08/08/2012 11:43 CEST - Rassegna nazionale

Se il tennis torna a essere amatoriale (Macioce). L’oro di Andy cambia l’Olimpo del tennis (Giua)

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Se il tennis torna a essere amatoriale (Vittorio Macioce, Il Giornale 8-8-2012)

Non c'è nulla di più “amatoriale” del doppio misto. Anche se sull'erba di Wimbledon volettava gente come Murray o la Stosur, Del Potro o la meravigliosa Ivanovic. Forse per questo ti sei ritrovato a seguire quasi tutte le partite, fino all'oro della coppia bielorussa Mirnyi-Azarenka. Dicono che il doppio sia una specialità fuori moda, figuriamoci quello giocato da un uomo e una donna. Non dà soldi, non attira gli sponsor, non fa classifica e perfino se vinci uno slam non se ne accorge quasi nessuno. Pensate all'australiano Owen Davidson che ne collezionò undici di cui otto a braccetto con una leggenda come Billie Jean King. Non esiste neppure una classifica ufficiale. Ma è forse per questo che il doppio misto odora di olimpiade, di romanticismo, di un tennis che fa un salto indietro nel tempo, con la faccia antica della Azarenka, numero uno al mondo in singolare, vestita di bianco anni '30 e con la fascia nei capelli.

Il doppio matrimoniale è il tennis della domenica. Sa di certe estati lontane quando portavi la tua ragazza a giocare a tennis e invitavi anche la sua amica e il tuo amico, sapendo che le racchette erano solo una scusa per farsi la doccia. Il doppio misto è la rabbia di Andy, Andy M urray, che urla frasi irripetibili contro Laura Robson, perché le donne hanno un talento speciale a farti perdere le staffe quando giocano a tennis con te. Per poi, guardando negli occhi questa ragazzina che quasi non ci crede che si sta giocando una finale olimpica a Wimbledon, vedere lo stesso Murray sciogliersi in un sorriso, sussurrando: «Vabbè, in fondo è solo un gioco». E una commedia, un punto nel poker, un'uscita a quattro, una quadriglia. Un pomeriggio tra coppie d'amici che qualche volta vale oro.

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L’oro di Andy cambia l’Olimpo del tennis (Claudio Giua, repubblica.it)

Quando Andy Murray ha scavalcato la balaustra della Centre Court per raggiungere il suo team, la fidanzata Kim e la madre Judy, forse avrebbe voluto abbracciare soprattutto il suo coach Ivan Lendl, al quale va  sicuramente il merito di averlo trasformato, in sette mesi di lavoro, nella macchina da tennis che oggi ha dimostrato di essere.  All'ex campione cecoslovacco, tornato così anch'egli protagonista del Circo dopo lustri di autoesilio golfistico, dovrebbero regalare una copia della medaglia d'oro conquistata dallo scozzese più amato dagli inglesi. Conquistata, per di più, per aver annichilito il più forte tennista dell'era moderna, Roger Federer, che per portarla a Basilea avrebbe volentieri ceduto un paio dei suoi 17 Slam.

E' stata la finale che milioni di sudditi di Her Majesty sognavano: l'Olimpiade, il centrale di Wimbledon, il più grande tennista britannico dalla guerra del sangue, del sudore e delle lacrime.  In stato di grazia quasi gli fosse entrata in circolo l'adrenalina di ogni singolo spettatore (un pubblico di tifosi nazionalisti, molto diverso da quello dell'ultimo atto dello Slam di quattro settimane fa vinto qui da Federer), per due set Andy ha dominato il numero 1 al mondo, con dieci game consecutivi (…)

Le Olimpiadi aprono di fatto la stagione estiva del cemento con un quadro di riferimento inatteso. Per i tornei che precederanno gli UsOpen e poi a Flushing Meadows cambia totalmente la gerarchia. I favoriti diventano ora Murray e soprattutto Del Potro, che oggi ha battuto Djokovic nella finale per il bronzo (7-5 6-4). Il serbo ha ampli margini di recupero, anche se difficilmente tornerà sui livelli di rendimento della stagione 2011. Federer potrebbe prendersi una pausa di riflessione dopo gli straordinari risultati inanellati dallo scorso autunno, magari per ripresentarsi al top della forma alle Masters Finals. Sul comportamento di Nadal è, al momento, impossibile fare previsioni. Forse, dopo anni di dominio di Roger, Rafa e Nole (interrotto solo dalla vittoria di Del Potro a New York nel 2009), qualcosa sta cambiando. Grazie ad Andy e a Juan Martin. Credetemi,  è un bene per il tennis.

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