10/09/2012 21:27 CEST - US OPEN 2012
TENNIS - Alle 22 italiane Andy Murray e Novak Djokovic si sfidano per il titolo degli US Open. Lo scozzese, alla quinta finale Slam, è alla ricerca del primo major. Federico Romagnoli
NO. 2 NOVAK DJOKOVIC (SRB) v NO. 3 ANDY MURRAY (GBR)
Head-to-head: Djokovic conduce 8-6
2006 AMS Madrid Hard (I) R16 Djokovic 16 75 63
2007 AMS Indian Wells Hard (O) SF Djokovic 62 63
2007 AMS Miami Hard (O) SF Djokovic 61 60
2008 AMS Monte Carlo Clay (O) R16 Djokovic 60 64
2008 AMS Toronto Hard (O) QF Murray 63 76(3)
2008 AMS Cincinnati Hard (O) FR Murray 76(4) 76(5)
2009 Miami-1000 Hard (O) FR Murray 62 75
2011 Australian Open Hard (O) FR Djokovic 64 62 63
2011 Rome-1000 Clay (O) SF Djokovic 61 36 76(2)
2011 Cincinnati-1000 Hard (O) FR Murray 64 3-0 ret. (right shoulder injury)
2012 Australian Open Hard (O) SF Djokovic 63 36 67(4) 61 75
2012 Dubai Hard (O) SF Murray 62 75
2012 Miami-1000 Hard (O) FR Djokovic 61 76(4)
2012 London Olympics Grass (O) SF Murray 75 75
Quindicesima sfida fra Novak Djokovic e Andy Murray. Per Djokovic sarebbe il sesto Slam, il quarto consecutivo su cemento, per Murray sarebbe il primo, dopo quattro finali perse.
Proprio questa sarebbe la situazione da sbloccare, e se accadesse si potrebbero aprire nuovi orizzonti per il tennis. Diciamolo chiaro e tondo: Andy Murray è il più grande giocatore a non aver mai vinto un Major. Nel tennis i dati vanno sempre interpretati, ma in questo caso sono solidi come il cemento.
Si può discutere su quale sia stato il più talentuoso (molti ancora piangono Mecir), si può discutere su chi abbia raggiunto il picco più elevato (Rios fu quasi ingiocabile nei tornei intercorsi fra l'Australian Open e il Roland Garros 1998), si può discutere tutto, ma una cosa è certa: nessuno ha mai ottenuto i risultati di Murray. Otto Masters 1000, l'oro olimpico e cinque finali di Slam.
Posto che questo US Open non è certo la sua ultima possibilità di portare a casa un Major, cinque sconfitte in finale inizierebbero a costituire un fardello durissimo.
D'altro canto abbiamo un Novak Djokovic in grande spolvero, che arriva in finale avendo giocato appena undici ore. Djokovic è già adesso uno dei più forti giocatori di sempre su cemento, e parte da favorito.
Quest'anno i due si sono affrontati quattro volte, Djokovic ha vinto sui terreni più lenti (Melbourne, Miami) e Murray su quelli veloci (Dubai, Londra): ora abbiamo la sfida su una superficie potenzialmente neutra, abbastanza veloce per le variazioni di Murray (sempre che tenti di attuarne e non si incolli in rimessa alla linea di fondo come ogni tanto, quando perde lucidità, gli succede), ma non così veloce da neutralizzare la difesa fantascientifica di Nole. Nole sembra anzi quanto mai a proprio agio, fra recuperi in spaccata e cannonate sulle righe.
Non è mai male per il tennis una situazione in cui sono presenti dei grandi campioni ma in cui a volte riesce a spuntarla anche qualcuno fuori dalla top-3. Gli anni Novanta furono ideali al riguardo: Sampras dominava, ma non ha mai superato il paio di Slam a stagione e tantissimi altri giocatori riuscirono a accaparrarsene uno o due. L'era attuale invece, con tre giocatori a spartirsi tutto e il solo del Potro a fare da differenziatore da Parigi 2005 a oggi, risulta un filo monotematica: sono tre campioni epocali, fa sempre piacere osservare il bel gioco di Federer, la grinta di Nadal e la potenza di Djokovic, ma un film già visto, per quanto bello, rimane un film già visto.
Da questa partita dipende l'attuarsi o meno di una situazione meno scontata del solito (relativamente - visto che Murray è comunque il quarto incomodo da ormai cinque stagioni): se Murray vincesse sarebbe il primo anno dal 2003 a oggi con quattro vincitori di Slam differenti. Non sarebbe un male per questo sport.
Così come, a scanso di equivoci, non è mai un male nessuna vittoria: la conferma di Djokovic sarebbe la consacrazione di un grande campione, figura che è sempre bene accetta.
In effetti, alla fine, è tutta una questione di prospettive: chi preferirebbe un quadro meno interpretabile spererà in Murray, chi preferirebbe la mitologia del campione spererà in Djokovic. Mettendo al bando la speranza, la mente fredda indica Djokovic in possesso di un certo vantaggio (primo set in odor di tornado a parte, contro Ferrer ha veramente impressionato), ma un Murray in buona forma (e che mantenga le percentuali al servizio mostrate in semifinale) è un osso duro per chiunque. Staremo a vedere...
Federico Romagnoli
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