17/08/2012 11:32 CEST - Rassegna

Nadal sl ferma ancora Federer: «Mi preoccupa» (Fallisi); Nadal, stop e altri dubbi (Zanni, Retico, Romano); Murray si arrende a Chardy Venus, lezione alla Errani (Palumbo); Lungomare deserto, si lavora per la Davis (Agata)

17 agosto 2012

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Rubrica a cura di Stefano Pentagallo

Nadal sl ferma ancora Federer: «Mi preoccupa»

Marco Fallisi, La Gazzetta dello Sport del 17.8.2012

Dalla collezione di titoli in bacheca a quella di rinunce. Dopo il no all'Olimpiade, Rafa Nadal deve arrendersi ancora: all'Us Open, ultimo appuntamento del Grande Slam (al via il 27 agosto), non ci sarà. Ad annunciarlo è lo stesso spagnolo numero tre del mondo, che sui profili di Facebook e Twitter scrive: «Sono molto triste ma non potrò giocare lo Us Open quest'anno. Devo continuare con il mio programma di recupero per essere pronto a tornare in campo in perfette condizioni fisiche. Voglio salutare tutti i miei fan, in particolare i newyorkesi, mi mancherete».

In ginocchio L'estate nera di Nadal si chiude praticamente da dov'era cominciata: il 28 giugno scorso usciva al secondo turno di Wimbledon (k.o. dal ceco Lukas Rosol), poi 49 giorni di annunci, stand-by, rinvii e pause. Con il campo a fare semplicemente da sfondo, se non addirittura da miraggio. La catena, che somiglia sempre di più a un calvario, era iniziata con la rinuncia al match benefico di Madrid contro Novak Djokovic. Il forfait ai Giochi di Londra — dove Nadal avrebbe dovuto sfilare da portabandiera — era stato il primo vero allarme: Rafa lo ha definito il «momento più triste della carriera». Poi gli altri campanelli: niente Toronto né Cincinnati, fino all'annuncio di Ferragosto. La causa è sempre la stessa: la tendinite al ginocchio sinistro, che lo tormenta dal 2009 e si è ripresentata in maniera prepotente quest'anno, nonostante la finale all'Australian Open (persa contro Djokovic dopo la maratona record di 5 ore e 53 minuti), il successo al Roland Garros e le altre vittorie sulla terra avessero fatto sperare nella sospirata guarigione.

Nessuna sorpresa Invece, niente da fare. E che l'assenza dello spagnolo sul cemento di Flushing Meadows fosse nell'aria, lo ha sottolineato Roger Federer: «Il forfait di Nadal è una delusione per il tennis, ma non è una sorpresa — ha spiegato lo svizzero—. Gli ho mandato un messaggio e lui mi ha risposto che non stava andando affatto bene. Ho sperato che recuperasse, invece è arrivata l'ufficialità della sua rinuncia. Se si è arreso evidentemente deve essere qualcosa di serio e questo mi preoccupa». Della stessa idea Novak Djokovic: «Sono sicuro che, se fosse stato in grado di partecipare all'Us Open, lo avrebbe fatto. Gli auguro di guarire rapidamente». Al coro si associa anche Andy Murray, fresco olimpionico a Londra (ma eliminato ieri agli ottavi dal francese Jeremy Chardy in due set): «Rafa ha già avuto problemi con le ginocchia, spero possa riposarsi e tornare a esprimere il miglior tennis».

Monflls k.o. Quello di Nadal non è l'unico no: a New York non ci sarà nemmeno il francese Gael Monfils. Il 25enne francese, numero 35 del mondo, non gioca dal torneo di Nizza a maggio: quest'anno ha già saltato Roland Garros, Wimbledon e Olimpiade.

Nadal, stop e altri dubbi

Roberto Zanni, Corriere dello Sport del 17.8.2012

«Deve essere qualche cosa di serio». L'ha detto Roger Federer non appena la rinuncia di Rafa Nadal per gli imminenti US Open, che cominceranno il 27 agosto, è diventata ufficiale. «Non è stata una sorpresa per me - ha aggiunto lo svizzero numero 1 al mondo - Gli avevo scritto e mi aveva detto che non stava bene. È preoccupante e fa paura che il suo forfait arrivi così in anticipo rispetto all'inizio del torneo e quello che ci si chiede è se tornerà prima della fine dell'anno. Io spero di sì. La sua assenza a New York è una brutta notizia per il tennis mondiale». Federer ha una striscia di 51 Slam disputati consecutivamente dal 2000, da quando cominciò, Nadal salterà il primo dal 2009 (allora fu Wimbledon).
«Sono davvero triste nell'annunciare che non sono ancora pronto per giocare agli US Open - aveva fatto sapere Nadal per Ferragosto - Mi dispiace perchè sempre ho trovato un grande pubblico e un grande supporto, ma devo continuare il mio recupero e la mia preparazione per essere pronto a giocare nelle giuste condizioni». Lo spagnolo, attualmente numero 3 al mondo, non gioca dalla sconfitta al secondo turno di Wimbledon con Rosol e non si sa nemmeno con esattezza quale sia l'entità del suo infortunio, tendinite alle ginocchia. Ma una assenza così prolungata non può far altro che aumentare i dubbi sul suo futuro. Anche se il suo manager Benito Barbadillo ha rilasciato una dichiarazione abbastanza ottimista: «Rafa ha sempre lo stesso problema al ginocchio. Rinuncia a Flushing Meadows perché non si sente ancora pronto per competere al meglio. Non sappiamo ancora quando tornerà a giocare, ma ce la sta mettendo tutta per farlo appena possibile. E' molto dispiaciuto di questa situazione, ma sono certo di una cosa: la sua carriera non è certo finita, tornerà più forte di prima».
«Gli auguro di guarire presto», ha detto Novak Djokovic, protagonista, con Nadal di straordinarie sfide. «Starà con noi molto presto», ha aggiunto l'argentino Juan Martin Del Potro. Anche lo scozzese Andy Murray, oro ai Giochi, che potrebbe strappargli il terzo posto nel ranking, si è detto dispiaciuto per la nuova rinuncia di Rafa: «È un peccato, mi auguro che possa superare tutto al più presto».

Addio allo Us Open Nadal è un rebus e il tennis è in ansia

Alessandra Retico, la Repubblica del 17.8.2012

Tiromancino non si tiene sulle ginocchia, 78 giorni senza giocare, l'ultima volta a Wimbledon quando fu fatto fuori al secondo turno dal centesimo al mondo (Lukas Rosol), da allora niente Toronto e niente Cincinnati, qualche partitella ma proprio non va, quelle gambe che erano tronchi adesso sono salici piangenti. Tendinite maledetta. Cercasi Rafa disperatamente. Nadal senza tennis, anzi il tennis senza Nadal: tutti preoccupati. Federer lo chiama, Djokovic soffre di solitudine. «Con tristezza, devo annunciare che non sono ancora pronto per giocare e mi trovo costretto a rinunciare all'Us Open. Grazie ai miei fans per il sostegno»: e così, dopo la rinuncia alle Olimpiadi dove avrebbe dovuto difendere il titolo e anche portare la bandiera spagnola, il tennista di Mallorca dice no anche all'ultimo slam della stagione, in America dal 27 agosto. Tutti quei topspin gli hanno ritorto le gambe. I tendini delle ginocchia sono offesi come spesso gli è capitato, ma adesso di più. Non guariscono. Soprattutto il ginocchio sinistro, il suo lato, lo tradisce.
Nessun appuntamento col futuro. Lo staff: «Difficile calcolare i tempi per un adeguato rientro». Nadal se non c'è per vincere, non partecipa. Aspetta. Dal 14 al 16 settembre c'è la semifinale di Coppa Davis tra Spagna e Usa. Anti infiammatori, termoterapia, fisioterapia, esercizi con corde elastiche. È il tempo infinito della convalescenza. C'è da fermarsi adesso, contare il passato: gli Slam fermi a 11. Lui, invece, slitta: è il provvisorio numero tre della classifica Atp, ma presto diventerà quarto per far posto a Andy Murray che lo scavalcherà con al collo una medaglia d'oro, quella di Londra 2012. Ha 26 anni Rafa, ma adesso tutti si chiedono se sia finito. A giudicare dal 2009 no, e neanche dalle tante altre pause che nel tempo si è preso, tra un torneo e l'altro: quell'anno si ritirò da Wimbledon sempre per gli stessi problemi dopo essere uscito dal turno dei sedici al Roland Garros, l'unica delle otto volte in cui a Parigi non ha vinto. Ma è sempre tornato, se possibile più tiromancino di prima.
Ora la sua assenza sembra più larga, più strana. Il numero uno Roger Federer ha vinto cinque volte a New York, lo svizzero che sembra immune alle emozioni, stavolta (quasi) si commuove: «Il forfait di Rafael è deludente per il tennis: non è una sorpresa, perché gli ho mandato un messaggio e lui mi ha risposto che non stava andando affatto bene. Ho sperato che recuperasse, invece è arrivata l'ufficialità della sua rinuncia. Se si è arreso evidentemente deve essere qualcosa di serio e questo mi preoccupa». Non sei campione davvero senza un grande avversario. Il numero due, il serbo Novak Djokovic, difende il titolo, lo scorso anno lo strappò in finale proprio a Rafa il quale poi ricambiò la cortesia a Parigi, per prendersi il suo settimo, storico successo: «È un grande antagonista, lo conosco dentro e fuori dal campo. Senza di lui il tennis perde qualcosa, è un atleta che ha fatto la storia di questo sport». Non è lo stesso gioco senza il terragno Nadal. Non è la stessa partita senza l'angustia dei suoi dritti, palle che ruotano e ruotano mancine, dritte al tennis che non finiva mai.

Nadal, l'inizio della fine tra infortuni e forfait

Ivo Romano, La Stampa del 17.8.2012

Su Twitter, l'annuncio. Come si usa di questi tempi, segnati dal ritmo dei social network. Poche parole, un pizzico (o qualcosa in più) di tristezza, un grazie ai fan per il sostegno. Niente Us Open, per Rafael Nadal. Uno Slam che salta, tre anni dopo Wimbledon 2009. Non un fulmine a ciel sereno, comunque una brutta notizia, per quanto attesa. Dopo il Roland Garros, nulla. O quasi. Uno spartiacque: fin lì la gloria, poi la resa. II trionfo parigino, l'ennesimo, peraltro superando in finale Djokovic, che a lungo gli aveva insinuato tarli e ne aveva minato certezze. Dalla terra all'erba, trasbordo traumatico. A Wimbledon, fuori al secondo turno, per mano di Lukas Rosol, autentico carneade agli occhi di distratti seguaci della racchetta.
Dopo di allora, il buio. Come in un autunno anticipato, che dipinge di grigio il presente e il futuro. Un forfait dietro l'altro, tessere di un mosaico che rappresenta dubbi e incertezze. Niente Olimpiadi, rinunciando al gratificante ruolo di portabandiera. Niente cemento americano, nemico giurato di articolazioni usurate. E ora, tanti saluti agli Us Open, sublimazione tardo estiva della stagione sul duro. Poche parole per farsi da parte: «Sono davvero rattristato nell'annunciare che non sono pronto per disputare gli US Open. Grazie ai miei fan per il supporto e ai cittadini di New York». Mille interrogativi, per chi non scorge risposte in freddi e poco eloquenti comunicati. Il solito ginocchio, si sa. E quei tendini che fanno i capricci a intermittenza, come pezzi di una fuoriserie, bisognosi di una ciclica messa a punto.
Pochi dettagli. E speculazioni che lievitano, in assenza di spiegazioni. Triste parabola discendente e carriera a rischio, per qualcuno. Solo un pit-stop, come nel 2009, per altri. Zio Toni, ombra di Rafa, prova a far chiarezza e porre obiettivi: «La stagione non è finita: il suo obiettivo è tornare in campo per la Coppa Davis (a metà settembre, ndr). E giunto il momento di non mettere più una pezza, ma risolvere definitivamente il problema. Carriera a rischio? Neanche per idea. Vogliamo fare in modo di evitare un intervento chirurgico e di allungare la sua carriera: ha iniziato già a pensare alle Olimpiadi di Rio».
Nadal si ferma, il circo del tennis resta orfano. I magnifici quattro sono diventati tre, almeno per ora. E la sfida si nutre di problemi oltre che di talento, di alti e bassi oltre che di classe. Nadal l'ha sperimentato sulla propria pelle, ultimo in ordine di tempo, non certo l'unico.
Federer è quello che fatica meno, su un campo da tennis. Ci mette la mano fatata più che una preparazione da super-man. Spesso non basta, di questi tempi, soprattutto sei hai superato i trent'anni. Cresciuta la concorrenza, sono diminuiti i successi. Ne ha ritrovato la strada, sul prato di Wimbledon. Ha pagato dazio, sempre lì, alle Olimpiadi. E tornato in vetta alla classifica, per propri meriti e altrui demeriti. La classifica, appunto. Il regno di Novak Djokovic, l'anno scorso. Fin quando Nole ha capito che non si può vivere a mille all'ora, su un campo da tennis. Ha strabiliato il mondo, in formato extraterrestre. Ora è rientrato nei ranghi, quelli di un fuoriclasse normale. II tennis brucia, consuma, usura. Non solo il fisico, spesso anche la testa. Andy Murray è stato il promesso campione, anche molto a lungo. L'ultimo dei magnifici quattro, sempre sul punto di raggiungere gli altri tre. S'era fermato sempre, a un passo dal traguardo, risentendone forse dal punto di vista mentale. Alle Olimpiadi, poi, il trionfo più grande. È la storia del tennis contemporaneo: su e giù, come su un'altalena impazzita.

Murray si arrende a Chardy Venus, lezione alla Errani

Ivan Palumbo, La Gazzetta dello Sport del 17.8.2012

Dura come la superficie. Troppo dura. Sara ci prova, forse non dà il meglio, e alla fine cede. Come sempre. Come le altre due volte. Venus Williams butta fuori l'ultima superstite italiana di Cincinnati battendo la Errani in due set: era già accaduto all'Open d'Australia nel 2011 e soprattutto due settimane e mezzo fa, il 30 luglio, sull'erba di Wimbledon, all'Olimpiade. Anzi, finisce addirittura peggio, perché dopo il consueto 6-3 del primo set, il secondo si chiude sul 6-0 con la Errani che ha un sussulto d'orgoglio solo sul primo e l'ultimo game (chiusi ai vantaggi). Una lezione, insomma, durata un'ora e un minuto.

Differenza Quando Sara vince il primo scambio del match portandosi sul 30-15 sul servizio di Venus, si ha l'impressione che la statunitense sia un po' sulle gambe, perché resta ferma a guardare la palla che sfiora l'incrocio delle linee. Un'impressione, appunto. Che resta tale. Dettata forse dalla fatica fatta dalla Venere nera contro la Kirilenko e la Scheepers nei primi due turni e che non fa contro la romagnola. Il primo break (3-1) regala la prima fuga alla Williams che poi gioca sul velluto piuttosto che sul cemento. Lei capace di tutto, dall'ace sulla seconda di servizio in un momento delicato agli splendidi lungolinea; Sara quasi rassegnata nel non metterla in difficoltà. Lozano le suggerisce di spingere, di forzare la risposta soprattutto sulla seconda di servizio di Venus, ma quando sembra riuscire a rimettersi in carreggiata (30-0 all'inizio del secondo set), ecco che la Williams trova le contromisure e soprattutto il break che di fatto chiude la partita. Il resto, infatti, è pura accademia: quello che il ranking nasconde per la lunga inattività della statunitense, al 64° posto contro il 10° della azzurra, lo dice il campo.

Gli altri Se il torneo femminile non regala sorprese, anche se ad Agnieszka Radwanska, testa di serie numero 1, servono tre set per battere la Stephens, il Masters 1000 maschile vede la clamorosa e inattesa eliminazione di Andy Murray, fresco campione olimpico. Più che affaticato, il britannico appare evidentemente deconcentrato, dà vita a una straordinaria battaglia con il francese Chardy e alla fine cede addirittura in due set (6-4 6-4). Gli altri big, invece, vanno avanti: Federer supera facilmente Tomic, Del Potro piega Troicki in tre set.

Lungomare deserto, si lavora per la Davis

Gianluca Agata, Il Mattino Napoli del 17.8.2012

Si sono fermati solo per il giorno di Ferragosto e già ieri erano all'opera per terminare il campo sul quale dal 14 al 16 settembre si svolgerà il match di coppa Davis di tennis tra Italia e Cile. La statua del maresciallo Diaz a controllare il lavoro degli operai, qualche ragazzino impegnato nelle infinite partite di pallone e famiglie intere a prendere il sole sulla spiaggia antistante la rotonda. Insomma, un lungomare pressoché deserto con operai al lavoro.
La Napoli ferragostana si presentava così ai passanti e alla ditta incaricata di costruire il manto di terra rossa. Uno dopo l'altro i quaranta sacchi di rosso foro italico hanno lasciato il parcheggio del Tennis Club Napoli ove erano custoditi e sono stati trasferiti nell'area della rotonda Diaz dove sorgerà il campo. I lavori sono cominciati l'8 agosto scorso con la delimitazione dell'area (40x21), la posa dei new jersey di cemento armato all'interno del quale sono stati posizionati i teloni, l'argilla espansiva per rendere omogeneo il terreno e la terra rossa. Il tutto per uno spessore di 40 centimetri. Il ritmo è serratissimo. Il cronoprogramma è seguito quotidianamente da Paolo Conte il consigliere responsabile al progetto del Tennis club Napoli. Sarà lui, assieme al presidente Luca Serra, a fare il primo sopralluogo tra un paio di giorni quando tutto sarà terminato e cominceranno a rimbalzare le prime palline da tennis. La federazione internazionale, che è attesa a partire dal 20 agosto per l'ispezione, vuole campi «usati» e quindi i maestri del Tennis club cominceranno a giocare sulla terra, a calpestarla, a provarla giorno dopo giorno in attesa dell'8 settembre quando tutto dovrà essere pronto. Le squadre saranno a Napoli il 10.
II 5 settembre in programma la conferenza stampa di Barazzutti con i convocati, il 13 il sorteggio. L'Italia sarà alloggiata al Vesuvio, il Cile all'Excelsior. Terminata la costruzione del terreno di gioco sarà la volta degli spalti. Il campo sarà recintato per evitare che le palline possano perdersi o peggio colpire inavvertitamente gli operai della Italstage che cominceranno a montare le tribune. Quattromila posti per un progetto a ferro di cavallo con un lato aperto verso il mare per permettere alle televisioni le riprese più spettacolari da mandare in giro per il mondo. Sull'altro lato tribune modulari dove sarà inserita la statua equestre di Armando Diaz. «Sa qual è la cosa più entusiasmante? - racconta Luca Serra, presidente del Tc Napoli - che all'atto della costruzione del campo ci sono stati tanti curiosi che seguivano i lavori e tutti sapevano che era il terreno della coppa Davis, non uno che si chiedesse cosa si stesse facendo». E mentre procede la costruzione si arricchisce il calendario degli eventi collaterali. Nel corso della settimana dedicata al tennis è in calendario una «Soiree de la mode», ideata dalla fashion manager napoletana Frederique d'Abbronzo. Un contenitore a metà tra una fashion night ed una fiera di settore. In piazza Vittoria sarà montata, infatti, una passerella di trenta metri sulla quale sfileranno le griffe campane più famose. Su via Caracciolo montate le fashion box con i brand italiani più esclusivi che esporranno le creazioni del prossimo autunno-inverno.

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