07/08/2012 11:33 CEST - TENNIS FLASH
07 agosto 2012
Una scoppola, una lezione, per molti una sconfitta mai vista quella con cui Roger Federer è stato piegato da Andy Murray nella finale Olimpica di Londra. E se il teatro del crimine è stato il tempio che l'ha osannato per ben sette volte negli ultimi nove anni, l'unicità dell'evento è quasi senza pari.
Eppure, per chi meglio conosce e indaga sulla storia dello svizzero (come John Wertheim di Sports Illustrated), non sono mancati sul suo "percorso netto" degli inciampi abbastanza grossolani, e delle partite in cui lo svizzero, proprio come detto da tanti tra ieri e l'altro ieri, sembra non esserci stato in campo, subendo nei momenti cruciali tutta la grinta e il talento dei suoi avversari.
Molti ricordano le due finali sul cemento del 2009: in Australia contro Nadal (persa 6-2 al quinto e con pianto a margine) ,e a Flushing Meadows contro un Juan Martin per molti simile a quello della semifinale olimpica di venerdì scorso, un Del Potro che a suon di diritti in diagonale andò a prendersi il suo titolo Slam rifilando un altro bel 6-2 nell'ultimo set: la determinazione dello svizzero negli head-to-head a seguire conferma che non sia andata proprio giù quell'occasione mancata (con l'Australia del 2010 ci sarebbe stato uno Slam sporco, ricordiamolo).
Non manca poi il riferimento alla semifinale dello scorso anno, sempre a New York, ma contro Nole Djokovic: persa 7-5 al quinto e che ebbe una svolta con la famoisissima risposta di diritto in cross del serbo sul doppio match point Federer. Tutti però vedono come perfetto l'esempio della finale parigina del 2008, la penultima tra Federer e la bestia nera Nadal sul rosso di Porte d'Auteuil: 6-1, 6-3, 6-0 ci dice il risultato di una partita che durò meno di due ore.
Cosa ne pensate di questi casi? Giusti i paragoni?
Davide Uccella
Il britannico ha vinto in volata, precedendo Nizzolo (Radioshack). Terzo lo sloveno Mezgec, quarto l’australiano Lancaster, quinto Viviani