza è "i coach non possono sfilare". Rimango di stucco e ho la sensazione di andare a Roma e non vedere il papa. La discussione continua e i toni si alzano
Le giocatrici hanno una crisi di pianto. È tanta la loro rabbia. Vogliono lottare per i propri coach: per loro è un’ingiustizia che debbano cedere il posto a dei politici.
Dopo 2 ore di discussioni animatissime incontro il vice presidente del comitato olimpico georgiano che mi chiede: “Qual è il problema?”. Io gli spiego il tutto e dopo avermi ascoltato attentamente mi risponde con una calma olimpica: “Non è un problema: io sono un politico, tu un coach. Ti cedo volentieri il mio posto”. Io lo abbraccio forte e ammetto di aver versato una lacrimuccia. Lo ringrazierò per tutta la vita,mi ha fatto vivere l'esperienza più bella della mia vita.
Grazie Margalita Chakhnashvili, grazie Anna Tatishvili, grazie Georgia.
Raul Raizinger, nato a Milano il 29 gennaio 1969 da padre austriaco e madre italiana, è cresciuto tra il 1978 e il 1990 in Brasile, a Sao Paulo. Ha interrotto l’attività di tennista a 19 anni. Inizia a lavorare come coach nel 1990 presso la Walter Bertini Academy dove segue Laura Garrone e Corrado Borroni. Nella sua carriera, Raizinger ha allenato: Tathiana Garbin (n.30 in singolare, 15 in doppio) Barbara Schett (n.7 in singolare, 15 in doppio), Patty Schnyder (n.6 in singolo, 10 in doppio), Mervana Jugic Salkic (80 in singolo, 50 in doppio), Daria Jurak (150 in singolo, 50 in doppio), Ekaterina Bychkova (60 in singolo, 60 in doppio), Lina Stanciute (150 in singolo), Anastasia Rodionova (60 in singolo, 30 in doppio), Margalita Chakhnashvili (130 in singolo, 140 in doppio),
Sofia Kvatsabaia (360 in singolo) Ekaterine Gorgodze (360 in singolo). Dal prossimo ottobre, dovrebbe diventare il nuovo coach di Ana Tatishvili.
Questi i suoi successi principali:
Vittoria Fed Cup con la Slovacchia nel 2002
Vittoria del master di doppio 2002 a Los Angeles(Husarova/Dementieva)
Finale di doppio agli Us Open 2002 (Husarova/Dementieva)
17 titoli di doppio wta con Husarova in coppia con Dementieva, Arantxa Sanchez, Conchita Martinez,
Likhovtseva, Clijsters
Semifinale a sopot con Nagyova, semifinale a Doha con Husarova, ottavi agli Australian Open con Husarova
Coach ufficiale della Slovacchia alle Olimpiadi di atene 2004
Capitano di Fed Cup e responsabile tecnico del tennis femminile in Brasile nel 2008-2009
Coach ufficiale della Georgia a Londra 2012
Raul Raizinger
La moglia rosa s'impone d'autorità a Polsa con quasi un minuto di vantaggio su Sanchez. In classifica generale ha 4 minuti su Evans